Bambine e skincare: la deriva beauty che preoccupa genitori e dermatologi

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Negli ultimi anni si è diffuso un fenomeno che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: bambine e preadolescenti che utilizzano maschere di bellezza, sieri anti-age, trattamenti per la pelle e routine complesse da “influencer”. Non si tratta più di casi isolati, ma di una vera e propria deriva beauty, spinta dai social e dal marketing di grandi marchi di cosmetici.

Un fenomeno globale, che tocca anche l’Italia

Negli Stati Uniti e in Europa si parla ormai di “tween skincare”, il mercato dei cosmetici rivolti a bambine tra i 9 e i 13 anni. L’Italia non è rimasta indietro: i dati riportati da testate come Corriere e Repubblica mostrano come il fenomeno stia crescendo anche nel nostro Paese, sospinto dall’emulazione delle influencer e dalla pressione dei coetanei.

Un’inchiesta di Rai News parla addirittura di “cosmeticoressia”, con baby-creator che recensiscono creme anti-rughe e trattamenti pensati per pelli mature, e che raggiungono milioni di visualizzazioni su TikTok.

Non stupisce quindi che si sia parlato di allarme sanitario: uno studio pubblicato su Pediatrics e ripreso dal Corriere mostra come i contenuti su TikTok promuovano prodotti inadeguati per i bambini, creando aspettative irrealistiche e rischi concreti per la salute della pelle.

Alcuni Paesi hanno iniziato a intervenire: in Svezia la vendita di creme anti-age ai minori è stata limitata, dopo l’allarme lanciato da dermatologi pediatrici.


La pelle dei bambini non è quella degli adulti


Per comprendere i rischi, è fondamentale sapere che la cute pediatrica è diversa da quella adulta:

  • è più sottile,
  • più permeabile,
  • con una barriera cutanea ancora in maturazione.

Questo significa che è più vulnerabile a sostanze irritanti e allergeni. La SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia) avverte che i cosmetici-giocattolo o i prodotti con profumi, coloranti e conservanti possono aumentare il rischio di dermatite da contatto.

Secondo i dati riportati dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), tra il 13,3% e il 24,5% dei bambini non selezionati sviluppa sensibilizzazione da contatto, e in molti casi si tratta di allergie clinicamente rilevanti. Ciò significa che l’esposizione ripetuta a creme e trucchi può lasciare un “segno” sulla pelle dei bambini già nei primi anni di vita.


I pareri dei dermatologi pediatrici

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato chiaro: “Trucchi e make-up nei bambini comportano rischi di allergie, irritazioni e infezioni. La pelle va rispettata e non sovraccaricata di prodotti inutili.”

Gli specialisti raccomandano:

  • limitare il trucco a occasioni speciali,
  • usare solo prodotti certificati per l’età pediatrica,
  • evitare assolutamente cosmetici anti-age, sieri e maschere esfolianti,
  • insegnare l’importanza di rimuovere sempre il trucco con prodotti delicati.

L’AmicoPediatra ricorda che la dermatite da contatto nei bambini è frequente e spesso sottovalutata: serve rivolgersi subito a un dermatologo se compaiono arrossamenti o pruriti persistenti.


Ingredienti a rischio: quando la skincare diventa pericolosa

Alcuni ingredienti presenti nei prodotti “da adulti” sono particolarmente problematici nei bambini:

  • Retinolo e derivati della vitamina A: usati come anti-age, ma con margini di sicurezza ridotti, tanto che l’UE ha posto limiti severi.
  • Acido salicilico: ammesso in basse concentrazioni solo in certi cosmetici, ma vietato sotto i 3 anni.
  • Profumi, coloranti, conservanti: tra le cause più comuni di allergia nei piccoli.

Il problema è che molti prodotti sponsorizzati online come “naturali” o “gentili con la pelle” non rispettano i criteri pediatrici.


Le linee guida e le regole europee

L’Europa non è rimasta ferma. Nel 2023 il CD-P-COS ha aggiornato le Linee guida per i cosmetici destinati ai bambini (tradotte e commentate da AIDECO). Le raccomandazioni sono chiare:

  • per i 0–3 anni → usare solo prodotti strettamente necessari (detergente, idratante, solare),
  • per i 3–12 anni → grande cautela, niente routine multi-step o attivi forti,
  • valutazione di sicurezza specifica per questa fascia di età obbligatoria.

Il Regolamento europeo 1223/2009 obbliga già i produttori a garantire la sicurezza dei cosmetici per bambini, ma i fatti mostrano che il marketing corre più veloce della normativa.


Effetti a lungo termine: cosa sappiamo davvero?

Qui sta il punto cruciale: non esistono ancora studi longitudinali che abbiano seguito bambini sani sottoposti per anni a skincare da adulti. Ma i dati disponibili mostrano:

  • sensibilizzazione e allergie sempre più frequenti in età pediatrica,
  • rischio aumentato di dermatite cronica con esposizioni ripetute,
  • potenziale impatto psicologico: i bambini crescono convinti di dover “correggere” una pelle che invece è perfettamente sana.

In altre parole: non sappiamo esattamente cosa succede dopo 10 anni di maschere e sieri su una pelle immatura, ma i segnali non sono incoraggianti.


Cosa possono fare i genitori

  • Diffidare di routine complesse viste su TikTok o Instagram.
  • Scegliere pochi prodotti certificati, mirati all’età (detergente delicato, crema idratante, solare).
  • Ricordare che la pelle dei bambini è nuova e sana, non ha bisogno di anti-age.
  • Consultare un dermatologo pediatrico al primo segno di reazione cutanea.
  • Parlare con i figli: la cura di sé non è inseguire una beauty routine da adulti, ma imparare a rispettare il proprio corpo.

Il business formatosi attorno alla tween skincare: profitto, marketing e baby influencer

Negli ultimi anni, il settore della bellezza ha individuato un segmento prima quasi inesistente: le bambine e i preadolescenti (le cosiddette tween) come consumatrici attive di skincare. In Italia, secondo Corriere.it, il mercato della “tween skincare” vale già 450 milioni di dollari (circa 415 milioni di euro), con una crescita attesa di 6,7% annuo. L’Italia figura tra i cinque mercati principali al mondo, insieme a USA, Corea e Cina. (Corriere)

A livello globale, il potere d’acquisto delle generazioni più giovani—Gen Z e Gen Alpha—nel comparto beauty è impressionante: si parla di 450 miliardi di dollari per il segment teen beauty, con proiezioni di crescita del 48% entro il 2030. (Beauty Pambianconews)

Un report del Boston Consulting Group rivela che negli Stati Uniti gli adolescenti rappresentano circa il 10% del mercato beauty, spendendo oltre 5 miliardi di dollari in un anno solo in skincare, makeup e profumi. Il 23% della crescita complessiva del settore beauty è trainato da loro, con un’età media di inizio skincare scesa a 12 anni. (Boston Consulting Group)

A livello più ampio, il settore beauty globale vale quasi 1.100 miliardi di dollari nel 2024, con previsioni di crescita fino a 1.800 miliardi entro il 2034. (Beautydea)


Strategie delle aziende: packaging accattivante, linee ad hoc, baby influencer

Le aziende hanno risposto creando linee di prodotti dedicate ai più giovani, caratterizzate da packaging color pastello, giocoso, toy-style, e da formule spesso identiche a quelle per adulti—ma presentate come “giuste” per i più piccoli. Questo ha attirato un nuovo segmento di consumatrici, spinto principalmente da social e influencer. (Milano Finanza, il Salvagente)

Il fenomeno va ben oltre l’offerta: è un meccanismo di fidelizzazione precoce. Con #SephoraKids, le bambine diventano baby influencer, condividono routine skincare, recensioni e “haul” sui social, creando l’hype tra coetanee e incoraggiando un consumismo imitativo. (Vogue Business, Financial Times, Trade Community Parma)

Vogue Business racconta come i “Sephora kids”—tweens attratte da prodotti costosi come sieri Drunk Elephant o maschere Laneige—frequentino i negozi adulti, preferendo esperienze beauty aspirazionali. Le aziende lanciano linee come Revolution Skin, pensate appositamente per Gen Alpha, con formulazioni semplificate e packaging “innocenti” ma efficaci. (Vogue Business)


Numeri che raccontano il fenomeno

  • I consumatori più giovani stanno trasformando il settore: per una banca d’investimenti (Piper Sandler), la spesa degli adolescenti è aumentata del 19%, con le preadolescenti che rappresentano il 49% del consumo skincare. Il fatturato globale previsto supera i 9 milioni di euro nel 2024, con 160 milioni di utilizzatori finali. (beautyToBusiness)
  • Un report di Adelaide Now rileva che la generazione Alpha ha una spesa potenziale fino a 5,5 trilioni di dollari entro il 2029, alimentando un mercato sempre più rivolto ai giovani. (Adelaide Now)
  • The Guardian sottolinea come bambine di 10 anni investano tempo e denaro in rituali di skincare complessi, guidate da social e peer pressure, con brand come Drunk Elephant e Glow Recipe in cima alle preferenze. (The Guardian)
  • The Australian evidenzia che il mercato globale della skincare è destinato a crescere da 190 miliardi di dollari (2022) a 260 miliardi (2027), con i tweens (Gen Alpha) fra i principali motori di questa espansione. (The Australian)

Che ne pensano utenti e osservatori?

“Non riesco a credere quante bambine di 9 anni stiano comprando skincare/make-up e usando tester.”
“I tween non hanno bisogno di skincare anti-age. Bastano un buon detergente e una crema idratante.”
(Reddit)

“Le aziende sono così avide e non fanno nulla per scoraggiare i bambini dall’usare attivi aggressivi. Dovrebbero informare meglio o limitare l’offerta.”
(Reddit)


Conclusione

Il segmento tween skincare non è solo una tendenza: è diventato un giacimento commerciale. Le aziende stanno investendo pesantemente per fidelizzare consumatrici sempre più giovani, grazie a strategie di marketing multicanale, packaging allure e baby influencer entusiasti. Il risultato? Un nuovo mercato da centinaia di milioni (se non trilioni), in cui la salute e la consapevolezza dei più piccoli rischiano di essere secondarie rispetto al profitto e alla costruzione di clienti per la vita.

Roblox 2025: perché i genitori devono prendere sul serio il problema dei predatori

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Roblox 2025: quello che ogni genitore deve sapere sui rischi della piattaforma

Nel 2025 il nome di Roblox non è più soltanto sinonimo di creatività e giochi online, ma anche di scandali legati alla sicurezza dei minori. Per milioni di bambini e adolescenti, Roblox è un luogo virtuale dove incontrarsi, costruire mondi e giocare insieme. Ma dietro questa facciata colorata e innocente si nascondono pericoli reali che nessun genitore può permettersi di ignorare.

Il caso Schlep: quando la verità fa paura

Al centro dello scandalo c’è il creator conosciuto come Schlep, 22 anni, diventato popolare proprio perché smascherava i predatori sessuali presenti sulla piattaforma. Fingendosi minorenne, negli ultimi anni aveva contribuito a far arrestare diversi pedofili, collaborando indirettamente con le autorità. Il suo obiettivo dichiarato era impedire che altri ragazzi subissero ciò che era capitato a lui quando aveva solo 13 anni.

Eppure, anziché essere supportato, Schlep è stato bannato da Roblox. La motivazione ufficiale? Ha violato i termini di servizio perché non segnalava i sospetti prima alla piattaforma ma direttamente alla polizia. Una scelta che ha scatenato un putiferio: da un lato chi lo considera un eroe, dall’altro un’azienda che mette in primo piano le proprie regole interne invece della sicurezza degli utenti.
Canale Youtube di Schlep

Cause legali e pressioni internazionali

Il caso ha avuto un effetto domino. Negli Stati Uniti la Louisiana ha portato Roblox in tribunale, accusandola apertamente di “favorire un ambiente dove predatori e contenuti dannosi prosperano”. Non è un dettaglio: l’età media degli utenti è di soli 14 anni e i minori costituiscono la maggior parte della community.

Allo stesso tempo, anche fuori dagli USA la tensione cresce. L’Indonesia ha avvertito Roblox: o l’azienda apre un ufficio locale per garantire il rispetto delle leggi sulla sicurezza dei minori, oppure la piattaforma verrà bannata dal Paese. Una mossa dura, che riflette la crescente preoccupazione internazionale sul tema.

Nuove regole, vecchi problemi

Travolta dalle critiche, Roblox ha annunciato cambiamenti: alcune esperienze sono state chiuse, altre (come i famosi spazi privati “bedroom” o “bathroom”) sono ora accessibili solo agli utenti 17+ con verifica dell’età. Sulla carta sembra un passo avanti, ma resta un problema enorme: chiunque può dichiarare un’età falsa. E senza un sistema di identificazione forte, il rischio rimane intatto.

Inoltre, la moderazione è ancora prevalentemente reattiva: si interviene dopo che il danno è già stato fatto, non prima. Ecco perché gli esperti avvertono che, nonostante i record di popolarità (con esperienze che raggiungono oltre 20 milioni di giocatori simultanei), la piattaforma resta terreno fertile per predatori e groomer.

Cosa significa per i genitori

Il messaggio è chiaro: non basta affidarsi alle promesse delle aziende. La protezione dei bambini passa innanzitutto dai genitori. Roblox può essere divertente e creativo, ma va trattato come un ambiente potenzialmente pericoloso, non diverso da una grande città virtuale dove chiunque può entrare in contatto con i nostri figli.

La checklist da applicare subito

✔ Ecco 8 regole concrete per proteggere i figli su Roblox

  1. Blocca chat e messaggi privati: meno canali diretti, meno rischi.
  2. Evita esperienze a rischio: bandisci giochi con stanze private o club virtuali.
  3. Stop a Discord e Snapchat se collegati a Roblox senza supervisione.
  4. Usa i parental control e attiva la verifica età dove disponibile.
  5. Crea un account genitore e tieni d’occhio amicizie e conversazioni.
  6. Imposta orari e limiti di utilizzo attraverso il router o le app dedicate.
  7. Stabilisci regole chiare: niente foto, niente dati personali, niente incontri.
  8. In caso di problema: salva prove (screenshot), segnala a Roblox e avvisa subito la polizia.

Parlare con i figli: le frasi che funzionano

I divieti non bastano. Serve un dialogo aperto e costante. Alcune frasi utili:

  • “Non condividere mai foto o informazioni personali con persone che non conosci.”
  • “Se qualcuno ti chiede di spostare la conversazione su un’altra app, dimmelo subito.”
  • “Se qualcosa ti mette a disagio, fai uno screenshot e mostrarmelo.”

Conclusione

Roblox nel 2025 è un caso da manuale: enorme successo commerciale, ma problemi profondi di sicurezza. Fino a quando non ci saranno controlli più solidi, spetta ai genitori intervenire. Il consiglio è semplice: non aspettare. Applica subito la checklist, parla con tuo figlio e tieni sempre gli occhi aperti. Perché in rete, la prevenzione non è un’opzione: è l’unica arma che abbiamo.

Fonti e approfondimenti

    • Elenco completo delle fonti con descrizione

      ** Articolo di AP News — causa in Louisiana**

      • Louisiana AG accusa Roblox di non proteggere i bambini (AP News, 14 agosto 2025)
        La procuratrice generale Liz Murrill sostiene che Roblox faciliti predatori e distribuzione di materiale sessuale abusivo, e chiede misure riparatorie. AP News

      ** Report di The Verge — risposta di Roblox alle critiche**

      • Roblox rafforza la moderazione e introduce restrizioni su contenuti sessuali (The Verge, agosto 2025)
        Annunciate misure per bloccare esperienze mature, etichettature 17+, age verification e chiusura automatica di server problematici. The Verge

      ** Houston Chronicle — panorama sulle cause legali**

      • Roblox sotto accusa per rischio di sfruttamento infantile (Houston Chronicle, 5 giorni fa)
        Caso Louisiana, vittime di grooming che denunciano; Schlep al centro della polemica; strumenti di sicurezza presentati dall’azienda. Houston Chronicle

      ** PC Gamer — approfondimento sul contenzioso legale**

      • Scalata delle tensioni: “open season” per i predatori, dice la Louisiana (PC Gamer, 15 agosto 2025)
        Sottolinea l’accusa di mancanza di verifica età e tutela, evidenziando giochi disturbanti citati nella causa. PC Gamer

      ** MarketWatch — impatto sul mercato finanziario**

      • Investitori preoccupati: caduta del titolo Roblox dopo le accuse di sicurezza (MarketWatch, 15 agosto 2025)
        Calo del prezzo azionario fino al 10 %, blocchi in diversi Paesi, richieste di maggiori controlli e trasparenza. MarketWatch

      ** NBC Chicago — il caso Schlep**

      • Controversia sul ban del YouTuber “Schlep” esplode sui media (NBC Chicago, 21 agosto 2025)
        Inchiesta sul ban di Schlep e sulle conseguenze per la reputazione di Roblox; riceve sostegno pubblico e l’avvio di una petizione. NBC Chicago

      ** WAFB / Louisiana Illuminator — dettagli sulla causa**

      • Louisiana deposita il ricorso: Roblox fa da porto sicuro a predatori (WAFB, 14 agosto 2025)
        Elenco di esperienze problematiche come “Escape to Epstein Island”; denuncia di totale assenza di verifica del sistema. https://www.wafb.com

      ** The Washington Post — tono critico sull’azienda**

      • Louisiana definisce Roblox “il luogo perfetto per i pedofili” (Washington Post, 15 agosto 2025)
        La legge statale chiede un’inibitoria permanente contro dichiarazioni fuorvianti sulla sicurezza. The Washington Post

      ** Wikipedia — contesto generale e cronologia**

      • Roblox Schlep ban controversy (Wikipedia, aggiornato oggi)
        Sintesi dell’intera vicenda: cronologia del ban, reazioni, coinvolgimento di Chris Hansen e atti legali correlati. Wikipedia

      ** Spectrum Local News — caso Missouri/St. Louis**

      • Una madre di St. Louis denuncia Roblox per grooming (Spectrum Local News, 25 agosto 2025)
        Violazione presunta, raccomandazioni di polizia e sviluppatori locali su come migliorare le contromisure. spectrumlocalnews.com

L’era dell’educazione digitale…treno perso?

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La proprietà intellettuale degli algoritmi solleva molte questioni, soprattutto quando si parla di trasparenza e responsabilità. Le grandi compagnie proteggono spesso i loro algoritmi come “segreti commerciali” per evitare che i concorrenti ne facciano uso, ma questo rende difficile capire se questi algoritmi operano in modo equo o sono progettati per servire interessi aziendali specifici.

Un esempio è quello degli algoritmi dei social media, dove spesso si sospetta che il loro design sia fatto per massimizzare il tempo trascorso dagli utenti, piuttosto che promuovere contenuti di qualità o affidabili. Senza una normativa che imponga trasparenza o accesso agli algoritmi per verifiche esterne, rimane difficile sapere come vengano effettivamente modellati.

In effetti, mentre il GDPR ha fatto passi avanti in termini di protezione dei dati personali, non esistono ancora normative specifiche che impongano alle aziende di rivelare dettagli su come i loro algoritmi influenzino decisioni automatizzate o sulla trasparenza del loro funzionamento.

Negli ultimi anni, si è parlato di creare una sorta di “algoritmic accountability” o responsabilità algoritmica, ma l’implementazione resta complessa.

In Italia mancano sia un’educazione digitale di base nelle scuole, sia iniziative di sensibilizzazione per genitori e famiglie. Questo lascia molti giovani senza guida, in un ambiente digitale che può esporli a rischi, come la gestione dei dati personali, contenuti inappropriati e un uso problematico delle piattaforme social.

In Paesi come la Francia o la Germania, esistono progetti di educazione digitale che iniziano già dalla scuola primaria e coinvolgono anche i genitori per promuovere una cultura digitale responsabile.

In Germania, ad esempio, esistono programmi strutturati di “media literacy” che iniziano già nella scuola primaria. I bambini vengono educati sui rischi e benefici dell’uso di internet, con un focus particolare sulla protezione della privacy, il cyberbullismo e l’uso consapevole dei social media. Spesso vengono coinvolti anche i genitori, con corsi paralleli, per dare loro strumenti adeguati a monitorare e guidare l’uso dei dispositivi digitali da parte dei figli.

In Francia, l’educazione digitale è obbligatoria in molte scuole. I programmi includono nozioni basilari di informatica, la navigazione sicura e l’etica digitale. Il governo ha introdotto anche leggi più restrittive sul tempo di utilizzo degli smartphone nelle scuole, vietando l’uso dei dispositivi mobili nelle ore di lezione. Questo approccio punta a insegnare agli studenti l’importanza di bilanciare l’uso della tecnologia con altre attività, ma anche a sensibilizzarli sulle questioni di sicurezza e privacy online.

Entrambi i Paesi riconoscono l’importanza di una formazione digitale strutturata fin da piccoli per preparare le nuove generazioni a navigare in rete in modo sicuro e consapevole.

In Italia, il dibattito pubblico spesso trascura questioni fondamentali come l’educazione digitale, e molti temi cruciali passano in secondo piano a favore di argomenti che generano discussioni più immediate ma meno impattanti sul lungo termine. Questo porta a un vuoto educativo che i genitori non sempre sono pronti a colmare, né hanno gli strumenti o le competenze per farlo.

La mancanza di consapevolezza tra i più giovani sui rischi legati al web, come il cyberbullismo, la diffusione incontrollata di contenuti o l’esposizione a siti inappropriati, è davvero preoccupante. I ragazzi, senza un’educazione digitale adeguata, non percepiscono le conseguenze delle loro azioni online, anche perché non hanno riferimenti che spieghino loro i pericoli e le responsabilità del mondo digitale.

Forse una soluzione potrebbe essere creare programmi educativi obbligatori che coinvolgano sia scuole che comunità, con figure competenti e formate sul tema. In altri Paesi, si lavora con professionisti specializzati nell’infanzia e adolescenza per creare contenuti mirati a sensibilizzare sui rischi digitali.

Purtroppo ho assistito personalmente a qualche incontro che la polizia postale tiene nelle scuole, sia quelli destinati ai ragazzi che quelli destinati ai genitori. Mi duole dirlo ma sono tremendamente inefficaci: non si centra mai l’obbiettivo. Si parla di cronaca nera per impaurire, senza spiegare le leggi o le regole. Mai è stato nominato il trattamento dei dati che in Italia è fissato a 14 anni.

Ricordiamo a tutti gli utenti, genitori di ragazzi, che possono scriverci per chiedere supporto.

Candeline ai metalli pesanti…c’è ferro, bario, silicio, calcio

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Ultimamente, anche se passato un anno dalle feste in compagnia, le torte di bambini e  adulti hanno sempre una coreografia pirotecnica che accompagna l’arrivo e che fa da cornice a foto e video.
Ma cosa ricade sulla torta? Cosa mangiano i bambini?
Un servizio di report analizza con un microscopio per nanoparticelle….

il giornale

Come possiamo vedere il servizio di report è del 2017 ma si continuano ancora a vendere come candeline da torta e vediamo come risponde uno dei venditori di amazon alle domande se sono sicure…?!

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Abbandono di minore fisico e digitale

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Bentrovati,
oggi affronteremo un argomento che riguarda molti genitori.
Probabilmente la maggior parte dei lettori é stata rea e continua ad esserlo a propria insaputa, non immaginando di stare violando le prescrizioni del Codice Penale con cosí tanta leggerezza.
La stessa leggerezza che molto spesso ci fa ritenere che un PARENTAL CONTROL sui dispositivi dei figli non sia cosí indispensabile, acconsentendo e permettendo, se non addirittura favorendo in questo modo l’uso di dispositivi connessi a bambini troppo piccoli con la conseguenza di poter installare nel dispositivo applicazioni altrimenti vietate ai 3, 7, 12, 16, 18 anni. Esempio instant messaging e socia network.

Oggi vogliamo fare un paragone tra una norma del Codice Penale esistente e un’altra ancora non scritta.

Il paragone è tra l’Art. 591 del Codice Penale ( Abbandono di minore o incapace ) e l’abbandono dello stesso al web, in solitudine, senza formazione o un adeguato supporto per le immagini, i video o gli incontri che possono nascere.

Partiamo dal’ Art. 591 del Codice Penale:
“Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato”.

Vogliamo porre l’attenzione sul termine CUSTODE:
In via generale, il custode è colui che ha il dovere di sorveglianza.

Riguardo alle famiglie con genitori separati, il custode è il genitore che in quel momento o in quel giorno ha la custodia/cura del figlio. Niente è richiesto quindi al genitore che quel giorno non ha la cura e quindi la custodia del o dei minori.

Capita molto spesso che all’interno della famiglia vi siano 2 figli, uno maggiore (ma minore degli anni 18) e uno minore degli anni 14. In un caso del genere bisogna fare molta attenzione poiché se è pur vero che la responsabilitá del custode viene valutata di volta in volta sulla base della capacità e della maturità dello stesso, della situazione di fatto e della prevedibilitá o meno dell’eventuale evento dannoso di cui il minore puó rimanere vittima, occorre sempre tenere presente che la Corte di Cassazione in piú di una occasione ha specificato che il custode deve essere maggiorenne.
Quindi il genitore sí, puó delegare la custodia e la cura dei propri figli a terzi, ma, seguendo per filo e per segno quanto dettato dalla Cassazione, il delegato o incaricato alla custodia o cura del figlio infraquattordicenne, deve essere un soggetto maggiorenne.

Si noti peraltro che l’Art. 591c.p. non fa riferimento alcuno al posto dove il bambino venga abbandonato; è indifferente quindi che lo stesso possa essere abbandonato: in casa, in un parco giochi, in montagna, in auto per andare in un negozio. Ovviamente maggiore è la previsione del pericolo, maggiore sarà la pena per il custode che come abbiamo detto, varia da 6 mesi a 5 anni.

Vi é altresí da notare che anche se spesso questo reato si palesa solo a seguito di un incidente domestico o di una segnalazione, è bene ricordare che il reato di abbandono di minore si compie nel momento stesso dell’abbandono, senza bisogno di nessuna altra attivitá o evento.

Ci sono molte sentenze di cassazione, ne riportiamo una tra le tante:

Nel reato di abbandono di minore, l’azione illecita consiste nell’abbandono e non già nel pericolo che ne è la conseguenza. Pertanto, ai fini dell’elemento soggettivo della fattispecie, non rileva che il soggetto agente abbia sottovalutato il rischio a cui possa andare incontro il minore, nella convinzione che nulla gli possa accadere in pregiudizio alla sua incolumità, ma soltanto la completa rappresentazione della situazione di abbandono in cui il minore versa. In sostanza ogni abbandono deve essere considerato pericoloso poiché l’interesse tutelato dalla norma penale si focalizza sulla violazione dei doveri di custodia del minore
Cassazione penale sez. V  08 febbraio 2012 n. 11655

ABBANDONO DIGITALE

Sicuramente vi sono già venuti in mente dei parallelismi tra l’abbandono fisico e quello digitale.
Forse sono sorte anche delle domande:
Con chi sta chattando mio figlio in camera? Cosa sta guardando? Cosa gli stanno proponendo? Potrebbe venire a contatto con dei contributi video pericolosi per la sua stabilità psichica?
Noi di Sicurezzaminori ci siamo confrontati con innumerevoli genitori di tutte le età e molti non si pongono il problema, altri invece, sono convinti che avendo l’autorità di richiedere il cellulare in ogni momento al figlio, abbiano in mano una procedura di prevenzione efficace, ma rimangono attoniti quando mostriamo loro le “brutture” che ci sono nel web e in quel momento si rendono conto che quel potere di perquisizione non serve a niente.
Abbiamo creato una presentazione che riassume i concetti base che portiamo alle nostre riunioni con i genitore delle scuole elementari e medie. FATELO GIRARE!!!

Il web può essere un posto brutto e pericoloso.
Non ci sono solo ricerche di giocattoli, video tutorial per passare un livello di videogioco complesso o i “Me contro te”.
Molti videogame hanno chat interne dove ci si parla con le cuffie e dove non resta traccia di quello che viene detto per cui passare da queste chat ad un whatsapp è un attimo.
Denunce ci raccontano che in alcune chat di videogiochi, adescatori chiedono foto ai ragazzini in cambio di bonus per i videogiochi.
Ricordiamo di aver visto una live di Instagram (una live è una diretta dove basta schiacciare un tasto e tutto quello che la telecamera del telefono inquadra, se il profilo è PUBBLICO, il mondo lo puo’ vedere) di una ragazzina dove erano connessi più di 125 persone e lei diceva: “ Mamma mia quante persone!!!! Ma ne conosco solo 2 o 3 “
Il problema sono i commenti che possono essere fatti…. “Faccela vedere” “Escile “ (vocabolo adottato per richiedere di mostrare i seni in webcam). Chi di voi vorrebbe avere la sua bambina in un’altra stanza collegata con 100 estranei di cui il 30% le fa domande e richieste assolutamente non consone alla sua età?
Vogliamo ricordare che la responsabilità civile dei reati commessi da un minore di anni 14 tramite un cellulare (che per la legge italiana non ha la facoltà di trattare i propri dati digitali) è del custode.

Qui sotto troverete alcuni esempi di video visibili su un telefono senza parental control, in cui in autonomia il bambino decide cosa installare e di conseguenza cosa vedere (anche con pegi non adeguato). Situazione simile si ha comunque anche per quei bambini i cui genitori pur avendo installato il parental control, acconsentono con superficialità, all’installazione di app e videogiochi non idonee all’età del figlio. Ad esempio Tik Tok.

Da sottolineare è che su tutti i social è possibile ‘blindare’ il profilo’ per far sì che solo gli amichetti possono visitarlo, ma tutti i profili pubblici del mondo potranno essere visitati.
Abbiamo fatto un articolo con video guida su come ‘ blindare il profilo su tiktok’ .

ADULTE DISINIBITE

SIMPATIZZANTI DI SATANA

RAPPRESENTAZIONI DI SUICIDIO

Tutti voi potete sperimentare i contenuti che ci sono nei social network o in applicazioni come Telegram, basta usare gli hashtag.
A noi sono bastate poche ricerche su Tik Tok con #satan #satanas #suicide e piu’ ve ne vengono in mente e piu’ ne potrete trovare.
Il problema è che poi li trovano anche i bambini. E non abbiamo citato video dove ragazzini maschi e femmine imitano le donne sopra nei video.

I nostri ringraziamenti vanno all’avvocato Guelfo Salani per la consulenza e il supporto.

Mascherine obbligatorie a Settembre. Gli studi dimostrano i rischi

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SICUREZZAMINORI

Forma ed informa

Chi ci segue lo sa, noi cerchiamo di formare/informare i genitori e gli addetti ai lavori che si interfacciano con minori, per tutto quello che riguarda l’aspetto informatico, dei pericoli del web, diamo suggerimenti legali su come affrontare difficoltà inerenti a problemi con minori e la rete ecc.

Ma siccome siamo SICUREZZAMINORI dobbiamo tenere gli occhi aperti anche su pericoli che non sono digitali ma reali e per giunta resi obbligatori di legge.

Non sembra che i minori siano stati tutelati durante questa pandemia.
Sono passati da immuni ad untori e adesso vogliono proteggerli a settembre al rientro a scuola con mascherine, distanziamento sociale e pranzo a sacco.

Vogliamo proporre un video del canale byoblu e pubblicizzare un Webinar che attualmente risulta esaurito, ma sarà un appunto per seguire l’evento ed un eventuale messa online dell’evento on demand.

Per coloro che si sono informati e fossero contrari alla decisione presa delle mascherine obbligatorie nei centri estivi è in corso questa petizione che vi proponiamo qua sotto.

Il Coordinamento Internazionale Associazioni per la Tutela dei Diritti dei Minori contesta il parere favorevole dei pediatri sulle mascherine a scuola:

“Nessuna base scientifica“

Cosa diciamo nelle conferenze di SicurezzaMinori

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Salve a tutti,

abbiamo pensato di raggruppare i principali concetti che divulghiamo durante gli incontri con genitori ed insegnanti che proponiamo.

Mettiamo a disposizione questo PDF.

Dentro ci saranno anche alcuni video che proiettiamo durante gli incontri.

SI RICHIAMA TUTTI GLI UTENTI ALLA MASSIMA CONDIVISIONE!!! TUTTO QUELLO CHE LEGGERETE E’ UN GRANDE SFORZO CHE IL NOSTRO GRUPPO HA FATTO METTENDO IN CAMPO PROGRAMMATORI, WEBMASTER, SISTEMISTI, PEDAGOGISTI. GRAZIE PER IL VOSTRO CONTRIBUTO.

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Tik Tok e se il problema fossero gli adulti?

Categories news, socialePosted on

Rieccoci a parlare della piattaforma social TikTok.
Questa volta non per la sicurezza informatica, per i termini di utilizzo o per dove vengono archiviati i file.
Scriviamo questo articolo per innescare di nuovo una riflessione riguardo a L’ESEMPIO DELL’ADULTO E’ IL MIGLIORE INSEGNAMENTO.

 

Abbiamo già parlato del concetto di CONFIGURAZIONE , tutti i social hanno dei livelli di configurazione: chi puo’ vedere cosa ecc….

La maggior parte lasciano i profili dei propri social come li hanno fatti… senza personalizzare queste impostazioni, che di norma, essendo social, sono aperte e tutti possono vedere quello che posti, i video che carichi, una foto o un commento o un mi piace e via e via….

Quando un video è su un profilo pubblico puo’ essere condiviso da tutti verso tutti…. posso prendere un video di Tik Tok e inviarlo tramite link a un utente di whatsapp.

Ci hanno inviato questo video:

@gloriasanna2Che bello andare al supermercato…😂♬ suono originale – gloriasanna2

 

 

Abbiamo capito che è la zia piu’ giovane che filma. Ma siamo andati a vedere cosa viene pubblicato:

@gloriasanna2Mia sorella è una mamma single cheeeeeeeck #check #perte 😂♬ suono originale – gloriasanna2

 

 

@gloriasanna2😂❤️ mi ama comunque♬ suono originale – gloriasanna2

 

Allora siamo andati a leggere i commenti del popolo di Tik Tok per vedere se qualcuno avesse detto qualcosa, almeno del video della banana al supermercato….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN APPLAUSO AL NOSTRO NICKC1125 l’unico che abbia messo in discussione quato visto nel video.
E lo sapete ?! Non è passato inosservato il commento….. infatti c’è stato un video rettifica:

 

 

@gloriasanna2L’innocenza dei bambini.. la risposta alla vostra stupidità nel pensare che dopo quel video mia nipote si stata deviata 😊😜♬ suono originale – gloriasanna2


Come ci hanno fatto intuire la bambina era ignara  della battuta che veniva a formarsi. Comunque rimane il tema del buon esempio.
E finchè ci saranno esempi come nickc1125 magari le coscenze verranno scosse.
Ma nick cosa pubblica??????

@nickc1125Quando esci in comitica ed hai paura di nn mangiare nnt 😂♬ Turkish March: Turkish March – Vardan Markos

La conferma che la fine è vicina

Categories I genitori devono sapere, socialePosted on

Siamo coscienti che schierarsi o dichiarare senza veli i propri gusti e criticare quelli degli altri non porta mai popolarità anzi…
Però vogliamo scaricare in questo post un po’ di frustrazione accumulata.

Ebbene sì parliamo dei Me contro Te, del canale YouTube da 4,5 milioni di iscritti e del botto fatto al botteghino con il film che non citeremo.
Abbiamo letto dei post esilaranti di genitori che per esorcizzare il ricordo (forse perenne) di aver portato i figli al cinema a vedere questo film, si sono sbizzarriti in frasi molto buffe…

Vi condividiamo il video fatto all’anteprima a Milano del film.
Lasciateci un commento sulla nostra chat Telegram o sulla pagina Facebook, perché ci interessa moltissimo il vostro punto di vista, che sarà spesso diverso dal nostro. Confrontiamoci…

 

Anche per voi sono aliene queste persone del pubblico o soltanto fans?

Ci siamo confrontati con un genitore, che aveva l’atteggiamento di ‘ quello sfinito ‘, ci raccontava come i 2 suoi figli stessero molto tempo a vedere questi video e che lui non sapesse come fare per riprendere la situazione in mano.

Volevamo suggerire 2 possibili sentieri da percorrere:

1)- Prendere il dispositivo del bambino e spengerlo.

2)- Vi offriamo uno spunto di riflessione:

Un bambino non puo’ registrare una mail prima di 14 anni.
Un bambino non puo’ accettare la normativa sulla privacy perciò non può’ installare applicazioni sul telefono che non puo’ avere prima di 14 anni.
I Me contro Te sono presenti anche su Youtube kids, che però è un’applicazione e perciò va installata su un dispositivo mobile che non puo’ essere del bambino perchè non ha 14 anni.
Da prendere in considerazione le microonde che si becca il bambino con i dispositivi mobili….
A questo punto l’unica maniera legale che un genitore ha per far vedere i SUPER COMICI E INTRATTENITORI COLOSSALI al figlio è questa:

Si prende il telefono del genitore, si installa il parental control googleFamily link, registriamo una mail under 14 tramite l’account del genitore, prendiamo il dispositivo del minore installiamo GoogleFamily link per bambini, associamo i 2 telefoni.
A quel punto il telefono del minore è monitorato, e chiederà di installare youtube o youtube kids, dove ci sono LE STARS DEL WEB, il telefono del genitore riceverà una notifica con la richiesta di installazione dell’applicazione. ADESSO STA AL GENITORE PRENDERSI LA RESONSABILITA’ DI ACCETTARE L’INSTALLAZIONE. (YouTube, Facebook, whatsup, Instagram, Telegram ecc ecc TUTTI DA 14 ANNI poi sarà il genitore a acconsentire alla privacy per il figlio, accetterà che l’account del figlio sia targettizzato da questi colossi.)

Finita la riflessione facciamo una domanda:

Come mai tutti questi bambini piccoli e piccolissimi conoscono i me contro te?
Secondo la legge, ci sarebbero soltanto 2 risposte:

1)- Il mio bambino ha un parental control, ho acconsentito io all’installazione dell’applicazione e da quel momento ho avuto la piena responsabilità della navigazione di mio figlio. E tramite il parental control ho impostato un limite di tempo per ogni ambito: Non più’ di XX minuti di video o di XX di videogiochi. Cerco di ridurre al massimo l’uso in quanto l’emissioni di microonde possono essere cancerogene.

2)- Do il mio cellulare a mio figlio, ignoro l’emissioni di microonde che un telefono emette, l’account nel cellulare è il mio, quello di un maggiorenne e perciò i servizi credono che a navigare sia un maggiorenne e non filtreranno nessun tipo di contenuto audio/video/pubblicitario. Inoltre la cronologia di navigazione e video sarà quella del mio dispositivo sia esso o un’altro.

Per la nostra esperienza pochissime persone si identificheranno nella numero 1. Anche se speriamo che i nostri lettori e iscritti facciano parte di queste.

Cosa sapere prima di regalare a Natale un cellulare a un bambino.

Categories I genitori devono saperePosted on

 

C’è molta differenza se sarà babbo natale o il genitore a regalare il dispositivo a Natale.
Diciamo questo perché se sarà babbo natale intuiamo che il bambino è piccolo 🙁
Se invece il ragazzo è piu’ grande, ricordiamo, che il dispositivo una volta regalato sarà giustamente visto come di proprietà e sarà poi difficile regolamentarne l’uso oppure sarà ingiusto sottrarlo per un’eventuale punizione come ha evidenziato la scrittrice e coach familiare Janell Burley Hofmann nel libro” iRules. Come educare figli iperconnessi”, lettura che consigliamo ai genitori.

C’è una situazione che riguarda soprattutto i maschi (fino ad una certa età), questi vogliono fare i videogiochi, molti cellulari che abbiamo indagato di bambini non navigano neanche ma fanno solo videogiochi. Allora potrebbe essere il caso di regalare una consolle di gioco portatile. Si eviterebbe l’esposizione alle microonde e si eviterebbero i pericoli della rete.

Ma veniamo alle informazioni che dovete sapere e vi dovrete assumere la responsabilità una volta lette:
cliccate ogni link per l’approfondimento

 

 

Sicurezzaminori.org è fatta principalmente da informatici, che non vogliono assolutamente demonizzare la tecnologia o i servizi che essa ci mette a disposizione.
Pensa che ci siano solo vittime, siano questi i bullizzati, i bulli, i genitori di entrambi, chi subisce stalking o il revenge porn ecc. Noi ci siamo fissati l’obbiettivo di informare sulle cose che nessuno spiega.
Dobbiamo sviluppare un’educazione, delle regole familiari, perchè se aspettiamo la legge i nostri figli saranno degli adulti peggiori di noi.

 

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