Digital Fairness Act: il problema non è solo vietare i social ai minori, ma impedire che vengano schedati

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Il dibattito sui minori e i social network si sta concentrando sempre più spesso su una domanda apparentemente semplice: a che età un ragazzo dovrebbe poter accedere a una piattaforma? È una domanda importante, ma rischia di essere insufficiente. Perché il vero nodo non è soltanto l’ingresso del minore nel social, ma ciò che accade dopo: quali dati vengono raccolti, quali preferenze vengono dedotte, quali fragilità vengono intercettate, quali contenuti vengono spinti e quale identità digitale viene costruita intorno a un ragazzo che non ha ancora gli strumenti per comprenderne le conseguenze.

Il Digital Fairness Act, la nuova iniziativa europea pensata per rendere più corretto il rapporto tra utenti e servizi digitali, può diventare un passaggio decisivo proprio su questo terreno. L’Unione europea sta lavorando a una normativa che non riguarda soltanto la privacy in senso stretto, ma anche il modo in cui app, giochi, siti e social guidano le scelte degli utenti, li trattengono online, rendono poco chiare alcune decisioni o costruiscono esperienze commerciali difficili da riconoscere come tali. Non a caso, la Commissione europea ha consultato direttamente ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni per raccogliere le loro esperienze come consumatori digitali: app, giochi, siti e social possono essere utili e divertenti, ma possono anche spingere a restare collegati più del previsto, rendere troppo facile o confusa la spesa online e proporre scelte poco trasparenti. Link

Per Sicurezzaminori.org questo è il punto centrale: proteggere i minori non significa soltanto impedire un accesso sotto una certa età. Significa impedire che l’infanzia e l’adolescenza diventino materiale grezzo per sistemi di profilazione, raccomandazione e monetizzazione dell’attenzione.

Oggi molte piattaforme dichiarano limiti minimi di età. TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat e altri servizi indicano in genere i 13 anni come soglia minima per l’iscrizione. Ma la domanda vera è: quanto è reale questo controllo? Se basta inserire una data di nascita falsa, la tutela resta formale. Proprio su questo punto la Commissione europea ha contestato a Meta di non aver fatto abbastanza per impedire l’accesso di minori sotto i 13 anni a Facebook e Instagram. Il tema è enorme: non basta scrivere nei termini di servizio che una piattaforma è vietata ai più piccoli, se poi il sistema concreto non è in grado di far rispettare quella regola. Link

La stessa Unione europea riconosce che il problema non riguarda soltanto i contenuti vietati o pericolosi. Nella propria strategia per la protezione dei giovani online, la Commissione parla esplicitamente di piattaforme che possono usare funzioni progettate per tenere gli utenti collegati per ore, algoritmi capaci di spingere contenuti dannosi direttamente nel feed di un bambino e raccolta di dati personali per profilazione a lungo termine e pubblicità mirata. Il Digital Services Act ha già introdotto obblighi di protezione rafforzata per i minori e vieta la pubblicità mirata verso i minori sulle piattaforme online, ma il Digital Fairness Act può spingere il discorso oltre: non solo “quale contenuto vede il ragazzo”, ma “quale architettura lo sta osservando, trattenendo e classificando”. Link

Questo è il punto che spesso manca nel dibattito pubblico. Un minore non entra in un social come entra in una stanza neutra. Entra in un ambiente progettato per misurare comportamenti: quanto tempo guarda un video, su cosa si ferma, cosa scarta, cosa condivide, chi segue, a quali contenuti reagisce, quali emozioni sembrano trattenerlo. Ogni gesto diventa un segnale. Ogni segnale può diventare una categoria. Ogni categoria può diventare un profilo.

Per un adulto questo è già delicato. Per un minore è molto più grave. Perché quella profilazione nasce prima che la persona abbia piena consapevolezza di sé, dei propri diritti, della permanenza dei dati e del valore commerciale delle proprie reazioni. Il ragazzo non sta soltanto “usando un’app”: sta contribuendo, spesso senza capirlo, alla costruzione di una sua identità digitale. Un’identità che potrà influenzare i contenuti che vedrà, le pubblicità che riceverà, le opportunità informative, le pressioni commerciali e il modo in cui verrà letto dai sistemi automatici.

Da anni il dibattito sui minori online ruota intorno al controllo genitoriale. È giusto parlarne. Le famiglie hanno una responsabilità educativa reale. Ma sarebbe scorretto scaricare tutto sulle famiglie. Un genitore può installare strumenti di controllo, impostare limiti, parlare con i figli, seguire guide e consigli. Ma non può controllare da solo l’intera architettura algoritmica di una piattaforma globale. Non può sapere quali segnali vengono raccolti, come vengono pesati, quali contenuti vengono raccomandati, quali categorie vengono attribuite al figlio e per quanto tempo resteranno associate al suo comportamento.

Anche le iniziative educative delle piattaforme vanno lette con attenzione. TikTok, per esempio, mette a disposizione pagine dedicate alla sicurezza, materiali informativi, newsroom sul tema safety e progetti formativi rivolti anche al mondo della scuola. La guida “Genitori in Blue Jeans”, realizzata da Fondazione Carolina in collaborazione con TikTok, ricorda che la piattaforma è rivolta a utenti dai 13 anni in su e presenta strumenti come il collegamento famigliare, i limiti di utilizzo e le impostazioni di sicurezza. Sono strumenti utili, ma non risolvono da soli il problema se l’età dichiarata non corrisponde all’età reale o se alcune funzioni restano accessibili in contesti inappropriati. Link

L’esperienza concreta di Sicurezzaminori.org conferma questa distanza tra regole dichiarate e realtà quotidiana. Abbiamo segnalato a TikTok oltre cento profili riconducibili a minori impegnati in dirette durante l’orario scolastico o all’interno di ambienti scolastici. Le segnalazioni sono state effettuate utilizzando le voci previste dalla piattaforma, compresa quella legata alla tutela dei minori e al minore in live. Tuttavia, l’esito ricevuto è stato sempre lo stesso: “nessuna violazione riscontrata”.

Questo elemento merita attenzione. Se una piattaforma prevede nel proprio form una voce specifica per segnalare un minore in diretta, ma poi non consente nemmeno di allegare uno screenshot o un elemento documentale utile alla verifica, il sistema di controllo rischia di diventare inefficace proprio nei casi più delicati. Non sappiamo quale procedura venga applicata internamente da TikTok dopo una singola segnalazione o dopo poche segnalazioni sullo stesso profilo. È però legittimo domandarsi se, in assenza di elementi allegabili, il controllo finisca per basarsi soprattutto sui dati già presenti nell’account, come l’età dichiarata in fase di registrazione. E se quella data è falsa, il sistema può arrivare a non rilevare alcuna violazione anche davanti a situazioni che, osservate dall’esterno, appaiono chiaramente problematiche.

Il problema non è solo la singola diretta. È il fatto che un minore possa trasformare la scuola in contenuto pubblico, riprendere compagni e ambienti senza piena consapevolezza delle conseguenze, esporsi a commenti, contatti e dinamiche di visibilità mentre dovrebbe trovarsi in un contesto protetto. Le live a scuola concentrano diversi rischi nello stesso momento: esposizione del minore, possibile ripresa di altri studenti, perdita di controllo sull’immagine, ricerca di attenzione, normalizzazione della trasmissione continua di sé.

Questo caso mostra un punto fondamentale: la sicurezza non può essere misurata solo dall’esistenza di una regola o di una voce nel menu di segnalazione. Deve essere misurata dalla capacità reale della piattaforma di verificare, intervenire e correggere. Se una funzione viene dichiarata vietata ai minori, ma nella pratica un profilo riconducibile a un minore può andare in diretta da scuola e le segnalazioni vengono archiviate come “nessuna violazione riscontrata”, allora il problema non è soltanto educativo. È un problema di efficacia del sistema di controllo.

In Europa e nel mondo molti Paesi stanno cercando di intervenire. L’Australia ha introdotto il divieto di accesso ai social per gli under 16, con obblighi a carico delle piattaforme e sanzioni importanti. La Francia ha approvato all’Assemblea nazionale una proposta per vietare i social sotto i 15 anni, ancora da completare nel percorso legislativo. La Grecia ha annunciato un divieto sotto i 15 anni dal 2027. Spagna, Austria, Danimarca, Slovenia, Polonia, Norvegia e altri Paesi stanno discutendo o preparando misure simili. In Italia, la soglia rilevante per il consenso digitale resta oggi legata ai 14 anni, ma il dibattito politico si sta muovendo tra divieti d’età, consenso genitoriale e responsabilità delle piattaforme. Link

Queste iniziative indicano una direzione chiara: gli Stati non credono più che l’autoregolazione delle piattaforme sia sufficiente. Ma il rischio è fermarsi alla soluzione più visibile, cioè il divieto. Il divieto può avere un senso, soprattutto per gli utenti più piccoli, ma da solo non basta. Perché un divieto efficace richiede verifica dell’età, e la verifica dell’età apre a sua volta un altro problema: quali dati servono per dimostrare l’età? Chi li conserva? Per quanto tempo? Con quali garanzie? Una società che chiede più identificazione per proteggere i minori deve stare attenta a non creare nuove forme di schedatura.

Per questo il Digital Fairness Act dovrebbe essere letto non come una norma accessoria, ma come uno snodo culturale. La protezione dei minori non può dipendere soltanto dalla domanda “quanti anni hai?”. Deve riguardare il disegno stesso dei servizi digitali. Le piattaforme dovrebbero essere obbligate a progettare ambienti che, in presenza di utenti minorenni o potenzialmente minorenni, riducano al minimo la raccolta dati, disattivino la profilazione commerciale, limitino le funzioni più espositive, rendano trasparenti le raccomandazioni, impediscano meccanismi manipolativi e offrano impostazioni protettive come scelta predefinita, non come percorso nascosto nei menu.

Il tema degli algoritmi è decisivo. Un algoritmo di raccomandazione non è una semplice lista automatica di video. È un sistema che seleziona ciò che una persona vedrà dopo, e poi dopo ancora, e poi ancora. Può rafforzare interessi sani, ma può anche accompagnare gradualmente verso contenuti sempre più estremi, ansiogeni, sessualizzati, violenti, commerciali o inadatti all’età. Può trattenere un ragazzo più del previsto, spingerlo a imitare comportamenti, fargli percepire come normale ciò che normale non è, trasformare la curiosità in abitudine e l’abitudine in dipendenza comportamentale.

Anche quando non c’è un contenuto palesemente illegale, può esserci un problema di giustizia digitale. È corretto che un ragazzo venga profilato sulla base di fragilità momentanee? È corretto che una piattaforma deduca interessi sensibili da comportamenti impulsivi? È corretto che un adolescente venga spinto verso contenuti pensati per massimizzare il tempo di permanenza? È corretto che la sua storia digitale venga costruita prima ancora che sappia cosa sia una reputazione digitale?

Noi riteniamo di no.

La protezione dei minori deve uscire dalla logica della raccomandazione volontaria. Non può essere affidata soltanto alla buona volontà delle famiglie, né alla promessa delle piattaforme di “fare di più”. Servono obblighi verificabili, controlli indipendenti, audit sugli algoritmi, canali di segnalazione realmente efficaci e tempi rapidi di intervento quando vengono individuati minori esposti a funzioni vietate o rischiose.

Serve anche un principio di precauzione più forte: quando una piattaforma non è in grado di sapere con sufficiente certezza se davanti ha un minore, dovrebbe comportarsi come se potesse esserlo. Non significa bloccare tutto, ma ridurre i rischi: meno dati, meno personalizzazione, meno esposizione, meno funzioni pubbliche, meno pressione commerciale, meno raccomandazioni aggressive.

Il futuro digitale dei ragazzi non può essere costruito da sistemi che li osservano prima ancora che sappiano difendersi. L’identità digitale di un minore non è un sottoprodotto tecnico: è una parte della sua vita futura. E una società adulta dovrebbe chiedersi se sia accettabile che questa identità venga costruita da piattaforme private attraverso segnali raccolti nell’età della crescita.

Il Digital Fairness Act può essere l’occasione per cambiare prospettiva. Non basta chiedere ai ragazzi di dire la verità sulla propria età. Non basta chiedere ai genitori di essere sempre presenti. Non basta chiedere alle scuole di vietare il telefono. Bisogna chiedere alle piattaforme di dimostrare che i loro sistemi non sfruttano l’attenzione, la fragilità, l’impulsività e l’inesperienza dei minori.

La sicurezza online non si misura dal numero di pagine informative pubblicate da una piattaforma. Si misura da ciò che accade davvero quando un minore entra, guarda, pubblica, commenta, va in diretta o viene spinto da un contenuto all’altro.

Ed è qui che il Digital Fairness Act deve essere ambizioso: non limitarsi a correggere qualche interfaccia scorretta, ma impedire che l’adolescenza diventi un laboratorio permanente di profilazione commerciale.

Nuova legge coltelli 2026: cosa devono sapere i genitori

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Decreto Sicurezza 2026: coltelli e minori, cosa cambia davvero

Negli ultimi mesi si sta diffondendo un messaggio molto netto: ai minori sarebbe vietato portare qualsiasi tipo di coltello. È una frase efficace, ma non è scritta così nella legge. La realtà è più tecnica e, proprio per questo, più interessante da capire.

Cosa dice davvero la normativa

Il Decreto Sicurezza 2026 introduce un punto preciso: è vietata la vendita e la cessione ai minori di strumenti da punta e da taglio, anche tramite piattaforme online, con obbligo di verifica dell’età. Questo significa che un minore non può acquistare un coltello, né riceverlo legalmente da un adulto o da un privato. È una chiusura forte all’origine del problema: impedire che questi oggetti circolino tra i più giovani.
Nel testo della legge non esiste una frase che vieta in modo assoluto ai minori di possedere o portare qualsiasi lama. Non è scritto nero su bianco in questi termini. Tuttavia, fermarsi a questa osservazione rischia di far perdere il quadro generale, perché nella pratica le conseguenze sono molto più ampie.
Se un minore viene trovato con un coltello senza un motivo valido, entra in gioco la normativa sul porto di oggetti atti ad offendere. Non si tratta di una semplice multa. Si apre un procedimento penale minorile, gestito dal Tribunale per i Minorenni. Le conseguenze non sono automatiche e dipendono dal caso concreto, ma possono includere percorsi educativi obbligatori, prescrizioni e, nei casi più seri, misure restrittive.

Il fatto che si tratti di un minore non elimina il rilievo penale della condotta, ma cambia il tipo di risposta dello Stato, che è orientata più alla rieducazione che alla punizione pura.

Il coinvolgimento dei genitori

Una delle novità più concrete del decreto è il coinvolgimento diretto dei genitori. Se un minore commette un illecito legato al porto di armi o strumenti atti ad offendere, può essere applicata una sanzione amministrativa anche a loro. L’importo è compreso indicativamente tra 200 e 1.000 euro.
Non è una responsabilità penale, ma è un segnale chiaro: la gestione e il controllo rientrano nella sfera educativa della famiglia. In altre parole, la legge sposta parte del peso non solo su chi commette il fatto, ma anche su chi ha il dovere di vigilare.
Mettendo insieme questi elementi, il quadro diventa molto più restrittivo di quanto sembri leggendo una singola frase. Un minore non può procurarsi legalmente un coltello. Se lo ha con sé, difficilmente potrà giustificarne il possesso. E, in caso di controllo, le conseguenze non si limitano a lui ma coinvolgono anche i genitori.

Questo crea una situazione in cui, pur non esistendo un divieto assoluto scritto in modo esplicito, nella realtà operativa portare un coltello da minorenni diventa quasi sempre una scelta rischiosa.

Cosa devono sapere le famiglie

Il decreto non introduce solo nuove regole, ma cambia l’approccio. L’attenzione si sposta dalla gestione del singolo episodio alla prevenzione. Sapere dove si trovano questi oggetti, come vengono usati e in quali contesti è oggi più importante di prima.

La distanza tra ciò che è scritto nella norma e ciò che accade nella pratica è il punto centrale.
Ed è proprio lì che si gioca la vera efficacia di questa nuova impostazione.

Microtransazioni, loot box e ticket redemption: rischi reali per i minori

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Ogni giorno milioni di ragazzi spendono denaro senza avere la percezione di farlo davvero. Non comprano oggetti: acquistano coin, aprono pacchetti, inviano regali, accumulano ticket. Il denaro si trasforma in simboli, i simboli in ricompense, le ricompense in emozioni. Il problema non è il gioco. Il problema è quando il gioco diventa un sistema economico progettato per essere invisibile.

C’è un equivoco comodo che torna spesso quando si parla di minori e videogiochi: “sono solo giochi”. È vero… e non basta. Perché dentro molti “giochi” moderni (digitali e fisici) esistono meccaniche economiche e comportamentali progettate per spingere a ripetere un’azione, spendere piccole somme, inseguire una ricompensa incerta, e farlo ancora. Non è una teoria del complotto: è un modello di business, spesso legittimo, che però diventa delicato quando l’utente è un minorenne.

Qui vogliamo mettere ordine e fare un parallelismo chiaro tra due mondi che i genitori incontrano spesso senza collegarli:

  • microtransazioni e loot box nei videogiochi (console, PC, mobile)

  • ticket redemption nelle sale giochi (i giochi che rilasciano ticket convertibili in premi)

Su sicurezzaminori.org avevamo già affrontato il tema delle ticket redemption e del rischio di avvicinamento precoce a dinamiche “da azzardo” (premio, gratificazione intermittente, spesa ripetuta). In questo articolo facciamo un passo oltre: mettiamo il fenomeno in prospettiva, mostriamo cosa c’è in comune con le loot box, dove stanno le differenze, e soprattutto quali tutele (e buchi) esistono oggi.

Microtransazioni e minori: come funziona il meccanismo economico

Un videogame può essere arte, sport, socialità, creatività, perfino scuola (problem solving, lingua, coordinazione). Il punto non è demonizzare “i videogiochi” o “le sale giochi”. Il punto è più chirurgico: alcuni modelli di monetizzazione e alcune meccaniche di ricompensa somigliano molto a ciò che, fuori dal gaming, riconosciamo come rischioso per un minorenne.

Due elementi sono fondamentali:

  • Spesa reale (anche piccola) agganciata a un’esperienza ripetibile

  • Incertezza del risultato o promessa di “colpo fortunato” (skin rara, premio migliore, ticket sufficienti per l’oggetto desiderato)

Quando questi ingredienti si combinano, il rischio non è che “il bambino diventi giocatore d’azzardo domani mattina”. Il rischio concreto e immediato è più banale e più diffuso: spesa impulsiva, ciclo di rincorsa, frustrazione–compensazione, conflitti familiari, e nei casi peggiori un’abitudine che si incolla.

Loot box e ricompensa casuale: il rischio della rincorsa

“Microtransazione” è una parola ombrello. Dentro ci finiscono cose molto diverse:

  • acquisti cosmetici trasparenti (“voglio quel costume: costa X”)

  • “salti” di progressione (pago per ridurre il tempo di attesa o diventare più forte)

  • pacchetti valuta virtuale (compro gemme/crediti e poi spendo nel negozio)

  • offerte a tempo, bundle, pass stagionali

  • e poi loro: le loot box, cioè pacchetti a contenuto casuale

La loot box è il punto più sensibile perché introduce una dinamica precisa: paghi senza sapere cosa ottieni. Non è solo “comprare un oggetto digitale”. È comprare la possibilità di ottenere un oggetto desiderato, con probabilità spesso non intuitive per un adulto, figuriamoci per un ragazzino.

In più, molti giochi non fanno pagare direttamente in euro, ma in valuta di gioco: una scelta apparentemente innocente che però può rendere la spesa psicologicamente “leggera” (non stai spendendo 4,99€, stai spendendo 500 gemme). Su questo punto, negli ultimi anni le autorità europee e le associazioni consumatori hanno aumentato la pressione per maggiore trasparenza dei prezzi e delle valute virtuali, con particolare attenzione ai consumatori vulnerabili e ai minori. 

Quindi: non è “microtransazioni sì/no”. È quali, come, per chi, con quali freni.

Ticket redemption: il precedente normativo italiano

Le ticket redemption sono quei giochi da sala (spesso in centri commerciali, sale giochi, bowling) che a fine partita rilasciano ticket. I ticket si accumulano e si convertono in premi: gadget piccoli, peluche, elettronica, ecc.

La differenza con le slot è nota: non vinci denaro. Proprio questa differenza, però, è la porta laterale del problema: se non vinci denaro, è più facile che l’attività venga percepita come “innocua”, e quindi più accessibile ai minori.

Non a caso, alcune regioni sono intervenute in modo esplicito. Per esempio, la Regione Emilia-Romagna indica un divieto di utilizzo delle ticket redemption per i minorenni e prevede anche modalità attuative e obblighi informativi per i gestori. 

Anche in Toscana è stato approvato un intervento normativo con l’obiettivo di vietare ai minori l’uso di questi dispositivi, proprio per ragioni di prevenzione e tutela dei ragazzi. 

Ora la parte interessante: perché ci si muove su queste macchine se “non è gioco d’azzardo classico”?

Perché il cuore dell’esperienza non è il denaro, ma il circuito:

  • spendo → gioco → ottengo un esito variabile → accumulo → rincorro un premio

È un circuito che, se ripetuto, educa alla logica della rincorsa. E per un minorenne, la rincorsa è una materia pericolosa: il cervello in formazione è più sensibile alla gratificazione immediata e meno bravo a stimare probabilità e conseguenze a lungo termine.

Moneta virtuale e pagamenti nascosti nel digitale

Il parallelismo regge su tre pilastri.

Ricompensa intermittente

Quando la ricompensa è variabile e non garantita, il comportamento tende a ripetersi di più rispetto a una ricompensa fissa. È un principio vecchio quanto la psicologia comportamentale: non serve farne una questione ideologica, è proprio meccanica del comportamento. Agenda Digitale insiste molto su questo punto collegandolo alla questione loot box e gambling-like. 

Micro-spesa ripetuta

“Solo 1 euro”, “solo 2 partite”, “solo un pacchetto”. Il taglio piccolo è strategico: abbassa la barriera mentale all’acquisto e rende facile sommare spese senza accorgersene.

Incertezza + speranza

La speranza è un carburante. Nel digitale è la skin rara; nella sala giochi è “ancora qualche ticket e prendo quel premio”. In entrambi i casi, l’utente non compra solo un oggetto: compra una promessa.

La differenza cruciale, però, va detta: nelle ticket redemption il premio è fisico e visibile nella vetrina; nelle loot box spesso il premio è digitale, e il suo valore dipende da status, rarità, mercato secondario o percezione sociale. Questo rende le loot box ancora più scivolose sul piano dell’autostima e della pressione del gruppo: “se non ce l’hai, sei fuori”.

Evidenze e rischi reali per i minori: non solo “spesa”, ma abitudine

Due errori opposti da evitare:

  • minimizzare (“tanto sono giochini”)

  • catastrofizzare (“sono tutte slot mascherate”)

La realtà è più fastidiosa, quindi più vera: non tutti i minori sviluppano problemi, ma una quota significativa può essere vulnerabile, e i sistemi moderni sono spesso ottimizzati per massimizzare coinvolgimento e spesa.

Nel dibattito sulle loot box, molte fonti riportano studi che mostrano un’associazione tra spesa in loot box e indicatori di problemi legati al gioco d’azzardo (attenzione: associazione non è automaticamente causalità, ma è un campanello che merita rispetto). 

A livello pratico, i rischi più comuni che vediamo in famiglia sono questi:

Spesa “a scatti” e perdita di percezione

La valuta virtuale e le offerte a tempo riducono la consapevolezza: non stai “pagando”, stai “sbloccando”.

Ciclo emotivo

Attesa → eccitazione → apertura → delusione o euforia → voglia di riprovare. È un micro-ciclo emotivo che può diventare abitudine.

Conflitto domestico e segretezza

Quando il minore percepisce che la spesa verrà bloccata, può spostarsi su soluzioni opache: piccoli acquisti nascosti, account condivisi, carte memorizzate, triangolazioni con amici.

Agganci social

Battle pass, eventi limitati, skin “esclusive”: la pressione del gruppo può trasformare un acquisto in un rito di appartenenza.

Qui entra un punto scomodo: la tutela non può essere “scaricata” tutta sui genitori. Serve che le piattaforme rendano difficile spendere senza capire, e non il contrario.

Cosa dice la normativa su tutela e monetizzazione

Sul lato ticket redemption, l’Italia ha esempi concreti di regolazione regionale e approccio di prevenzione: Emilia-Romagna e Toscana sono due casi utili da citare perché mostrano che l’attenzione istituzionale esiste e riguarda esplicitamente i minori. 

Sul lato videogiochi, la situazione è più frammentata perché entra in gioco un ecosistema globale: store digitali, publisher internazionali, piattaforme diverse, acquisti in-app. Qui le leve più concrete diventano:

Tutela del consumatore e trasparenza

Negli ultimi anni, a livello europeo si è spinto per principi più chiari su prezzi, valute virtuali e pratiche che “nascondono” il costo reale. È un tema che riguarda tutti, ma diventa prioritario per minori e consumatori vulnerabili. 

Parental control e responsabilità di configurazione

I controlli esistono (su console, store, dispositivi), ma non sono sempre “a prova di famiglia reale”. E soprattutto richiedono una cosa che molti sottovalutano: vanno impostati bene all’inizio, quando si crea l’account e si agganciano i metodi di pagamento. Anche le associazioni consumatori insistono su questo punto: essere presenti almeno nella fase di registrazione e setup è spesso più efficace di mille prediche dopo. 

Il buco grosso: classificazioni e “zona grigia”

Le loot box non sono identiche al gioco d’azzardo regolato (mancano spesso vincite in denaro dirette), ma possono riprodurne alcune dinamiche comportamentali. Risultato: discussioni infinite su etichette, mentre il ragazzino continua a spendere “piccole somme” e a rincorrere casualità.

Quindi la domanda corretta non è “è azzardo o no?”. È: quali tutele servono quando una meccanica ha caratteristiche azzardo-simili e l’utente è minorenne?

Distorsioni di mercato ed etica: quando il design diventa una leva commerciale

Qui conviene essere molto chiari: le aziende ottimizzano. È il loro mestiere. Il problema nasce quando l’ottimizzazione non è solo “rendere bello il gioco”, ma anche:

  • rendere la spesa più facile della riflessione

  • inserire frizioni per chi non paga e scorciatoie per chi paga

  • far leva su urgenza (tempo limitato) e scarsità (oggetti rari)

In ambito digitale si parla spesso di dark patterns (schemi di interfaccia che spingono a fare cose che non faresti a mente fredda). Non serve la parola inglese per capirlo: è quando il sistema è costruito per portarti “naturalmente” dove conviene al sistema, non a te.

Nelle sale giochi, l’equivalente è la disposizione dei premi, la vetrina, la progressione dei ticket, la promessa “quasi ce l’hai”. Nel digitale, è l’animazione dell’apertura, il suono, la rarità lampeggiante, il pacchetto “miglior valore”, la valuta che avanza e non torna mai esatta.

Non tutto questo è “illegale”. Ma per i minori, il criterio non può essere solo “legale/illegale”. Deve essere proporzionato: se il target include ragazzi, serve un livello di protezione superiore.

Come proteggere i minori da sistemi economici invisibili

Qui la parte utile: non basta dire “attenzione”.

In famiglia: misure che funzionano davvero

Bloccare la spesa per default

Non “controllare dopo”, ma impedire che si spenda senza un passaggio adulto. È noioso una volta, salva discussioni cento volte.

Metodi di pagamento separati

Evitare carte memorizzate su dispositivi usati dai minori. Se proprio serve, usare soluzioni con autorizzazione esplicita.

Regola semplice sulla valuta virtuale

Se il gioco usa gemme/crediti, stabilire un principio: ogni acquisto deve essere tradotto in euro prima di confermare. È una “traduzione” che spezza l’incantesimo.

Accordo scritto (breve) su spese e limiti

Sembra eccessivo, ma aiuta: spesa massima mensile = X, e se si sfora si blocca il sistema per un periodo. Niente moralismi: regola chiara, conseguenza chiara.

Piattaforme: freni strutturali

Qui non basta “mettere parental control” e lavarsene le mani. Le misure sensate (che si discutono anche a livello di tutela consumatori) sono:

  • prezzi sempre leggibili in moneta reale anche quando c’è valuta virtuale 

  • limiti di spesa e cooldown (pause obbligatorie) su account minorili

  • probabilità dichiarate in modo comprensibile (non in legalese)

  • disattivazione per default delle meccaniche casuali su profili minori

Istituzioni: prevenzione e chiarezza

Sul fisico, alcune regioni hanno già tracciato una strada (ticket redemption e minori). 

Sul digitale serve una strada simile: non un divieto cieco, ma criteri e obblighi quando il prodotto include casualità monetizzata, urgenza artificiale e target giovane.

Valuta: monete interne, crediti virtuali, regali digitali

Un ulteriore livello di complessità emerge quando il pagamento non è immediatamente percepito come tale. Non si tratta più solo di euro spesi in modo diretto, ma di monete interne, crediti virtuali, regali digitali, che trasformano la spesa in un gesto quasi ludico, separandola psicologicamente dal denaro reale.

Questo meccanismo lo avevamo già affrontato in un altro approfondimento su sicurezzaminori.org, analizzando come alcune piattaforme per adulti mettano a disposizione di utenti appena maggiorenni sistemi di monetizzazione estremamente fluidi, basati su valuta interna. In questi ambienti – come nel caso di piattaforme di live streaming a pagamento tra cui Chaturbate e molte altre – l’interazione avviene attraverso token o crediti acquistati in euro, ma spesi in forma “astratta”.

Il passaggio è sottile ma potente: l’utente non “paga una prestazione”, ma “invia token”. La moneta viene convertita, frammentata, gamificata. Il pagamento diventa gesto sociale, partecipazione, sblocco di contenuti. È un’economia mediata, emotiva, dove il valore economico si diluisce nella dinamica relazionale.

Questo modello non riguarda soltanto piattaforme per adulti. È ormai diffuso in ambienti mainstream frequentati anche da minorenni.

Un esempio evidente è la valuta interna di TikTok. Le live trasmesse da creator di ogni parte del mondo permettono agli utenti di inviare “regali” digitali: rose, pacchetti, ciambelle, oggetti animati. Ogni regalo ha un costo in euro, ma l’utente non paga direttamente in euro. Compra prima una quantità di “coin”, che poi converte in donazioni visive durante la diretta.

La scena è ormai familiare: durante una live, il creator reagisce in modo teatrale a ogni regalo ricevuto. Più il regalo è costoso, più la reazione è marcata. Si crea un meccanismo performativo in cui il pubblico finanzia comportamenti sempre più estremi, assurdi o spettacolari, in cambio di visibilità e riconoscimento. E sopratutto il creator puo’ convertire i premi ricevuti in denaro ‘vero’.

Ancora una volta, il cuore non è il contenuto in sé. È la struttura economica che lo sostiene.

Il sistema presenta alcune caratteristiche ricorrenti:

La prima è la dissociazione psicologica dal denaro reale. L’utente spende “coin”, non euro. La conversione mentale si attenua.

La seconda è la micro-frammentazione della spesa. Piccoli importi, ripetuti, spesso durante uno stato emotivo attivo (live, entusiasmo, appartenenza al gruppo).

La terza è la gamificazione della relazione. Non si acquista un oggetto, ma si compra una reazione, un saluto, una menzione, uno spazio di attenzione.

Questo schema, se osservato con freddezza tecnica, è sorprendentemente simile a quello delle loot box e dei ticket redemption. Cambia il contesto, ma restano invariati tre elementi: moneta convertita, ricompensa variabile, dinamica di rincorsa.

Nel caso delle piattaforme per adulti, il tema è ulteriormente delicato perché l’accesso è formalmente riservato ai maggiorenni, ma la cultura digitale e la curiosità adolescenziale rendono il confine meno impermeabile di quanto si immagini. Qui il problema non è solo economico, ma anche di esposizione precoce a dinamiche relazionali e sessualizzate mediate dal denaro.

Nel caso di TikTok e piattaforme simili, il nodo è la normalizzazione della monetizzazione performativa. Si abitua una generazione all’idea che l’attenzione si compra a micro-dosi e che la relazione sia transazionale. Non è un giudizio morale. È un dato strutturale.

Se colleghiamo tutti i punti affrontati finora – ticket redemption, loot box, microtransazioni, token nelle live, valuta interna per contenuti adulti – emerge un filo rosso molto chiaro: il pagamento nascosto.

Non nascosto nel senso di illegale. Nascosto nel senso di psicologicamente attenuato, mediato, spezzato in unità simboliche che ne riducono l’impatto percettivo.

Il cervello non reagisce allo stesso modo a “spendo 20 euro” rispetto a “compro 2.000 coin” e poi “invio 5 rose”. È la stessa cifra, ma non è la stessa esperienza mentale.

Per un adulto consapevole, questo può essere un gioco controllato. Per un minorenne – o per un neo-maggiorenne senza educazione finanziaria digitale – può diventare un terreno scivoloso.

Qui il tema della tutela si amplia ulteriormente. Non riguarda solo il contenuto (violento, erotico, competitivo), ma l’architettura economica che lo sostiene.

Quando la moneta diventa simbolica, il rischio non è solo spendere troppo. È imparare un rapporto con il denaro mediato da eccitazione, impulso e riconoscimento sociale.

In un ecosistema digitale dove quasi tutto è monetizzabile – attenzione, immagine, reazione, rarità – la vera domanda non è più “è gioco d’azzardo oppure no?”.

La domanda diventa: quanta distanza vogliamo mettere tra un minorenne e sistemi economici progettati per sfruttare leve psicologiche avanzate?

E questa, più che una questione tecnica, è una scelta culturale.

Conclusione: stesso schema, due mondi diversi, una tutela sola

Ticket redemption e loot box non sono la stessa cosa. Ma hanno abbastanza in comune da meritare un parallelismo serio: spesa ripetuta + ricompensa variabile + rincorsa.

La domanda finale non è “vietiamo tutto?”. È più adulta e più utile:

  • quali esperienze vogliamo rendere semplici per un minorenne?

  • quali invece richiedono freni strutturali perché sfruttano leve psicologiche troppo potenti?

  • e perché, su alcuni giochi fisici, il tema minori è già diventato norma, mentre sul digitale siamo ancora spesso al “ci penseranno i genitori”?

Il gaming può essere un ecosistema sano. Ma per esserlo davvero, deve smettere di trattare i minori come “piccoli adulti con carta di credito” e iniziare a trattarli come ciò che sono: persone in formazione, quindi più esposte, più influenzabili, e meritevoli di protezioni migliori.


Fonti

Parental control: guida semplice per genitori su Apple, Google, Microsoft e le principali piattaforme

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Negli ultimi anni i dispositivi digitali sono entrati in modo sempre più pervasivo nella vita dei bambini e dei ragazzi. Smartphone, tablet, computer e console non sono più solo strumenti di svago, ma diventano canali di comunicazione, di apprendimento e di socialità.
Per un genitore, questo scenario apre nuove opportunità ma anche nuove preoccupazioni: come garantire un uso equilibrato e sicuro della tecnologia?
Le grandi aziende tecnologiche hanno risposto sviluppando sistemi di parental control, strumenti pensati per permettere agli adulti di impostare regole chiare e monitorare le attività digitali dei più giovani. Non sono sistemi perfetti, e non sostituiscono il dialogo con i figli, ma possono essere un valido aiuto.
In questa guida analizzeremo i principali strumenti messi a disposizione da Apple, Google e Microsoft, e a seguire alcune piattaforme e servizi popolari tra i ragazzi, come YouTube, Spotify, Roblox e le console di gioco.

Apple Family (iPhone, iPad, Mac)

Apple mette a disposizione un sistema di gestione chiamato “In famiglia” unito a “Tempo di utilizzo”. Attraverso questi strumenti un genitore può creare un Apple ID per il figlio minorenne, inserirlo nel gruppo famiglia e gestirne le attività direttamente dal proprio dispositivo.


Funzioni principali

1. Gestione dei dispositivi
Tutti i dispositivi Apple collegati all’account del minore vengono centralizzati. Questo significa che un genitore può controllare da iPhone o iPad le impostazioni di sicurezza, senza dover prendere fisicamente il telefono del figlio.
2. Tempo di utilizzo
Qui si incontrano i maggiori limiti di Apple: il sistema calcola il tempo in modo lineare (dalla mattina alla sera) e non in base al tempo effettivo di utilizzo.
Questo comporta che, se un ragazzo resta 2 ore a scuola senza toccare il telefono, quelle ore vengono comunque conteggiate nella fascia oraria di blocco.
In più, quando un figlio chiede più tempo, il genitore può solo concedere 15 minuti, 1 ora o l’intera giornata: non c’è la possibilità di personalizzare in modo più flessibile (ad esempio “20 minuti in più” o “fino alle 18”).
3. Acquisti e download
Il genitore riceve una richiesta di autorizzazione per ogni app, gioco o contenuto che il figlio vuole scaricare. È un buon modo per evitare spese non desiderate o contenuti inadeguati.

4. Contenuti e privacy
Si possono bloccare siti web non adatti ai minori, applicare filtri su musica, film e serie TV, e impostare limiti di età per le app.

5. Localizzazione e posizione
Grazie all’app “Dov’è”, il genitore può vedere dove si trova il dispositivo del figlio.
Un limite concreto, però, è che non fornisce indicazioni stradali se non è installata l’app Apple Mappe: questo riduce la praticità per chi usa Google Maps o altre app di navigazione.

6. Comunicazioni
È possibile stabilire con chi il minore può comunicare (telefonate, messaggi, FaceTime), sia durante il tempo consentito che durante il tempo di pausa.


In sintesi

Apple offre un ecosistema chiuso, ordinato e sicuro, ma a prezzo di una certa rigidità.
Nella mia esperienza, il parental control di Apple è il peggiore tra i tre grandi sistemi: poco flessibile, macchinoso e spesso frustrante, soprattutto per la gestione del tempo.

Google Family Link (Android, Chromebook)

Google offre ai genitori lo strumento Family Link, disponibile come app gratuita per Android e iOS. È pensato soprattutto per chi usa smartphone e tablet Android, ma funziona anche sui Chromebook. Con Family Link il genitore può creare un account Google per il minore e gestirne l’attività da remoto in modo piuttosto flessibile.


Funzioni principali

1. Gestione dei dispositivi
Con un unico account, il genitore controlla tutti i dispositivi Android del figlio. L’app Family Link permette di modificare le impostazioni senza dover accedere fisicamente al telefono del ragazzo.

2. Tempo di utilizzo
Qui Google è decisamente più avanti rispetto ad Apple: il tempo è calcolato sull’uso effettivo del dispositivo e non solo su base oraria.
È possibile stabilire un tempo massimo giornaliero (es. 2 ore al giorno) oppure impostare fasce orarie di utilizzo (es. dalle 15 alle 18). Inoltre, il genitore può concedere tempo extra personalizzato (es. 20 minuti in più), senza essere vincolato a blocchi predefiniti.

3. Acquisti e download
Ogni volta che il minore prova a scaricare un’app dal Play Store, il genitore riceve una richiesta di approvazione. Si possono anche limitare direttamente le app disponibili in base all’età.

4. Contenuti e privacy
Family Link permette di applicare filtri su Google Chrome, YouTube e sugli altri servizi collegati all’account Google. I filtri non sono infallibili, ma aiutano a ridurre i rischi di esposizione a contenuti inadeguati.

5. Localizzazione e posizione
Il dispositivo del figlio può essere localizzato sulla mappa, con aggiornamenti in tempo reale. Rispetto ad Apple, non ci sono limitazioni legate a un’app specifica di navigazione: si può sfruttare direttamente Google Maps.

6. Comunicazioni
Family Link non ha un controllo diretto sulle chiamate o i messaggi come Apple. La gestione avviene soprattutto tramite app e limiti d’uso, ma non c’è un filtro sulle comunicazioni personali del minore.


In sintesi

Family Link è uno strumento più flessibile e pratico rispetto al parental control di Apple. La possibilità di gestire il tempo effettivo e concedere estensioni personalizzate lo rende molto più adatto alla vita quotidiana.
Il limite principale è che funziona al meglio solo su dispositivi Android o Chromebook: se in famiglia ci sono computer Windows o console di gioco, serviranno altri sistemi di controllo.

Microsoft Family Safety (Windows, Xbox)

Microsoft offre uno strumento di parental control completo attraverso Microsoft Family Safety, pensato per chi utilizza PC Windows e console Xbox. A differenza di Apple, qui il genitore può avere un controllo molto dettagliato sulle attività digitali, con ampie possibilità di personalizzazione.


Funzioni principali

1. Gestione dei dispositivi
Tutti i dispositivi Windows e Xbox collegati all’account del minore vengono centralizzati. Il genitore può impostare regole e limiti da remoto tramite app o browser, senza dover accedere fisicamente al dispositivo.

2. Tempo di utilizzo
Microsoft calcola il tempo effettivo di utilizzo e non si limita a una fascia oraria lineare.
È possibile impostare un tempo totale giornaliero oppure un tempo specifico per ciascuna applicazione o gioco. Ad esempio, il ragazzo può avere 30 minuti di Minecraft e 1 ora di app educative senza superare il limite complessivo della giornata.
Il tempo extra è totalmente personalizzabile, quindi il genitore può concedere minuti o ore aggiuntive in modo preciso, senza vincoli predefiniti.

3. Acquisti e download
È possibile bloccare acquisti digitali o ricevere notifiche quando il minore tenta di acquistare contenuti su Microsoft Store o Xbox Store, evitando spese non autorizzate.

4. Contenuti e privacy
Il sistema permette di applicare filtri sui siti web, sulle app e sui giochi, con limiti basati sull’età. Si può anche bloccare l’accesso a contenuti specifici, controllando in modo molto dettagliato cosa può essere visualizzato.

5. Localizzazione e posizione
Family Safety permette di vedere la posizione dei dispositivi Windows o mobile del minore in tempo reale, utile soprattutto per ragazzi più grandi o per chi si sposta fuori casa.

6. Report e analisi
Il genitore riceve report dettagliati sull’attività digitale del figlio: tempo trascorso su ogni app, giochi più utilizzati, siti visitati. Questo aiuta a capire le abitudini reali e a intervenire in modo mirato.


In sintesi

Microsoft Family Safety è, secondo la mia esperienza, il miglior sistema di parental control tra i tre grandi.
Le possibilità di personalizzazione del tempo di utilizzo, sia totale che per singola app, la gestione precisa dei contenuti e il calcolo del tempo reale lo rendono più pratico e efficace rispetto a Apple e Google.

Parental control su piattaforme e servizi popolari

Oltre ai sistemi integrati di Apple, Google e Microsoft, molti ragazzi passano tempo su YouTube, Spotify, Roblox e sulle console di gioco. Anche qui è possibile impostare limiti e filtri, spesso direttamente dalle app o con strumenti dedicati.


YouTube

  • YouTube Kids: app separata pensata per bambini, con video selezionati in base all’età. Include profili personalizzabili e limiti di tempo.

  • Modalità con restrizioni (su YouTube normale): filtra contenuti per adulti, ma non è infallibile.

  • Consiglio pratico: anche con filtri attivi, controllare periodicamente cosa guarda il figlio e discutere insieme dei contenuti.


Spotify

  • Spotify Premium Family: consente di creare un account “figlio” sotto il controllo del genitore.

  • Blocco contenuti espliciti: si può attivare per evitare che vengano riprodotte canzoni con linguaggio o temi non adatti.

  • Consiglio pratico: monitorare periodicamente le playlist e discutere del significato dei testi, così da trasformare la musica anche in momento educativo.


Roblox

  • Piattaforma molto popolare tra i più giovani, con giochi interattivi e socializzazione online.

  • PIN di controllo genitore: obbligatorio per modificare le impostazioni.

  • Limitazioni possibili: chat, acquisti con Robux, giochi accessibili in base all’età.

  • Consiglio pratico: impostare un limite di tempo giornaliero e verificare regolarmente le amicizie virtuali.


Console di gioco

PlayStation (PS4 e PS5)

  • Creazione di un account bambino collegato a quello del genitore.

  • Possibilità di impostare limiti di tempo, controllare acquisti e bloccare giochi non adatti in base all’età.

  • Nota pratica: i limiti funzionano solo se il profilo del ragazzo viene usato correttamente; account condivisi tra fratelli possono aggirare i limiti.

Xbox

  • Integrata con Microsoft Family Safety.

  • Permette di gestire tempo di gioco, chat, multiplayer online e acquisti digitali.

  • Consiglio pratico: impostare notifiche per ogni richiesta di tempo extra o acquisto, così da avere sempre il controllo.

Nintendo Switch

  • App dedicata Nintendo Switch Parental Controls (iOS/Android).

  • Imposta limiti di tempo, restrizioni sui giochi e blocco acquisti.

  • Mostra report giornalieri sul tempo passato su ciascun gioco.

  • Nota pratica: funziona anche da remoto tramite smartphone, quindi i genitori possono monitorare anche quando non sono in casa.


In sintesi

Su queste piattaforme, i parental control non sono perfetti, ma offrono strumenti utili:

  • limitare tempo e acquisti,

  • filtrare contenuti non adatti,

  • controllare le interazioni online.

La regola d’oro rimane il dialogo con i figli: anche il miglior filtro non sostituisce spiegazioni, regole condivise e supervisione.

Felca, lo youtuber che ha costretto il Brasile a proteggere i minori online

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Chi è Felca

Felca è lo pseudonimo di Felipe Bressanim Pereira (Londrina, 1998), youtuber brasiliano nato come gamer e oggi noto per satira e video d’inchiesta. A metà 2025 pubblica un documentario autoprodotto, “adultização”, che denuncia l’esposizione precoce e la sessualizzazione dei bambini sui social network. Il video, volutamente non monetizzato, supera rapidamente le decine di milioni di visualizzazioni, diventando un caso nazionale.

Il contenuto del video

Nel filmato di quasi un’ora, Felca mostra:

  • bambini trattati come adulti da genitori in cerca di click;
  • algoritmi che spingono contenuti ambigui, facilitando l’accesso dei pedofili;
  • casi concreti, come Hytalo Santos, la giovane “Kamylinha” e il canale “Bel para Meninas”.

Felca definisce questo ecosistema tossico “Algoritmo P”: un meccanismo che premia i contenuti più visualizzati, senza filtri etici, generando denaro e popolarità ai danni dei minori.

La reazione immediata

  • 6–7 agosto 2025: pubblicazione del video.
  • Agosto 2025: la Procura della Paraíba sospende i profili di Hytalo Santos, apre un’inchiesta per sfruttamento sessuale di minori e traffico di persone, e ne ordina l’arresto.
  • Settembre 2025: il Ministero delle Finanze blocca temporaneamente gli account di “Kamylinha”.
  • Ottobre 2025: le principali piattaforme social avviano rimozioni e demonetizzazioni di contenuti legati ai minori.

L’effetto politico: 32 proposte di legge

Nel mese successivo al video, alla Camera dei Deputati sono stati presentati almeno 32 progetti di legge per rafforzare la tutela dei minori online e criminalizzare la “adultizzazione”. Diversi media brasiliani li hanno ribattezzati “Lei Felca”. Parallelamente, il Senato brasiliano ha approvato un disegno di legge che introduce pene più severe per chi espone minori in contesti sessualizzati o monetizza la loro immagine.

Casi simbolo citati nel video

  • Hytalo Santos: creator indagato e poi arrestato per presunti reati contro minori.
  • Kamylinha (Kamyla Maria Silva Félix): esposta da giovanissima in ambienti inadeguati e contenuti sessualizzati; i suoi profili social sono stati sospesi.
  • Bel para Meninas: vecchio canale YouTube che nel 2019 aveva già sollevato polemiche sull’esposizione dei bambini.

Che cos’è l’adultizzazione?

L’adultizzazione è l’esposizione di bambini e adolescenti a ruoli, immagini e comportamenti tipici del mondo adulto: look sessualizzati, linguaggio da “businessman precoce”, ambienti pieni di alcol o droga, oppure pressione a generare guadagni tramite i social. Spinta ai limiti, sfocia in abuso psicologico e sfruttamento sessuale.

Le conseguenze psicologiche

Psicologi ed esperti spiegano che l’esposizione precoce mina lo sviluppo emotivo e aumenta il rischio di disturbi d’ansia, depressione, impulsività e dipendenze. Le cicatrici possono durare tutta la vita, soprattutto se a esporre il minore sono i genitori o figure di fiducia.

Perché questa storia conta

Il caso Felca ha unito denuncia sociale, giornalismo indipendente e pressione pubblica. La viralità del video ha obbligato autorità, piattaforme e politici a intervenire con rapidità senza precedenti. Felca, evitando di monetizzare il contenuto, ha rafforzato la credibilità della sua denuncia: non una mossa per guadagnare, ma un atto di responsabilità civile. Oggi il Brasile sta discutendo norme più dure e controlli più stretti, e per la prima volta il dibattito sull’esposizione dei minori online è entrato nelle prime pagine di tutti i quotidiani.

Fonti principali

  • YouTube – Felca: “adultização”
  • CNN Brasil, Poder360 – arresto e indagini su Hytalo Santos
  • El País – reazione politica e corsa a nuove leggi
  • Gazeta do Povo, VEJA – profilo di Felca e impatto nazionale
  • Camera dei Deputati e Senato brasiliano – presentazione di 32 progetti e approvazione di un testo repressivo
  • Ministero delle Finanze – blocco dei profili di Kamylinha

 

Benvenuti nell’era dei bambini iPad

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Ben ritrovati.
Abbiamo voluto tradurre questo video perchè è ritenuto da tutti noi di fondamentale importanza.
Non abbiamo tradotto o fatto i sottotitoli ma mettiamo di seguito la trascrizione.
Vi consigliamo anche di vedere il video perchè molte immagini sono significative.

 

Benvenuti nell’era dei bambini iPad, ci viene detto che la generazione Z è terrorizzata dalla prospettiva di crescere una generazione di bambini schiavi degli iPad, il termine bambini iPad è comunemente usato per descrivere i bambini che hanno a loro disposizione un dispositivo senza alcuna restrizione di tempo. Ironicamente, i video che trattano le crisi di questi bambini hanno una notevole popolarità su Tik Tok ed è nata una categoria di video che hanno raccolto milioni di visualizzazioni. Questi video sono creati da utenti che commentano, criticano e ridicolizzano apertamente i comportamenti dei bambini iPad mentre fanno i capricci, durante le crisi di pianto quando gli viene tolto il dispositivo, mentre dimostrano un totale disinteresse nell’ interagire con gli altri, nella loro mancanza di capacità di giocare con i giocattoli tradizionali, ecc., ma dietro tutto il sarcasmo e l’umorismo oscuro si nasconde tutta una serie di verità scomode su dove sta andando la nostra società. I bambini di oggi sono cattivi ma i bambini di domani vivranno una vita che non possiamo nemmeno immaginare e le future problematiche della generazione Alpha sono qualcosa a cui non vogliamo pensare. Per comprendere cosa succederà effettivamente a questi ragazzi in futuro, capire cosa succederà e perché i bambini con iPad sono fenomeni così terrificanti dobbiamo guardare come andavano le cose qualche decennio fa. Non è passato molto tempo da quando era normale per i bambini giocare fuori senza sorveglianza per lunghi periodi di tempo, sopratutto per giocare con altri bambini del proprio quartiere, probabilmente i tuoi genitori facevano lo stesso, lasciandoti per lunghi periodi di tempo, completamente senza supervisione, praticando sport, bruciando fortini e arrampicandoti sugli alberi. Così facendo si aiutavano i bambini a sviluppare abilità utili per gli anni avvenire, all’aria aperta, imparando a comunicare, a negoziare, a delegare, a difendersi, a fare amicizia e si capiva l’importanza del lavoro di squadra.

Questo li ha aiutati a sviluppare amicizie durature il gioco, ha aiutato questi bambini a svilupparsi come esseri umani per diventare, come ha detto l’autore Nicholas Taleb, nel suo libro ‘Anti-fragile’ ha detto che la creatività, il gioco, insieme ad altri componenti chiave come: i valori familiari tradizionali della comunità e la religione hanno contribuito a formare quello che il filosofo Peter Burer chiamava il sacro baldacchino: un invisibile struttura che si estende sulla società fornendo uno scudo che protegge le persone dalle incertezze e dalle crudeltà della vita. Il gioco all’aperto senza supervisione ha contribuito a creare cittadini migliori e di conseguenza una società migliore. Tuttavia all’inizio degli anni ’80 il gioco all’aperto senza supervisione è diventato molto meno frequente,sostituito invece da viaggi attentamente monitorati al parco e alle date di gioco fortemente supervisionate entro il 1997, l’ anno in cui la generazione Z iniziò ufficialmente, i giorni del gioco non strutturato diffuso erano ufficialmente morti e avanziamo rapidamente fino ad oggi, dove il gioco all’aperto senza supervisione è stato quasi interamente sostituito dal tempo davanti allo schermo, al chiuso, senza supervisione ed anche il tempo da trascorrere con la famiglia è sostituito da quello davanti ad un dispositivo. I bambini di oggi soffrono di un disturbo da carenza naturale, termine coniato dall’autore Richard Lou: stiamo creando un ambiente in cui credo che per definizione siano meno vivi ciò che i genitori vogliono è che i loro figli siano meno vivi ciò che l’insegnante vuole è che i suoi studenti siano meno vivi allo stesso tempo i tassi temporali di disturbo della condotta infantile, un precursore della psicopatia, continuano ad aumentare, questo in aumento è completamente collegato alla mancanza di gioco non supervisionato e al fatto che sempre più genitori esternalizzano il ruolo di caregiver primari ed esternalizzano tramite le persone che controllano gli algoritmi di intelligenza artificiale come Siri, Alexa e tutta una serie di altre creazioni artificiali non hanno alcun interesse a proteggere la privacy dell’utente.
Le grandi aziende tecnologiche non hanno alcun interesse a proteggere la privacy degli utenti e invece sfruttano i loro dati personali a fini pubblicitari. Plasmano e creano le persone secondo i loro ideali, trasformandole in consumatori conformi rendendole persone ideali per Amazon Apple o qualunque grande azienda tecnologica.

In effetti, questi algoritmi sofisticati, si rivolgono a neonati e bambini piccoli, individuando le loro vulnerabilità e sfruttandole senza scrupoli. Di conseguenza, crescendo, diventano sempre più dipendenti dai loro tablet, e le conseguenze di questa situazione saranno devastanti per la società.

Ma il problema è che oggi è sempre più allettante affidarsi alle tecnologie digitali. I genitori di oggi hanno così tante responsabilità. Entrambi i genitori lavorano solitamente, perché non c’è più abbastanza denaro, e quando tornano a casa stremati, è molto più semplice consegnare al loro bambino un iPad, mentre loro possono concedersi un po’ di relax per un’ora o due.

Ma la ricerca in corso evidenzia costantemente gli effetti a lungo termine del tempo eccessivo sullo schermo sui bambini. Tali effetti includono deficit di memoria, ridotto controllo emotivo, livelli più elevati di apatia e ansia, livelli più bassi di empatia, Ritardi nello sviluppo del linguaggio e del discorso, e persino comportamenti criminali. Quando i genitori stanno sorvegliando i loro piccoli, ci sono predatori sessuali, e intendo questo letteralmente, ma ne parlerò meglio più avanti. Nel 2017, lo psicologo dr. Gene M. scrisse per The Atlantic che la Generazione Z è stata in molti modi distrutta dalla diffusione degli smartphone, e tutti sappiamo che questa generazione è più ansiosa, più depressa, più incline al suicidio, meno propensa a frequentare, meno propensa a fare sesso, meno propensa ad uscire, meno propensa ad avere amici, meno propensa a parlare con i membri della famiglia, più sola, più isolata e più depressa. La Generazione Z sta davvero male. Possiamo vederlo tutti. È una trasformazione terrificante degli ultimi decenni che ha plasmato la generazione che vediamo oggi, ma pensate alla Generazione Alpha, cioè i bambini della “iPack”, che saranno ancora più malati, più stupidi, più tristi e più soli rispetto alla generazione attuale, senza dimenticare più grassi. In passato, i bambini si impegnavano in ore di gioco ogni giorno, il che non solo consentiva loro di bruciare calorie e mantenere la loro forma fisica, ma favoriva anche l’interazione sociale, migliorava le abilità cognitive e alleviava lo stress. Tuttavia, con la diminuzione del tempo dedicato al gioco, tutti gli aspetti dello sviluppo infantile sono stati negativamente influenzati, con conseguenze particolarmente preoccupanti sulla salute e sull’obesità. L’associazione tra l’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi e l’obesità è innegabile.
Un maggiore tempo trascorso davanti allo schermo tende ad andare di pari passo, o meglio di mano in bocca, con un maggiore consumo di cibo e una minore gratificazione a lungo termine. Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata allo schermo porta effettivamente a un desiderio aumentato di cibo e a abitudini di spuntino più frequenti tra bambini e adolescenti. Inoltre, per complicare ulteriormente la situazione, gli studi mostrano che i bambini più obesi tendono a diventare adulti obesi. Infatti, circa il 55% dei bambini obesi durante l’infanzia continuerà a essere obeso durante l’adolescenza, isolandoli ulteriormente. È per questo che ora si stima che circa l’80% degli adolescenti obesi rimarrà obeso quando raggiungeranno l’età adulta, isolandoli sempre di più e rendendoli più insani. Ciò li porta ad avere meno testosterone e meno capacità di godersi la vita come dovrebbero, e se non mi credete, la maggior parte dei bambini ora ha un cellulare all’età di sette anni. Basta guardarsi intorno, così tanti bambini nei ristoranti, ovunque tu vada, con i loro iPad o iPhone, connessi online per ore a fare cose di cui i loro genitori sono completamente all’oscuro, alimentando così una grande epidemia di salute mentale per i bambini. Negli ultimi anni, ci sono stati livelli record di tristezza e autolesionismo tra i bambini, in particolare su Instagram, che è stato trovato avere effetti dannosi sul benessere mentale.
Uno studio che indaga sulla frequenza d’uso di Instagram ha rivelato una forte correlazione tra il suo utilizzo e vari esiti negativi, come depressione, bassa autostima, ansia legata all’aspetto fisico e insoddisfazione corporea. Milioni di bambini già a partire dai 10 anni utilizzano Instagram e vengono regolarmente bombardati da immagini sessualizzate e filmati traumatizzanti di autolesionismo. Senza considerare il fatto di sentirsi costantemente insicuri rispetto a persone che sembrano vivere vite migliori, o almeno così sembra. Non sorprende quindi che i bambini siano così infelici se li mettiamo in queste condizioni fin dall’inizio. La loro innocenza viene strappata via da loro in tenera età e sostituita con qualcosa di veramente terribile. Anche YouTube Kids, progettato appositamente per i bambini dai quattro anni in su, non è affatto sicuro.
L’applicazione è stata dimostrata offrire contenuti a sfondo sessuale, nonché materiale incentrato sul consumo di alcol e droghe, cose davvero non adatte a bambini di quattro anni. Più recentemente, sono emersi diversi rapporti riguardo a materiale dannoso su YouTube che mira specificamente a bambini di soli due anni. Ho isolato alcuni di questi, così le persone possono capire esattamente di cosa stiamo parlando. A sinistra dello schermo, c’è un episodio reale di Peppa Pig, quando Peppa va dal dentista, e a destra c’è un falso che tratta di paura e apparizioni tortuose. Ecco un altro esempio che abbiamo estratto da Paw Patrol, in cui viene menzionato “il vigile del fuoco al salvataggio” e a destra il falso, con incidenti, morti e paura. Fondamentalmente, individui malintenzionati hanno manomesso contenuti tratti da popolari e amati franchise per bambini, tra cui noti programmi come Peppa Pig, Paw Patrol di Nickelodeon e Frozen di Disney. Questi autori hanno inserito contenuti inappropriati e inquietanti che coinvolgono personaggi amati, causando traumi subliminali a bambini inconsapevoli. Queste sono le persone che stanno crescendo i bambini oggi, quando i genitori sono fuori o tornano a casa stanchi ed esausti dal lavoro. Loro semplicemente danno l’iPad al bambino, che viene così cresciuto da questi predatori. Le ragazze sembrano avere situazioni peggiori rispetto ai ragazzi. Sempre di più scopriamo quanto i social media siano dannosi per le donne. In particolare, vediamo sempre più articoli che le ragazze adolescenti stanno affrontando un’epidemia di salute mentale, con livelli record di tristezza segnalati. Le ragazze adolescenti americane non stanno bene, ognuna carica di queste storie terrificanti e strani effetti collaterali, e recentemente i professionisti della salute mentale hanno registrato un enorme aumento delle persone che cercano aiuto per disturbi mentali e sintomi simili alla sindrome di Tourette, e sempre più emergono prove che TikTok sia effettivamente responsabile di ciò.
Con l’attuale denominazione di “tic di TikTok”, i giovani, soprattutto le ragazze giovani, stanno manifestando sintomi di disturbi molto particolari dovuti all’esposizione ai social media. Gli influencer stessi, che mostrano tali sintomi, contribuiscono a diffondere questi tic di TikTok, che sono distinti da ciò che i professionisti medici vedono di solito nei pazienti con la sindrome di Tourette. Si tratta di un esempio di malattia sociogenica di massa o isteria di massa, in cui comportamenti, emozioni o condizioni si diffondono spontaneamente all’interno di un gruppo, compresi i gruppi online.

Inoltre, più tempo gli individui, specialmente i giovani, trascorrono su siti di social networking, maggiore è la probabilità che vivano un disagio psicologico e addirittura contemplino il pensiero di mettere fine alla propria vita. Il 60% dei giovani sostiene di aver sperimentato il bullismo online, aggravando ulteriormente l’epidemia di salute mentale. È ancora più preoccupante chiedersi se la Generazione Alpha è destinata al fallimento se la Generazione Z è così compromessa come lo è oggi. Come sarà fatta la generazione dei bambini iPad tra 20 anni, specialmente quando schermi e social media non solo rovinano la loro salute mentale, ma li rendono privi di emozioni in primo luogo? Non c’è solo un aumento dei “tic di TikTok”, ma siti di social media come TikTok e YouTube sono effettivamente mostrati di aumentare la psicopatia. I psicopatici, altrimenti noti come persone affette dal disturbo della personalità antisociale, sono caratterizzati dalla loro freddezza, manipolatività, natura antisociale e tendenze narcisistiche. Tra tutte le persone in società, tendono ad essere tra le più tossiche, facendo qualsiasi cosa sia necessaria per ottenere ciò che vogliono quando lo vogliono.
La società e il tuo benessere non hanno alcuna importanza per loro. Faranno qualsiasi cosa per ottenere ciò che vogliono, e questo disturbo è spesso associato a incontri precoci durante l’infanzia come maltrattamenti e rifiuti. E sì, probabilmente l’hai indovinato, l’uso estensivo di schermi e social media può portare alla diagnosi di psicopatia. Bisogna avere più di 18 anni prima di poter essere diagnosticati con qualcosa chiamato disturbo di condotta; prima dei 18 anni, un bambino viene diagnosticato con un grave problema comportamentale chiamato disturbo di condotta, che spesso coinvolge tendenze aggressive e trasgressioni della legge. La ricerca mostra chiaramente che i sintomi di condotta dell’infanzia sono significativamente associati a un maggiore utilizzo quotidiano dei social media durante l’età adulta emergente, e che un maggiore utilizzo quotidiano dei social media è significativamente associato a vari comportamenti antisociali. Il comportamento antisociale durante l’infanzia è un forte predittore del comportamento criminale in età adulta, e se ci pensi, la nostra società, soprattutto in Occidente, è progettata per promuovere il più psicopatico di tutti, il più avido e narcisista, e ricompensa il più possibile. E questa ruota del criceto sta solo per aumentare, specialmente con il tempo trascorso davanti allo schermo, che ostacola la nostra capacità di interpretare le espressioni facciali e acquisire abilità sociali, entrambe elementi cruciali per coltivare l’empatia. Una volta che i social media rimuovono l’empatia dall’equazione umana, ci si trova rapidamente circondati da una grande quantità di comportamenti patologici, persone più virtuose, vuote, plastiche, che non hanno cura della società che le ha cresciute o delle persone intorno a loro, solo più gratificazione istantanea, più dopamina. Questa è la generazione dei bambini iPad, e ovviamente non tutti diventeranno psicopatici, è un’evenienza estremamente rara in primo luogo, ma la mancanza di empatia e il crescente narcisismo causati dalla crescita con un iPad sono segni preoccupanti, specialmente quando si considerano le influenze moderne di oggi. Le persone che effettivamente stanno crescendo i tuoi figli, si vedono sempre più influenze che sono sempre presenti nella vita dei tuoi figli, ora sono loro che appaiono sul tuo schermo, quelli che seguono le tendenze di TikTok, quelli che creano la cultura di oggi, e quando guardi gli influencer più grandi ora, che sfoggiano stili di vita opulenti e sponsorizzano cose.

Come OnlyFans, sono davvero queste le persone che vuoi che crescano i tuoi figli, gli Adam22, i Logan Paul e i neon di questo mondo? Tutti questi esseri superficiali che riempiono la testa dei ragazzi con ideologie idiotiche, a volte pericolose, e preoccupantemente, come sempre più studi dimostrano, le influenze stanno avendo un impatto profondo sulla psiche dei bambini, plasmando le loro ideologie attraverso la diffusione di narrazioni distorte cariche di emotività, propagando la ricchezza materialistica, alimentando l’autoassorbimento e comportamenti davvero bassi. Tua figlia sta crescendo con Cardi B, Ruby Rose, che sexy canta riguardo ai loro genitali e alle glorie della promiscuità, distorcendo la percezione dei bambini di ciò che gli altri trovano veramente attraente. Ragazzi che vengono istruiti a ottenere più denaro, a trascurare cultura e tradizione e a screditare tutti. Bambini influenzati da contenuti per adulti a così giovane età. Non sto scherzando, oggi i bambini di nove anni sono regolarmente esposti a contenuti per adulti, e non si tratta dei contenuti per adulti del tempo dei tuoi genitori. Sappiamo tutti di cosa si tratta. Sono i contenuti più depravati immaginabili, compilazioni delle peggiori cose che puoi pensare, che distruggono completamente la dopamina dei tuoi figli, perché nella nostra società la gente è troppo stanca e oberata per avere il tempo di crescere i propri figli in modo adeguato, quindi dare loro un iPad sembra solo l’opzione più facile oggi.

Nessuna di queste sembra solo l’opzione più facile oggi, ma quando si riflette davvero su ciò che sta accadendo qui, su ciò che sta influenzando i bambini ovunque, il fatto che stiano guardando questo tipo di contenuto prima ancora del loro primo bacio. Cosa sta facendo questo ai cervelli dei bambini? Beh, non solo sta rovinando la loro capacità di attenzione e la loro empatia, ma ha anche effetti dannosi sullo sviluppo del loro cortex prefrontale, una regione del cervello responsabile della decisione razionale e della regolazione degli impulsi. Di conseguenza, quando questa area è compromessa, i bambini sono inclini a mostrare comportamenti impulsivi e a prendere decisioni ancora peggiori. Senza un corretto funzionamento del cortex prefrontale, un individuo rischia di vivere una vita piena di imprudenza e scelte sbagliate. Anche gli iPad distribuiti nelle scuole non sono sicuri, ci sono sempre più storie che emergono che coinvolgono bambini piccoli, anche di terza elementare, a cui vengono dati iPad non filtrati e vengono esposti ai contenuti più disturbanti attraverso questi algoritmi. Anche se il tempo di schermo di Apple è stato introdotto nel 2018 per fermare proprio questo tipo di comportamento, con restrizioni teoricamente progettate per aiutare genitori ed educatori, spesso non è così efficace. I bambini possono aggirare facilmente questi ostacoli minori e finire per accedere ai contenuti più depravati che si possa immaginare. Nuove ricerche di Imperior Software mostrano che uno studente su quattro ha guardato contenuti dannosi o violenti online mentre era in classe, il 17% lo faceva con un dispositivo scolastico, e addirittura uno su dieci ha utilizzato siti di gioco d’azzardo tramite questi iPad, ancora una volta, è importante sottolineare che tutto questo avviene in classe. Se tutto questo non è abbastanza deprimente, c’è una cosa che è ancora peggiore di una generazione di bambini iPad: i predatori che sfruttano la Generazione Alpha. Questo accade con ogni generazione, e si dice che in una città non sei mai a più di 6 metri da un ratto, ma sembra che i bambini non siano mai a più di sei clic da un predatore. I social media hanno in molti modi creato un rifugio sicuro per i predatori che possono nascondersi dietro a profili falsi e attirare bambini inconsapevoli in trappole potenzialmente distruttive, persino mortali. Ora il Wall Street Journal ha pubblicato un’approfondita inchiesta che mostra come Instagram connetta una vasta rete di predatori in tutto il mondo, e sebbene gli utenti di Instagram dovrebbero avere almeno 13 anni, molti utenti hanno solo 10 anni, e questo numero continua a diminuire.

Sempre più bambini vengono raggiunti da annunci pubblicitari, senza che essi sappiano che il bambino con cui stanno comunicando è in realtà un uomo di 58 anni con le intenzioni più spregevoli immaginabili. Nel frattempo, TikTok, la piattaforma di social media più popolare in circolazione, è stata definita la piattaforma perfetta per i predatori. Ora sappiamo tutti che il mondo online è pieno di mostri, il tipo di persone che si specializzano nel distruggere le vite dei bambini. Uno studio recente condotto da esperti di sicurezza informatica israeliani e americani rivela che i predatori che contattano i bambini sui social media sfruttano le violazioni di sicurezza per attivare segretamente le loro webcam senza la conoscenza o il consenso dei bambini e, allo stesso tempo, c’è stato un forte aumento dei casi di bambini che cadono vittime dell’estorsione online, della sextortion, il reato di manipolare i bambini, che sono stati poi costretti a condividere immagini esplicite di se stessi con gli abusanti.Questi abusatori minacciano poi di diffondere le immagini se non viene pagato un riscatto. I predatori sessuali hanno un nuovo terreno di gioco qui, prendendo di mira i bambini chattando con loro mentre giocano a popolari videogiochi.

Cbs anary mcniel al lavoro per voi su come i genitori possano proteggere i loro figli dal diventare vittime, dove i bambini trascorrono il loro tempo online, i predatori sono in agguato e in modo preoccupante un numero crescente di segnalazioni riguarda le immagini della categoria più grave, e ancora più preoccupante è che i bambini sono ora in grado di utilizzare iPad per accedere facilmente al dark web. Ora, come molti di voi sapranno, il dark web è costituito da una collezione nascosta di siti internet accessibili solo tramite un browser web specializzato, dove le persone possono vendere vari articoli e servizi, qualsiasi cosa di illegale che si desideri, ed è emerso di recente che un bambino di otto anni ha usato il suo iPad per accedere al dark web e acquistare una serie di articoli pericolosamente pericolosi, compreso un ak-47. La pistola è persino arrivata a casa sua con la madre, che alla fine l’ha consegnata alla polizia, ma questo ha sollevato una discussione scomoda qui. Se i bambini vengono cresciuti dagli iPad, vedranno ogni angolo di Internet e accedere al dark web su un iPhone o iPad è notevolmente facile e una volta che un bambino lo fa, entra in un mondo in cui la loro sicurezza e innocenza diventano quasi istantaneamente minacciate. Vedete, 1 su 50 bambini è colpito dall’usurpazione d’identità infantile e più della metà delle vittime sono bambini sotto i 9 anni. Quindi cosa rende così attraente l’identità di un bambino? Probabilmente perché il loro numero di previdenza sociale e la storia creditizia rappresentano una lavagna pulita che potrebbe rimanere intatta e potenzialmente incontrollata per molti anni, persino decenni, e se il furto passa inosservato, un criminale potrebbe utilizzare un numero di previdenza sociale rubato per stabilire una storia creditizia nel corso di un periodo prolungato e questa truffa potrebbe rimanere nascosta fino a quando il bambino richiede una patente di guida, un impiego o assistenza finanziaria per l’istruzione. Una cosa che non sarà rara con la generazione alpha e i bambini iPad, in particolare, è l’aumento dei “celibi involontari”, giovani uomini solitari e amareggiati da un senso di fallimento romantico che si ritrovano in comunità online.

Vedi sempre di più con cose come Tinder, con Instagram e con contenuti per adulti. Tutte queste cose stanno influenzando la salute mentale di tutti ovunque, ma soprattutto della generazione alpha, come ho già discusso. Ma una cosa che questo fa è creare una mancanza di comunità e coesione. Non hai mai la possibilità di connetterti con persone della tua età e più ciò accade, specialmente per la generazione alpha, più aumentano i “celibi involontari”. Si tratta di persone che non riescono a interagire con l’altro sesso perché non sono mai state socializzate correttamente, e questo si lega a una enorme diminuzione dei livelli di testosterone tra i giovani uomini. In effetti, l’uso prolungato dei social media abbassa effettivamente i livelli di testosterone nei maschi. È stato dimostrato che i social media possono causare la diminuzione dei livelli di testosterone, influenzando il desiderio sessuale e l’umore. Sempre più uomini stanno lottando con depressione, ansia e solitudine, e questo coincide completamente con la diminuzione del testosterone. Ci sono molteplici fattori per questo, come ho discusso più volte su questo canale, e mentre ci sono cibo, acqua e ormoni nell’ambiente, i social media e i dispositivi digitali stanno anche svuotando la virilità dei giovani uomini, rendendoli fiacchi, senza vita, odiosi e solitari. In realtà, l’adolescente medio oggi trascorre fino a 6 ore al giorno “distruggendo” la sua vita e probabilmente molto di più al computer. Quindi, immagina un bambino di 5, 6, 7, 8 anni che si fa dipendenza da questi algoritmi fin da giovane. Ricevendo la loro dose di dopamina da questi dispositivi, quando hanno 18 anni, sono già completamente immersi nei social media, con il cervello compromesso, sprecando la loro vita a guardare pixel. Alla loro età, la maggior parte dei bambini della generazione alpha avrà probabilmente passato quasi 5 anni completamente online, e intendo letteralmente il tempo passato a guardare i dispositivi. Cosa fa tutto ciò a un essere umano sano? Sorprende che la generazione alpha diventerà più arrabbiata, più grassa, più stupida, più sola? Le cose sono già brutte ora, ma purtroppo, le cose stanno solo peggiorando se i genitori continuano a crescere i loro figli con iPad, e il triste fatto è che la maggior parte dei genitori non sa nulla di tutto ciò. Non hanno idea delle conseguenze perché non hanno mai vissuto quest’esperienza, ed è molto più facile dare a un bambino un iPad che portarlo a fare sport, il che significa che sta emergendo una nuova generazione.

Ecco perché la generazione Alpha potrebbe rivelarsi la generazione più problematica di tutta la storia umana, soprattutto con l’ascesa dell’IA, un momento iPhone potenziato. Dove si collocherà questa generazione Alpha? Quelli nati tra il 2012 e la metà degli anni 2020 cresceranno in un mondo dove gli assistenti IA, né mamma e papà, regneranno supreme? Abbiamo già persone che sposano personaggi pixellati. Le relazioni umane stanno morendo, l’IA non fa che aggiungere benzina sul fuoco e, man mano che gli esseri umani trascorrono sempre meno tempo interagendo nel mondo reale e sempre più tempo immersi in mondi virtuali, i partner IA potrebbero benissimo sostituire quelli umani e, come i bambini iPad sono cresciuti, potremmo benissimo vivere nell’idiozia in pochi decenni.

 

Senza leggi adeguate il male vince

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Come redazione di sicurezzaminori.org negli ultimi sei anni abbiamo cercato di mostrare ai genitori di ragazzi minorenni le sfaccettature del web e i costumi sociali giovanili, sia per tenerli aggiornati sul mondo dei loro figli sia per informarli sui pericoli potenzialmente presenti in rete.
Questa volta dobbiamo purtroppo raccontarvi di come ci siamo arresi davanti all’impossibilità di procedere legalmente verso un’area gioco situata nella città di Firenze.
Ecco perchè abbiamo deciso di occuparci di questa attività ludica.
La sala giochi che si trova all’interno di un complesso commerciale, fra i quali esercizi abbiamo Uci Cinemas, (immaginatevi dunque la quantità e l’età dell’utenza in transito) dove si può scegliere tra un’offerta molto variegata: piste da bowling,  VR , videogames, giochi (75%) con il sistema di vincita di biglietti e raccolta punti premio (ne abbiamo parlato qui). E poi ancora tavoli da biliardo, area compleanni e percorso giungla per i più piccoli.
Non ci sono limiti di età per l’ ingresso ai giochi.

Veniamo a conoscenza di questo posto accompagnando un bambino a una festa di compleanno.
Fin da subito una cosa abbastanza incredibile: l’ingresso è unico e solo successivamente si divide in altri 2 accessi: uno per la sala giochi ad entrata libera e l’altra per la sala  VLT (Videlottery) il cui utilizzo è vietato ai minori di 18 anni.
Una volta entrati, vediamo: bambini di 4/5 anni davanti ai monitor della realtà virtuale a guardare un’apocalisse zombie (ottima grafica tra l’altro, sembra un film horror); una ragazzina di 13 anni impegnata in un gioco per vincere dei ticket e la madre in ginocchio per terra a raccogliere questi ticket, non sembrano divertirsi non mostrano particolare gioia … sembrano solo interessate ad accumulare quanti più ticket possibile. All’ingresso della festa di compleanno siamo accolti da un inserviente che ci spiega le regole: prima ci sarà una partita a bowling, poi la premiazione e infine il taglio della torta. Poi ci consegna 20 gettoni omaggio.
Ogni pista da bowling ha due enormi monitor, uno che mostra il punteggio e l’altro che trasmette videoclip musicali. Questi sono sincronizzati, quindi nell’area gioco ci sono circa 15-20 monitor che mandano lo stesso video.
Ma come si può selezionare materiale video adatto a tutte le età? Infatti non succede e bambini di tutte le età assistono a immagini più o meno esplicite e comunque non adatte alla loro fascia d’età.

Ecco 2 video che passavano sui monitor del locale

Ma torniamo al nostro compleanno. Terminata la partita di bowling e consegnate le medaglie ai vincitori, arriva la merenda. E la sorpresa!
Sulla torta troviamo le famigerate candeline scintillanti tossiche di cui abbiamo già trattato qui e non abbiamo potuto fare a meno di chiedere spiegazioni. Purtroppo, in assenza del direttore (il cui nominativo non ci è stato fornito per motivi di privacy) ci siamo dovuti rivolgere a un cassiere che si è presentato come responsabile di sala e che, insieme ad altre colleghe tutte molto giovani, oltre a sminuire tutte le problematiche da noi presentate, ci hanno fornito una sola indicazione: le playlist sono realizzate da una ditta esterna che le invia da remoto, ma di quale azienda di tratti non è stato possibile sapere.
Allora, come sempre, ci siamo rivolti all’avvocato Guelfo Salani che fa parte del nostro progetto fino dalla sua nascita.
Ma purtroppo questa volta le cartucce che la giurisprudenza ci ha fornito non sono state adeguate, se non addirittura completamente assenti.

Continua a leggere il parere breve dell’Avv. Salani:

Avv. Guelfo Salani
Cassazionista

“Si ritiene interessante ed attinente segnalare un caso del tutto analogo a quello presentato, occorso a Cesenatico nell’estate del 2016; i genitori di alcuni bambini che si ritrovavano spesso in un locale sul lungomare con aree gioco a loro dedicate segnalavano al Sindaco la presenza nelle stesse aree di apparecchi da gioco vietati ai minori degli anni 16 e 18, addirittura affiancate agli stessi giochi per bambini. Il Sindaco faceva seguire accurata ispezione sul rispetto dei limiti sopra esposti (molti di essi, evidentemente, analoghi anche per la Regione Emilia Romagna), con conseguente rimozione di numerosi apparecchi.”

“A fronte di un’esposizione ininterrotta ed incontrollata ad immagini, anche pubblicitarie, violente, a sfondo sessuale o comunque inadatte ai minori (non in grado di distinguere, a differenza degli adulti, realtà virtuale e realtà vera) per strada, in televisione, su internet o negli esercizi commerciali, emerge come unico parametro (o comunque prevalente) di riferimento per l’idoneità di un’immagine ad essere destinata anche ad un pubblico di minori la scala PEGI, che individua il limite di età adatto per video, film e giochi o videogiochi destinati ai minori. Indice che, per l’intrattenimento video preso in considerazione, non viene indicato nelle immagini proposte, oppure vengono trasmesse immagini (ad es. videoclip) che non sottostanno a tale classificazione. In altre parole, la programmazione video che viene trasmessa in tale tipo di locali, non è sottoposta ai limiti e/o alla regolamentazione PEGI e quindi è libera.”

“In base a quanto rilevato, allora, possiamo provare ad individuare delle situazioni – tipo nelle quali ciascun genitore o accompagnatore di un minore può ritrovarsi nel momento in cui lo accompagna in un’area ludica o comunque dedicata ai bambini, che si trovi all’interno di un’area commerciale, attraverso domande alle quali rispondiamo in base al quadro normativo appena esposto e alla situazione fattuale rilevata:

• Mio figlio è stato invitato ad una festa di compleanno di un suo compagno di classe che si terrà nell’area bowling di un noto centro commerciale; nelle zone immediatamente adiacenti a quest’area, egli troverà soltanto attività destinate ai minori o comunque per gli stessi in alcun modo pregiudizievoli?

No. Nei fatti non è assolutamente garantito che sia così. Anzi, si rilevano più casi nei quali accanto alle aree ludiche per bambini si trovano attività espressamente vietate ai minori e lecitamente ivi sistemate, non sussistendo alcun esplicito divieto in materia.

• Queste attività adiacenti alle zone ludiche nelle quali si esercitano attività vietate ai minori sono opportunamente segnalate e pertanto facilmente identificabili per mio figlio?

Sì ma. Le uniche prescrizioni in proposito riguardano l’imposizione di chiare delimitazioni delle zone vietate ai minori ma non per forza attraverso l’uso di porte, che comunque ben possono restare aperte al pubblico. Risulta evidente che senza l’obbligo di porte chiuse il minore ben può guardare cosa vi è all’interno dell’area riservata al pubblico adulto. Tali prescrizioni infatti si limitano a garantire che dette zone (riservate agli adulti) non rechino alcuna pubblicità dei giochi presenti al loro interno (anche attraverso vetrofanie), che sia presente la chiara indicazione del divieto di accesso ai minori anche con impianto di videosorveglianza o personale addetto, all’entrata dei locali.

• Nel corso della festa di compleanno in un centro commerciale vi è la garanzia che mio figlio eviti immagini per lui pregiudizievoli o pericolose o comunque inadatte, proiettate ad esempio sui numerosi schermi collocati all’interno delle aree gioco?

No. Su questi schermi ben possono essere trasmesse continuamente (come spesso accade) immagini violente e/o a sfondo sessuale o contenuti pubblicitari o videoclip comunque inadatti alla visione di un minore perché tutte non soggette alla classificazione PEGI, appositamente pensata e predisposta per classificare le immagini da trasmettere in modo da selezionare quelle la cui visione è inadatta a un pubblico minore e, pertanto, totalmente o parzialmente sconsigliata. Classificazione che invece viene rispettata in tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive.

• In quali posti, allora, posso essere ragionevolmente sicuro che mio figlio potrà giocare o anche solo intrattenersi al riparo da situazioni anche solo potenzialmente pericolose per lui come quelle sopra descritte?

In base alle normative vigenti, soltanto nelle biblioteche, nelle scuole, nelle ludoteche, nei giardini o nei parchi pubblici, nei luoghi di culto, di interesse culturale e architettonico, nei luoghi di cura e nei centri socio-ricreativi e sportivi, ovviamente laddove consentito e senza garanzia di non incontrare altri tipi di pericoli per i minori.

 

Ma allora come faccio a tutelare mio figlio da tutto ciò?

Lo scrivente legale approfitta di questa ultima domanda per formulare il proprio parere legale.
Innanzitutto, come sopra accennato, si rileva una grandissima e potenzialmente pericolosissima lacuna normativa a scapito dei minori e del loro superiore diritto ad uno sviluppo psicofisico armonico.
Ciò detto relativamente al primo quesito, si ritiene che il primo strumento utile da attivare, in caso di criticità o sospetto di criticità sia quello ispettivo.. In particolare quello di verificare o far verificare la presenza materiale dei requisiti esposti per i locali presi in esame (di giochi d’azzardo e/o videogiochi) e quindi, riassumendo, che: -sia rispettata la distanza di almeno 500 metri dai luoghi sensibili sopra individuati; – sia presente una chiara ed apposita delimitazione delle aree vietate ai minori; – vi sia apposita segnalazione del divieto di accesso ai minori nelle aree agli stessi interdette; – sia operativa la sorveglianza (anche attraverso impianti video) del rispetto del divieto d’accesso ai minori in queste aree. Relativamente al secondo quesito, anzi relativamente ad entrambi i quesiti, si suggerisce di fare leva sui poteri di polizia del Sindaco, poiché in molte Regioni, come la Toscana, la normativa espressamente lo delega e autorizza a ciò. In questo modo, a ben vedere, la figura del Sindaco risulta essere l’unica figura istituzionale capace di prendere provvedimenti apparentemente extra legem poiché (e la legge glielo permette) dettati da un principio di opportunità, e non solamente dalla legge ed i suoi limitati confini.
A fronte di tutto quanto sinora esposto ci venga permesso di osservare che la presente situazione caratterizzata come detto, da una parte dal costante e complice vuoto legislativo (si pensi che la normativa a valenza nazionale è del 1931!), e dell’altra dalla riscontrata generalizzata indifferenza dei gestori dei locali spesso insensibili al tema, rappresenta una importante e dura sfida per il genitore o tutore o comunque adulto accompagnatore del minore, che voglia portare quest’ultimo a divertirsi nelle aree a lui dedicate. Si ritiene che l’esistenza stessa di questa sfida, certo non giova né per l’adulto né per il minore al clima di serenità che anzi le Istituzioni dovrebbero promuovere e garantire ad ogni cittadino, nonché rischia di incidere negativamente sulla generale fiducia nelle Istituzioni stesse.
QUI IL DOCUMENTO INTEGRALE DELLO STUDIO

Il diritto del minore ad essere tutelato da immagini e video non adatti.

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Questo diritto troppo spesso negato è quello che ci ha spinto a creare questo progetto (sicurezzaminori.org).
Negli incontri con i genitori, con gli insegnanti o nei nostri articoli è sempre presente una vena triste/polemica riguardante la tutela da immagini e video non adatte ai minori.
Non dobbiamo pensare subito a materiale pornografico altro enorme problema già affrontato, e che potrebbe minare la concezione di sesso, sessualità e/o di amore che andranno a formarsi nel ragazzo, bensì a materiale che potrebbe sembrare innoquo, agli occhi di un genitore non consapevole o addirittura goliardico o ironico.
Abbiamo fatto un articolo che mostra le similitudini tra il reato di abbandono di minore e l’abbandono di un minore nel web. LINK ARTICOLO
Come qualcuno saprà è la persona o la società che pubblica il video su Youtube che ha la possibilità di impostare l’età a cui sarà accessibile il video.
Perciò come spiegato già infinite volte: non è possibile acconsentire al trattamento dei dati personali prima dell’età di 14 anni in Italia senza un parental control correttamente configurato, prima di questa età non è possibile avere una mail, senza mail non si puo’ inizializzare nè un cellulare nè iscriversi a nessun servizio social o di messaging.
La responsabilità civile della navigazione del minore è sempre del genitore.
Ci siamo imbattuti in un paradosso, ovvero moltissimi video su Youtube che insegnano come aggirare il blocco dell’età di Youtube. Curioso che queste piattaforme che salgono alle cronache per non definirsi editori e non pagare le tasse come editori ma poi effettuano censure come se fossero editori e con la loro tecnologia futuristica non riescono a monitorare che proprio sulla loro piattaforma vengono pubblicati video su come aggirare il blocco dell’età….e sotto questi video commenti e discussioni su altri modi e servizi terzi che si possono usare per aggirare questi blocchi.
Evidenziamo che le decine di servizi web che permettono di scaricare un video da Youtube sul proprio cellulare, lo fanno senza interessarsi dell’età di chi lo richiede.

Un ultimo esempio scelto per il concatenamento di video e personaggi coinvolti.
Vogliamo provare a dimostrare come sia facile per un ragazzo tramite, in questo caso, Youtube + Tik Tok, poter fare una ricerca tra i vari personaggi ed atterrare in posti non consoni.

Il nostro collegamento è Francesco Nozzolino + Rosario Muniz + Andrea Diprè.

Nozzolino tramite Tik Tok invita ad un evento i suoi followers in compagnia di Rosario Muniz

Qui possiamo vedere Rosario Muniz con Andrea Diprè

In fine uno dei tanti video di Andrea Diprè

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Cosa deve leggere un genitore nel 2021

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Chi ci segue da anni saprà che monitoriamo la rete e cerchiamo di diffondere informazioni ai genitori e agli addetti ai lavori del mondo dell’infanzia. Oggi questo articolo vuole mettervi a conoscenza di una pubblicazione molto importante. Questa pubblicazione è moderna, dettagliata, con molte fonti a disposizione del lettore. Vogliamo dire che è una pubblicazione necessaria e che stavamo aspettando.

LA TRAGEDIA SILENZIOSA

di Ettore Guarnaccia

Come il digitale sta plasmando e minacciando le nuove generazioni
(ai tempi del COVID-19)

Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito all’avvento e alla diffusione di massa di social network, smartphone e app. Nello stesso periodo, si è osservato un costante aumento di disturbi psicologici, depressione, ansia e suicidi, soprattutto fra i più giovani.

Non è un caso.

In un post, che è stato letto da oltre 20 milioni di persone, la psicoterapeuta canadese Victoria Prooday ha definito questo fenomeno come “la tragedia silenziosa”. Abbiamo investito molto sull’evoluzione tecnologica, ma non abbastanza in cultura ed educazione digitale.

  • Cyberbullismo
  • incitamento all’odio
  • disturbi alimentari
  • autolesionismo
  • isolamento sociale
  • babysitter digitali
  • pedopornografia
  • adescamento online
  • fenomeni emulativi
  • ipersessualizzazione
  • dipendenza tecnologica
  • ludopatia da videogiochi
  • gioco d’azzardo

Quante altre prove ci servono per svegliarci?

Tutto questo ha delle conseguenze sulle persone, sia sul piano mentale che fisico, in particolare per bambini e adolescenti. Secondo uno studio condotto dalla San Diego State University, per gli adolescenti che passano almeno 5 ore al giorno con smartphone e altri dispositivi digitali, il rischio di sviluppare depressione e tendenza al suicidio aumenta del 71%. Inoltre, l’isolamento, il distanziamento fisico e le relazioni a distanza dovuti alla pandemia da Coronavirus, stanno aggravando ulteriormente il problema. Non è troppo tardi per intervenire, ma è urgente prendere coscienza di come il digitale stia plasmando e minacciando le nuove generazioni, per poterne insegnare un uso proficuo, responsabile, rispettoso e sicuro.

Prefazione di Massimo Mazzucco

Mio nonno nacque nel 1895 e morì nel 1980. Visse quindi praticamente per intero il secolo scorso. Nell’arco della sua vita ha assistito a tutte le più grandi innovazioni tecnologiche del Novecento. Mi raccontava sempre di quando, all’età di 15 anni, andava alla Piazza d’Armi di Torino ad assistere ai primi tentativi di volo di un monomotore a elica: quando non si schiantava a terra, quel trabiccolo improvvisato riusciva a compiere anche 5060 metri sollevato per aria. Anche l’avvento della radio mi è sempre stato raccontato da mio nonno come un evento eccezionale, con intere famiglie che si riunivano ad ascoltare in rispettoso silenzio i segnali gracchianti che uscivano dai primi ricevitori. E così fu per l’avvento della televisione, che a partire dagli anni 50 iniziò a tenere compagnia agli italiani in casa loro.

Ma la cosa che mi ha più colpito nei racconti di mio nonno era che queste evoluzioni tecnologiche arrivavano nello spazio di 1020 anni l’una dall’altra, e soprattutto procedevano lentamente, come dire “a misura d’uomo”. I trabiccoli che si alzavano in volo in Piazza d’Armi ci hanno messo decine di anni prima di diventare dei DC3 da trasporto passeggeri, e ce ne sono voluti altrettanti prima che questi DC3 diventassero dei Jumbo Jet. In altre parole, il progresso procedeva ad una velocità che l’uomo riusciva sempre a percepire, che riusciva a registrare, e alla quale riusciva quindi ad adeguarsi nel corso del tempo.

Oggi invece non è più così. Oggi il progresso tecnologico è talmente veloce che le stesse generazioni che hanno visto una nuova rivoluzione non riescono più a stare dietro a quelle seguenti. Il mio è un esempio classico. Avevo trent’anni quando acquistai il primo computer Commodore 64. Imparai immediatamente a usarlo e ho sempre fatto ampio uso dei personal computer fino a oggi. Ma nel frattempo le nuove tecnologie basate sui telefonini mi hanno completamente spiazzato, e non riesco più a stare dietro ad ogni evoluzione. Addirittura mio figlio, che di computer si intende, a volte è costretto a rivolgersi a suo figlio, che ha soltanto 10 anni, per comprendere certi meccanismi dei social più diffusi che lui stesso non capisce.

Mentre mio nonno ha potuto vivere quasi un secolo di evoluzione tecnologica alla quale ha potuto comodamente adattarsi nel corso del tempo, per le generazioni più recenti non è più così. Chi nasce oggi non ha più riferimenti con il passato, perché quei riferimenti per lui sono già obsoleti, e lui stesso non fa in tempo ad adattarsi ai riferimenti attuali, che già anche quelli sono ormai superati.

Nel momento in cui la velocità dell’evoluzione tecnologica supera la velocità di crescita interiore dell’uomo, quest’ultimo si ritrova spiazzato, senza più punti di riferimento rispetto al passato. Naturalmente, la mancanza di riferimenti tecnologici con il passato va di pari passo con la mancanza di riferimenti storicosociali, perché ormai la tecnologia è la nostra storia.

L’aspetto più agghiacciante dell’accelerazione tecnologica è proprio questo: un uomo che si ritrova totalmente in balia dello strumento che tiene in mano, e che non è quindi più in grado di conoscere il proprio passato e di decidere il proprio futuro.

Fra coloro che subiscono questa crescente difficoltà di stare al passo, ci sono i genitori di oggi, molti dei quali non conoscono i meccanismi che regolano Internet, i social network e i moderni strumenti di comunicazione digitale, e spesso si sentono esclusi dal mondo virtuale in cui si destreggiano i figli. Questi ultimi, quindi, non possono sviluppare una reale competenza tecnologica né a casa né a scuola, eccezion fatta per l’abile interazione con smartphone e app, e sono quindi in balìa degli effetti che le evoluzioni tecnologiche hanno inevitabilmente sulla loro vita presente e futura.

Se i genitori non sanno fornire le giuste competenze e raccomandazioni per un uso sicuro degli strumenti tecnologici, i figli si avventurano senza preparazione nell’universo digitale, completamente esposti alle tante minacce presenti in rete e ai rischi derivanti. Le conseguenze non sono del tutto individuabili se non con anni di studi e ricerche, ma le tante evidenze che abbiamo già oggi a disposizione tracciano un quadro molto preoccupante che richiede un importante investimento in cultura e consapevolezza.

“La tragedia silenziosa” è uno dei pochi testi nel suo genere, che consente di aggiornarsi a 360 gradi sull’esperienza digitale di bambini e adolescenti, approfondire i vari fenomeni e restare al passo con l’evoluzione tecnologica degli strumenti digitali. La lettura consente a genitori ed educatori di conoscere e comprendere i principali fenomeni e le più gravi minacce dell’esperienza digitale dei più giovani, insieme alle migliori contromisure da adottare e alle raccomandazioni da trasferire ai figli per prevenire conseguenze nefaste sulla loro reputazione e sulla loro salute psicofisica, o per affrontare al meglio situazioni di disagio e sofferenza già in atto.

 

Il libro è acquistabile in forma cartacea e digitale, a breve anche come audiolibro, oppure attraverso il sito dell’autore www.ettoreguarnaccia.com

Per acquistarlo: https://www.amazon.it/dp/B08QRKV94L/

ETTORE GUARNACCIA

Manager, padre, autore di libri, divulgatore ed educatore digitale.

Manager strategico certificato nel settore dell’information technology, della cybersecurity e della gestione del rischio informatico, opera come group director di uno dei più grandi gruppi bancari a livello internazionale. Esperto di leggi e regolamentazioni applicabili ai sistemi informativi e alla sicurezza, vincitore del premio “Cultura, innovazione tecnologica e sicurezza informatica” assegnato nel 2017 dal Clusit per la campagna aziendale di consapevolezza “Connessi e Consapevoli” e per aver saputo trasmettere valore umano. In precedenza è stato CISO e CIO di uno dei più grandi gruppi bancari italiani e information security officer della business unit Italy di un grande gruppo bancario internazionale.

Genitore di un ragazzo adolescente della generazione Z, dal 2014 è educatore in materia di fenomeni e rischi del digitale per volontariato e ha incontrato oltre 3.000 fra bambini e adolescenti, e oltre 1.000 adulti in eventi di sensibilizzazione in istituti scolastici e associazioni, e in radio e televisione, su temi legati al cyberbullismo, ai fenomeni social, alla sessualità online, all’adescamento dei minori, alla dipendenza dalla tecnologia e alla ludopatia digitale. Nel 2017 ha ideato il progetto “Generazione Z” per rilevare l’esperienza digitale dei minori e individuare i fattori di rischio correlati su un campione di oltre 2.000 soggetti da 8 a 18+ anni con un questionario di ben 100 domande.

Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro “Generazione Z – Fotografia statistica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” in cui ha rappresentato i risultati statistici del progetto e analizzato i principali fenomeni e rischi legati all’uso e abuso del digitale. Nel 2020 ha pubblicato il secondo libro “La tragedia silenziosa” dedicato agli effetti del digitale sulla società negli ultimi 15 anni, con particolare focus sulle nuove generazioni. La sua opera di divulgazione si svolge anche attraverso il suo blog personale www.ettoreguarnaccia.com.

Sul suo canale YouTube https://www.youtube.com/c/EttoreGuarnaccia sono disponibili tutti i video dei suoi interventi di presentazione dei libri e di sensibilizzazione.

Abbandono di minore fisico e digitale

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Bentrovati,
oggi affronteremo un argomento che riguarda molti genitori.
Probabilmente la maggior parte dei lettori é stata rea e continua ad esserlo a propria insaputa, non immaginando di stare violando le prescrizioni del Codice Penale con cosí tanta leggerezza.
La stessa leggerezza che molto spesso ci fa ritenere che un PARENTAL CONTROL sui dispositivi dei figli non sia cosí indispensabile, acconsentendo e permettendo, se non addirittura favorendo in questo modo l’uso di dispositivi connessi a bambini troppo piccoli con la conseguenza di poter installare nel dispositivo applicazioni altrimenti vietate ai 3, 7, 12, 16, 18 anni. Esempio instant messaging e socia network.

Oggi vogliamo fare un paragone tra una norma del Codice Penale esistente e un’altra ancora non scritta.

Il paragone è tra l’Art. 591 del Codice Penale ( Abbandono di minore o incapace ) e l’abbandono dello stesso al web, in solitudine, senza formazione o un adeguato supporto per le immagini, i video o gli incontri che possono nascere.

Partiamo dal’ Art. 591 del Codice Penale:
“Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato”.

Vogliamo porre l’attenzione sul termine CUSTODE:
In via generale, il custode è colui che ha il dovere di sorveglianza.

Riguardo alle famiglie con genitori separati, il custode è il genitore che in quel momento o in quel giorno ha la custodia/cura del figlio. Niente è richiesto quindi al genitore che quel giorno non ha la cura e quindi la custodia del o dei minori.

Capita molto spesso che all’interno della famiglia vi siano 2 figli, uno maggiore (ma minore degli anni 18) e uno minore degli anni 14. In un caso del genere bisogna fare molta attenzione poiché se è pur vero che la responsabilitá del custode viene valutata di volta in volta sulla base della capacità e della maturità dello stesso, della situazione di fatto e della prevedibilitá o meno dell’eventuale evento dannoso di cui il minore puó rimanere vittima, occorre sempre tenere presente che la Corte di Cassazione in piú di una occasione ha specificato che il custode deve essere maggiorenne.
Quindi il genitore sí, puó delegare la custodia e la cura dei propri figli a terzi, ma, seguendo per filo e per segno quanto dettato dalla Cassazione, il delegato o incaricato alla custodia o cura del figlio infraquattordicenne, deve essere un soggetto maggiorenne.

Si noti peraltro che l’Art. 591c.p. non fa riferimento alcuno al posto dove il bambino venga abbandonato; è indifferente quindi che lo stesso possa essere abbandonato: in casa, in un parco giochi, in montagna, in auto per andare in un negozio. Ovviamente maggiore è la previsione del pericolo, maggiore sarà la pena per il custode che come abbiamo detto, varia da 6 mesi a 5 anni.

Vi é altresí da notare che anche se spesso questo reato si palesa solo a seguito di un incidente domestico o di una segnalazione, è bene ricordare che il reato di abbandono di minore si compie nel momento stesso dell’abbandono, senza bisogno di nessuna altra attivitá o evento.

Ci sono molte sentenze di cassazione, ne riportiamo una tra le tante:

Nel reato di abbandono di minore, l’azione illecita consiste nell’abbandono e non già nel pericolo che ne è la conseguenza. Pertanto, ai fini dell’elemento soggettivo della fattispecie, non rileva che il soggetto agente abbia sottovalutato il rischio a cui possa andare incontro il minore, nella convinzione che nulla gli possa accadere in pregiudizio alla sua incolumità, ma soltanto la completa rappresentazione della situazione di abbandono in cui il minore versa. In sostanza ogni abbandono deve essere considerato pericoloso poiché l’interesse tutelato dalla norma penale si focalizza sulla violazione dei doveri di custodia del minore
Cassazione penale sez. V  08 febbraio 2012 n. 11655

ABBANDONO DIGITALE

Sicuramente vi sono già venuti in mente dei parallelismi tra l’abbandono fisico e quello digitale.
Forse sono sorte anche delle domande:
Con chi sta chattando mio figlio in camera? Cosa sta guardando? Cosa gli stanno proponendo? Potrebbe venire a contatto con dei contributi video pericolosi per la sua stabilità psichica?
Noi di Sicurezzaminori ci siamo confrontati con innumerevoli genitori di tutte le età e molti non si pongono il problema, altri invece, sono convinti che avendo l’autorità di richiedere il cellulare in ogni momento al figlio, abbiano in mano una procedura di prevenzione efficace, ma rimangono attoniti quando mostriamo loro le “brutture” che ci sono nel web e in quel momento si rendono conto che quel potere di perquisizione non serve a niente.
Abbiamo creato una presentazione che riassume i concetti base che portiamo alle nostre riunioni con i genitore delle scuole elementari e medie. FATELO GIRARE!!!

Il web può essere un posto brutto e pericoloso.
Non ci sono solo ricerche di giocattoli, video tutorial per passare un livello di videogioco complesso o i “Me contro te”.
Molti videogame hanno chat interne dove ci si parla con le cuffie e dove non resta traccia di quello che viene detto per cui passare da queste chat ad un whatsapp è un attimo.
Denunce ci raccontano che in alcune chat di videogiochi, adescatori chiedono foto ai ragazzini in cambio di bonus per i videogiochi.
Ricordiamo di aver visto una live di Instagram (una live è una diretta dove basta schiacciare un tasto e tutto quello che la telecamera del telefono inquadra, se il profilo è PUBBLICO, il mondo lo puo’ vedere) di una ragazzina dove erano connessi più di 125 persone e lei diceva: “ Mamma mia quante persone!!!! Ma ne conosco solo 2 o 3
Il problema sono i commenti che possono essere fatti…. “Faccela vedere” “Escile “ (vocabolo adottato per richiedere di mostrare i seni in webcam). Chi di voi vorrebbe avere la sua bambina in un’altra stanza collegata con 100 estranei di cui il 30% le fa domande e richieste assolutamente non consone alla sua età?
Vogliamo ricordare che la responsabilità civile dei reati commessi da un minore di anni 14 tramite un cellulare (che per la legge italiana non ha la facoltà di trattare i propri dati digitali) è del custode.

Qui sotto troverete alcuni esempi di video visibili su un telefono senza parental control, in cui in autonomia il bambino decide cosa installare e di conseguenza cosa vedere (anche con pegi non adeguato). Situazione simile si ha comunque anche per quei bambini i cui genitori pur avendo installato il parental control, acconsentono con superficialità, all’installazione di app e videogiochi non idonee all’età del figlio. Ad esempio Tik Tok.

Da sottolineare è che su tutti i social è possibile ‘blindare’ il profilo’ per far sì che solo gli amichetti possono visitarlo, ma tutti i profili pubblici del mondo potranno essere visitati.
Abbiamo fatto un articolo con video guida su come ‘ blindare il profilo su tiktok’ .

ADULTE DISINIBITE

SIMPATIZZANTI DI SATANA

RAPPRESENTAZIONI DI SUICIDIO

Tutti voi potete sperimentare i contenuti che ci sono nei social network o in applicazioni come Telegram, basta usare gli hashtag.
A noi sono bastate poche ricerche su Tik Tok con #satan #satanas #suicide e piu’ ve ne vengono in mente e piu’ ne potrete trovare.
Il problema è che poi li trovano anche i bambini. E non abbiamo citato video dove ragazzini maschi e femmine imitano le donne sopra nei video.

I nostri ringraziamenti vanno all’avvocato Guelfo Salani per la consulenza e il supporto.