Nuova legge coltelli 2026: cosa devono sapere i genitori

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Decreto Sicurezza 2026: coltelli e minori, cosa cambia davvero

Negli ultimi mesi si sta diffondendo un messaggio molto netto: ai minori sarebbe vietato portare qualsiasi tipo di coltello. È una frase efficace, ma non è scritta così nella legge. La realtà è più tecnica e, proprio per questo, più interessante da capire.

Cosa dice davvero la normativa

Il Decreto Sicurezza 2026 introduce un punto preciso: è vietata la vendita e la cessione ai minori di strumenti da punta e da taglio, anche tramite piattaforme online, con obbligo di verifica dell’età. Questo significa che un minore non può acquistare un coltello, né riceverlo legalmente da un adulto o da un privato. È una chiusura forte all’origine del problema: impedire che questi oggetti circolino tra i più giovani.
Nel testo della legge non esiste una frase che vieta in modo assoluto ai minori di possedere o portare qualsiasi lama. Non è scritto nero su bianco in questi termini. Tuttavia, fermarsi a questa osservazione rischia di far perdere il quadro generale, perché nella pratica le conseguenze sono molto più ampie.
Se un minore viene trovato con un coltello senza un motivo valido, entra in gioco la normativa sul porto di oggetti atti ad offendere. Non si tratta di una semplice multa. Si apre un procedimento penale minorile, gestito dal Tribunale per i Minorenni. Le conseguenze non sono automatiche e dipendono dal caso concreto, ma possono includere percorsi educativi obbligatori, prescrizioni e, nei casi più seri, misure restrittive.

Il fatto che si tratti di un minore non elimina il rilievo penale della condotta, ma cambia il tipo di risposta dello Stato, che è orientata più alla rieducazione che alla punizione pura.

Il coinvolgimento dei genitori

Una delle novità più concrete del decreto è il coinvolgimento diretto dei genitori. Se un minore commette un illecito legato al porto di armi o strumenti atti ad offendere, può essere applicata una sanzione amministrativa anche a loro. L’importo è compreso indicativamente tra 200 e 1.000 euro.
Non è una responsabilità penale, ma è un segnale chiaro: la gestione e il controllo rientrano nella sfera educativa della famiglia. In altre parole, la legge sposta parte del peso non solo su chi commette il fatto, ma anche su chi ha il dovere di vigilare.
Mettendo insieme questi elementi, il quadro diventa molto più restrittivo di quanto sembri leggendo una singola frase. Un minore non può procurarsi legalmente un coltello. Se lo ha con sé, difficilmente potrà giustificarne il possesso. E, in caso di controllo, le conseguenze non si limitano a lui ma coinvolgono anche i genitori.

Questo crea una situazione in cui, pur non esistendo un divieto assoluto scritto in modo esplicito, nella realtà operativa portare un coltello da minorenni diventa quasi sempre una scelta rischiosa.

Cosa devono sapere le famiglie

Il decreto non introduce solo nuove regole, ma cambia l’approccio. L’attenzione si sposta dalla gestione del singolo episodio alla prevenzione. Sapere dove si trovano questi oggetti, come vengono usati e in quali contesti è oggi più importante di prima.

La distanza tra ciò che è scritto nella norma e ciò che accade nella pratica è il punto centrale.
Ed è proprio lì che si gioca la vera efficacia di questa nuova impostazione.

Social vietati ai minori: il fallimento educativo dietro il divieto australiano

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Il recente divieto australiano di accesso ai social network per i minori di 16 anni è stato presentato come una misura di tutela. Una legge “storica”, addirittura “pionieristica”. Ma guardandola con attenzione, quella norma racconta una storia diversa: non di protezione, bensì di resa. Resa culturale, educativa, politica. Quando una società arriva a vietare l’uso di uno strumento invece di insegnarne l’uso corretto, significa che qualcosa si è rotto molto prima.

Il problema non nasce oggi (né in Australia)

Internet, i social, gli smartphone non sono arrivati ieri. Sono passati poco più di vent’anni dal salto tecnologico che ha cambiato radicalmente il modo in cui comunichiamo, apprendiamo, ci informiamo, costruiamo identità. Vent’anni, però, sono stati pochissimi per accompagnare questo cambiamento con una formazione etica e tecnica adeguata. Non abbiamo formato gli adulti. Gli adulti non hanno formato i figli. Le istituzioni hanno delegato tutto alle piattaforme. Le piattaforme hanno fatto ciò che era conveniente per il loro modello di business. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: minori iperconnessi ma inermi, genitori presenti fisicamente ma spaesati, scuole lasciate sole, Stati che intervengono solo quando il danno è evidente.

Italia e consenso dei dati: una contraddizione ignorata

Nel 2018 l’Italia ha fatto una scelta chiara e legittima: recependo il GDPR, ha fissato a 14 anni l’età per il consenso al trattamento dei dati personali, invece dei 16 previsti come standard europeo. Questa è legge italiana. È in vigore. Non è opzionale. Eppure, nella pratica quotidiana, questa norma viene sistematicamente ignorata. Le piattaforme continuano a indicare 13 anni come soglia minima di accesso. Una soglia che non nasce dal diritto europeo né da quello italiano, ma dalla normativa statunitense. Il risultato è un corto circuito giuridico: i ragazzi credono di essere “in regola” a 13 anni, i genitori si affidano a regole che non sono quelle del loro Paese, le piattaforme applicano policy pensate per altri ordinamenti, il consenso al trattamento dei dati, in molti casi, è formalmente invalido. Non è solo confusione. È asimmetria di potere normativa.

Il grande non detto: identità digitale e controllo della navigazione

Il divieto australiano funziona solo in apparenza. In realtà, per essere applicato, richiede una cosa precisa: sapere chi sei. Verifica dell’età, biometria, documenti, correlazione dei comportamenti, fingerprinting dei dispositivi. Non importa quale tecnologia venga usata: il presupposto è lo stesso. Per navigare, devi dimostrare qualcosa di te. Questo segna un passaggio delicatissimo: dalla rete come spazio aperto alla rete come ambiente condizionato dall’identità. Oggi lo si giustifica con la tutela dei minori. Domani con la disinformazione. Dopodomani con la sicurezza. Quando l’infrastruttura del controllo è pronta, il perimetro di utilizzo tende sempre ad allargarsi.

Vietare i social ai minori non educa

Il blocco per età ha un grande vantaggio: è semplice da comunicare. Ma è anche fragile. È facilmente aggirabile. Non distingue tra uso consapevole e uso dannoso. Non costruisce competenze. Non responsabilizza. Chi ha strumenti li userà comunque. Chi non li ha resterà escluso o finirà in spazi meno regolati. Nel frattempo, il nodo centrale resta intatto: nessuno ha insegnato come stare online.

Una generazione senza grammatica digitale

Per anni abbiamo lasciato che la formazione digitale coincidesse con il saper usare un’app. Abbiamo confuso competenza con familiarità. Ma sapere dove cliccare non significa sapere cosa si sta facendo. Pubblicare immagini di altri, accettare condizioni contrattuali, esporsi a sistemi di raccomandazione, lasciare tracce permanenti sono atti giuridici, etici e sociali, non semplici gesti tecnici. Quando una generazione cresce senza questa consapevolezza, il problema non è il social network. È il vuoto educativo.

Conclusione: il divieto come sintomo, non come soluzione

Il divieto australiano sui social ai minori non è il futuro della regolazione digitale. È il sintomo di un fallimento accumulato nel tempo. Vietare è più facile che educare. Bloccare è più rapido che accompagnare. Ma ogni scorciatoia normativa ha un costo. E quel costo, spesso, non lo pagano solo i minori. Lo paga l’intera società, quando accetta che l’unico modo di governare la complessità sia ridurla a un sì o a un no. La domanda, a questo punto, non è se vietare funzioni. La domanda è perché siamo arrivati al punto in cui vietare ci sembra l’unica opzione possibile.

Social vietati sotto i 16 anni? No: ecco cosa ha davvero deciso l’Europa il 26 novembre

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Il 26 novembre non è stata approvata una legge

Il Parlamento europeo non ha approvato un divieto. Ha approvato una risoluzione non vincolante, un segnale politico che non cambia nulla nell’immediato.

Non ci sono nuove regole operative, non ci sono account chiusi, non ci sono obblighi per le piattaforme.

È semplicemente un orientamento che invita la Commissione europea a proporre una futura legge. Parliamo di tempi lunghi: anni, non settimane.

Cosa chiede davvero la risoluzione

Se un domani venisse trasformata in legge, lo schema sarebbe questo:

– Sotto i 13 anni: divieto totale di accesso ai social.

– 13–16 anni: accesso solo con consenso verificato dei genitori.

– Dai 16 anni: accesso libero.

Ad oggi non è in vigore nulla di tutto questo.

Perché i titoli sono falsati

“Sotto i 16 vietato” è un titolo che funziona per fare clic. Peccato che non sia vero, generi panico e impedisca ai genitori di capire cosa sta accadendo davvero. Serve trasparenza, non slogan.

Un punto scomodo: nel 2018 l’Italia ha già abbassato a 14 anni l’età del consenso digitale

Quando il GDPR è diventato operativo, la soglia europea standard era 16 anni, con possibilità per gli Stati di abbassarla fino a 13. Nel 2018 il governo Gentiloni ha scelto 14 anni per il consenso autonomo al trattamento dei dati dei minori.

Una scelta oggi criticata perché ha creato un divario tra età reale e maturità digitale, non è stata accompagnata da strumenti per le famiglie, non ha previsto una reale verifica dell’età e ha lasciato scuole e genitori soli a gestire tutto.

È un precedente importante: dimostra quanto sia facile semplificare un problema complesso con un numero in un decreto.

Il vero nodo del futuro: la verifica dell’età e il rischio dell’identità digitale obbligatoria

Se l’Europa renderà vincolante il modello 13–16, dovrà risolvere il punto più critico: come verificare l’età?

Le strade sono poche:

– caricamento di un documento d’identità;

– sistemi biometrici, come il riconoscimento facciale con stima dell’età;

– collegamento ai servizi digitali tramite identità digitale certificata.

Sono soluzioni che aprono scenari delicati: database con milioni di documenti di minori, rischio di sorveglianza strutturale, furti d’identità, esclusione digitale delle famiglie fragili e un precedente tecnologico che potrebbe estendersi a molti altri contenuti online.

Quando si tutelano i minori, non bisogna creare per errore una nuova infrastruttura di controllo.

Il precedente dei siti porno: tanti titoli, poca realtà

Qualche mese fa si è parlato molto di “verifica dell’età obbligatoria” per la pornografia. La realtà è stata semplice: 48 siti bloccati in Italia, aggirati in poche ore con VPN e nuovi domini, senza alcuna reale protezione dei minori e senza modifiche concrete nelle abitudini online.

È un esempio perfetto: la tecnologia non perdona le scorciatoie politiche. I divieti senza strumenti concreti non servono.

Proteggere i minori non si fa con i numeri

Un dodicenne accompagnato è più protetto di un quattordicenne lasciato solo davanti allo schermo. Un genitore presente vale più di qualsiasi decreto.

Le priorità vere sono: piattaforme conformi al Digital Services Act, strumenti genitoriali semplici, scuole che insegnano competenze digitali, famiglie supportate e tecnologie che proteggono senza trasformarsi in sistemi di sorveglianza.

Conclusione

I genitori hanno diritto alla verità. L’Europa non ha vietato i social sotto i 16 anni.

Il 26 novembre non è cambiato nulla nella vita dei ragazzi.

La sfida reale riguarda la verifica dell’età, la sicurezza dei minori e il rischio di costruire sistemi di controllo più invasivi dei problemi che vogliono risolvere.

La trasparenza, non i titoli sensazionalistici, è ciò che permette davvero ai genitori di proteggere i figli.


Felca, lo youtuber che ha costretto il Brasile a proteggere i minori online

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Chi è Felca

Felca è lo pseudonimo di Felipe Bressanim Pereira (Londrina, 1998), youtuber brasiliano nato come gamer e oggi noto per satira e video d’inchiesta. A metà 2025 pubblica un documentario autoprodotto, “adultização”, che denuncia l’esposizione precoce e la sessualizzazione dei bambini sui social network. Il video, volutamente non monetizzato, supera rapidamente le decine di milioni di visualizzazioni, diventando un caso nazionale.

Il contenuto del video

Nel filmato di quasi un’ora, Felca mostra:

  • bambini trattati come adulti da genitori in cerca di click;
  • algoritmi che spingono contenuti ambigui, facilitando l’accesso dei pedofili;
  • casi concreti, come Hytalo Santos, la giovane “Kamylinha” e il canale “Bel para Meninas”.

Felca definisce questo ecosistema tossico “Algoritmo P”: un meccanismo che premia i contenuti più visualizzati, senza filtri etici, generando denaro e popolarità ai danni dei minori.

La reazione immediata

  • 6–7 agosto 2025: pubblicazione del video.
  • Agosto 2025: la Procura della Paraíba sospende i profili di Hytalo Santos, apre un’inchiesta per sfruttamento sessuale di minori e traffico di persone, e ne ordina l’arresto.
  • Settembre 2025: il Ministero delle Finanze blocca temporaneamente gli account di “Kamylinha”.
  • Ottobre 2025: le principali piattaforme social avviano rimozioni e demonetizzazioni di contenuti legati ai minori.

L’effetto politico: 32 proposte di legge

Nel mese successivo al video, alla Camera dei Deputati sono stati presentati almeno 32 progetti di legge per rafforzare la tutela dei minori online e criminalizzare la “adultizzazione”. Diversi media brasiliani li hanno ribattezzati “Lei Felca”. Parallelamente, il Senato brasiliano ha approvato un disegno di legge che introduce pene più severe per chi espone minori in contesti sessualizzati o monetizza la loro immagine.

Casi simbolo citati nel video

  • Hytalo Santos: creator indagato e poi arrestato per presunti reati contro minori.
  • Kamylinha (Kamyla Maria Silva Félix): esposta da giovanissima in ambienti inadeguati e contenuti sessualizzati; i suoi profili social sono stati sospesi.
  • Bel para Meninas: vecchio canale YouTube che nel 2019 aveva già sollevato polemiche sull’esposizione dei bambini.

Che cos’è l’adultizzazione?

L’adultizzazione è l’esposizione di bambini e adolescenti a ruoli, immagini e comportamenti tipici del mondo adulto: look sessualizzati, linguaggio da “businessman precoce”, ambienti pieni di alcol o droga, oppure pressione a generare guadagni tramite i social. Spinta ai limiti, sfocia in abuso psicologico e sfruttamento sessuale.

Le conseguenze psicologiche

Psicologi ed esperti spiegano che l’esposizione precoce mina lo sviluppo emotivo e aumenta il rischio di disturbi d’ansia, depressione, impulsività e dipendenze. Le cicatrici possono durare tutta la vita, soprattutto se a esporre il minore sono i genitori o figure di fiducia.

Perché questa storia conta

Il caso Felca ha unito denuncia sociale, giornalismo indipendente e pressione pubblica. La viralità del video ha obbligato autorità, piattaforme e politici a intervenire con rapidità senza precedenti. Felca, evitando di monetizzare il contenuto, ha rafforzato la credibilità della sua denuncia: non una mossa per guadagnare, ma un atto di responsabilità civile. Oggi il Brasile sta discutendo norme più dure e controlli più stretti, e per la prima volta il dibattito sull’esposizione dei minori online è entrato nelle prime pagine di tutti i quotidiani.

Fonti principali

  • YouTube – Felca: “adultização”
  • CNN Brasil, Poder360 – arresto e indagini su Hytalo Santos
  • El País – reazione politica e corsa a nuove leggi
  • Gazeta do Povo, VEJA – profilo di Felca e impatto nazionale
  • Camera dei Deputati e Senato brasiliano – presentazione di 32 progetti e approvazione di un testo repressivo
  • Ministero delle Finanze – blocco dei profili di Kamylinha

 

Roblox 2025: perché i genitori devono prendere sul serio il problema dei predatori

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Roblox 2025: quello che ogni genitore deve sapere sui rischi della piattaforma

Nel 2025 il nome di Roblox non è più soltanto sinonimo di creatività e giochi online, ma anche di scandali legati alla sicurezza dei minori. Per milioni di bambini e adolescenti, Roblox è un luogo virtuale dove incontrarsi, costruire mondi e giocare insieme. Ma dietro questa facciata colorata e innocente si nascondono pericoli reali che nessun genitore può permettersi di ignorare.

Il caso Schlep: quando la verità fa paura

Al centro dello scandalo c’è il creator conosciuto come Schlep, 22 anni, diventato popolare proprio perché smascherava i predatori sessuali presenti sulla piattaforma. Fingendosi minorenne, negli ultimi anni aveva contribuito a far arrestare diversi pedofili, collaborando indirettamente con le autorità. Il suo obiettivo dichiarato era impedire che altri ragazzi subissero ciò che era capitato a lui quando aveva solo 13 anni.

Eppure, anziché essere supportato, Schlep è stato bannato da Roblox. La motivazione ufficiale? Ha violato i termini di servizio perché non segnalava i sospetti prima alla piattaforma ma direttamente alla polizia. Una scelta che ha scatenato un putiferio: da un lato chi lo considera un eroe, dall’altro un’azienda che mette in primo piano le proprie regole interne invece della sicurezza degli utenti.
Canale Youtube di Schlep

Cause legali e pressioni internazionali

Il caso ha avuto un effetto domino. Negli Stati Uniti la Louisiana ha portato Roblox in tribunale, accusandola apertamente di “favorire un ambiente dove predatori e contenuti dannosi prosperano”. Non è un dettaglio: l’età media degli utenti è di soli 14 anni e i minori costituiscono la maggior parte della community.

Allo stesso tempo, anche fuori dagli USA la tensione cresce. L’Indonesia ha avvertito Roblox: o l’azienda apre un ufficio locale per garantire il rispetto delle leggi sulla sicurezza dei minori, oppure la piattaforma verrà bannata dal Paese. Una mossa dura, che riflette la crescente preoccupazione internazionale sul tema.

Nuove regole, vecchi problemi

Travolta dalle critiche, Roblox ha annunciato cambiamenti: alcune esperienze sono state chiuse, altre (come i famosi spazi privati “bedroom” o “bathroom”) sono ora accessibili solo agli utenti 17+ con verifica dell’età. Sulla carta sembra un passo avanti, ma resta un problema enorme: chiunque può dichiarare un’età falsa. E senza un sistema di identificazione forte, il rischio rimane intatto.

Inoltre, la moderazione è ancora prevalentemente reattiva: si interviene dopo che il danno è già stato fatto, non prima. Ecco perché gli esperti avvertono che, nonostante i record di popolarità (con esperienze che raggiungono oltre 20 milioni di giocatori simultanei), la piattaforma resta terreno fertile per predatori e groomer.

Cosa significa per i genitori

Il messaggio è chiaro: non basta affidarsi alle promesse delle aziende. La protezione dei bambini passa innanzitutto dai genitori. Roblox può essere divertente e creativo, ma va trattato come un ambiente potenzialmente pericoloso, non diverso da una grande città virtuale dove chiunque può entrare in contatto con i nostri figli.

La checklist da applicare subito

✔ Ecco 8 regole concrete per proteggere i figli su Roblox

  1. Blocca chat e messaggi privati: meno canali diretti, meno rischi.
  2. Evita esperienze a rischio: bandisci giochi con stanze private o club virtuali.
  3. Stop a Discord e Snapchat se collegati a Roblox senza supervisione.
  4. Usa i parental control e attiva la verifica età dove disponibile.
  5. Crea un account genitore e tieni d’occhio amicizie e conversazioni.
  6. Imposta orari e limiti di utilizzo attraverso il router o le app dedicate.
  7. Stabilisci regole chiare: niente foto, niente dati personali, niente incontri.
  8. In caso di problema: salva prove (screenshot), segnala a Roblox e avvisa subito la polizia.

Parlare con i figli: le frasi che funzionano

I divieti non bastano. Serve un dialogo aperto e costante. Alcune frasi utili:

  • “Non condividere mai foto o informazioni personali con persone che non conosci.”
  • “Se qualcuno ti chiede di spostare la conversazione su un’altra app, dimmelo subito.”
  • “Se qualcosa ti mette a disagio, fai uno screenshot e mostrarmelo.”

Conclusione

Roblox nel 2025 è un caso da manuale: enorme successo commerciale, ma problemi profondi di sicurezza. Fino a quando non ci saranno controlli più solidi, spetta ai genitori intervenire. Il consiglio è semplice: non aspettare. Applica subito la checklist, parla con tuo figlio e tieni sempre gli occhi aperti. Perché in rete, la prevenzione non è un’opzione: è l’unica arma che abbiamo.

Fonti e approfondimenti

    • Elenco completo delle fonti con descrizione

      ** Articolo di AP News — causa in Louisiana**

      • Louisiana AG accusa Roblox di non proteggere i bambini (AP News, 14 agosto 2025)
        La procuratrice generale Liz Murrill sostiene che Roblox faciliti predatori e distribuzione di materiale sessuale abusivo, e chiede misure riparatorie. AP News

      ** Report di The Verge — risposta di Roblox alle critiche**

      • Roblox rafforza la moderazione e introduce restrizioni su contenuti sessuali (The Verge, agosto 2025)
        Annunciate misure per bloccare esperienze mature, etichettature 17+, age verification e chiusura automatica di server problematici. The Verge

      ** Houston Chronicle — panorama sulle cause legali**

      • Roblox sotto accusa per rischio di sfruttamento infantile (Houston Chronicle, 5 giorni fa)
        Caso Louisiana, vittime di grooming che denunciano; Schlep al centro della polemica; strumenti di sicurezza presentati dall’azienda. Houston Chronicle

      ** PC Gamer — approfondimento sul contenzioso legale**

      • Scalata delle tensioni: “open season” per i predatori, dice la Louisiana (PC Gamer, 15 agosto 2025)
        Sottolinea l’accusa di mancanza di verifica età e tutela, evidenziando giochi disturbanti citati nella causa. PC Gamer

      ** MarketWatch — impatto sul mercato finanziario**

      • Investitori preoccupati: caduta del titolo Roblox dopo le accuse di sicurezza (MarketWatch, 15 agosto 2025)
        Calo del prezzo azionario fino al 10 %, blocchi in diversi Paesi, richieste di maggiori controlli e trasparenza. MarketWatch

      ** NBC Chicago — il caso Schlep**

      • Controversia sul ban del YouTuber “Schlep” esplode sui media (NBC Chicago, 21 agosto 2025)
        Inchiesta sul ban di Schlep e sulle conseguenze per la reputazione di Roblox; riceve sostegno pubblico e l’avvio di una petizione. NBC Chicago

      ** WAFB / Louisiana Illuminator — dettagli sulla causa**

      • Louisiana deposita il ricorso: Roblox fa da porto sicuro a predatori (WAFB, 14 agosto 2025)
        Elenco di esperienze problematiche come “Escape to Epstein Island”; denuncia di totale assenza di verifica del sistema. https://www.wafb.com

      ** The Washington Post — tono critico sull’azienda**

      • Louisiana definisce Roblox “il luogo perfetto per i pedofili” (Washington Post, 15 agosto 2025)
        La legge statale chiede un’inibitoria permanente contro dichiarazioni fuorvianti sulla sicurezza. The Washington Post

      ** Wikipedia — contesto generale e cronologia**

      • Roblox Schlep ban controversy (Wikipedia, aggiornato oggi)
        Sintesi dell’intera vicenda: cronologia del ban, reazioni, coinvolgimento di Chris Hansen e atti legali correlati. Wikipedia

      ** Spectrum Local News — caso Missouri/St. Louis**

      • Una madre di St. Louis denuncia Roblox per grooming (Spectrum Local News, 25 agosto 2025)
        Violazione presunta, raccomandazioni di polizia e sviluppatori locali su come migliorare le contromisure. spectrumlocalnews.com

L’era dell’educazione digitale…treno perso?

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La proprietà intellettuale degli algoritmi solleva molte questioni, soprattutto quando si parla di trasparenza e responsabilità. Le grandi compagnie proteggono spesso i loro algoritmi come “segreti commerciali” per evitare che i concorrenti ne facciano uso, ma questo rende difficile capire se questi algoritmi operano in modo equo o sono progettati per servire interessi aziendali specifici.

Un esempio è quello degli algoritmi dei social media, dove spesso si sospetta che il loro design sia fatto per massimizzare il tempo trascorso dagli utenti, piuttosto che promuovere contenuti di qualità o affidabili. Senza una normativa che imponga trasparenza o accesso agli algoritmi per verifiche esterne, rimane difficile sapere come vengano effettivamente modellati.

In effetti, mentre il GDPR ha fatto passi avanti in termini di protezione dei dati personali, non esistono ancora normative specifiche che impongano alle aziende di rivelare dettagli su come i loro algoritmi influenzino decisioni automatizzate o sulla trasparenza del loro funzionamento.

Negli ultimi anni, si è parlato di creare una sorta di “algoritmic accountability” o responsabilità algoritmica, ma l’implementazione resta complessa.

In Italia mancano sia un’educazione digitale di base nelle scuole, sia iniziative di sensibilizzazione per genitori e famiglie. Questo lascia molti giovani senza guida, in un ambiente digitale che può esporli a rischi, come la gestione dei dati personali, contenuti inappropriati e un uso problematico delle piattaforme social.

In Paesi come la Francia o la Germania, esistono progetti di educazione digitale che iniziano già dalla scuola primaria e coinvolgono anche i genitori per promuovere una cultura digitale responsabile.

In Germania, ad esempio, esistono programmi strutturati di “media literacy” che iniziano già nella scuola primaria. I bambini vengono educati sui rischi e benefici dell’uso di internet, con un focus particolare sulla protezione della privacy, il cyberbullismo e l’uso consapevole dei social media. Spesso vengono coinvolti anche i genitori, con corsi paralleli, per dare loro strumenti adeguati a monitorare e guidare l’uso dei dispositivi digitali da parte dei figli.

In Francia, l’educazione digitale è obbligatoria in molte scuole. I programmi includono nozioni basilari di informatica, la navigazione sicura e l’etica digitale. Il governo ha introdotto anche leggi più restrittive sul tempo di utilizzo degli smartphone nelle scuole, vietando l’uso dei dispositivi mobili nelle ore di lezione. Questo approccio punta a insegnare agli studenti l’importanza di bilanciare l’uso della tecnologia con altre attività, ma anche a sensibilizzarli sulle questioni di sicurezza e privacy online.

Entrambi i Paesi riconoscono l’importanza di una formazione digitale strutturata fin da piccoli per preparare le nuove generazioni a navigare in rete in modo sicuro e consapevole.

In Italia, il dibattito pubblico spesso trascura questioni fondamentali come l’educazione digitale, e molti temi cruciali passano in secondo piano a favore di argomenti che generano discussioni più immediate ma meno impattanti sul lungo termine. Questo porta a un vuoto educativo che i genitori non sempre sono pronti a colmare, né hanno gli strumenti o le competenze per farlo.

La mancanza di consapevolezza tra i più giovani sui rischi legati al web, come il cyberbullismo, la diffusione incontrollata di contenuti o l’esposizione a siti inappropriati, è davvero preoccupante. I ragazzi, senza un’educazione digitale adeguata, non percepiscono le conseguenze delle loro azioni online, anche perché non hanno riferimenti che spieghino loro i pericoli e le responsabilità del mondo digitale.

Forse una soluzione potrebbe essere creare programmi educativi obbligatori che coinvolgano sia scuole che comunità, con figure competenti e formate sul tema. In altri Paesi, si lavora con professionisti specializzati nell’infanzia e adolescenza per creare contenuti mirati a sensibilizzare sui rischi digitali.

Purtroppo ho assistito personalmente a qualche incontro che la polizia postale tiene nelle scuole, sia quelli destinati ai ragazzi che quelli destinati ai genitori. Mi duole dirlo ma sono tremendamente inefficaci: non si centra mai l’obbiettivo. Si parla di cronaca nera per impaurire, senza spiegare le leggi o le regole. Mai è stato nominato il trattamento dei dati che in Italia è fissato a 14 anni.

Ricordiamo a tutti gli utenti, genitori di ragazzi, che possono scriverci per chiedere supporto.

TikTok in diretta dal banco di scuola

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Non vorrei essere frainteso dai lettori: non sono diffidente né contro la tecnologia, anzi, lavoro nel web e passo molte ore al giorno online.
Per questo motivo, mi sento in dovere di evidenziare alcune realtà o pericoli presenti su Internet.

Oggi voglio parlare della consapevolezza che un minore può avere nel pubblicare la propria immagine, ad esempio nei video sui social. Vedo spesso ragazze delle scuole medie che condividono foto su WhatsApp o nelle storie, magari con una mano sul volto. Anche se queste immagini possono essere viste solo da chi è presente in rubrica (se l’impostazione della privacy è attiva), lo scenario cambia se hanno un canale WhatsApp. Per chi non lo sapesse, da qualche tempo WhatsApp ha introdotto la funzione “Canali”, che consente di pubblicare contenuti visibili solo agli iscritti. Queste ragazze a volte presentano outfit o cantano canzoni, senza rendersi conto che basta un attimo per scaricare quel video e perderne completamente il controllo.

Quando parlo di consapevolezza dell’immagine, mi riferisco anche alla conoscenza minima delle funzioni di un’app o dei paradigmi basilari della navigazione web e dell’uso delle applicazioni.
È importante ricordare che, se un minore ha installato un parental control, tutte le app presenti sul telefono sono state approvate dal genitore. Quindi, anche il genitore deve avere ben chiaro quale strumento sta mettendo a disposizione del proprio figlio.

Dal punto di vista informatico, è fondamentale anche sottolineare che l’immagine condivisa online non è solo una questione di visualizzazione pubblica o privata, ma riguarda anche la sicurezza dei dati.
Le foto e i video caricati sui social possono essere raccolti e utilizzati da terzi per finalità commerciali, e in alcuni casi, persino per scopi malevoli come il furto d’identità. Le piattaforme stesse spesso traggono vantaggio da questi contenuti, utilizzandoli per personalizzare la pubblicità o per alimentare i loro algoritmi. Un altro aspetto critico è come questi algoritmi incentivino la viralità di contenuti personali, spingendo i giovani a pubblicare sempre più dettagli della propria vita senza comprendere appieno le implicazioni. È quindi importante capire il potenziale impatto di ciò che viene condiviso, soprattutto quando non è più sotto il controllo dell’utente.

Inoltre, le piattaforme social hanno una responsabilità significativa nella protezione dei minori.
Anche se ci sono linee guida e regolamenti, la loro applicazione può essere insufficiente, e troppo spesso i minori riescono a eludere i controlli. È cruciale che le aziende tecnologiche sviluppino meccanismi più efficaci per monitorare e limitare l’accesso dei giovani a determinati contenuti o funzionalità pericolose, oltre a promuovere un uso consapevole e responsabile delle loro piattaforme.

Detto questo, vorrei concentrarmi sulle live di TikTok. Per “live” si intende una trasmissione in diretta a cui possono partecipare un numero illimitato di persone, le quali possono commentare, esprimere un gradimento, oppure ricondividere la diretta sul proprio profilo e invitare amici a unirsi.

Da un punto di vista psicologico, è necessario riflettere sull’impatto emotivo e mentale che la sovraesposizione sui social può avere sui minori.
Il continuo bisogno di condividere la propria immagine e le proprie esperienze in tempo reale può influenzare negativamente lo sviluppo dell’autostima e della propria identità. I ragazzi, in particolare, possono cominciare a confondere la realtà con l’immagine di sé che proiettano online, cercando sempre di adeguarsi agli standard imposti dai social, spesso irraggiungibili. Questo porta a una dipendenza dall’approvazione degli altri, misurata in termini di like, commenti e visualizzazioni, il che può sfociare in ansia sociale o problemi legati alla percezione del proprio valore.

Un altro aspetto cruciale è il rischio che i giovani non comprendano appieno la durata e l’impatto a lungo termine delle loro azioni online. Le live, in particolare, possono sembrare momenti effimeri, ma in realtà possono essere registrate, ricondivise e manipolate da altri utenti, esponendo i ragazzi a rischi come il cyberbullismo. Questo crea una pressione sociale invisibile che può portare a comportamenti dannosi sia per il minore che per la sua rete di relazioni.

Invito tutti voi che avete TikTok a fare delle prove di collegamento durante l’orario scolastico: troverete decine di ragazzi in diretta dalla propria classe, con decine o addirittura centinaia di persone connesse a guardarli.
A volte è facile intuire il clima di confusione che regna in classe, una situazione davvero incredibile.

Un altro problema che non va sottovalutato è il ruolo del genitore.
Come accennato, molte app richiedono il consenso dei genitori, ma non sempre questo avviene con consapevolezza. I genitori devono essere pienamente coscienti degli strumenti che mettono a disposizione dei figli e devono comprendere come questi strumenti possono influenzare la loro vita sociale e psichica. Non si tratta solo di autorizzare o meno l’installazione di un’app, ma di accompagnare i ragazzi nell’uso delle tecnologie digitali in modo informato e consapevole.

Ho salvato alcune di queste dirette (ovviamente con i volti dei minori oscurati), ma vi invito a cercare personalmente queste live durante l’orario scolastico per rendervi conto della gravità del fenomeno.

RICORDIAMO CHE LE LINEE GUIDA DI TIKTOK RISERVANO LA FUNZIONE DELLE LIVE SOLO AGLI UTENTI MAGGIORENNI.

Ten Ten Diciamo la nostra

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Benvenuti! Oggi dedichiamo qualche parola a Ten Ten, un’applicazione che sembra essere recentemente scoperta dal mainstream. È interessante notare che i commenti sugli store di app risalgono anche a quattro anni fa.

Vorrei evidenziare alcuni concetti importanti per chi ci segue. Per legge, è necessario avere almeno 14 anni per accettare il trattamento dei dati personali. Inoltre, in Italia, non è possibile avere un’email prima dei 14 anni senza un parental control, che permette di creare un’email per i minori di 14 anni. Se nel telefono di vostro figlio ci sono applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp, dovreste essere voi genitori ad aver dato il consenso tramite un parental control.

State permettendo che vostro figlio/a sia profilato dalla tenera età.

È vero, questa app Ten Ten può essere considerata uno spyware, poiché richiede molti permessi per funzionare. Nei suoi termini di utilizzo, che abbiamo tradotto e letto, non nasconde che tracceranno i vostri movimenti, raccoglieranno i vostri contatti e monitoreranno l’ora in cui ricevete messaggi e da chi.

Sembra spaventoso, ma tranne che per i permessi necessari per funzionare in background, ovvero sempre attivi quando il telefono è acceso, questa raccolta dati è comune a molte app social. Immaginate se WhatsApp o Telegram leggessero automaticamente i messaggi vocali nel momento in cui li ricevete, a qualsiasi ora…

Benvenuti nell’era dei bambini iPad

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Ben ritrovati.
Abbiamo voluto tradurre questo video perchè è ritenuto da tutti noi di fondamentale importanza.
Non abbiamo tradotto o fatto i sottotitoli ma mettiamo di seguito la trascrizione.
Vi consigliamo anche di vedere il video perchè molte immagini sono significative.

 

Benvenuti nell’era dei bambini iPad, ci viene detto che la generazione Z è terrorizzata dalla prospettiva di crescere una generazione di bambini schiavi degli iPad, il termine bambini iPad è comunemente usato per descrivere i bambini che hanno a loro disposizione un dispositivo senza alcuna restrizione di tempo. Ironicamente, i video che trattano le crisi di questi bambini hanno una notevole popolarità su Tik Tok ed è nata una categoria di video che hanno raccolto milioni di visualizzazioni. Questi video sono creati da utenti che commentano, criticano e ridicolizzano apertamente i comportamenti dei bambini iPad mentre fanno i capricci, durante le crisi di pianto quando gli viene tolto il dispositivo, mentre dimostrano un totale disinteresse nell’ interagire con gli altri, nella loro mancanza di capacità di giocare con i giocattoli tradizionali, ecc., ma dietro tutto il sarcasmo e l’umorismo oscuro si nasconde tutta una serie di verità scomode su dove sta andando la nostra società. I bambini di oggi sono cattivi ma i bambini di domani vivranno una vita che non possiamo nemmeno immaginare e le future problematiche della generazione Alpha sono qualcosa a cui non vogliamo pensare. Per comprendere cosa succederà effettivamente a questi ragazzi in futuro, capire cosa succederà e perché i bambini con iPad sono fenomeni così terrificanti dobbiamo guardare come andavano le cose qualche decennio fa. Non è passato molto tempo da quando era normale per i bambini giocare fuori senza sorveglianza per lunghi periodi di tempo, sopratutto per giocare con altri bambini del proprio quartiere, probabilmente i tuoi genitori facevano lo stesso, lasciandoti per lunghi periodi di tempo, completamente senza supervisione, praticando sport, bruciando fortini e arrampicandoti sugli alberi. Così facendo si aiutavano i bambini a sviluppare abilità utili per gli anni avvenire, all’aria aperta, imparando a comunicare, a negoziare, a delegare, a difendersi, a fare amicizia e si capiva l’importanza del lavoro di squadra.

Questo li ha aiutati a sviluppare amicizie durature il gioco, ha aiutato questi bambini a svilupparsi come esseri umani per diventare, come ha detto l’autore Nicholas Taleb, nel suo libro ‘Anti-fragile’ ha detto che la creatività, il gioco, insieme ad altri componenti chiave come: i valori familiari tradizionali della comunità e la religione hanno contribuito a formare quello che il filosofo Peter Burer chiamava il sacro baldacchino: un invisibile struttura che si estende sulla società fornendo uno scudo che protegge le persone dalle incertezze e dalle crudeltà della vita. Il gioco all’aperto senza supervisione ha contribuito a creare cittadini migliori e di conseguenza una società migliore. Tuttavia all’inizio degli anni ’80 il gioco all’aperto senza supervisione è diventato molto meno frequente,sostituito invece da viaggi attentamente monitorati al parco e alle date di gioco fortemente supervisionate entro il 1997, l’ anno in cui la generazione Z iniziò ufficialmente, i giorni del gioco non strutturato diffuso erano ufficialmente morti e avanziamo rapidamente fino ad oggi, dove il gioco all’aperto senza supervisione è stato quasi interamente sostituito dal tempo davanti allo schermo, al chiuso, senza supervisione ed anche il tempo da trascorrere con la famiglia è sostituito da quello davanti ad un dispositivo. I bambini di oggi soffrono di un disturbo da carenza naturale, termine coniato dall’autore Richard Lou: stiamo creando un ambiente in cui credo che per definizione siano meno vivi ciò che i genitori vogliono è che i loro figli siano meno vivi ciò che l’insegnante vuole è che i suoi studenti siano meno vivi allo stesso tempo i tassi temporali di disturbo della condotta infantile, un precursore della psicopatia, continuano ad aumentare, questo in aumento è completamente collegato alla mancanza di gioco non supervisionato e al fatto che sempre più genitori esternalizzano il ruolo di caregiver primari ed esternalizzano tramite le persone che controllano gli algoritmi di intelligenza artificiale come Siri, Alexa e tutta una serie di altre creazioni artificiali non hanno alcun interesse a proteggere la privacy dell’utente.
Le grandi aziende tecnologiche non hanno alcun interesse a proteggere la privacy degli utenti e invece sfruttano i loro dati personali a fini pubblicitari. Plasmano e creano le persone secondo i loro ideali, trasformandole in consumatori conformi rendendole persone ideali per Amazon Apple o qualunque grande azienda tecnologica.

In effetti, questi algoritmi sofisticati, si rivolgono a neonati e bambini piccoli, individuando le loro vulnerabilità e sfruttandole senza scrupoli. Di conseguenza, crescendo, diventano sempre più dipendenti dai loro tablet, e le conseguenze di questa situazione saranno devastanti per la società.

Ma il problema è che oggi è sempre più allettante affidarsi alle tecnologie digitali. I genitori di oggi hanno così tante responsabilità. Entrambi i genitori lavorano solitamente, perché non c’è più abbastanza denaro, e quando tornano a casa stremati, è molto più semplice consegnare al loro bambino un iPad, mentre loro possono concedersi un po’ di relax per un’ora o due.

Ma la ricerca in corso evidenzia costantemente gli effetti a lungo termine del tempo eccessivo sullo schermo sui bambini. Tali effetti includono deficit di memoria, ridotto controllo emotivo, livelli più elevati di apatia e ansia, livelli più bassi di empatia, Ritardi nello sviluppo del linguaggio e del discorso, e persino comportamenti criminali. Quando i genitori stanno sorvegliando i loro piccoli, ci sono predatori sessuali, e intendo questo letteralmente, ma ne parlerò meglio più avanti. Nel 2017, lo psicologo dr. Gene M. scrisse per The Atlantic che la Generazione Z è stata in molti modi distrutta dalla diffusione degli smartphone, e tutti sappiamo che questa generazione è più ansiosa, più depressa, più incline al suicidio, meno propensa a frequentare, meno propensa a fare sesso, meno propensa ad uscire, meno propensa ad avere amici, meno propensa a parlare con i membri della famiglia, più sola, più isolata e più depressa. La Generazione Z sta davvero male. Possiamo vederlo tutti. È una trasformazione terrificante degli ultimi decenni che ha plasmato la generazione che vediamo oggi, ma pensate alla Generazione Alpha, cioè i bambini della “iPack”, che saranno ancora più malati, più stupidi, più tristi e più soli rispetto alla generazione attuale, senza dimenticare più grassi. In passato, i bambini si impegnavano in ore di gioco ogni giorno, il che non solo consentiva loro di bruciare calorie e mantenere la loro forma fisica, ma favoriva anche l’interazione sociale, migliorava le abilità cognitive e alleviava lo stress. Tuttavia, con la diminuzione del tempo dedicato al gioco, tutti gli aspetti dello sviluppo infantile sono stati negativamente influenzati, con conseguenze particolarmente preoccupanti sulla salute e sull’obesità. L’associazione tra l’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi e l’obesità è innegabile.
Un maggiore tempo trascorso davanti allo schermo tende ad andare di pari passo, o meglio di mano in bocca, con un maggiore consumo di cibo e una minore gratificazione a lungo termine. Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata allo schermo porta effettivamente a un desiderio aumentato di cibo e a abitudini di spuntino più frequenti tra bambini e adolescenti. Inoltre, per complicare ulteriormente la situazione, gli studi mostrano che i bambini più obesi tendono a diventare adulti obesi. Infatti, circa il 55% dei bambini obesi durante l’infanzia continuerà a essere obeso durante l’adolescenza, isolandoli ulteriormente. È per questo che ora si stima che circa l’80% degli adolescenti obesi rimarrà obeso quando raggiungeranno l’età adulta, isolandoli sempre di più e rendendoli più insani. Ciò li porta ad avere meno testosterone e meno capacità di godersi la vita come dovrebbero, e se non mi credete, la maggior parte dei bambini ora ha un cellulare all’età di sette anni. Basta guardarsi intorno, così tanti bambini nei ristoranti, ovunque tu vada, con i loro iPad o iPhone, connessi online per ore a fare cose di cui i loro genitori sono completamente all’oscuro, alimentando così una grande epidemia di salute mentale per i bambini. Negli ultimi anni, ci sono stati livelli record di tristezza e autolesionismo tra i bambini, in particolare su Instagram, che è stato trovato avere effetti dannosi sul benessere mentale.
Uno studio che indaga sulla frequenza d’uso di Instagram ha rivelato una forte correlazione tra il suo utilizzo e vari esiti negativi, come depressione, bassa autostima, ansia legata all’aspetto fisico e insoddisfazione corporea. Milioni di bambini già a partire dai 10 anni utilizzano Instagram e vengono regolarmente bombardati da immagini sessualizzate e filmati traumatizzanti di autolesionismo. Senza considerare il fatto di sentirsi costantemente insicuri rispetto a persone che sembrano vivere vite migliori, o almeno così sembra. Non sorprende quindi che i bambini siano così infelici se li mettiamo in queste condizioni fin dall’inizio. La loro innocenza viene strappata via da loro in tenera età e sostituita con qualcosa di veramente terribile. Anche YouTube Kids, progettato appositamente per i bambini dai quattro anni in su, non è affatto sicuro.
L’applicazione è stata dimostrata offrire contenuti a sfondo sessuale, nonché materiale incentrato sul consumo di alcol e droghe, cose davvero non adatte a bambini di quattro anni. Più recentemente, sono emersi diversi rapporti riguardo a materiale dannoso su YouTube che mira specificamente a bambini di soli due anni. Ho isolato alcuni di questi, così le persone possono capire esattamente di cosa stiamo parlando. A sinistra dello schermo, c’è un episodio reale di Peppa Pig, quando Peppa va dal dentista, e a destra c’è un falso che tratta di paura e apparizioni tortuose. Ecco un altro esempio che abbiamo estratto da Paw Patrol, in cui viene menzionato “il vigile del fuoco al salvataggio” e a destra il falso, con incidenti, morti e paura. Fondamentalmente, individui malintenzionati hanno manomesso contenuti tratti da popolari e amati franchise per bambini, tra cui noti programmi come Peppa Pig, Paw Patrol di Nickelodeon e Frozen di Disney. Questi autori hanno inserito contenuti inappropriati e inquietanti che coinvolgono personaggi amati, causando traumi subliminali a bambini inconsapevoli. Queste sono le persone che stanno crescendo i bambini oggi, quando i genitori sono fuori o tornano a casa stanchi ed esausti dal lavoro. Loro semplicemente danno l’iPad al bambino, che viene così cresciuto da questi predatori. Le ragazze sembrano avere situazioni peggiori rispetto ai ragazzi. Sempre di più scopriamo quanto i social media siano dannosi per le donne. In particolare, vediamo sempre più articoli che le ragazze adolescenti stanno affrontando un’epidemia di salute mentale, con livelli record di tristezza segnalati. Le ragazze adolescenti americane non stanno bene, ognuna carica di queste storie terrificanti e strani effetti collaterali, e recentemente i professionisti della salute mentale hanno registrato un enorme aumento delle persone che cercano aiuto per disturbi mentali e sintomi simili alla sindrome di Tourette, e sempre più emergono prove che TikTok sia effettivamente responsabile di ciò.
Con l’attuale denominazione di “tic di TikTok”, i giovani, soprattutto le ragazze giovani, stanno manifestando sintomi di disturbi molto particolari dovuti all’esposizione ai social media. Gli influencer stessi, che mostrano tali sintomi, contribuiscono a diffondere questi tic di TikTok, che sono distinti da ciò che i professionisti medici vedono di solito nei pazienti con la sindrome di Tourette. Si tratta di un esempio di malattia sociogenica di massa o isteria di massa, in cui comportamenti, emozioni o condizioni si diffondono spontaneamente all’interno di un gruppo, compresi i gruppi online.

Inoltre, più tempo gli individui, specialmente i giovani, trascorrono su siti di social networking, maggiore è la probabilità che vivano un disagio psicologico e addirittura contemplino il pensiero di mettere fine alla propria vita. Il 60% dei giovani sostiene di aver sperimentato il bullismo online, aggravando ulteriormente l’epidemia di salute mentale. È ancora più preoccupante chiedersi se la Generazione Alpha è destinata al fallimento se la Generazione Z è così compromessa come lo è oggi. Come sarà fatta la generazione dei bambini iPad tra 20 anni, specialmente quando schermi e social media non solo rovinano la loro salute mentale, ma li rendono privi di emozioni in primo luogo? Non c’è solo un aumento dei “tic di TikTok”, ma siti di social media come TikTok e YouTube sono effettivamente mostrati di aumentare la psicopatia. I psicopatici, altrimenti noti come persone affette dal disturbo della personalità antisociale, sono caratterizzati dalla loro freddezza, manipolatività, natura antisociale e tendenze narcisistiche. Tra tutte le persone in società, tendono ad essere tra le più tossiche, facendo qualsiasi cosa sia necessaria per ottenere ciò che vogliono quando lo vogliono.
La società e il tuo benessere non hanno alcuna importanza per loro. Faranno qualsiasi cosa per ottenere ciò che vogliono, e questo disturbo è spesso associato a incontri precoci durante l’infanzia come maltrattamenti e rifiuti. E sì, probabilmente l’hai indovinato, l’uso estensivo di schermi e social media può portare alla diagnosi di psicopatia. Bisogna avere più di 18 anni prima di poter essere diagnosticati con qualcosa chiamato disturbo di condotta; prima dei 18 anni, un bambino viene diagnosticato con un grave problema comportamentale chiamato disturbo di condotta, che spesso coinvolge tendenze aggressive e trasgressioni della legge. La ricerca mostra chiaramente che i sintomi di condotta dell’infanzia sono significativamente associati a un maggiore utilizzo quotidiano dei social media durante l’età adulta emergente, e che un maggiore utilizzo quotidiano dei social media è significativamente associato a vari comportamenti antisociali. Il comportamento antisociale durante l’infanzia è un forte predittore del comportamento criminale in età adulta, e se ci pensi, la nostra società, soprattutto in Occidente, è progettata per promuovere il più psicopatico di tutti, il più avido e narcisista, e ricompensa il più possibile. E questa ruota del criceto sta solo per aumentare, specialmente con il tempo trascorso davanti allo schermo, che ostacola la nostra capacità di interpretare le espressioni facciali e acquisire abilità sociali, entrambe elementi cruciali per coltivare l’empatia. Una volta che i social media rimuovono l’empatia dall’equazione umana, ci si trova rapidamente circondati da una grande quantità di comportamenti patologici, persone più virtuose, vuote, plastiche, che non hanno cura della società che le ha cresciute o delle persone intorno a loro, solo più gratificazione istantanea, più dopamina. Questa è la generazione dei bambini iPad, e ovviamente non tutti diventeranno psicopatici, è un’evenienza estremamente rara in primo luogo, ma la mancanza di empatia e il crescente narcisismo causati dalla crescita con un iPad sono segni preoccupanti, specialmente quando si considerano le influenze moderne di oggi. Le persone che effettivamente stanno crescendo i tuoi figli, si vedono sempre più influenze che sono sempre presenti nella vita dei tuoi figli, ora sono loro che appaiono sul tuo schermo, quelli che seguono le tendenze di TikTok, quelli che creano la cultura di oggi, e quando guardi gli influencer più grandi ora, che sfoggiano stili di vita opulenti e sponsorizzano cose.

Come OnlyFans, sono davvero queste le persone che vuoi che crescano i tuoi figli, gli Adam22, i Logan Paul e i neon di questo mondo? Tutti questi esseri superficiali che riempiono la testa dei ragazzi con ideologie idiotiche, a volte pericolose, e preoccupantemente, come sempre più studi dimostrano, le influenze stanno avendo un impatto profondo sulla psiche dei bambini, plasmando le loro ideologie attraverso la diffusione di narrazioni distorte cariche di emotività, propagando la ricchezza materialistica, alimentando l’autoassorbimento e comportamenti davvero bassi. Tua figlia sta crescendo con Cardi B, Ruby Rose, che sexy canta riguardo ai loro genitali e alle glorie della promiscuità, distorcendo la percezione dei bambini di ciò che gli altri trovano veramente attraente. Ragazzi che vengono istruiti a ottenere più denaro, a trascurare cultura e tradizione e a screditare tutti. Bambini influenzati da contenuti per adulti a così giovane età. Non sto scherzando, oggi i bambini di nove anni sono regolarmente esposti a contenuti per adulti, e non si tratta dei contenuti per adulti del tempo dei tuoi genitori. Sappiamo tutti di cosa si tratta. Sono i contenuti più depravati immaginabili, compilazioni delle peggiori cose che puoi pensare, che distruggono completamente la dopamina dei tuoi figli, perché nella nostra società la gente è troppo stanca e oberata per avere il tempo di crescere i propri figli in modo adeguato, quindi dare loro un iPad sembra solo l’opzione più facile oggi.

Nessuna di queste sembra solo l’opzione più facile oggi, ma quando si riflette davvero su ciò che sta accadendo qui, su ciò che sta influenzando i bambini ovunque, il fatto che stiano guardando questo tipo di contenuto prima ancora del loro primo bacio. Cosa sta facendo questo ai cervelli dei bambini? Beh, non solo sta rovinando la loro capacità di attenzione e la loro empatia, ma ha anche effetti dannosi sullo sviluppo del loro cortex prefrontale, una regione del cervello responsabile della decisione razionale e della regolazione degli impulsi. Di conseguenza, quando questa area è compromessa, i bambini sono inclini a mostrare comportamenti impulsivi e a prendere decisioni ancora peggiori. Senza un corretto funzionamento del cortex prefrontale, un individuo rischia di vivere una vita piena di imprudenza e scelte sbagliate. Anche gli iPad distribuiti nelle scuole non sono sicuri, ci sono sempre più storie che emergono che coinvolgono bambini piccoli, anche di terza elementare, a cui vengono dati iPad non filtrati e vengono esposti ai contenuti più disturbanti attraverso questi algoritmi. Anche se il tempo di schermo di Apple è stato introdotto nel 2018 per fermare proprio questo tipo di comportamento, con restrizioni teoricamente progettate per aiutare genitori ed educatori, spesso non è così efficace. I bambini possono aggirare facilmente questi ostacoli minori e finire per accedere ai contenuti più depravati che si possa immaginare. Nuove ricerche di Imperior Software mostrano che uno studente su quattro ha guardato contenuti dannosi o violenti online mentre era in classe, il 17% lo faceva con un dispositivo scolastico, e addirittura uno su dieci ha utilizzato siti di gioco d’azzardo tramite questi iPad, ancora una volta, è importante sottolineare che tutto questo avviene in classe. Se tutto questo non è abbastanza deprimente, c’è una cosa che è ancora peggiore di una generazione di bambini iPad: i predatori che sfruttano la Generazione Alpha. Questo accade con ogni generazione, e si dice che in una città non sei mai a più di 6 metri da un ratto, ma sembra che i bambini non siano mai a più di sei clic da un predatore. I social media hanno in molti modi creato un rifugio sicuro per i predatori che possono nascondersi dietro a profili falsi e attirare bambini inconsapevoli in trappole potenzialmente distruttive, persino mortali. Ora il Wall Street Journal ha pubblicato un’approfondita inchiesta che mostra come Instagram connetta una vasta rete di predatori in tutto il mondo, e sebbene gli utenti di Instagram dovrebbero avere almeno 13 anni, molti utenti hanno solo 10 anni, e questo numero continua a diminuire.

Sempre più bambini vengono raggiunti da annunci pubblicitari, senza che essi sappiano che il bambino con cui stanno comunicando è in realtà un uomo di 58 anni con le intenzioni più spregevoli immaginabili. Nel frattempo, TikTok, la piattaforma di social media più popolare in circolazione, è stata definita la piattaforma perfetta per i predatori. Ora sappiamo tutti che il mondo online è pieno di mostri, il tipo di persone che si specializzano nel distruggere le vite dei bambini. Uno studio recente condotto da esperti di sicurezza informatica israeliani e americani rivela che i predatori che contattano i bambini sui social media sfruttano le violazioni di sicurezza per attivare segretamente le loro webcam senza la conoscenza o il consenso dei bambini e, allo stesso tempo, c’è stato un forte aumento dei casi di bambini che cadono vittime dell’estorsione online, della sextortion, il reato di manipolare i bambini, che sono stati poi costretti a condividere immagini esplicite di se stessi con gli abusanti.Questi abusatori minacciano poi di diffondere le immagini se non viene pagato un riscatto. I predatori sessuali hanno un nuovo terreno di gioco qui, prendendo di mira i bambini chattando con loro mentre giocano a popolari videogiochi.

Cbs anary mcniel al lavoro per voi su come i genitori possano proteggere i loro figli dal diventare vittime, dove i bambini trascorrono il loro tempo online, i predatori sono in agguato e in modo preoccupante un numero crescente di segnalazioni riguarda le immagini della categoria più grave, e ancora più preoccupante è che i bambini sono ora in grado di utilizzare iPad per accedere facilmente al dark web. Ora, come molti di voi sapranno, il dark web è costituito da una collezione nascosta di siti internet accessibili solo tramite un browser web specializzato, dove le persone possono vendere vari articoli e servizi, qualsiasi cosa di illegale che si desideri, ed è emerso di recente che un bambino di otto anni ha usato il suo iPad per accedere al dark web e acquistare una serie di articoli pericolosamente pericolosi, compreso un ak-47. La pistola è persino arrivata a casa sua con la madre, che alla fine l’ha consegnata alla polizia, ma questo ha sollevato una discussione scomoda qui. Se i bambini vengono cresciuti dagli iPad, vedranno ogni angolo di Internet e accedere al dark web su un iPhone o iPad è notevolmente facile e una volta che un bambino lo fa, entra in un mondo in cui la loro sicurezza e innocenza diventano quasi istantaneamente minacciate. Vedete, 1 su 50 bambini è colpito dall’usurpazione d’identità infantile e più della metà delle vittime sono bambini sotto i 9 anni. Quindi cosa rende così attraente l’identità di un bambino? Probabilmente perché il loro numero di previdenza sociale e la storia creditizia rappresentano una lavagna pulita che potrebbe rimanere intatta e potenzialmente incontrollata per molti anni, persino decenni, e se il furto passa inosservato, un criminale potrebbe utilizzare un numero di previdenza sociale rubato per stabilire una storia creditizia nel corso di un periodo prolungato e questa truffa potrebbe rimanere nascosta fino a quando il bambino richiede una patente di guida, un impiego o assistenza finanziaria per l’istruzione. Una cosa che non sarà rara con la generazione alpha e i bambini iPad, in particolare, è l’aumento dei “celibi involontari”, giovani uomini solitari e amareggiati da un senso di fallimento romantico che si ritrovano in comunità online.

Vedi sempre di più con cose come Tinder, con Instagram e con contenuti per adulti. Tutte queste cose stanno influenzando la salute mentale di tutti ovunque, ma soprattutto della generazione alpha, come ho già discusso. Ma una cosa che questo fa è creare una mancanza di comunità e coesione. Non hai mai la possibilità di connetterti con persone della tua età e più ciò accade, specialmente per la generazione alpha, più aumentano i “celibi involontari”. Si tratta di persone che non riescono a interagire con l’altro sesso perché non sono mai state socializzate correttamente, e questo si lega a una enorme diminuzione dei livelli di testosterone tra i giovani uomini. In effetti, l’uso prolungato dei social media abbassa effettivamente i livelli di testosterone nei maschi. È stato dimostrato che i social media possono causare la diminuzione dei livelli di testosterone, influenzando il desiderio sessuale e l’umore. Sempre più uomini stanno lottando con depressione, ansia e solitudine, e questo coincide completamente con la diminuzione del testosterone. Ci sono molteplici fattori per questo, come ho discusso più volte su questo canale, e mentre ci sono cibo, acqua e ormoni nell’ambiente, i social media e i dispositivi digitali stanno anche svuotando la virilità dei giovani uomini, rendendoli fiacchi, senza vita, odiosi e solitari. In realtà, l’adolescente medio oggi trascorre fino a 6 ore al giorno “distruggendo” la sua vita e probabilmente molto di più al computer. Quindi, immagina un bambino di 5, 6, 7, 8 anni che si fa dipendenza da questi algoritmi fin da giovane. Ricevendo la loro dose di dopamina da questi dispositivi, quando hanno 18 anni, sono già completamente immersi nei social media, con il cervello compromesso, sprecando la loro vita a guardare pixel. Alla loro età, la maggior parte dei bambini della generazione alpha avrà probabilmente passato quasi 5 anni completamente online, e intendo letteralmente il tempo passato a guardare i dispositivi. Cosa fa tutto ciò a un essere umano sano? Sorprende che la generazione alpha diventerà più arrabbiata, più grassa, più stupida, più sola? Le cose sono già brutte ora, ma purtroppo, le cose stanno solo peggiorando se i genitori continuano a crescere i loro figli con iPad, e il triste fatto è che la maggior parte dei genitori non sa nulla di tutto ciò. Non hanno idea delle conseguenze perché non hanno mai vissuto quest’esperienza, ed è molto più facile dare a un bambino un iPad che portarlo a fare sport, il che significa che sta emergendo una nuova generazione.

Ecco perché la generazione Alpha potrebbe rivelarsi la generazione più problematica di tutta la storia umana, soprattutto con l’ascesa dell’IA, un momento iPhone potenziato. Dove si collocherà questa generazione Alpha? Quelli nati tra il 2012 e la metà degli anni 2020 cresceranno in un mondo dove gli assistenti IA, né mamma e papà, regneranno supreme? Abbiamo già persone che sposano personaggi pixellati. Le relazioni umane stanno morendo, l’IA non fa che aggiungere benzina sul fuoco e, man mano che gli esseri umani trascorrono sempre meno tempo interagendo nel mondo reale e sempre più tempo immersi in mondi virtuali, i partner IA potrebbero benissimo sostituire quelli umani e, come i bambini iPad sono cresciuti, potremmo benissimo vivere nell’idiozia in pochi decenni.

 

Il diritto del minore ad essere tutelato da immagini e video non adatti.

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Questo diritto troppo spesso negato è quello che ci ha spinto a creare questo progetto (sicurezzaminori.org).
Negli incontri con i genitori, con gli insegnanti o nei nostri articoli è sempre presente una vena triste/polemica riguardante la tutela da immagini e video non adatte ai minori.
Non dobbiamo pensare subito a materiale pornografico altro enorme problema già affrontato, e che potrebbe minare la concezione di sesso, sessualità e/o di amore che andranno a formarsi nel ragazzo, bensì a materiale che potrebbe sembrare innoquo, agli occhi di un genitore non consapevole o addirittura goliardico o ironico.
Abbiamo fatto un articolo che mostra le similitudini tra il reato di abbandono di minore e l’abbandono di un minore nel web. LINK ARTICOLO
Come qualcuno saprà è la persona o la società che pubblica il video su Youtube che ha la possibilità di impostare l’età a cui sarà accessibile il video.
Perciò come spiegato già infinite volte: non è possibile acconsentire al trattamento dei dati personali prima dell’età di 14 anni in Italia senza un parental control correttamente configurato, prima di questa età non è possibile avere una mail, senza mail non si puo’ inizializzare nè un cellulare nè iscriversi a nessun servizio social o di messaging.
La responsabilità civile della navigazione del minore è sempre del genitore.
Ci siamo imbattuti in un paradosso, ovvero moltissimi video su Youtube che insegnano come aggirare il blocco dell’età di Youtube. Curioso che queste piattaforme che salgono alle cronache per non definirsi editori e non pagare le tasse come editori ma poi effettuano censure come se fossero editori e con la loro tecnologia futuristica non riescono a monitorare che proprio sulla loro piattaforma vengono pubblicati video su come aggirare il blocco dell’età….e sotto questi video commenti e discussioni su altri modi e servizi terzi che si possono usare per aggirare questi blocchi.
Evidenziamo che le decine di servizi web che permettono di scaricare un video da Youtube sul proprio cellulare, lo fanno senza interessarsi dell’età di chi lo richiede.

Un ultimo esempio scelto per il concatenamento di video e personaggi coinvolti.
Vogliamo provare a dimostrare come sia facile per un ragazzo tramite, in questo caso, Youtube + Tik Tok, poter fare una ricerca tra i vari personaggi ed atterrare in posti non consoni.

Il nostro collegamento è Francesco Nozzolino + Rosario Muniz + Andrea Diprè.

Nozzolino tramite Tik Tok invita ad un evento i suoi followers in compagnia di Rosario Muniz

Qui possiamo vedere Rosario Muniz con Andrea Diprè

In fine uno dei tanti video di Andrea Diprè

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