Digital Fairness Act: il problema non è solo vietare i social ai minori, ma impedire che vengano schedati

Categories I genitori devono sapere, socialePosted on

Il dibattito sui minori e i social network si sta concentrando sempre più spesso su una domanda apparentemente semplice: a che età un ragazzo dovrebbe poter accedere a una piattaforma? È una domanda importante, ma rischia di essere insufficiente. Perché il vero nodo non è soltanto l’ingresso del minore nel social, ma ciò che accade dopo: quali dati vengono raccolti, quali preferenze vengono dedotte, quali fragilità vengono intercettate, quali contenuti vengono spinti e quale identità digitale viene costruita intorno a un ragazzo che non ha ancora gli strumenti per comprenderne le conseguenze.

Il Digital Fairness Act, la nuova iniziativa europea pensata per rendere più corretto il rapporto tra utenti e servizi digitali, può diventare un passaggio decisivo proprio su questo terreno. L’Unione europea sta lavorando a una normativa che non riguarda soltanto la privacy in senso stretto, ma anche il modo in cui app, giochi, siti e social guidano le scelte degli utenti, li trattengono online, rendono poco chiare alcune decisioni o costruiscono esperienze commerciali difficili da riconoscere come tali. Non a caso, la Commissione europea ha consultato direttamente ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni per raccogliere le loro esperienze come consumatori digitali: app, giochi, siti e social possono essere utili e divertenti, ma possono anche spingere a restare collegati più del previsto, rendere troppo facile o confusa la spesa online e proporre scelte poco trasparenti. Link

Per Sicurezzaminori.org questo è il punto centrale: proteggere i minori non significa soltanto impedire un accesso sotto una certa età. Significa impedire che l’infanzia e l’adolescenza diventino materiale grezzo per sistemi di profilazione, raccomandazione e monetizzazione dell’attenzione.

Oggi molte piattaforme dichiarano limiti minimi di età. TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat e altri servizi indicano in genere i 13 anni come soglia minima per l’iscrizione. Ma la domanda vera è: quanto è reale questo controllo? Se basta inserire una data di nascita falsa, la tutela resta formale. Proprio su questo punto la Commissione europea ha contestato a Meta di non aver fatto abbastanza per impedire l’accesso di minori sotto i 13 anni a Facebook e Instagram. Il tema è enorme: non basta scrivere nei termini di servizio che una piattaforma è vietata ai più piccoli, se poi il sistema concreto non è in grado di far rispettare quella regola. Link

La stessa Unione europea riconosce che il problema non riguarda soltanto i contenuti vietati o pericolosi. Nella propria strategia per la protezione dei giovani online, la Commissione parla esplicitamente di piattaforme che possono usare funzioni progettate per tenere gli utenti collegati per ore, algoritmi capaci di spingere contenuti dannosi direttamente nel feed di un bambino e raccolta di dati personali per profilazione a lungo termine e pubblicità mirata. Il Digital Services Act ha già introdotto obblighi di protezione rafforzata per i minori e vieta la pubblicità mirata verso i minori sulle piattaforme online, ma il Digital Fairness Act può spingere il discorso oltre: non solo “quale contenuto vede il ragazzo”, ma “quale architettura lo sta osservando, trattenendo e classificando”. Link

Questo è il punto che spesso manca nel dibattito pubblico. Un minore non entra in un social come entra in una stanza neutra. Entra in un ambiente progettato per misurare comportamenti: quanto tempo guarda un video, su cosa si ferma, cosa scarta, cosa condivide, chi segue, a quali contenuti reagisce, quali emozioni sembrano trattenerlo. Ogni gesto diventa un segnale. Ogni segnale può diventare una categoria. Ogni categoria può diventare un profilo.

Per un adulto questo è già delicato. Per un minore è molto più grave. Perché quella profilazione nasce prima che la persona abbia piena consapevolezza di sé, dei propri diritti, della permanenza dei dati e del valore commerciale delle proprie reazioni. Il ragazzo non sta soltanto “usando un’app”: sta contribuendo, spesso senza capirlo, alla costruzione di una sua identità digitale. Un’identità che potrà influenzare i contenuti che vedrà, le pubblicità che riceverà, le opportunità informative, le pressioni commerciali e il modo in cui verrà letto dai sistemi automatici.

Da anni il dibattito sui minori online ruota intorno al controllo genitoriale. È giusto parlarne. Le famiglie hanno una responsabilità educativa reale. Ma sarebbe scorretto scaricare tutto sulle famiglie. Un genitore può installare strumenti di controllo, impostare limiti, parlare con i figli, seguire guide e consigli. Ma non può controllare da solo l’intera architettura algoritmica di una piattaforma globale. Non può sapere quali segnali vengono raccolti, come vengono pesati, quali contenuti vengono raccomandati, quali categorie vengono attribuite al figlio e per quanto tempo resteranno associate al suo comportamento.

Anche le iniziative educative delle piattaforme vanno lette con attenzione. TikTok, per esempio, mette a disposizione pagine dedicate alla sicurezza, materiali informativi, newsroom sul tema safety e progetti formativi rivolti anche al mondo della scuola. La guida “Genitori in Blue Jeans”, realizzata da Fondazione Carolina in collaborazione con TikTok, ricorda che la piattaforma è rivolta a utenti dai 13 anni in su e presenta strumenti come il collegamento famigliare, i limiti di utilizzo e le impostazioni di sicurezza. Sono strumenti utili, ma non risolvono da soli il problema se l’età dichiarata non corrisponde all’età reale o se alcune funzioni restano accessibili in contesti inappropriati. Link

L’esperienza concreta di Sicurezzaminori.org conferma questa distanza tra regole dichiarate e realtà quotidiana. Abbiamo segnalato a TikTok oltre cento profili riconducibili a minori impegnati in dirette durante l’orario scolastico o all’interno di ambienti scolastici. Le segnalazioni sono state effettuate utilizzando le voci previste dalla piattaforma, compresa quella legata alla tutela dei minori e al minore in live. Tuttavia, l’esito ricevuto è stato sempre lo stesso: “nessuna violazione riscontrata”.

Questo elemento merita attenzione. Se una piattaforma prevede nel proprio form una voce specifica per segnalare un minore in diretta, ma poi non consente nemmeno di allegare uno screenshot o un elemento documentale utile alla verifica, il sistema di controllo rischia di diventare inefficace proprio nei casi più delicati. Non sappiamo quale procedura venga applicata internamente da TikTok dopo una singola segnalazione o dopo poche segnalazioni sullo stesso profilo. È però legittimo domandarsi se, in assenza di elementi allegabili, il controllo finisca per basarsi soprattutto sui dati già presenti nell’account, come l’età dichiarata in fase di registrazione. E se quella data è falsa, il sistema può arrivare a non rilevare alcuna violazione anche davanti a situazioni che, osservate dall’esterno, appaiono chiaramente problematiche.

Il problema non è solo la singola diretta. È il fatto che un minore possa trasformare la scuola in contenuto pubblico, riprendere compagni e ambienti senza piena consapevolezza delle conseguenze, esporsi a commenti, contatti e dinamiche di visibilità mentre dovrebbe trovarsi in un contesto protetto. Le live a scuola concentrano diversi rischi nello stesso momento: esposizione del minore, possibile ripresa di altri studenti, perdita di controllo sull’immagine, ricerca di attenzione, normalizzazione della trasmissione continua di sé.

Questo caso mostra un punto fondamentale: la sicurezza non può essere misurata solo dall’esistenza di una regola o di una voce nel menu di segnalazione. Deve essere misurata dalla capacità reale della piattaforma di verificare, intervenire e correggere. Se una funzione viene dichiarata vietata ai minori, ma nella pratica un profilo riconducibile a un minore può andare in diretta da scuola e le segnalazioni vengono archiviate come “nessuna violazione riscontrata”, allora il problema non è soltanto educativo. È un problema di efficacia del sistema di controllo.

In Europa e nel mondo molti Paesi stanno cercando di intervenire. L’Australia ha introdotto il divieto di accesso ai social per gli under 16, con obblighi a carico delle piattaforme e sanzioni importanti. La Francia ha approvato all’Assemblea nazionale una proposta per vietare i social sotto i 15 anni, ancora da completare nel percorso legislativo. La Grecia ha annunciato un divieto sotto i 15 anni dal 2027. Spagna, Austria, Danimarca, Slovenia, Polonia, Norvegia e altri Paesi stanno discutendo o preparando misure simili. In Italia, la soglia rilevante per il consenso digitale resta oggi legata ai 14 anni, ma il dibattito politico si sta muovendo tra divieti d’età, consenso genitoriale e responsabilità delle piattaforme. Link

Queste iniziative indicano una direzione chiara: gli Stati non credono più che l’autoregolazione delle piattaforme sia sufficiente. Ma il rischio è fermarsi alla soluzione più visibile, cioè il divieto. Il divieto può avere un senso, soprattutto per gli utenti più piccoli, ma da solo non basta. Perché un divieto efficace richiede verifica dell’età, e la verifica dell’età apre a sua volta un altro problema: quali dati servono per dimostrare l’età? Chi li conserva? Per quanto tempo? Con quali garanzie? Una società che chiede più identificazione per proteggere i minori deve stare attenta a non creare nuove forme di schedatura.

Per questo il Digital Fairness Act dovrebbe essere letto non come una norma accessoria, ma come uno snodo culturale. La protezione dei minori non può dipendere soltanto dalla domanda “quanti anni hai?”. Deve riguardare il disegno stesso dei servizi digitali. Le piattaforme dovrebbero essere obbligate a progettare ambienti che, in presenza di utenti minorenni o potenzialmente minorenni, riducano al minimo la raccolta dati, disattivino la profilazione commerciale, limitino le funzioni più espositive, rendano trasparenti le raccomandazioni, impediscano meccanismi manipolativi e offrano impostazioni protettive come scelta predefinita, non come percorso nascosto nei menu.

Il tema degli algoritmi è decisivo. Un algoritmo di raccomandazione non è una semplice lista automatica di video. È un sistema che seleziona ciò che una persona vedrà dopo, e poi dopo ancora, e poi ancora. Può rafforzare interessi sani, ma può anche accompagnare gradualmente verso contenuti sempre più estremi, ansiogeni, sessualizzati, violenti, commerciali o inadatti all’età. Può trattenere un ragazzo più del previsto, spingerlo a imitare comportamenti, fargli percepire come normale ciò che normale non è, trasformare la curiosità in abitudine e l’abitudine in dipendenza comportamentale.

Anche quando non c’è un contenuto palesemente illegale, può esserci un problema di giustizia digitale. È corretto che un ragazzo venga profilato sulla base di fragilità momentanee? È corretto che una piattaforma deduca interessi sensibili da comportamenti impulsivi? È corretto che un adolescente venga spinto verso contenuti pensati per massimizzare il tempo di permanenza? È corretto che la sua storia digitale venga costruita prima ancora che sappia cosa sia una reputazione digitale?

Noi riteniamo di no.

La protezione dei minori deve uscire dalla logica della raccomandazione volontaria. Non può essere affidata soltanto alla buona volontà delle famiglie, né alla promessa delle piattaforme di “fare di più”. Servono obblighi verificabili, controlli indipendenti, audit sugli algoritmi, canali di segnalazione realmente efficaci e tempi rapidi di intervento quando vengono individuati minori esposti a funzioni vietate o rischiose.

Serve anche un principio di precauzione più forte: quando una piattaforma non è in grado di sapere con sufficiente certezza se davanti ha un minore, dovrebbe comportarsi come se potesse esserlo. Non significa bloccare tutto, ma ridurre i rischi: meno dati, meno personalizzazione, meno esposizione, meno funzioni pubbliche, meno pressione commerciale, meno raccomandazioni aggressive.

Il futuro digitale dei ragazzi non può essere costruito da sistemi che li osservano prima ancora che sappiano difendersi. L’identità digitale di un minore non è un sottoprodotto tecnico: è una parte della sua vita futura. E una società adulta dovrebbe chiedersi se sia accettabile che questa identità venga costruita da piattaforme private attraverso segnali raccolti nell’età della crescita.

Il Digital Fairness Act può essere l’occasione per cambiare prospettiva. Non basta chiedere ai ragazzi di dire la verità sulla propria età. Non basta chiedere ai genitori di essere sempre presenti. Non basta chiedere alle scuole di vietare il telefono. Bisogna chiedere alle piattaforme di dimostrare che i loro sistemi non sfruttano l’attenzione, la fragilità, l’impulsività e l’inesperienza dei minori.

La sicurezza online non si misura dal numero di pagine informative pubblicate da una piattaforma. Si misura da ciò che accade davvero quando un minore entra, guarda, pubblica, commenta, va in diretta o viene spinto da un contenuto all’altro.

Ed è qui che il Digital Fairness Act deve essere ambizioso: non limitarsi a correggere qualche interfaccia scorretta, ma impedire che l’adolescenza diventi un laboratorio permanente di profilazione commerciale.

Nuova legge coltelli 2026: cosa devono sapere i genitori

Categories I genitori devono sapere, newsPosted on

Decreto Sicurezza 2026: coltelli e minori, cosa cambia davvero

Negli ultimi mesi si sta diffondendo un messaggio molto netto: ai minori sarebbe vietato portare qualsiasi tipo di coltello. È una frase efficace, ma non è scritta così nella legge. La realtà è più tecnica e, proprio per questo, più interessante da capire.

Cosa dice davvero la normativa

Il Decreto Sicurezza 2026 introduce un punto preciso: è vietata la vendita e la cessione ai minori di strumenti da punta e da taglio, anche tramite piattaforme online, con obbligo di verifica dell’età. Questo significa che un minore non può acquistare un coltello, né riceverlo legalmente da un adulto o da un privato. È una chiusura forte all’origine del problema: impedire che questi oggetti circolino tra i più giovani.
Nel testo della legge non esiste una frase che vieta in modo assoluto ai minori di possedere o portare qualsiasi lama. Non è scritto nero su bianco in questi termini. Tuttavia, fermarsi a questa osservazione rischia di far perdere il quadro generale, perché nella pratica le conseguenze sono molto più ampie.
Se un minore viene trovato con un coltello senza un motivo valido, entra in gioco la normativa sul porto di oggetti atti ad offendere. Non si tratta di una semplice multa. Si apre un procedimento penale minorile, gestito dal Tribunale per i Minorenni. Le conseguenze non sono automatiche e dipendono dal caso concreto, ma possono includere percorsi educativi obbligatori, prescrizioni e, nei casi più seri, misure restrittive.

Il fatto che si tratti di un minore non elimina il rilievo penale della condotta, ma cambia il tipo di risposta dello Stato, che è orientata più alla rieducazione che alla punizione pura.

Il coinvolgimento dei genitori

Una delle novità più concrete del decreto è il coinvolgimento diretto dei genitori. Se un minore commette un illecito legato al porto di armi o strumenti atti ad offendere, può essere applicata una sanzione amministrativa anche a loro. L’importo è compreso indicativamente tra 200 e 1.000 euro.
Non è una responsabilità penale, ma è un segnale chiaro: la gestione e il controllo rientrano nella sfera educativa della famiglia. In altre parole, la legge sposta parte del peso non solo su chi commette il fatto, ma anche su chi ha il dovere di vigilare.
Mettendo insieme questi elementi, il quadro diventa molto più restrittivo di quanto sembri leggendo una singola frase. Un minore non può procurarsi legalmente un coltello. Se lo ha con sé, difficilmente potrà giustificarne il possesso. E, in caso di controllo, le conseguenze non si limitano a lui ma coinvolgono anche i genitori.

Questo crea una situazione in cui, pur non esistendo un divieto assoluto scritto in modo esplicito, nella realtà operativa portare un coltello da minorenni diventa quasi sempre una scelta rischiosa.

Cosa devono sapere le famiglie

Il decreto non introduce solo nuove regole, ma cambia l’approccio. L’attenzione si sposta dalla gestione del singolo episodio alla prevenzione. Sapere dove si trovano questi oggetti, come vengono usati e in quali contesti è oggi più importante di prima.

La distanza tra ciò che è scritto nella norma e ciò che accade nella pratica è il punto centrale.
Ed è proprio lì che si gioca la vera efficacia di questa nuova impostazione.

Social vietati ai minori: il fallimento educativo dietro il divieto australiano

Categories news, socialePosted on

Il recente divieto australiano di accesso ai social network per i minori di 16 anni è stato presentato come una misura di tutela. Una legge “storica”, addirittura “pionieristica”. Ma guardandola con attenzione, quella norma racconta una storia diversa: non di protezione, bensì di resa. Resa culturale, educativa, politica. Quando una società arriva a vietare l’uso di uno strumento invece di insegnarne l’uso corretto, significa che qualcosa si è rotto molto prima.

Il problema non nasce oggi (né in Australia)

Internet, i social, gli smartphone non sono arrivati ieri. Sono passati poco più di vent’anni dal salto tecnologico che ha cambiato radicalmente il modo in cui comunichiamo, apprendiamo, ci informiamo, costruiamo identità. Vent’anni, però, sono stati pochissimi per accompagnare questo cambiamento con una formazione etica e tecnica adeguata. Non abbiamo formato gli adulti. Gli adulti non hanno formato i figli. Le istituzioni hanno delegato tutto alle piattaforme. Le piattaforme hanno fatto ciò che era conveniente per il loro modello di business. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: minori iperconnessi ma inermi, genitori presenti fisicamente ma spaesati, scuole lasciate sole, Stati che intervengono solo quando il danno è evidente.

Italia e consenso dei dati: una contraddizione ignorata

Nel 2018 l’Italia ha fatto una scelta chiara e legittima: recependo il GDPR, ha fissato a 14 anni l’età per il consenso al trattamento dei dati personali, invece dei 16 previsti come standard europeo. Questa è legge italiana. È in vigore. Non è opzionale. Eppure, nella pratica quotidiana, questa norma viene sistematicamente ignorata. Le piattaforme continuano a indicare 13 anni come soglia minima di accesso. Una soglia che non nasce dal diritto europeo né da quello italiano, ma dalla normativa statunitense. Il risultato è un corto circuito giuridico: i ragazzi credono di essere “in regola” a 13 anni, i genitori si affidano a regole che non sono quelle del loro Paese, le piattaforme applicano policy pensate per altri ordinamenti, il consenso al trattamento dei dati, in molti casi, è formalmente invalido. Non è solo confusione. È asimmetria di potere normativa.

Il grande non detto: identità digitale e controllo della navigazione

Il divieto australiano funziona solo in apparenza. In realtà, per essere applicato, richiede una cosa precisa: sapere chi sei. Verifica dell’età, biometria, documenti, correlazione dei comportamenti, fingerprinting dei dispositivi. Non importa quale tecnologia venga usata: il presupposto è lo stesso. Per navigare, devi dimostrare qualcosa di te. Questo segna un passaggio delicatissimo: dalla rete come spazio aperto alla rete come ambiente condizionato dall’identità. Oggi lo si giustifica con la tutela dei minori. Domani con la disinformazione. Dopodomani con la sicurezza. Quando l’infrastruttura del controllo è pronta, il perimetro di utilizzo tende sempre ad allargarsi.

Vietare i social ai minori non educa

Il blocco per età ha un grande vantaggio: è semplice da comunicare. Ma è anche fragile. È facilmente aggirabile. Non distingue tra uso consapevole e uso dannoso. Non costruisce competenze. Non responsabilizza. Chi ha strumenti li userà comunque. Chi non li ha resterà escluso o finirà in spazi meno regolati. Nel frattempo, il nodo centrale resta intatto: nessuno ha insegnato come stare online.

Una generazione senza grammatica digitale

Per anni abbiamo lasciato che la formazione digitale coincidesse con il saper usare un’app. Abbiamo confuso competenza con familiarità. Ma sapere dove cliccare non significa sapere cosa si sta facendo. Pubblicare immagini di altri, accettare condizioni contrattuali, esporsi a sistemi di raccomandazione, lasciare tracce permanenti sono atti giuridici, etici e sociali, non semplici gesti tecnici. Quando una generazione cresce senza questa consapevolezza, il problema non è il social network. È il vuoto educativo.

Conclusione: il divieto come sintomo, non come soluzione

Il divieto australiano sui social ai minori non è il futuro della regolazione digitale. È il sintomo di un fallimento accumulato nel tempo. Vietare è più facile che educare. Bloccare è più rapido che accompagnare. Ma ogni scorciatoia normativa ha un costo. E quel costo, spesso, non lo pagano solo i minori. Lo paga l’intera società, quando accetta che l’unico modo di governare la complessità sia ridurla a un sì o a un no. La domanda, a questo punto, non è se vietare funzioni. La domanda è perché siamo arrivati al punto in cui vietare ci sembra l’unica opzione possibile.

Parental control: guida semplice per genitori su Apple, Google, Microsoft e le principali piattaforme

Categories I genitori devono sapere, newsPosted on

Negli ultimi anni i dispositivi digitali sono entrati in modo sempre più pervasivo nella vita dei bambini e dei ragazzi. Smartphone, tablet, computer e console non sono più solo strumenti di svago, ma diventano canali di comunicazione, di apprendimento e di socialità.
Per un genitore, questo scenario apre nuove opportunità ma anche nuove preoccupazioni: come garantire un uso equilibrato e sicuro della tecnologia?
Le grandi aziende tecnologiche hanno risposto sviluppando sistemi di parental control, strumenti pensati per permettere agli adulti di impostare regole chiare e monitorare le attività digitali dei più giovani. Non sono sistemi perfetti, e non sostituiscono il dialogo con i figli, ma possono essere un valido aiuto.
In questa guida analizzeremo i principali strumenti messi a disposizione da Apple, Google e Microsoft, e a seguire alcune piattaforme e servizi popolari tra i ragazzi, come YouTube, Spotify, Roblox e le console di gioco.

Apple Family (iPhone, iPad, Mac)

Apple mette a disposizione un sistema di gestione chiamato “In famiglia” unito a “Tempo di utilizzo”. Attraverso questi strumenti un genitore può creare un Apple ID per il figlio minorenne, inserirlo nel gruppo famiglia e gestirne le attività direttamente dal proprio dispositivo.


Funzioni principali

1. Gestione dei dispositivi
Tutti i dispositivi Apple collegati all’account del minore vengono centralizzati. Questo significa che un genitore può controllare da iPhone o iPad le impostazioni di sicurezza, senza dover prendere fisicamente il telefono del figlio.
2. Tempo di utilizzo
Qui si incontrano i maggiori limiti di Apple: il sistema calcola il tempo in modo lineare (dalla mattina alla sera) e non in base al tempo effettivo di utilizzo.
Questo comporta che, se un ragazzo resta 2 ore a scuola senza toccare il telefono, quelle ore vengono comunque conteggiate nella fascia oraria di blocco.
In più, quando un figlio chiede più tempo, il genitore può solo concedere 15 minuti, 1 ora o l’intera giornata: non c’è la possibilità di personalizzare in modo più flessibile (ad esempio “20 minuti in più” o “fino alle 18”).
3. Acquisti e download
Il genitore riceve una richiesta di autorizzazione per ogni app, gioco o contenuto che il figlio vuole scaricare. È un buon modo per evitare spese non desiderate o contenuti inadeguati.

4. Contenuti e privacy
Si possono bloccare siti web non adatti ai minori, applicare filtri su musica, film e serie TV, e impostare limiti di età per le app.

5. Localizzazione e posizione
Grazie all’app “Dov’è”, il genitore può vedere dove si trova il dispositivo del figlio.
Un limite concreto, però, è che non fornisce indicazioni stradali se non è installata l’app Apple Mappe: questo riduce la praticità per chi usa Google Maps o altre app di navigazione.

6. Comunicazioni
È possibile stabilire con chi il minore può comunicare (telefonate, messaggi, FaceTime), sia durante il tempo consentito che durante il tempo di pausa.


In sintesi

Apple offre un ecosistema chiuso, ordinato e sicuro, ma a prezzo di una certa rigidità.
Nella mia esperienza, il parental control di Apple è il peggiore tra i tre grandi sistemi: poco flessibile, macchinoso e spesso frustrante, soprattutto per la gestione del tempo.

Google Family Link (Android, Chromebook)

Google offre ai genitori lo strumento Family Link, disponibile come app gratuita per Android e iOS. È pensato soprattutto per chi usa smartphone e tablet Android, ma funziona anche sui Chromebook. Con Family Link il genitore può creare un account Google per il minore e gestirne l’attività da remoto in modo piuttosto flessibile.


Funzioni principali

1. Gestione dei dispositivi
Con un unico account, il genitore controlla tutti i dispositivi Android del figlio. L’app Family Link permette di modificare le impostazioni senza dover accedere fisicamente al telefono del ragazzo.

2. Tempo di utilizzo
Qui Google è decisamente più avanti rispetto ad Apple: il tempo è calcolato sull’uso effettivo del dispositivo e non solo su base oraria.
È possibile stabilire un tempo massimo giornaliero (es. 2 ore al giorno) oppure impostare fasce orarie di utilizzo (es. dalle 15 alle 18). Inoltre, il genitore può concedere tempo extra personalizzato (es. 20 minuti in più), senza essere vincolato a blocchi predefiniti.

3. Acquisti e download
Ogni volta che il minore prova a scaricare un’app dal Play Store, il genitore riceve una richiesta di approvazione. Si possono anche limitare direttamente le app disponibili in base all’età.

4. Contenuti e privacy
Family Link permette di applicare filtri su Google Chrome, YouTube e sugli altri servizi collegati all’account Google. I filtri non sono infallibili, ma aiutano a ridurre i rischi di esposizione a contenuti inadeguati.

5. Localizzazione e posizione
Il dispositivo del figlio può essere localizzato sulla mappa, con aggiornamenti in tempo reale. Rispetto ad Apple, non ci sono limitazioni legate a un’app specifica di navigazione: si può sfruttare direttamente Google Maps.

6. Comunicazioni
Family Link non ha un controllo diretto sulle chiamate o i messaggi come Apple. La gestione avviene soprattutto tramite app e limiti d’uso, ma non c’è un filtro sulle comunicazioni personali del minore.


In sintesi

Family Link è uno strumento più flessibile e pratico rispetto al parental control di Apple. La possibilità di gestire il tempo effettivo e concedere estensioni personalizzate lo rende molto più adatto alla vita quotidiana.
Il limite principale è che funziona al meglio solo su dispositivi Android o Chromebook: se in famiglia ci sono computer Windows o console di gioco, serviranno altri sistemi di controllo.

Microsoft Family Safety (Windows, Xbox)

Microsoft offre uno strumento di parental control completo attraverso Microsoft Family Safety, pensato per chi utilizza PC Windows e console Xbox. A differenza di Apple, qui il genitore può avere un controllo molto dettagliato sulle attività digitali, con ampie possibilità di personalizzazione.


Funzioni principali

1. Gestione dei dispositivi
Tutti i dispositivi Windows e Xbox collegati all’account del minore vengono centralizzati. Il genitore può impostare regole e limiti da remoto tramite app o browser, senza dover accedere fisicamente al dispositivo.

2. Tempo di utilizzo
Microsoft calcola il tempo effettivo di utilizzo e non si limita a una fascia oraria lineare.
È possibile impostare un tempo totale giornaliero oppure un tempo specifico per ciascuna applicazione o gioco. Ad esempio, il ragazzo può avere 30 minuti di Minecraft e 1 ora di app educative senza superare il limite complessivo della giornata.
Il tempo extra è totalmente personalizzabile, quindi il genitore può concedere minuti o ore aggiuntive in modo preciso, senza vincoli predefiniti.

3. Acquisti e download
È possibile bloccare acquisti digitali o ricevere notifiche quando il minore tenta di acquistare contenuti su Microsoft Store o Xbox Store, evitando spese non autorizzate.

4. Contenuti e privacy
Il sistema permette di applicare filtri sui siti web, sulle app e sui giochi, con limiti basati sull’età. Si può anche bloccare l’accesso a contenuti specifici, controllando in modo molto dettagliato cosa può essere visualizzato.

5. Localizzazione e posizione
Family Safety permette di vedere la posizione dei dispositivi Windows o mobile del minore in tempo reale, utile soprattutto per ragazzi più grandi o per chi si sposta fuori casa.

6. Report e analisi
Il genitore riceve report dettagliati sull’attività digitale del figlio: tempo trascorso su ogni app, giochi più utilizzati, siti visitati. Questo aiuta a capire le abitudini reali e a intervenire in modo mirato.


In sintesi

Microsoft Family Safety è, secondo la mia esperienza, il miglior sistema di parental control tra i tre grandi.
Le possibilità di personalizzazione del tempo di utilizzo, sia totale che per singola app, la gestione precisa dei contenuti e il calcolo del tempo reale lo rendono più pratico e efficace rispetto a Apple e Google.

Parental control su piattaforme e servizi popolari

Oltre ai sistemi integrati di Apple, Google e Microsoft, molti ragazzi passano tempo su YouTube, Spotify, Roblox e sulle console di gioco. Anche qui è possibile impostare limiti e filtri, spesso direttamente dalle app o con strumenti dedicati.


YouTube

  • YouTube Kids: app separata pensata per bambini, con video selezionati in base all’età. Include profili personalizzabili e limiti di tempo.

  • Modalità con restrizioni (su YouTube normale): filtra contenuti per adulti, ma non è infallibile.

  • Consiglio pratico: anche con filtri attivi, controllare periodicamente cosa guarda il figlio e discutere insieme dei contenuti.


Spotify

  • Spotify Premium Family: consente di creare un account “figlio” sotto il controllo del genitore.

  • Blocco contenuti espliciti: si può attivare per evitare che vengano riprodotte canzoni con linguaggio o temi non adatti.

  • Consiglio pratico: monitorare periodicamente le playlist e discutere del significato dei testi, così da trasformare la musica anche in momento educativo.


Roblox

  • Piattaforma molto popolare tra i più giovani, con giochi interattivi e socializzazione online.

  • PIN di controllo genitore: obbligatorio per modificare le impostazioni.

  • Limitazioni possibili: chat, acquisti con Robux, giochi accessibili in base all’età.

  • Consiglio pratico: impostare un limite di tempo giornaliero e verificare regolarmente le amicizie virtuali.


Console di gioco

PlayStation (PS4 e PS5)

  • Creazione di un account bambino collegato a quello del genitore.

  • Possibilità di impostare limiti di tempo, controllare acquisti e bloccare giochi non adatti in base all’età.

  • Nota pratica: i limiti funzionano solo se il profilo del ragazzo viene usato correttamente; account condivisi tra fratelli possono aggirare i limiti.

Xbox

  • Integrata con Microsoft Family Safety.

  • Permette di gestire tempo di gioco, chat, multiplayer online e acquisti digitali.

  • Consiglio pratico: impostare notifiche per ogni richiesta di tempo extra o acquisto, così da avere sempre il controllo.

Nintendo Switch

  • App dedicata Nintendo Switch Parental Controls (iOS/Android).

  • Imposta limiti di tempo, restrizioni sui giochi e blocco acquisti.

  • Mostra report giornalieri sul tempo passato su ciascun gioco.

  • Nota pratica: funziona anche da remoto tramite smartphone, quindi i genitori possono monitorare anche quando non sono in casa.


In sintesi

Su queste piattaforme, i parental control non sono perfetti, ma offrono strumenti utili:

  • limitare tempo e acquisti,

  • filtrare contenuti non adatti,

  • controllare le interazioni online.

La regola d’oro rimane il dialogo con i figli: anche il miglior filtro non sostituisce spiegazioni, regole condivise e supervisione.

Ten Ten Diciamo la nostra

Categories I genitori devono sapere, newsPosted on

Benvenuti! Oggi dedichiamo qualche parola a Ten Ten, un’applicazione che sembra essere recentemente scoperta dal mainstream. È interessante notare che i commenti sugli store di app risalgono anche a quattro anni fa.

Vorrei evidenziare alcuni concetti importanti per chi ci segue. Per legge, è necessario avere almeno 14 anni per accettare il trattamento dei dati personali. Inoltre, in Italia, non è possibile avere un’email prima dei 14 anni senza un parental control, che permette di creare un’email per i minori di 14 anni. Se nel telefono di vostro figlio ci sono applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp, dovreste essere voi genitori ad aver dato il consenso tramite un parental control.

State permettendo che vostro figlio/a sia profilato dalla tenera età.

È vero, questa app Ten Ten può essere considerata uno spyware, poiché richiede molti permessi per funzionare. Nei suoi termini di utilizzo, che abbiamo tradotto e letto, non nasconde che tracceranno i vostri movimenti, raccoglieranno i vostri contatti e monitoreranno l’ora in cui ricevete messaggi e da chi.

Sembra spaventoso, ma tranne che per i permessi necessari per funzionare in background, ovvero sempre attivi quando il telefono è acceso, questa raccolta dati è comune a molte app social. Immaginate se WhatsApp o Telegram leggessero automaticamente i messaggi vocali nel momento in cui li ricevete, a qualsiasi ora…

Benvenuti nell’era dei bambini iPad

Categories I genitori devono saperePosted on

Ben ritrovati.
Abbiamo voluto tradurre questo video perchè è ritenuto da tutti noi di fondamentale importanza.
Non abbiamo tradotto o fatto i sottotitoli ma mettiamo di seguito la trascrizione.
Vi consigliamo anche di vedere il video perchè molte immagini sono significative.

 

Benvenuti nell’era dei bambini iPad, ci viene detto che la generazione Z è terrorizzata dalla prospettiva di crescere una generazione di bambini schiavi degli iPad, il termine bambini iPad è comunemente usato per descrivere i bambini che hanno a loro disposizione un dispositivo senza alcuna restrizione di tempo. Ironicamente, i video che trattano le crisi di questi bambini hanno una notevole popolarità su Tik Tok ed è nata una categoria di video che hanno raccolto milioni di visualizzazioni. Questi video sono creati da utenti che commentano, criticano e ridicolizzano apertamente i comportamenti dei bambini iPad mentre fanno i capricci, durante le crisi di pianto quando gli viene tolto il dispositivo, mentre dimostrano un totale disinteresse nell’ interagire con gli altri, nella loro mancanza di capacità di giocare con i giocattoli tradizionali, ecc., ma dietro tutto il sarcasmo e l’umorismo oscuro si nasconde tutta una serie di verità scomode su dove sta andando la nostra società. I bambini di oggi sono cattivi ma i bambini di domani vivranno una vita che non possiamo nemmeno immaginare e le future problematiche della generazione Alpha sono qualcosa a cui non vogliamo pensare. Per comprendere cosa succederà effettivamente a questi ragazzi in futuro, capire cosa succederà e perché i bambini con iPad sono fenomeni così terrificanti dobbiamo guardare come andavano le cose qualche decennio fa. Non è passato molto tempo da quando era normale per i bambini giocare fuori senza sorveglianza per lunghi periodi di tempo, sopratutto per giocare con altri bambini del proprio quartiere, probabilmente i tuoi genitori facevano lo stesso, lasciandoti per lunghi periodi di tempo, completamente senza supervisione, praticando sport, bruciando fortini e arrampicandoti sugli alberi. Così facendo si aiutavano i bambini a sviluppare abilità utili per gli anni avvenire, all’aria aperta, imparando a comunicare, a negoziare, a delegare, a difendersi, a fare amicizia e si capiva l’importanza del lavoro di squadra.

Questo li ha aiutati a sviluppare amicizie durature il gioco, ha aiutato questi bambini a svilupparsi come esseri umani per diventare, come ha detto l’autore Nicholas Taleb, nel suo libro ‘Anti-fragile’ ha detto che la creatività, il gioco, insieme ad altri componenti chiave come: i valori familiari tradizionali della comunità e la religione hanno contribuito a formare quello che il filosofo Peter Burer chiamava il sacro baldacchino: un invisibile struttura che si estende sulla società fornendo uno scudo che protegge le persone dalle incertezze e dalle crudeltà della vita. Il gioco all’aperto senza supervisione ha contribuito a creare cittadini migliori e di conseguenza una società migliore. Tuttavia all’inizio degli anni ’80 il gioco all’aperto senza supervisione è diventato molto meno frequente,sostituito invece da viaggi attentamente monitorati al parco e alle date di gioco fortemente supervisionate entro il 1997, l’ anno in cui la generazione Z iniziò ufficialmente, i giorni del gioco non strutturato diffuso erano ufficialmente morti e avanziamo rapidamente fino ad oggi, dove il gioco all’aperto senza supervisione è stato quasi interamente sostituito dal tempo davanti allo schermo, al chiuso, senza supervisione ed anche il tempo da trascorrere con la famiglia è sostituito da quello davanti ad un dispositivo. I bambini di oggi soffrono di un disturbo da carenza naturale, termine coniato dall’autore Richard Lou: stiamo creando un ambiente in cui credo che per definizione siano meno vivi ciò che i genitori vogliono è che i loro figli siano meno vivi ciò che l’insegnante vuole è che i suoi studenti siano meno vivi allo stesso tempo i tassi temporali di disturbo della condotta infantile, un precursore della psicopatia, continuano ad aumentare, questo in aumento è completamente collegato alla mancanza di gioco non supervisionato e al fatto che sempre più genitori esternalizzano il ruolo di caregiver primari ed esternalizzano tramite le persone che controllano gli algoritmi di intelligenza artificiale come Siri, Alexa e tutta una serie di altre creazioni artificiali non hanno alcun interesse a proteggere la privacy dell’utente.
Le grandi aziende tecnologiche non hanno alcun interesse a proteggere la privacy degli utenti e invece sfruttano i loro dati personali a fini pubblicitari. Plasmano e creano le persone secondo i loro ideali, trasformandole in consumatori conformi rendendole persone ideali per Amazon Apple o qualunque grande azienda tecnologica.

In effetti, questi algoritmi sofisticati, si rivolgono a neonati e bambini piccoli, individuando le loro vulnerabilità e sfruttandole senza scrupoli. Di conseguenza, crescendo, diventano sempre più dipendenti dai loro tablet, e le conseguenze di questa situazione saranno devastanti per la società.

Ma il problema è che oggi è sempre più allettante affidarsi alle tecnologie digitali. I genitori di oggi hanno così tante responsabilità. Entrambi i genitori lavorano solitamente, perché non c’è più abbastanza denaro, e quando tornano a casa stremati, è molto più semplice consegnare al loro bambino un iPad, mentre loro possono concedersi un po’ di relax per un’ora o due.

Ma la ricerca in corso evidenzia costantemente gli effetti a lungo termine del tempo eccessivo sullo schermo sui bambini. Tali effetti includono deficit di memoria, ridotto controllo emotivo, livelli più elevati di apatia e ansia, livelli più bassi di empatia, Ritardi nello sviluppo del linguaggio e del discorso, e persino comportamenti criminali. Quando i genitori stanno sorvegliando i loro piccoli, ci sono predatori sessuali, e intendo questo letteralmente, ma ne parlerò meglio più avanti. Nel 2017, lo psicologo dr. Gene M. scrisse per The Atlantic che la Generazione Z è stata in molti modi distrutta dalla diffusione degli smartphone, e tutti sappiamo che questa generazione è più ansiosa, più depressa, più incline al suicidio, meno propensa a frequentare, meno propensa a fare sesso, meno propensa ad uscire, meno propensa ad avere amici, meno propensa a parlare con i membri della famiglia, più sola, più isolata e più depressa. La Generazione Z sta davvero male. Possiamo vederlo tutti. È una trasformazione terrificante degli ultimi decenni che ha plasmato la generazione che vediamo oggi, ma pensate alla Generazione Alpha, cioè i bambini della “iPack”, che saranno ancora più malati, più stupidi, più tristi e più soli rispetto alla generazione attuale, senza dimenticare più grassi. In passato, i bambini si impegnavano in ore di gioco ogni giorno, il che non solo consentiva loro di bruciare calorie e mantenere la loro forma fisica, ma favoriva anche l’interazione sociale, migliorava le abilità cognitive e alleviava lo stress. Tuttavia, con la diminuzione del tempo dedicato al gioco, tutti gli aspetti dello sviluppo infantile sono stati negativamente influenzati, con conseguenze particolarmente preoccupanti sulla salute e sull’obesità. L’associazione tra l’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi e l’obesità è innegabile.
Un maggiore tempo trascorso davanti allo schermo tende ad andare di pari passo, o meglio di mano in bocca, con un maggiore consumo di cibo e una minore gratificazione a lungo termine. Diversi studi hanno dimostrato che l’esposizione prolungata allo schermo porta effettivamente a un desiderio aumentato di cibo e a abitudini di spuntino più frequenti tra bambini e adolescenti. Inoltre, per complicare ulteriormente la situazione, gli studi mostrano che i bambini più obesi tendono a diventare adulti obesi. Infatti, circa il 55% dei bambini obesi durante l’infanzia continuerà a essere obeso durante l’adolescenza, isolandoli ulteriormente. È per questo che ora si stima che circa l’80% degli adolescenti obesi rimarrà obeso quando raggiungeranno l’età adulta, isolandoli sempre di più e rendendoli più insani. Ciò li porta ad avere meno testosterone e meno capacità di godersi la vita come dovrebbero, e se non mi credete, la maggior parte dei bambini ora ha un cellulare all’età di sette anni. Basta guardarsi intorno, così tanti bambini nei ristoranti, ovunque tu vada, con i loro iPad o iPhone, connessi online per ore a fare cose di cui i loro genitori sono completamente all’oscuro, alimentando così una grande epidemia di salute mentale per i bambini. Negli ultimi anni, ci sono stati livelli record di tristezza e autolesionismo tra i bambini, in particolare su Instagram, che è stato trovato avere effetti dannosi sul benessere mentale.
Uno studio che indaga sulla frequenza d’uso di Instagram ha rivelato una forte correlazione tra il suo utilizzo e vari esiti negativi, come depressione, bassa autostima, ansia legata all’aspetto fisico e insoddisfazione corporea. Milioni di bambini già a partire dai 10 anni utilizzano Instagram e vengono regolarmente bombardati da immagini sessualizzate e filmati traumatizzanti di autolesionismo. Senza considerare il fatto di sentirsi costantemente insicuri rispetto a persone che sembrano vivere vite migliori, o almeno così sembra. Non sorprende quindi che i bambini siano così infelici se li mettiamo in queste condizioni fin dall’inizio. La loro innocenza viene strappata via da loro in tenera età e sostituita con qualcosa di veramente terribile. Anche YouTube Kids, progettato appositamente per i bambini dai quattro anni in su, non è affatto sicuro.
L’applicazione è stata dimostrata offrire contenuti a sfondo sessuale, nonché materiale incentrato sul consumo di alcol e droghe, cose davvero non adatte a bambini di quattro anni. Più recentemente, sono emersi diversi rapporti riguardo a materiale dannoso su YouTube che mira specificamente a bambini di soli due anni. Ho isolato alcuni di questi, così le persone possono capire esattamente di cosa stiamo parlando. A sinistra dello schermo, c’è un episodio reale di Peppa Pig, quando Peppa va dal dentista, e a destra c’è un falso che tratta di paura e apparizioni tortuose. Ecco un altro esempio che abbiamo estratto da Paw Patrol, in cui viene menzionato “il vigile del fuoco al salvataggio” e a destra il falso, con incidenti, morti e paura. Fondamentalmente, individui malintenzionati hanno manomesso contenuti tratti da popolari e amati franchise per bambini, tra cui noti programmi come Peppa Pig, Paw Patrol di Nickelodeon e Frozen di Disney. Questi autori hanno inserito contenuti inappropriati e inquietanti che coinvolgono personaggi amati, causando traumi subliminali a bambini inconsapevoli. Queste sono le persone che stanno crescendo i bambini oggi, quando i genitori sono fuori o tornano a casa stanchi ed esausti dal lavoro. Loro semplicemente danno l’iPad al bambino, che viene così cresciuto da questi predatori. Le ragazze sembrano avere situazioni peggiori rispetto ai ragazzi. Sempre di più scopriamo quanto i social media siano dannosi per le donne. In particolare, vediamo sempre più articoli che le ragazze adolescenti stanno affrontando un’epidemia di salute mentale, con livelli record di tristezza segnalati. Le ragazze adolescenti americane non stanno bene, ognuna carica di queste storie terrificanti e strani effetti collaterali, e recentemente i professionisti della salute mentale hanno registrato un enorme aumento delle persone che cercano aiuto per disturbi mentali e sintomi simili alla sindrome di Tourette, e sempre più emergono prove che TikTok sia effettivamente responsabile di ciò.
Con l’attuale denominazione di “tic di TikTok”, i giovani, soprattutto le ragazze giovani, stanno manifestando sintomi di disturbi molto particolari dovuti all’esposizione ai social media. Gli influencer stessi, che mostrano tali sintomi, contribuiscono a diffondere questi tic di TikTok, che sono distinti da ciò che i professionisti medici vedono di solito nei pazienti con la sindrome di Tourette. Si tratta di un esempio di malattia sociogenica di massa o isteria di massa, in cui comportamenti, emozioni o condizioni si diffondono spontaneamente all’interno di un gruppo, compresi i gruppi online.

Inoltre, più tempo gli individui, specialmente i giovani, trascorrono su siti di social networking, maggiore è la probabilità che vivano un disagio psicologico e addirittura contemplino il pensiero di mettere fine alla propria vita. Il 60% dei giovani sostiene di aver sperimentato il bullismo online, aggravando ulteriormente l’epidemia di salute mentale. È ancora più preoccupante chiedersi se la Generazione Alpha è destinata al fallimento se la Generazione Z è così compromessa come lo è oggi. Come sarà fatta la generazione dei bambini iPad tra 20 anni, specialmente quando schermi e social media non solo rovinano la loro salute mentale, ma li rendono privi di emozioni in primo luogo? Non c’è solo un aumento dei “tic di TikTok”, ma siti di social media come TikTok e YouTube sono effettivamente mostrati di aumentare la psicopatia. I psicopatici, altrimenti noti come persone affette dal disturbo della personalità antisociale, sono caratterizzati dalla loro freddezza, manipolatività, natura antisociale e tendenze narcisistiche. Tra tutte le persone in società, tendono ad essere tra le più tossiche, facendo qualsiasi cosa sia necessaria per ottenere ciò che vogliono quando lo vogliono.
La società e il tuo benessere non hanno alcuna importanza per loro. Faranno qualsiasi cosa per ottenere ciò che vogliono, e questo disturbo è spesso associato a incontri precoci durante l’infanzia come maltrattamenti e rifiuti. E sì, probabilmente l’hai indovinato, l’uso estensivo di schermi e social media può portare alla diagnosi di psicopatia. Bisogna avere più di 18 anni prima di poter essere diagnosticati con qualcosa chiamato disturbo di condotta; prima dei 18 anni, un bambino viene diagnosticato con un grave problema comportamentale chiamato disturbo di condotta, che spesso coinvolge tendenze aggressive e trasgressioni della legge. La ricerca mostra chiaramente che i sintomi di condotta dell’infanzia sono significativamente associati a un maggiore utilizzo quotidiano dei social media durante l’età adulta emergente, e che un maggiore utilizzo quotidiano dei social media è significativamente associato a vari comportamenti antisociali. Il comportamento antisociale durante l’infanzia è un forte predittore del comportamento criminale in età adulta, e se ci pensi, la nostra società, soprattutto in Occidente, è progettata per promuovere il più psicopatico di tutti, il più avido e narcisista, e ricompensa il più possibile. E questa ruota del criceto sta solo per aumentare, specialmente con il tempo trascorso davanti allo schermo, che ostacola la nostra capacità di interpretare le espressioni facciali e acquisire abilità sociali, entrambe elementi cruciali per coltivare l’empatia. Una volta che i social media rimuovono l’empatia dall’equazione umana, ci si trova rapidamente circondati da una grande quantità di comportamenti patologici, persone più virtuose, vuote, plastiche, che non hanno cura della società che le ha cresciute o delle persone intorno a loro, solo più gratificazione istantanea, più dopamina. Questa è la generazione dei bambini iPad, e ovviamente non tutti diventeranno psicopatici, è un’evenienza estremamente rara in primo luogo, ma la mancanza di empatia e il crescente narcisismo causati dalla crescita con un iPad sono segni preoccupanti, specialmente quando si considerano le influenze moderne di oggi. Le persone che effettivamente stanno crescendo i tuoi figli, si vedono sempre più influenze che sono sempre presenti nella vita dei tuoi figli, ora sono loro che appaiono sul tuo schermo, quelli che seguono le tendenze di TikTok, quelli che creano la cultura di oggi, e quando guardi gli influencer più grandi ora, che sfoggiano stili di vita opulenti e sponsorizzano cose.

Come OnlyFans, sono davvero queste le persone che vuoi che crescano i tuoi figli, gli Adam22, i Logan Paul e i neon di questo mondo? Tutti questi esseri superficiali che riempiono la testa dei ragazzi con ideologie idiotiche, a volte pericolose, e preoccupantemente, come sempre più studi dimostrano, le influenze stanno avendo un impatto profondo sulla psiche dei bambini, plasmando le loro ideologie attraverso la diffusione di narrazioni distorte cariche di emotività, propagando la ricchezza materialistica, alimentando l’autoassorbimento e comportamenti davvero bassi. Tua figlia sta crescendo con Cardi B, Ruby Rose, che sexy canta riguardo ai loro genitali e alle glorie della promiscuità, distorcendo la percezione dei bambini di ciò che gli altri trovano veramente attraente. Ragazzi che vengono istruiti a ottenere più denaro, a trascurare cultura e tradizione e a screditare tutti. Bambini influenzati da contenuti per adulti a così giovane età. Non sto scherzando, oggi i bambini di nove anni sono regolarmente esposti a contenuti per adulti, e non si tratta dei contenuti per adulti del tempo dei tuoi genitori. Sappiamo tutti di cosa si tratta. Sono i contenuti più depravati immaginabili, compilazioni delle peggiori cose che puoi pensare, che distruggono completamente la dopamina dei tuoi figli, perché nella nostra società la gente è troppo stanca e oberata per avere il tempo di crescere i propri figli in modo adeguato, quindi dare loro un iPad sembra solo l’opzione più facile oggi.

Nessuna di queste sembra solo l’opzione più facile oggi, ma quando si riflette davvero su ciò che sta accadendo qui, su ciò che sta influenzando i bambini ovunque, il fatto che stiano guardando questo tipo di contenuto prima ancora del loro primo bacio. Cosa sta facendo questo ai cervelli dei bambini? Beh, non solo sta rovinando la loro capacità di attenzione e la loro empatia, ma ha anche effetti dannosi sullo sviluppo del loro cortex prefrontale, una regione del cervello responsabile della decisione razionale e della regolazione degli impulsi. Di conseguenza, quando questa area è compromessa, i bambini sono inclini a mostrare comportamenti impulsivi e a prendere decisioni ancora peggiori. Senza un corretto funzionamento del cortex prefrontale, un individuo rischia di vivere una vita piena di imprudenza e scelte sbagliate. Anche gli iPad distribuiti nelle scuole non sono sicuri, ci sono sempre più storie che emergono che coinvolgono bambini piccoli, anche di terza elementare, a cui vengono dati iPad non filtrati e vengono esposti ai contenuti più disturbanti attraverso questi algoritmi. Anche se il tempo di schermo di Apple è stato introdotto nel 2018 per fermare proprio questo tipo di comportamento, con restrizioni teoricamente progettate per aiutare genitori ed educatori, spesso non è così efficace. I bambini possono aggirare facilmente questi ostacoli minori e finire per accedere ai contenuti più depravati che si possa immaginare. Nuove ricerche di Imperior Software mostrano che uno studente su quattro ha guardato contenuti dannosi o violenti online mentre era in classe, il 17% lo faceva con un dispositivo scolastico, e addirittura uno su dieci ha utilizzato siti di gioco d’azzardo tramite questi iPad, ancora una volta, è importante sottolineare che tutto questo avviene in classe. Se tutto questo non è abbastanza deprimente, c’è una cosa che è ancora peggiore di una generazione di bambini iPad: i predatori che sfruttano la Generazione Alpha. Questo accade con ogni generazione, e si dice che in una città non sei mai a più di 6 metri da un ratto, ma sembra che i bambini non siano mai a più di sei clic da un predatore. I social media hanno in molti modi creato un rifugio sicuro per i predatori che possono nascondersi dietro a profili falsi e attirare bambini inconsapevoli in trappole potenzialmente distruttive, persino mortali. Ora il Wall Street Journal ha pubblicato un’approfondita inchiesta che mostra come Instagram connetta una vasta rete di predatori in tutto il mondo, e sebbene gli utenti di Instagram dovrebbero avere almeno 13 anni, molti utenti hanno solo 10 anni, e questo numero continua a diminuire.

Sempre più bambini vengono raggiunti da annunci pubblicitari, senza che essi sappiano che il bambino con cui stanno comunicando è in realtà un uomo di 58 anni con le intenzioni più spregevoli immaginabili. Nel frattempo, TikTok, la piattaforma di social media più popolare in circolazione, è stata definita la piattaforma perfetta per i predatori. Ora sappiamo tutti che il mondo online è pieno di mostri, il tipo di persone che si specializzano nel distruggere le vite dei bambini. Uno studio recente condotto da esperti di sicurezza informatica israeliani e americani rivela che i predatori che contattano i bambini sui social media sfruttano le violazioni di sicurezza per attivare segretamente le loro webcam senza la conoscenza o il consenso dei bambini e, allo stesso tempo, c’è stato un forte aumento dei casi di bambini che cadono vittime dell’estorsione online, della sextortion, il reato di manipolare i bambini, che sono stati poi costretti a condividere immagini esplicite di se stessi con gli abusanti.Questi abusatori minacciano poi di diffondere le immagini se non viene pagato un riscatto. I predatori sessuali hanno un nuovo terreno di gioco qui, prendendo di mira i bambini chattando con loro mentre giocano a popolari videogiochi.

Cbs anary mcniel al lavoro per voi su come i genitori possano proteggere i loro figli dal diventare vittime, dove i bambini trascorrono il loro tempo online, i predatori sono in agguato e in modo preoccupante un numero crescente di segnalazioni riguarda le immagini della categoria più grave, e ancora più preoccupante è che i bambini sono ora in grado di utilizzare iPad per accedere facilmente al dark web. Ora, come molti di voi sapranno, il dark web è costituito da una collezione nascosta di siti internet accessibili solo tramite un browser web specializzato, dove le persone possono vendere vari articoli e servizi, qualsiasi cosa di illegale che si desideri, ed è emerso di recente che un bambino di otto anni ha usato il suo iPad per accedere al dark web e acquistare una serie di articoli pericolosamente pericolosi, compreso un ak-47. La pistola è persino arrivata a casa sua con la madre, che alla fine l’ha consegnata alla polizia, ma questo ha sollevato una discussione scomoda qui. Se i bambini vengono cresciuti dagli iPad, vedranno ogni angolo di Internet e accedere al dark web su un iPhone o iPad è notevolmente facile e una volta che un bambino lo fa, entra in un mondo in cui la loro sicurezza e innocenza diventano quasi istantaneamente minacciate. Vedete, 1 su 50 bambini è colpito dall’usurpazione d’identità infantile e più della metà delle vittime sono bambini sotto i 9 anni. Quindi cosa rende così attraente l’identità di un bambino? Probabilmente perché il loro numero di previdenza sociale e la storia creditizia rappresentano una lavagna pulita che potrebbe rimanere intatta e potenzialmente incontrollata per molti anni, persino decenni, e se il furto passa inosservato, un criminale potrebbe utilizzare un numero di previdenza sociale rubato per stabilire una storia creditizia nel corso di un periodo prolungato e questa truffa potrebbe rimanere nascosta fino a quando il bambino richiede una patente di guida, un impiego o assistenza finanziaria per l’istruzione. Una cosa che non sarà rara con la generazione alpha e i bambini iPad, in particolare, è l’aumento dei “celibi involontari”, giovani uomini solitari e amareggiati da un senso di fallimento romantico che si ritrovano in comunità online.

Vedi sempre di più con cose come Tinder, con Instagram e con contenuti per adulti. Tutte queste cose stanno influenzando la salute mentale di tutti ovunque, ma soprattutto della generazione alpha, come ho già discusso. Ma una cosa che questo fa è creare una mancanza di comunità e coesione. Non hai mai la possibilità di connetterti con persone della tua età e più ciò accade, specialmente per la generazione alpha, più aumentano i “celibi involontari”. Si tratta di persone che non riescono a interagire con l’altro sesso perché non sono mai state socializzate correttamente, e questo si lega a una enorme diminuzione dei livelli di testosterone tra i giovani uomini. In effetti, l’uso prolungato dei social media abbassa effettivamente i livelli di testosterone nei maschi. È stato dimostrato che i social media possono causare la diminuzione dei livelli di testosterone, influenzando il desiderio sessuale e l’umore. Sempre più uomini stanno lottando con depressione, ansia e solitudine, e questo coincide completamente con la diminuzione del testosterone. Ci sono molteplici fattori per questo, come ho discusso più volte su questo canale, e mentre ci sono cibo, acqua e ormoni nell’ambiente, i social media e i dispositivi digitali stanno anche svuotando la virilità dei giovani uomini, rendendoli fiacchi, senza vita, odiosi e solitari. In realtà, l’adolescente medio oggi trascorre fino a 6 ore al giorno “distruggendo” la sua vita e probabilmente molto di più al computer. Quindi, immagina un bambino di 5, 6, 7, 8 anni che si fa dipendenza da questi algoritmi fin da giovane. Ricevendo la loro dose di dopamina da questi dispositivi, quando hanno 18 anni, sono già completamente immersi nei social media, con il cervello compromesso, sprecando la loro vita a guardare pixel. Alla loro età, la maggior parte dei bambini della generazione alpha avrà probabilmente passato quasi 5 anni completamente online, e intendo letteralmente il tempo passato a guardare i dispositivi. Cosa fa tutto ciò a un essere umano sano? Sorprende che la generazione alpha diventerà più arrabbiata, più grassa, più stupida, più sola? Le cose sono già brutte ora, ma purtroppo, le cose stanno solo peggiorando se i genitori continuano a crescere i loro figli con iPad, e il triste fatto è che la maggior parte dei genitori non sa nulla di tutto ciò. Non hanno idea delle conseguenze perché non hanno mai vissuto quest’esperienza, ed è molto più facile dare a un bambino un iPad che portarlo a fare sport, il che significa che sta emergendo una nuova generazione.

Ecco perché la generazione Alpha potrebbe rivelarsi la generazione più problematica di tutta la storia umana, soprattutto con l’ascesa dell’IA, un momento iPhone potenziato. Dove si collocherà questa generazione Alpha? Quelli nati tra il 2012 e la metà degli anni 2020 cresceranno in un mondo dove gli assistenti IA, né mamma e papà, regneranno supreme? Abbiamo già persone che sposano personaggi pixellati. Le relazioni umane stanno morendo, l’IA non fa che aggiungere benzina sul fuoco e, man mano che gli esseri umani trascorrono sempre meno tempo interagendo nel mondo reale e sempre più tempo immersi in mondi virtuali, i partner IA potrebbero benissimo sostituire quelli umani e, come i bambini iPad sono cresciuti, potremmo benissimo vivere nell’idiozia in pochi decenni.

 

Whatsapp interviene il Garante della Privacy.

Categories news, socialePosted on

E’ notizia di oggi 14/1/2020:

“Il Garante ritiene che dai termini di servizio e dalla nuova informativa non sia possibile, per gli utenti, evincere quali siano le modifiche introdotte, né comprendere chiaramente quali trattamenti di dati saranno in concreto effettuati dal servizio di messaggistica dopo l’8 febbraio.”

Abbiamo ricevuto alcune mail dove genitori preoccupati per se e i propri figli ci chiedono cosa ne pensiamo riguardo alla ‘bufera’ della nuova policy di whatsapp.
Partiamo dicendo che al giorno d’oggi tutti ci fidiamo di società di servizi:

  • apple con Icloud, Trova il mio iphone
  • Google con gmail, Youtube, Drive, maps ecc)
  • Facebook con Whatsapp e Instagram
  • e tutte le App e i videogiochi ai quali ci logghiamo utilizzando le credenziali di uno dei servizi sopra citati senza investigare quali dati stiamo cedendo alle nuove app in installazione.

Per nostra esperienza diretta sul campo, alle persone non interessa la privacy, non interessa quali dati si trattengono i servizi gratuiti che usano, ma questa volta che il secondo uomo piu’ ricco del mondo fa un tweet molto lungo e pieno di informazioni (Use Signal) tutte le testate lo riprendono scrivendo tutto e il contrario di tutto.

Abbiamo ricevuto messaggi su whatsapp “Addio amici, da domani mi troverete qui….”
E’ vero, l’8 febbraio whatsapp aggiornerà la policy dell’applicazione e sarà un aggiornamento diverso tra Europa e resto del mondo.
Per quanto riguarda l’Italia e gli altri paesi dove vige il GDPR, il regolamento europeo per la protezione dei dati personali, una delle leggi sulla privacy più avanzate del mondo, non sono state fatte grandi modifiche riguardo alla privacy, ma lo stesso il Garante della Privacy è entrato nel mezzo.
Sono state cambiate solo alcune regole sulla sezione di WhatsApp per i negozianti e i servizi commerciali: dovrebbero consentire alle aziende di comunicare con i loro clienti tramite WhatsApp.

Perciò, invece di tirare un sospiro di sollievo e pensare di essersi fatti spaventare da informazioni ballerine, mettete un focus sulla privacy. Continuate pure a utilizzare whatsapp ma riflettete sull’importanza dei vostri dati, soprattutto quelli dei bambini.

Sappiamo di alcuni professori delle scuole medie che spingono gli studenti (minori di 14) nell’uso di whatsapp per le comunicazioni scolastiche studenti/professori. La motivazione dietro questa scelta sta nell’immediatezza del passaggio di informazioni ma ciò non toglie che stiano violando le regole di privacy e tutela dei minori. Sensibili all’argomento stiamo organizzando delle diffide al fine di avvertire le dirigenze scolastiche che dovrebbero avere un maggiore interesse e solerzia a far rispettare le leggi senza che alcuni genitori attenti si debbano trovare nella brutta situazione di combattere per tutelare e ottenere la cura dei propri figli che in tutta questa storia diventano degli emarginati.

E tutto questo succede sapendo che gli insegnanti hanno un mezzo più che idoneo per comunicare con gli studenti…Classroom!

Per cui invitiamo i dirigenti e i professori a ripassare la legge sulla possibilità di acconsentire al trattamento dei dati per i minori di 14 anni.

Whatsapp non puo’ essere installato prima dei 14 anni se non su un dispositivo provvisto di parental control e con il consenso dei genitori.

Vi alleghiamo 2 articoli che consigliamo di leggere sulla questione signal-whatsapp che condividiamo.

https://www.ilpost.it/2021/01/12/whatsapp-privacy-facebook/

https://www.ilpost.it/2021/01/13/signal-app-messaggistica/

Mascherine obbligatorie a Settembre. Gli studi dimostrano i rischi

Categories I genitori devono sapere, socialePosted on

SICUREZZAMINORI

Forma ed informa

Chi ci segue lo sa, noi cerchiamo di formare/informare i genitori e gli addetti ai lavori che si interfacciano con minori, per tutto quello che riguarda l’aspetto informatico, dei pericoli del web, diamo suggerimenti legali su come affrontare difficoltà inerenti a problemi con minori e la rete ecc.

Ma siccome siamo SICUREZZAMINORI dobbiamo tenere gli occhi aperti anche su pericoli che non sono digitali ma reali e per giunta resi obbligatori di legge.

Non sembra che i minori siano stati tutelati durante questa pandemia.
Sono passati da immuni ad untori e adesso vogliono proteggerli a settembre al rientro a scuola con mascherine, distanziamento sociale e pranzo a sacco.

Vogliamo proporre un video del canale byoblu e pubblicizzare un Webinar che attualmente risulta esaurito, ma sarà un appunto per seguire l’evento ed un eventuale messa online dell’evento on demand.

Per coloro che si sono informati e fossero contrari alla decisione presa delle mascherine obbligatorie nei centri estivi è in corso questa petizione che vi proponiamo qua sotto.

Il Coordinamento Internazionale Associazioni per la Tutela dei Diritti dei Minori contesta il parere favorevole dei pediatri sulle mascherine a scuola:

Nessuna base scientifica

Cosa diciamo nelle conferenze di SicurezzaMinori

Categories Controllare i Videogiochi, I genitori devono sapere, news, socialePosted on

Salve a tutti,

abbiamo pensato di raggruppare i principali concetti che divulghiamo durante gli incontri con genitori ed insegnanti che proponiamo.

Mettiamo a disposizione questo PDF.

Dentro ci saranno anche alcuni video che proiettiamo durante gli incontri.

SI RICHIAMA TUTTI GLI UTENTI ALLA MASSIMA CONDIVISIONE!!! TUTTO QUELLO CHE LEGGERETE E’ UN GRANDE SFORZO CHE IL NOSTRO GRUPPO HA FATTO METTENDO IN CAMPO PROGRAMMATORI, WEBMASTER, SISTEMISTI, PEDAGOGISTI. GRAZIE PER IL VOSTRO CONTRIBUTO.

DOWNLOAD CLICCA QUI

 

La conferma che la fine è vicina

Categories I genitori devono sapere, socialePosted on

Siamo coscienti che schierarsi o dichiarare senza veli i propri gusti e criticare quelli degli altri non porta mai popolarità anzi…
Però vogliamo scaricare in questo post un po’ di frustrazione accumulata.

Ebbene sì parliamo dei Me contro Te, del canale YouTube da 4,5 milioni di iscritti e del botto fatto al botteghino con il film che non citeremo.
Abbiamo letto dei post esilaranti di genitori che per esorcizzare il ricordo (forse perenne) di aver portato i figli al cinema a vedere questo film, si sono sbizzarriti in frasi molto buffe…

Vi condividiamo il video fatto all’anteprima a Milano del film.
Lasciateci un commento sulla nostra chat Telegram o sulla pagina Facebook, perché ci interessa moltissimo il vostro punto di vista, che sarà spesso diverso dal nostro. Confrontiamoci…

 

Anche per voi sono aliene queste persone del pubblico o soltanto fans?

Ci siamo confrontati con un genitore, che aveva l’atteggiamento di ‘ quello sfinito ‘, ci raccontava come i 2 suoi figli stessero molto tempo a vedere questi video e che lui non sapesse come fare per riprendere la situazione in mano.

Volevamo suggerire 2 possibili sentieri da percorrere:

1)- Prendere il dispositivo del bambino e spengerlo.

2)- Vi offriamo uno spunto di riflessione:

Un bambino non puo’ registrare una mail prima di 14 anni.
Un bambino non puo’ accettare la normativa sulla privacy perciò non può’ installare applicazioni sul telefono che non puo’ avere prima di 14 anni.
I Me contro Te sono presenti anche su Youtube kids, che però è un’applicazione e perciò va installata su un dispositivo mobile che non puo’ essere del bambino perchè non ha 14 anni.
Da prendere in considerazione le microonde che si becca il bambino con i dispositivi mobili….
A questo punto l’unica maniera legale che un genitore ha per far vedere i SUPER COMICI E INTRATTENITORI COLOSSALI al figlio è questa:

Si prende il telefono del genitore, si installa il parental control googleFamily link, registriamo una mail under 14 tramite l’account del genitore, prendiamo il dispositivo del minore installiamo GoogleFamily link per bambini, associamo i 2 telefoni.
A quel punto il telefono del minore è monitorato, e chiederà di installare youtube o youtube kids, dove ci sono LE STARS DEL WEB, il telefono del genitore riceverà una notifica con la richiesta di installazione dell’applicazione. ADESSO STA AL GENITORE PRENDERSI LA RESONSABILITA’ DI ACCETTARE L’INSTALLAZIONE. (YouTube, Facebook, whatsup, Instagram, Telegram ecc ecc TUTTI DA 14 ANNI poi sarà il genitore a acconsentire alla privacy per il figlio, accetterà che l’account del figlio sia targettizzato da questi colossi.)

Finita la riflessione facciamo una domanda:

Come mai tutti questi bambini piccoli e piccolissimi conoscono i me contro te?
Secondo la legge, ci sarebbero soltanto 2 risposte:

1)- Il mio bambino ha un parental control, ho acconsentito io all’installazione dell’applicazione e da quel momento ho avuto la piena responsabilità della navigazione di mio figlio. E tramite il parental control ho impostato un limite di tempo per ogni ambito: Non più’ di XX minuti di video o di XX di videogiochi. Cerco di ridurre al massimo l’uso in quanto l’emissioni di microonde possono essere cancerogene.

2)- Do il mio cellulare a mio figlio, ignoro l’emissioni di microonde che un telefono emette, l’account nel cellulare è il mio, quello di un maggiorenne e perciò i servizi credono che a navigare sia un maggiorenne e non filtreranno nessun tipo di contenuto audio/video/pubblicitario. Inoltre la cronologia di navigazione e video sarà quella del mio dispositivo sia esso o un’altro.

Per la nostra esperienza pochissime persone si identificheranno nella numero 1. Anche se speriamo che i nostri lettori e iscritti facciano parte di queste.