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🔒 La tua privacy vale più di un like

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👀 Perché ti deve interessare subito

La privacy a volte sembra roba da adulti. Ma pensa a questo:

  • Pubblicare una foto davanti a scuola dice a tutti dove sei ogni giorno.
  • Inoltrare lo screenshot di una chat di classe vuol dire regalare conversazioni private a chiunque.
  • Entrare in un canale WhatsApp pensando sia “privato” è un errore: chiunque abbia il link può leggere gli ultimi 30 giorni di aggiornamenti, anche senza seguirti.
➡️ Non è futuro lontano: è adesso.

🛡️ I tuoi diritti (anche se hai 14 anni)

In Italia ci sono regole speciali per proteggere i dati dei minori:

  • Se hai meno di 14 anni, per molti servizi serve il consenso di mamma/papà.
  • Dai 14 anni in su puoi esercitare diritti come:
    • chiedere la cancellazione di dati e foto;
    • far rimuovere un contenuto che ti riguarda;
    • sapere chi ha i tuoi dati e come li usa.

👉 Questo si chiama GDPR: il regolamento europeo che ti protegge online.

🎭 Social Hacking: la trappola non è un virus, è psicologica

Molte truffe non vengono da un hacker con il cappuccio, ma da messaggi studiati per farti cascare.

Esempi:

  • “Ho sbagliato numero, chi sei?” → parte la chiacchiera, poi ti chiede una foto.
  • “Hai vinto una gift card” → clicchi e inserisci dati.
  • “Sono l’amico dell’amico di tua sorella, mi dai il contatto?” → può finire in truffa o furto d’identità.
📌 Regola d’oro: se qualcuno insiste, ti fa fretta o ti chiede dati → probabile trappola.

Mini-quiz (2 minuti)

  1. Se ti dicono “devi cliccare ora”, rispondi no grazie.
  2. Se qualcuno ti chiede foto private: non inviare, parla con un adulto di fiducia.
  3. Se ti offrono soldi per condividere il tuo account: mai.

📡 Wi-Fi pubblico = sniffing (tradotto: ti leggono le chat)

Connettersi al Wi-Fi gratuito del bar o della stazione è comodo. Ma attenzione: chi è sulla stessa rete può “sniffare” i pacchetti, cioè intercettare quello che invii.

Questo può esporre: password, messaggi, foto.

⚡ Checklist veloce (quando sei su Wi-Fi pubblico):

🔒 NO home banking, NO inserimento password importanti, NO invio di foto personali.
📶 Se proprio devi usare internet: usa i dati del cellulare o una VPN affidabile.
🛑 Evita reti con nomi strani tipo “WiFi gratuito” senza conferma del locale.

💔 Revenge porn: non è colpa tua, ma devi reagire subito

Il revenge porn è la diffusione di foto o video intimi senza consenso. Capita spesso tra coetanei e a volte “per scherzo”. Non è mai uno scherzo: è un reato.

Cosa fare se succede

  1. Non avere vergogna: chiedi aiuto, non sei colpevole.
  2. Non pagare mai chi minaccia di diffondere foto (ricatto).
  3. Salva prove (screenshot, chat, link).
  4. Segnala subito:
    • Garante per la protezione dei dati personali – sezione minori/revenge porn (usa il sito ufficiale del Garante).
    • Polizia Postale – denuncia immediata (usa il portale della Polizia Postale).
    • Telefono Azzurro – 19696 (supporto e ascolto per minori).

📢 WhatsApp Canali: NON sono privati

Chiariamo:

  • I canali su WhatsApp sono pubblici per definizione.
  • Chiunque abbia il link può leggere gli ultimi 30 giorni di post, anche senza seguire il canale.
  • I numeri di telefono degli iscritti non sono mostrati al pubblico, ma i contenuti sì.
⚠️ Quindi: se pubblichi lì, è come scriverlo su un muro.

✅ Checklist da attaccare in camera

  • 🚫 Disattiva geotag nelle foto (controlla le impostazioni della fotocamera).
  • ⛔ Non inoltrare screenshot di chat senza il permesso di tutti gli interessati.
  • 🕵️‍♂️ Diffida di chi ti scrive con troppa fretta o ti promette regali facili.
  • 📡 Su Wi-Fi pubblico: mai inserire credenziali o inviare foto private.
  • 📱 In caso di problemi: segnala al portale della Polizia Postale, al Garante e chiama Telefono Azzurro (19696).

📞 Numeri utili

Polizia Postale
Portale e servizi per segnalare reati informatici o contenuti illeciti.
Telefono Azzurro
Numero: 19696
Supporto per minori: ascolto, orientamento, supporto psicologico.
Garante Privacy (Italia)
Sito ufficiale con sezioni dedicate a minori e rimozione contenuti.

🔁 Per i più grandi: lavoro, recruiter e responsabilità legale (17/18+)

Questa sezione è pensata per chi sta per compiere 18 anni o li ha appena compiuti: consigli pratici su recruiter che chiedono accesso ai social, falsificare l’età e responsabilità dei genitori.

Ti chiedono l’accesso ai social? Dieci secondi e basta

Quando cerchi lavoro o stage, potresti incontrare richiesta di controllare i tuoi profili social. Fermati e valuta:

Regole pratiche:

  • Mostrare contenuti pubblici (post, bio) può andare bene; non condividere account privati o password.
  • Se un’azienda chiede di vedere i messaggi privati (DM), è una richiesta invasiva — non cederla.
  • Puoi offrire uno screenshot pubblico del profilo (solo se non mostra messaggi privati) o dare link ai tuoi profili pubblici.

Se senti pressione o ricatto, documenta la richiesta (email o messaggio) e segnala al referente HR o, se necessario, alle autorità competenti.

Fingersi maggiorenne per servizi “solo adulti”: pericolo legale

Mentire sull’età per iscriversi a servizi riservati agli adulti è rischioso. In alcuni casi può configurare reati come la sostituzione di persona o comportare conseguenze contrattuali/penali.

⚠️ Non scherzare con i servizi per maggiorenni: può finire molto male.

Se sei minorenne: la responsabilità dei genitori

Fino a quando sei minorenne, alcune azioni online rientrano nella responsabilità civile e, talvolta, penale dei genitori o dei tutori. Questo significa che i genitori possono dover rispondere per danni causati dal comportamento online dei figli.

In pratica:

  • Creare profili falsi o partecipare a campagne di diffamazione può portare a richieste di risarcimento.
  • I genitori devono vigilare: non si tratta di “spiare sempre”, ma di educare e intervenire quando serve.

📌 Per chi è maggiorenne (17/18+): regole chiare

  • Se sei maggiorenne sei responsabile in prima persona dei post, commenti e immagini che condividi.
  • Non falsificare l’età: può essere reato di sostituzione di persona o altre fattispecie.
  • Se un’azienda ti chiede dati o accessi troppo invasivi, chiedi chiarimenti scritti e rivolgiti a un referente HR serio.

Checklist adult-style

Situazione Cosa fare
Azienda/reclutatore chiede accesso a messaggi o password Rifiuta: è invasivo. Mostra solo contenuti pubblici o link ai tuoi profili. Segnala se insistono.
Ti chiedono di mentire sull’età per una piattaforma “solo adulti” Rifiuta. Può essere reato. Non cedere.
Comportamenti online che possono danneggiare altri (diffamazione, profili fake) Non partecipare. Fino ai 18 i genitori possono essere coinvolti; dopo i 18 sei tu direttamente responsabile.

🎯 Conclusione – cosa mettere in testa

La tua immagine, i tuoi dati e quello che scrivi valgono più di un like. Proteggerti non è paranoia: è rispetto per te stesso.

  • Mai condividere password o messaggi privati, neanche con recruiter.
  • Non falsificare l’età.
  • Agisci sempre con consapevolezza: una foto, una chat, una bio possono durare per sempre.

La tua immagine online è potere: usala bene, con testa, lucida e libera.

Bambine e skincare: la deriva beauty che preoccupa genitori e dermatologi

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Negli ultimi anni si è diffuso un fenomeno che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: bambine e preadolescenti che utilizzano maschere di bellezza, sieri anti-age, trattamenti per la pelle e routine complesse da “influencer”. Non si tratta più di casi isolati, ma di una vera e propria deriva beauty, spinta dai social e dal marketing di grandi marchi di cosmetici.

Un fenomeno globale, che tocca anche l’Italia

Negli Stati Uniti e in Europa si parla ormai di “tween skincare”, il mercato dei cosmetici rivolti a bambine tra i 9 e i 13 anni. L’Italia non è rimasta indietro: i dati riportati da testate come Corriere e Repubblica mostrano come il fenomeno stia crescendo anche nel nostro Paese, sospinto dall’emulazione delle influencer e dalla pressione dei coetanei.

Un’inchiesta di Rai News parla addirittura di “cosmeticoressia”, con baby-creator che recensiscono creme anti-rughe e trattamenti pensati per pelli mature, e che raggiungono milioni di visualizzazioni su TikTok.

Non stupisce quindi che si sia parlato di allarme sanitario: uno studio pubblicato su Pediatrics e ripreso dal Corriere mostra come i contenuti su TikTok promuovano prodotti inadeguati per i bambini, creando aspettative irrealistiche e rischi concreti per la salute della pelle.

Alcuni Paesi hanno iniziato a intervenire: in Svezia la vendita di creme anti-age ai minori è stata limitata, dopo l’allarme lanciato da dermatologi pediatrici.


La pelle dei bambini non è quella degli adulti


Per comprendere i rischi, è fondamentale sapere che la cute pediatrica è diversa da quella adulta:

  • è più sottile,
  • più permeabile,
  • con una barriera cutanea ancora in maturazione.

Questo significa che è più vulnerabile a sostanze irritanti e allergeni. La SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia) avverte che i cosmetici-giocattolo o i prodotti con profumi, coloranti e conservanti possono aumentare il rischio di dermatite da contatto.

Secondo i dati riportati dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), tra il 13,3% e il 24,5% dei bambini non selezionati sviluppa sensibilizzazione da contatto, e in molti casi si tratta di allergie clinicamente rilevanti. Ciò significa che l’esposizione ripetuta a creme e trucchi può lasciare un “segno” sulla pelle dei bambini già nei primi anni di vita.


I pareri dei dermatologi pediatrici

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato chiaro: “Trucchi e make-up nei bambini comportano rischi di allergie, irritazioni e infezioni. La pelle va rispettata e non sovraccaricata di prodotti inutili.”

Gli specialisti raccomandano:

  • limitare il trucco a occasioni speciali,
  • usare solo prodotti certificati per l’età pediatrica,
  • evitare assolutamente cosmetici anti-age, sieri e maschere esfolianti,
  • insegnare l’importanza di rimuovere sempre il trucco con prodotti delicati.

L’AmicoPediatra ricorda che la dermatite da contatto nei bambini è frequente e spesso sottovalutata: serve rivolgersi subito a un dermatologo se compaiono arrossamenti o pruriti persistenti.


Ingredienti a rischio: quando la skincare diventa pericolosa

Alcuni ingredienti presenti nei prodotti “da adulti” sono particolarmente problematici nei bambini:

  • Retinolo e derivati della vitamina A: usati come anti-age, ma con margini di sicurezza ridotti, tanto che l’UE ha posto limiti severi.
  • Acido salicilico: ammesso in basse concentrazioni solo in certi cosmetici, ma vietato sotto i 3 anni.
  • Profumi, coloranti, conservanti: tra le cause più comuni di allergia nei piccoli.

Il problema è che molti prodotti sponsorizzati online come “naturali” o “gentili con la pelle” non rispettano i criteri pediatrici.


Le linee guida e le regole europee

L’Europa non è rimasta ferma. Nel 2023 il CD-P-COS ha aggiornato le Linee guida per i cosmetici destinati ai bambini (tradotte e commentate da AIDECO). Le raccomandazioni sono chiare:

  • per i 0–3 anni → usare solo prodotti strettamente necessari (detergente, idratante, solare),
  • per i 3–12 anni → grande cautela, niente routine multi-step o attivi forti,
  • valutazione di sicurezza specifica per questa fascia di età obbligatoria.

Il Regolamento europeo 1223/2009 obbliga già i produttori a garantire la sicurezza dei cosmetici per bambini, ma i fatti mostrano che il marketing corre più veloce della normativa.


Effetti a lungo termine: cosa sappiamo davvero?

Qui sta il punto cruciale: non esistono ancora studi longitudinali che abbiano seguito bambini sani sottoposti per anni a skincare da adulti. Ma i dati disponibili mostrano:

  • sensibilizzazione e allergie sempre più frequenti in età pediatrica,
  • rischio aumentato di dermatite cronica con esposizioni ripetute,
  • potenziale impatto psicologico: i bambini crescono convinti di dover “correggere” una pelle che invece è perfettamente sana.

In altre parole: non sappiamo esattamente cosa succede dopo 10 anni di maschere e sieri su una pelle immatura, ma i segnali non sono incoraggianti.


Cosa possono fare i genitori

  • Diffidare di routine complesse viste su TikTok o Instagram.
  • Scegliere pochi prodotti certificati, mirati all’età (detergente delicato, crema idratante, solare).
  • Ricordare che la pelle dei bambini è nuova e sana, non ha bisogno di anti-age.
  • Consultare un dermatologo pediatrico al primo segno di reazione cutanea.
  • Parlare con i figli: la cura di sé non è inseguire una beauty routine da adulti, ma imparare a rispettare il proprio corpo.

Il business formatosi attorno alla tween skincare: profitto, marketing e baby influencer

Negli ultimi anni, il settore della bellezza ha individuato un segmento prima quasi inesistente: le bambine e i preadolescenti (le cosiddette tween) come consumatrici attive di skincare. In Italia, secondo Corriere.it, il mercato della “tween skincare” vale già 450 milioni di dollari (circa 415 milioni di euro), con una crescita attesa di 6,7% annuo. L’Italia figura tra i cinque mercati principali al mondo, insieme a USA, Corea e Cina. (Corriere)

A livello globale, il potere d’acquisto delle generazioni più giovani—Gen Z e Gen Alpha—nel comparto beauty è impressionante: si parla di 450 miliardi di dollari per il segment teen beauty, con proiezioni di crescita del 48% entro il 2030. (Beauty Pambianconews)

Un report del Boston Consulting Group rivela che negli Stati Uniti gli adolescenti rappresentano circa il 10% del mercato beauty, spendendo oltre 5 miliardi di dollari in un anno solo in skincare, makeup e profumi. Il 23% della crescita complessiva del settore beauty è trainato da loro, con un’età media di inizio skincare scesa a 12 anni. (Boston Consulting Group)

A livello più ampio, il settore beauty globale vale quasi 1.100 miliardi di dollari nel 2024, con previsioni di crescita fino a 1.800 miliardi entro il 2034. (Beautydea)


Strategie delle aziende: packaging accattivante, linee ad hoc, baby influencer

Le aziende hanno risposto creando linee di prodotti dedicate ai più giovani, caratterizzate da packaging color pastello, giocoso, toy-style, e da formule spesso identiche a quelle per adulti—ma presentate come “giuste” per i più piccoli. Questo ha attirato un nuovo segmento di consumatrici, spinto principalmente da social e influencer. (Milano Finanza, il Salvagente)

Il fenomeno va ben oltre l’offerta: è un meccanismo di fidelizzazione precoce. Con #SephoraKids, le bambine diventano baby influencer, condividono routine skincare, recensioni e “haul” sui social, creando l’hype tra coetanee e incoraggiando un consumismo imitativo. (Vogue Business, Financial Times, Trade Community Parma)

Vogue Business racconta come i “Sephora kids”—tweens attratte da prodotti costosi come sieri Drunk Elephant o maschere Laneige—frequentino i negozi adulti, preferendo esperienze beauty aspirazionali. Le aziende lanciano linee come Revolution Skin, pensate appositamente per Gen Alpha, con formulazioni semplificate e packaging “innocenti” ma efficaci. (Vogue Business)


Numeri che raccontano il fenomeno

  • I consumatori più giovani stanno trasformando il settore: per una banca d’investimenti (Piper Sandler), la spesa degli adolescenti è aumentata del 19%, con le preadolescenti che rappresentano il 49% del consumo skincare. Il fatturato globale previsto supera i 9 milioni di euro nel 2024, con 160 milioni di utilizzatori finali. (beautyToBusiness)
  • Un report di Adelaide Now rileva che la generazione Alpha ha una spesa potenziale fino a 5,5 trilioni di dollari entro il 2029, alimentando un mercato sempre più rivolto ai giovani. (Adelaide Now)
  • The Guardian sottolinea come bambine di 10 anni investano tempo e denaro in rituali di skincare complessi, guidate da social e peer pressure, con brand come Drunk Elephant e Glow Recipe in cima alle preferenze. (The Guardian)
  • The Australian evidenzia che il mercato globale della skincare è destinato a crescere da 190 miliardi di dollari (2022) a 260 miliardi (2027), con i tweens (Gen Alpha) fra i principali motori di questa espansione. (The Australian)

Che ne pensano utenti e osservatori?

“Non riesco a credere quante bambine di 9 anni stiano comprando skincare/make-up e usando tester.”
“I tween non hanno bisogno di skincare anti-age. Bastano un buon detergente e una crema idratante.”
(Reddit)

“Le aziende sono così avide e non fanno nulla per scoraggiare i bambini dall’usare attivi aggressivi. Dovrebbero informare meglio o limitare l’offerta.”
(Reddit)


Conclusione

Il segmento tween skincare non è solo una tendenza: è diventato un giacimento commerciale. Le aziende stanno investendo pesantemente per fidelizzare consumatrici sempre più giovani, grazie a strategie di marketing multicanale, packaging allure e baby influencer entusiasti. Il risultato? Un nuovo mercato da centinaia di milioni (se non trilioni), in cui la salute e la consapevolezza dei più piccoli rischiano di essere secondarie rispetto al profitto e alla costruzione di clienti per la vita.

Roblox 2025: perché i genitori devono prendere sul serio il problema dei predatori

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Roblox 2025: quello che ogni genitore deve sapere sui rischi della piattaforma

Nel 2025 il nome di Roblox non è più soltanto sinonimo di creatività e giochi online, ma anche di scandali legati alla sicurezza dei minori. Per milioni di bambini e adolescenti, Roblox è un luogo virtuale dove incontrarsi, costruire mondi e giocare insieme. Ma dietro questa facciata colorata e innocente si nascondono pericoli reali che nessun genitore può permettersi di ignorare.

Il caso Schlep: quando la verità fa paura

Al centro dello scandalo c’è il creator conosciuto come Schlep, 22 anni, diventato popolare proprio perché smascherava i predatori sessuali presenti sulla piattaforma. Fingendosi minorenne, negli ultimi anni aveva contribuito a far arrestare diversi pedofili, collaborando indirettamente con le autorità. Il suo obiettivo dichiarato era impedire che altri ragazzi subissero ciò che era capitato a lui quando aveva solo 13 anni.

Eppure, anziché essere supportato, Schlep è stato bannato da Roblox. La motivazione ufficiale? Ha violato i termini di servizio perché non segnalava i sospetti prima alla piattaforma ma direttamente alla polizia. Una scelta che ha scatenato un putiferio: da un lato chi lo considera un eroe, dall’altro un’azienda che mette in primo piano le proprie regole interne invece della sicurezza degli utenti.
Canale Youtube di Schlep

Cause legali e pressioni internazionali

Il caso ha avuto un effetto domino. Negli Stati Uniti la Louisiana ha portato Roblox in tribunale, accusandola apertamente di “favorire un ambiente dove predatori e contenuti dannosi prosperano”. Non è un dettaglio: l’età media degli utenti è di soli 14 anni e i minori costituiscono la maggior parte della community.

Allo stesso tempo, anche fuori dagli USA la tensione cresce. L’Indonesia ha avvertito Roblox: o l’azienda apre un ufficio locale per garantire il rispetto delle leggi sulla sicurezza dei minori, oppure la piattaforma verrà bannata dal Paese. Una mossa dura, che riflette la crescente preoccupazione internazionale sul tema.

Nuove regole, vecchi problemi

Travolta dalle critiche, Roblox ha annunciato cambiamenti: alcune esperienze sono state chiuse, altre (come i famosi spazi privati “bedroom” o “bathroom”) sono ora accessibili solo agli utenti 17+ con verifica dell’età. Sulla carta sembra un passo avanti, ma resta un problema enorme: chiunque può dichiarare un’età falsa. E senza un sistema di identificazione forte, il rischio rimane intatto.

Inoltre, la moderazione è ancora prevalentemente reattiva: si interviene dopo che il danno è già stato fatto, non prima. Ecco perché gli esperti avvertono che, nonostante i record di popolarità (con esperienze che raggiungono oltre 20 milioni di giocatori simultanei), la piattaforma resta terreno fertile per predatori e groomer.

Cosa significa per i genitori

Il messaggio è chiaro: non basta affidarsi alle promesse delle aziende. La protezione dei bambini passa innanzitutto dai genitori. Roblox può essere divertente e creativo, ma va trattato come un ambiente potenzialmente pericoloso, non diverso da una grande città virtuale dove chiunque può entrare in contatto con i nostri figli.

La checklist da applicare subito

✔ Ecco 8 regole concrete per proteggere i figli su Roblox

  1. Blocca chat e messaggi privati: meno canali diretti, meno rischi.
  2. Evita esperienze a rischio: bandisci giochi con stanze private o club virtuali.
  3. Stop a Discord e Snapchat se collegati a Roblox senza supervisione.
  4. Usa i parental control e attiva la verifica età dove disponibile.
  5. Crea un account genitore e tieni d’occhio amicizie e conversazioni.
  6. Imposta orari e limiti di utilizzo attraverso il router o le app dedicate.
  7. Stabilisci regole chiare: niente foto, niente dati personali, niente incontri.
  8. In caso di problema: salva prove (screenshot), segnala a Roblox e avvisa subito la polizia.

Parlare con i figli: le frasi che funzionano

I divieti non bastano. Serve un dialogo aperto e costante. Alcune frasi utili:

  • “Non condividere mai foto o informazioni personali con persone che non conosci.”
  • “Se qualcuno ti chiede di spostare la conversazione su un’altra app, dimmelo subito.”
  • “Se qualcosa ti mette a disagio, fai uno screenshot e mostrarmelo.”

Conclusione

Roblox nel 2025 è un caso da manuale: enorme successo commerciale, ma problemi profondi di sicurezza. Fino a quando non ci saranno controlli più solidi, spetta ai genitori intervenire. Il consiglio è semplice: non aspettare. Applica subito la checklist, parla con tuo figlio e tieni sempre gli occhi aperti. Perché in rete, la prevenzione non è un’opzione: è l’unica arma che abbiamo.

Fonti e approfondimenti

    • Elenco completo delle fonti con descrizione

      ** Articolo di AP News — causa in Louisiana**

      • Louisiana AG accusa Roblox di non proteggere i bambini (AP News, 14 agosto 2025)
        La procuratrice generale Liz Murrill sostiene che Roblox faciliti predatori e distribuzione di materiale sessuale abusivo, e chiede misure riparatorie. AP News

      ** Report di The Verge — risposta di Roblox alle critiche**

      • Roblox rafforza la moderazione e introduce restrizioni su contenuti sessuali (The Verge, agosto 2025)
        Annunciate misure per bloccare esperienze mature, etichettature 17+, age verification e chiusura automatica di server problematici. The Verge

      ** Houston Chronicle — panorama sulle cause legali**

      • Roblox sotto accusa per rischio di sfruttamento infantile (Houston Chronicle, 5 giorni fa)
        Caso Louisiana, vittime di grooming che denunciano; Schlep al centro della polemica; strumenti di sicurezza presentati dall’azienda. Houston Chronicle

      ** PC Gamer — approfondimento sul contenzioso legale**

      • Scalata delle tensioni: “open season” per i predatori, dice la Louisiana (PC Gamer, 15 agosto 2025)
        Sottolinea l’accusa di mancanza di verifica età e tutela, evidenziando giochi disturbanti citati nella causa. PC Gamer

      ** MarketWatch — impatto sul mercato finanziario**

      • Investitori preoccupati: caduta del titolo Roblox dopo le accuse di sicurezza (MarketWatch, 15 agosto 2025)
        Calo del prezzo azionario fino al 10 %, blocchi in diversi Paesi, richieste di maggiori controlli e trasparenza. MarketWatch

      ** NBC Chicago — il caso Schlep**

      • Controversia sul ban del YouTuber “Schlep” esplode sui media (NBC Chicago, 21 agosto 2025)
        Inchiesta sul ban di Schlep e sulle conseguenze per la reputazione di Roblox; riceve sostegno pubblico e l’avvio di una petizione. NBC Chicago

      ** WAFB / Louisiana Illuminator — dettagli sulla causa**

      • Louisiana deposita il ricorso: Roblox fa da porto sicuro a predatori (WAFB, 14 agosto 2025)
        Elenco di esperienze problematiche come “Escape to Epstein Island”; denuncia di totale assenza di verifica del sistema. https://www.wafb.com

      ** The Washington Post — tono critico sull’azienda**

      • Louisiana definisce Roblox “il luogo perfetto per i pedofili” (Washington Post, 15 agosto 2025)
        La legge statale chiede un’inibitoria permanente contro dichiarazioni fuorvianti sulla sicurezza. The Washington Post

      ** Wikipedia — contesto generale e cronologia**

      • Roblox Schlep ban controversy (Wikipedia, aggiornato oggi)
        Sintesi dell’intera vicenda: cronologia del ban, reazioni, coinvolgimento di Chris Hansen e atti legali correlati. Wikipedia

      ** Spectrum Local News — caso Missouri/St. Louis**

      • Una madre di St. Louis denuncia Roblox per grooming (Spectrum Local News, 25 agosto 2025)
        Violazione presunta, raccomandazioni di polizia e sviluppatori locali su come migliorare le contromisure. spectrumlocalnews.com

Smartphone e cervello: uno studio rivela effetti devastanti sulla Generazione Z

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Gli smartphone stanno riscrivendo il nostro cervello: un allarme senza precedenti

Sempre più genitori si interrogano sugli effetti che TikTok, Instagram e l’uso compulsivo dello smartphone hanno sui propri figli. Non è più solo una preoccupazione istintiva: la scienza conferma che la dipendenza da dispositivi digitali sta modificando in profondità il nostro cervello, e il ritmo di questo cambiamento è impressionante.

L’allarme dagli studi sulla Generazione Z

Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times sulla base della Understanding America Study, la coscienziosità – ossia la capacità di responsabilità, coerenza e autocontrollo – è crollata tra i giovani dai 16 ai 39 anni. In pochi anni, questo tratto caratteriale è sceso da livelli medio-alti a valori tra i più bassi, mentre negli adulti non dipendenti dallo smartphone è rimasto pressoché stabile.

Un grafico dell’articolo è diventato virale, perché sintetizza bene la situazione:

«Smartphone e servizi di streaming sono i principali indiziati. I media digitali iperattivi hanno moltiplicato le distrazioni e reso più facile che mai abbandonare i propri impegni. La comodità del mondo online fa apparire caotici e faticosi gli obblighi della vita reale. La diminuzione delle interazioni personali alimenta fenomeni come il ghosting

E non si tratta solo di attenzione: anche fiducia, estroversione e capacità di relazionarsi nel mondo reale stanno rapidamente calando. Basta guardarsi intorno in un parco: la maggior parte delle persone non interagisce, ma fissa lo schermo.

Una rivoluzione più grande della stampa

Gli studiosi parlano di una trasformazione epocale, paragonabile – se non superiore – all’invenzione della stampa. Ma con una differenza fondamentale: la stampa ha impiegato secoli a cambiare la società, mentre lo smartphone lo ha fatto in appena un decennio, senza lasciare il tempo a nessuna forma di adattamento.

In pochi anni miliardi di cervelli si sono connessi a una “meta-realtà” sempre attiva e stimolante, un flusso di informazioni governato da algoritmi che premiano le voci più rumorose e autoreferenziali. Lo smartphone non è uno strumento di riflessione, ma un distributore automatico di stimoli che ci allena alla ricerca continua di novità, conferme e gratificazione immediata.

Il prezzo? La nostra capacità di attenzione profonda, quella che permette di concentrarsi davvero, di mantenere l’autocontrollo e portare a termine progetti.

È già troppo tardi?

Le piattaforme digitali prosperano sulla nostra distrazione, e non hanno alcun interesse a “curare” questa dipendenza. Funzioni come i timer delle app, lo schermo in bianco e nero o i cosiddetti digital detox rischiano di essere solo cerotti su una ferita molto più grave. Lo smartphone ha già rimodellato il modo di pensare, di sentire e di vivere le relazioni di un’intera generazione.

La consapevolezza come unico antidoto

Il primo passo è riconoscere che viviamo in una vera e propria economia dell’attenzione, dove la risorsa più preziosa siamo noi stessi. Consumiamo la nostra capacità di concentrazione come fosse carburante a basso costo, senza renderci conto che si tratta di un bene limitato.

Così come l’industrializzazione ha portato ricchezza ma anche inquinamento, i dispositivi digitali ci hanno dato enormi opportunità ma hanno creato una nuova forma di contaminazione: quella mentale. Forse servirà presto un movimento collettivo per “ripulire” la nostra mente come un tempo si è fatto con l’ambiente.

Nel frattempo, la domanda rimane: sapremo reagire a questa trasformazione, o ci limiteremo a scrollare l’ennesimo video su TikTok?

📌 Fonte ispiratrice: Uncut-News – Alarming New Study Finds Smartphones Ruining Our Brains at Unprecedented Speed

Italian Brainrot: Perché questo fenomeno digitale non è affatto innocuo

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Negli ultimi mesi, molti genitori si sono trovati spiazzati davanti a un fenomeno digitale nuovo, sfuggente, e apparentemente innocuo: l’Italian Brainrot. Si tratta di video e immagini generate da intelligenze artificiali che mescolano personaggi assurdi, musica epica e voci sintetiche che parlano un italiano grottesco e surreale.

Apparentemente buffi, colorati e infantili, questi contenuti sono diventati virali tra bambini e preadolescenti. Ma dietro la facciata ridicola e accattivante si nasconde una deriva cognitiva, educativa e morale estremamente preoccupante.

La facciata dell’assurdo, il contenuto dell’orrore

Personaggi come Trallalero Trallala, Bombardiro Crocodilo o Ballerina Cappuccina sembrano usciti da un cartone animato per bambini, eppure, con voci robotiche, diffondono bestemmie, frasi violente o persino inviti al genocidio (“bombardare Gaza”) all’interno di narrazioni nonsense.

Questi contenuti ingannano gli algoritmi di piattaforme come TikTok e YouTube, eludendo filtri, parental control e moderazione. Passano per meme divertenti, ma sono spesso veicoli di linguaggio blasfemo, immagini disturbanti e contenuti normalizzanti la violenza.


La trasversalità del fenomeno

Una delle caratteristiche più inquietanti dell’Italian Brainrot è la sua capacità di infiltrarsi trasversalmente in moltissimi ambienti digitali, ben oltre i social media. Non si tratta soltanto di video su TikTok o Instagram: questo linguaggio visivo e sonoro surreale ha già contaminato Roblox, Fortnite, Minecraft, YouTube Shorts e molte piattaforme frequentate quotidianamente da bambini e preadolescenti.

Lo si ritrova in nickname, remix audio, skin personalizzate, server Discord e persino nelle chat vocali. Alcuni streamer e content creator lo citano esplicitamente, altri ne fanno uso inconsapevolmente, contribuendo a normalizzare frasi disturbanti e contenuti devianti in ambienti apparentemente sicuri.

Questo rende il fenomeno difficilissimo da tracciare o arginare con i mezzi tradizionali di parental control. Non si tratta di un trend isolato, ma di un vero e proprio codice culturale che si propaga a macchia d’olio in spazi digitali che i vostri figli già abitano. Pensare che “tanto è solo su TikTok” è un grave errore di valutazione: il Brainrot è ovunque.

Cosa ne pensano i professionisti?

Diversi esperti hanno lanciato l’allarme su questo trend apparentemente innocuo ma devastante:

1. Jacopo Grisolaghi, psicologo e psicoterapeuta

“Si tratta di una malattia del pensiero. Il brainrot corrode la capacità di riflettere, di stare nel presente, di costruire un discorso complesso. I bambini sono esposti a una valanga di stimoli senza senso che intaccano la loro capacità di comprensione del mondo.”

Approfondimento completo

2. Alfredo Vannacci, medico e tossicologo, docente universitario

“È un loop narrativo che la mente subisce passivamente. Gli algoritmi lo alimentano e i ragazzi restano intrappolati. Servono genitori presenti, ma anche scuole che ne parlino, che lo decostruiscano.”

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3. Gianluca Cobucci, educatore

“Un disastro educativo. Genitori assenti, social impazziti e bambini che ripetono filastrocche nonsense cariche di contenuti disturbanti.”

Fonte

4. Fanpage.it – Intervista con Fabian Mosele (psicologo) e Cheryl Eskin (educatrice)

Mosele: “Il fatto che l’italiano venga storpiato serve a rendere l’assurdo più attraente. I bambini lo imitano senza comprenderlo.”

Eskin: “Possono insorgere problemi di attenzione, di umore e dipendenza da contenuti stimolanti.”

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5. Changes Unipol

“Il brainrot è la parodia della realtà in forma glitch. Una risposta inconscia a una cultura digitale ormai oltre il controllo.”

Analisi

E Panini cosa fa? Un album di figurine

La cosa più allarmante? Panini ha rilasciato un album ufficiale legato al fenomeno, capitalizzando su un trend che nella versione italiana originale è colmo di blasfemia, oscenità e messaggi violenti. Una mossa commerciale gravissima che legittima contenuti tossici e crea un corto circuito tra il marketing per l’infanzia e l’horror digitale postmoderno.

Cosa possono (e devono) fare i genitori?

  1. Bloccare attivamente questi contenuti. Non basta più il parental control: servono filtri personalizzati, dialogo diretto e osservazione attiva.
  2. Parlarne a scuola. I docenti devono essere messi al corrente di cosa sta girando su TikTok.
  3. Educare al nonsense. I bambini devono imparare che l’assurdo può essere arte, ma anche manipolazione.
  4. Non ignorare. Non minimizzare. Questo non è un trend passeggero. È una frattura culturale che incide sulle menti più fragili.

Chiudiamo gli occhi su questi contenuti solo perché sembrano buffi? O perché non capiamo il linguaggio che parlano?

Nel dubbio, è meglio non sottovalutare il potere delle immagini e delle parole, anche se (o soprattutto se) sono confezionate in forma di meme colorati con musiche epiche.

Apriamo gli occhi. I nostri figli meritano di più.

Qui sotto una piccolissima selezione per coloro che termineranno qui la propria indagine sul fenomeno, ma basta scrivere su un social Brainrot per capire  in autonomia.

Che cosa è BeReal? Cosa devono sapere i genitori

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Che cos’è BeReal? Cosa devono sapere i genitori

BeReal è un’app di social media che offre agli utenti 2 minuti per caricare contenuti autentici di sé stessi. In che modo questo potrebbe influenzare i giovani e a cosa bisogna prestare attenzione?


Che cos’è l’app BeReal?

BeReal è un’app francese di condivisione di foto sui social media, lanciata nel 2020 e diventata popolare nel 2022. Incoraggia gli utenti a pubblicare una foto di sé stessi e della loro vita senza filtri o modifiche ogni giorno, in un momento casuale.

In qualche modo è simile a Wordle per il suo ciclo quotidiano, che promuove la moderazione del tempo sullo schermo invece di uno scorrimento infinito.


Come funziona

Creazione di un account

Quando un utente scarica l’app BeReal, deve inserire il proprio numero di telefono, nome ed età. Successivamente, crea un nome utente e una password per utilizzare l’app. A questo punto, viene richiesto di pubblicare il primo post BeReal per poter vedere anche le foto degli altri.

Pubblicazione di una foto

Ogni giorno, in un momento casuale, l’app avvisa gli utenti che è il momento di scattare una foto di ciò che stanno facendo in quel momento. Gli utenti hanno 2 minuti per scattare una foto e inviarla su BeReal affinché altri possano vederla. L’immagine mostra ciò su cui l’utente si sta concentrando e, nell’angolo superiore, un’immagine dell’utente nel suo stato attuale.

Prima di inviare la foto, devono scegliere un pubblico (solo amici o tutti). Gli utenti possono anche condividere la loro posizione e salvare l’immagine sul proprio dispositivo. Dopo la pubblicazione, è possibile aggiungere una didascalia. Se la foto viene condivisa al di fuori della finestra standard di due minuti, gli altri utenti vedranno una nota che lo segnala.

Non è possibile vedere la foto di qualcun altro se non si è ancora pubblicato il proprio contenuto per la giornata.

Interazione con gli altri

Dopo aver pubblicato un’immagine, un utente può vedere le foto degli altri e reagire. Per commentare la foto di qualcuno, gli utenti devono essere amici. Tuttavia, se la foto è pubblica (visibile a “tutti”), chiunque può reagire ad essa.

Sono disponibili sei emoji standard per reagire, oltre a un’opzione per creare un RealMoji. Con RealMoji, gli utenti possono scattare una foto di sé stessi come reazione. Ad esempio, invece di un’emoji con il pollice in su, un utente potrebbe inviare una propria foto con il pollice alzato.

Segnalazione di contenuti inappropriati

Le Condizioni d’uso di BeReal incoraggiano gli utenti a segnalare qualsiasi contenuto di natura sessuale o pornografica, oppure contenente incitamenti all’odio, estremismo, violenza, suicidio o autolesionismo. Foto, RealMoji e commenti possono essere segnalati se rientrano in queste categorie o violano altre norme dei Termini di utilizzo. Ciò include spam, pubblicità, bullismo e discriminazione. Tuttavia, BeReal è una società di hosting, quindi non è obbligata a monitorare i contenuti pubblicati dagli utenti.


Qual è il limite di età?

Secondo le Condizioni d’uso di BeReal, l’app è destinata a utenti di età pari o superiore a 13 anni. Molte applicazioni straniere adottano questa soglia, anche se in Italia il limite legale è 14 anni.

L’app richiede la data di nascita dell’utente prima di consentire l’accesso.


I vantaggi di BeReal

In un’epoca in cui i social media mostrano immagini pesantemente modificate, un’app come BeReal può incoraggiare l’autenticità. Molti giovani hanno abbracciato questa piattaforma per questo motivo, trovandone diversi vantaggi:

  • Le foto non possono essere modificate né filtrate. Gli utenti hanno solo due minuti per inviarle, riducendo la pressione spesso associata ad altri social.
  • È possibile pubblicare solo una volta al giorno, limitando il tempo trascorso sull’app.
  • Solo gli amici possono commentare le foto, riducendo il rischio di interazioni indesiderate con estranei.
  • Non ci sono conteggi di follower, hashtag o elementi che promuovono la cultura degli influencer come su altre piattaforme.
  • Non è possibile inviare messaggi privati: tutti i commenti sono pubblici.

A cosa fare attenzione

Come ogni app o piattaforma che permette interazioni tra sconosciuti, BeReal presenta alcune caratteristiche di cui i genitori dovrebbero essere consapevoli:

  • Le immagini non sono moderate: gli utenti possono imbattersi in contenuti inappropriati nel feed Discovery. Anche i RealMoji potrebbero contenere elementi non adatti. È importante segnalare questi contenuti.
  • Nessun controllo parentale: l’app offre poche opzioni per la privacy e non prevede strumenti di controllo parentale. Questo non significa che non sia sicura, ma i bambini sotto i 13 anni potrebbero non comprenderne appieno la natura e rischiare di abusarne.
  • Uso della doppia fotocamera: l’app utilizza sia la fotocamera anteriore che posteriore, quindi è fondamentale prestare attenzione a ciò che si condivide involontariamente.
  • Possibili foto di persone senza consenso: molti utenti scattano foto con altre persone che potrebbero non essere consapevoli di essere fotografate. Sebbene non sia illegale in luoghi pubblici, resta una questione di consenso. In alcune circostanze, potrebbe essere considerato molestia.
  • Facilità nel connettersi con estranei: se un giovane condivide il proprio BeReal con tutti, potrebbe ricevere richieste di amicizia da sconosciuti. Una volta accettata una richiesta, l’altro utente può commentare le foto e ricevere notifiche sui post. Tuttavia, è possibile eliminare facilmente gli amici.

Come tenere gli adolescenti al sicuro su BeReal

Con qualsiasi nuova app di social media, è essenziale discutere con i propri figli i benefici e i rischi, in modo che sappiano come ottenere aiuto se necessario. Alcuni argomenti utili da affrontare sono:

  • Come segnalare contenuti inappropriati.
  • L’importanza di considerare l’ambiente circostante quando si scattano foto. Se non vorrebbero che la loro foto venisse pubblicata senza consenso, dovrebbero estendere la stessa cortesia agli altri.
  • Con chi stanno interagendo: hanno incontrato queste persone al di fuori di BeReal?

Controllare regolarmente l’utilizzo del dispositivo da parte del proprio figlio e mantenere un dialogo aperto può aiutarlo a sentirsi a proprio agio nel chiedere aiuto o supporto quando necessario.

L’era dell’educazione digitale…treno perso?

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La proprietà intellettuale degli algoritmi solleva molte questioni, soprattutto quando si parla di trasparenza e responsabilità. Le grandi compagnie proteggono spesso i loro algoritmi come “segreti commerciali” per evitare che i concorrenti ne facciano uso, ma questo rende difficile capire se questi algoritmi operano in modo equo o sono progettati per servire interessi aziendali specifici.

Un esempio è quello degli algoritmi dei social media, dove spesso si sospetta che il loro design sia fatto per massimizzare il tempo trascorso dagli utenti, piuttosto che promuovere contenuti di qualità o affidabili. Senza una normativa che imponga trasparenza o accesso agli algoritmi per verifiche esterne, rimane difficile sapere come vengano effettivamente modellati.

In effetti, mentre il GDPR ha fatto passi avanti in termini di protezione dei dati personali, non esistono ancora normative specifiche che impongano alle aziende di rivelare dettagli su come i loro algoritmi influenzino decisioni automatizzate o sulla trasparenza del loro funzionamento.

Negli ultimi anni, si è parlato di creare una sorta di “algoritmic accountability” o responsabilità algoritmica, ma l’implementazione resta complessa.

In Italia mancano sia un’educazione digitale di base nelle scuole, sia iniziative di sensibilizzazione per genitori e famiglie. Questo lascia molti giovani senza guida, in un ambiente digitale che può esporli a rischi, come la gestione dei dati personali, contenuti inappropriati e un uso problematico delle piattaforme social.

In Paesi come la Francia o la Germania, esistono progetti di educazione digitale che iniziano già dalla scuola primaria e coinvolgono anche i genitori per promuovere una cultura digitale responsabile.

In Germania, ad esempio, esistono programmi strutturati di “media literacy” che iniziano già nella scuola primaria. I bambini vengono educati sui rischi e benefici dell’uso di internet, con un focus particolare sulla protezione della privacy, il cyberbullismo e l’uso consapevole dei social media. Spesso vengono coinvolti anche i genitori, con corsi paralleli, per dare loro strumenti adeguati a monitorare e guidare l’uso dei dispositivi digitali da parte dei figli.

In Francia, l’educazione digitale è obbligatoria in molte scuole. I programmi includono nozioni basilari di informatica, la navigazione sicura e l’etica digitale. Il governo ha introdotto anche leggi più restrittive sul tempo di utilizzo degli smartphone nelle scuole, vietando l’uso dei dispositivi mobili nelle ore di lezione. Questo approccio punta a insegnare agli studenti l’importanza di bilanciare l’uso della tecnologia con altre attività, ma anche a sensibilizzarli sulle questioni di sicurezza e privacy online.

Entrambi i Paesi riconoscono l’importanza di una formazione digitale strutturata fin da piccoli per preparare le nuove generazioni a navigare in rete in modo sicuro e consapevole.

In Italia, il dibattito pubblico spesso trascura questioni fondamentali come l’educazione digitale, e molti temi cruciali passano in secondo piano a favore di argomenti che generano discussioni più immediate ma meno impattanti sul lungo termine. Questo porta a un vuoto educativo che i genitori non sempre sono pronti a colmare, né hanno gli strumenti o le competenze per farlo.

La mancanza di consapevolezza tra i più giovani sui rischi legati al web, come il cyberbullismo, la diffusione incontrollata di contenuti o l’esposizione a siti inappropriati, è davvero preoccupante. I ragazzi, senza un’educazione digitale adeguata, non percepiscono le conseguenze delle loro azioni online, anche perché non hanno riferimenti che spieghino loro i pericoli e le responsabilità del mondo digitale.

Forse una soluzione potrebbe essere creare programmi educativi obbligatori che coinvolgano sia scuole che comunità, con figure competenti e formate sul tema. In altri Paesi, si lavora con professionisti specializzati nell’infanzia e adolescenza per creare contenuti mirati a sensibilizzare sui rischi digitali.

Purtroppo ho assistito personalmente a qualche incontro che la polizia postale tiene nelle scuole, sia quelli destinati ai ragazzi che quelli destinati ai genitori. Mi duole dirlo ma sono tremendamente inefficaci: non si centra mai l’obbiettivo. Si parla di cronaca nera per impaurire, senza spiegare le leggi o le regole. Mai è stato nominato il trattamento dei dati che in Italia è fissato a 14 anni.

Ricordiamo a tutti gli utenti, genitori di ragazzi, che possono scriverci per chiedere supporto.

TikTok in diretta dal banco di scuola

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Non vorrei essere frainteso dai lettori: non sono diffidente né contro la tecnologia, anzi, lavoro nel web e passo molte ore al giorno online.
Per questo motivo, mi sento in dovere di evidenziare alcune realtà o pericoli presenti su Internet.

Oggi voglio parlare della consapevolezza che un minore può avere nel pubblicare la propria immagine, ad esempio nei video sui social. Vedo spesso ragazze delle scuole medie che condividono foto su WhatsApp o nelle storie, magari con una mano sul volto. Anche se queste immagini possono essere viste solo da chi è presente in rubrica (se l’impostazione della privacy è attiva), lo scenario cambia se hanno un canale WhatsApp. Per chi non lo sapesse, da qualche tempo WhatsApp ha introdotto la funzione “Canali”, che consente di pubblicare contenuti visibili solo agli iscritti. Queste ragazze a volte presentano outfit o cantano canzoni, senza rendersi conto che basta un attimo per scaricare quel video e perderne completamente il controllo.

Quando parlo di consapevolezza dell’immagine, mi riferisco anche alla conoscenza minima delle funzioni di un’app o dei paradigmi basilari della navigazione web e dell’uso delle applicazioni.
È importante ricordare che, se un minore ha installato un parental control, tutte le app presenti sul telefono sono state approvate dal genitore. Quindi, anche il genitore deve avere ben chiaro quale strumento sta mettendo a disposizione del proprio figlio.

Dal punto di vista informatico, è fondamentale anche sottolineare che l’immagine condivisa online non è solo una questione di visualizzazione pubblica o privata, ma riguarda anche la sicurezza dei dati.
Le foto e i video caricati sui social possono essere raccolti e utilizzati da terzi per finalità commerciali, e in alcuni casi, persino per scopi malevoli come il furto d’identità. Le piattaforme stesse spesso traggono vantaggio da questi contenuti, utilizzandoli per personalizzare la pubblicità o per alimentare i loro algoritmi. Un altro aspetto critico è come questi algoritmi incentivino la viralità di contenuti personali, spingendo i giovani a pubblicare sempre più dettagli della propria vita senza comprendere appieno le implicazioni. È quindi importante capire il potenziale impatto di ciò che viene condiviso, soprattutto quando non è più sotto il controllo dell’utente.

Inoltre, le piattaforme social hanno una responsabilità significativa nella protezione dei minori.
Anche se ci sono linee guida e regolamenti, la loro applicazione può essere insufficiente, e troppo spesso i minori riescono a eludere i controlli. È cruciale che le aziende tecnologiche sviluppino meccanismi più efficaci per monitorare e limitare l’accesso dei giovani a determinati contenuti o funzionalità pericolose, oltre a promuovere un uso consapevole e responsabile delle loro piattaforme.

Detto questo, vorrei concentrarmi sulle live di TikTok. Per “live” si intende una trasmissione in diretta a cui possono partecipare un numero illimitato di persone, le quali possono commentare, esprimere un gradimento, oppure ricondividere la diretta sul proprio profilo e invitare amici a unirsi.

Da un punto di vista psicologico, è necessario riflettere sull’impatto emotivo e mentale che la sovraesposizione sui social può avere sui minori.
Il continuo bisogno di condividere la propria immagine e le proprie esperienze in tempo reale può influenzare negativamente lo sviluppo dell’autostima e della propria identità. I ragazzi, in particolare, possono cominciare a confondere la realtà con l’immagine di sé che proiettano online, cercando sempre di adeguarsi agli standard imposti dai social, spesso irraggiungibili. Questo porta a una dipendenza dall’approvazione degli altri, misurata in termini di like, commenti e visualizzazioni, il che può sfociare in ansia sociale o problemi legati alla percezione del proprio valore.

Un altro aspetto cruciale è il rischio che i giovani non comprendano appieno la durata e l’impatto a lungo termine delle loro azioni online. Le live, in particolare, possono sembrare momenti effimeri, ma in realtà possono essere registrate, ricondivise e manipolate da altri utenti, esponendo i ragazzi a rischi come il cyberbullismo. Questo crea una pressione sociale invisibile che può portare a comportamenti dannosi sia per il minore che per la sua rete di relazioni.

Invito tutti voi che avete TikTok a fare delle prove di collegamento durante l’orario scolastico: troverete decine di ragazzi in diretta dalla propria classe, con decine o addirittura centinaia di persone connesse a guardarli.
A volte è facile intuire il clima di confusione che regna in classe, una situazione davvero incredibile.

Un altro problema che non va sottovalutato è il ruolo del genitore.
Come accennato, molte app richiedono il consenso dei genitori, ma non sempre questo avviene con consapevolezza. I genitori devono essere pienamente coscienti degli strumenti che mettono a disposizione dei figli e devono comprendere come questi strumenti possono influenzare la loro vita sociale e psichica. Non si tratta solo di autorizzare o meno l’installazione di un’app, ma di accompagnare i ragazzi nell’uso delle tecnologie digitali in modo informato e consapevole.

Ho salvato alcune di queste dirette (ovviamente con i volti dei minori oscurati), ma vi invito a cercare personalmente queste live durante l’orario scolastico per rendervi conto della gravità del fenomeno.

RICORDIAMO CHE LE LINEE GUIDA DI TIKTOK RISERVANO LA FUNZIONE DELLE LIVE SOLO AGLI UTENTI MAGGIORENNI.

Cosa sono i PNG o personaggi non giocanti?

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Un personaggio non giocante, spesso abbreviato come **PNG** o **NPC** (dall’inglese *Non-Playable Character*), è un personaggio presente in un videogioco che non è controllato direttamente dal giocatore. Gli NPC sono gestiti dall’intelligenza artificiale del gioco e hanno vari ruoli, come fornire missioni, informazioni, o vendere oggetti al giocatore.
Possono anche essere parte del mondo di gioco per rendere l’ambiente più vivo e realistico, come cittadini di una città, nemici da combattere, o alleati che aiutano il giocatore. Anche se non possono essere controllati dal giocatore, gli NPC sono spesso fondamentali per il progresso della trama e per l’esperienza complessiva del gioco.

Su TikTok, c’è una tendenza in cui alcuni utenti fanno delle live streaming impersonando un personaggio non giocante (PNG) o NPC. In queste live, i creatori di contenuti agiscono in modo simile ai personaggi non giocanti dei videogiochi, ripetendo frasi specifiche o eseguendo azioni in risposta ai commenti o ai regali virtuali inviati dagli spettatori.

Ecco alcuni aspetti di questa tendenza:

  1. Comportamento Meccanico: Gli streamer adottano movimenti rigidi, ripetitivi e poco naturali, simili a quelli dei PNG nei giochi. Possono, per esempio, fare un gesto particolare o dire una frase ogni volta che ricevono un certo tipo di regalo.
  2. Risposta ai Regali Virtuali: Molti di questi streamer ricevono “regali” dagli spettatori, che sono oggetti virtuali acquistabili su TikTok con denaro reale. Quando ricevono un regalo specifico, l’NPC risponde con una frase o azione predeterminata, come un bot automatico.
  3. Umorismo e Assurdità: Parte del fascino di queste live risiede nell’assurdità della situazione. Vedere una persona comportarsi come un PNG, con movimenti e risposte programmati, è divertente per molti spettatori. C’è anche una componente performativa e teatrale, dove la ripetizione delle stesse azioni o frasi diventa surreale.
  4. Interattività: La dinamica crea un’interazione unica tra il creatore e il pubblico, poiché i partecipanti possono “controllare” l’NPC con i loro commenti e regali. Questo rende ogni live diversa, in base a ciò che gli spettatori decidono di fare.

Questa tendenza ha attratto molta attenzione per la sua originalità e ha suscitato sia interesse che perplessità. Alcuni lo vedono come un modo creativo per intrattenere e monetizzare, mentre altri lo considerano un fenomeno strano o incomprensibile.
I regali su TikTok sono oggetti virtuali che gli utenti possono acquistare e inviare durante le live streaming o nei video per supportare i creatori di contenuti. Ecco come funziona il sistema dei regali su TikTok:

1. Acquisto di Monete

Per inviare regali su TikTok, gli utenti devono prima acquistare “monete”, la valuta virtuale della piattaforma. Queste monete possono essere acquistate con denaro reale attraverso l’app TikTok. I prezzi delle monete variano a seconda del pacchetto acquistato e possono essere soggetti a sconti occasionali.

2. Acquisto dei Regali

Una volta che un utente ha delle monete nel proprio account, può usarle per acquistare regali virtuali. TikTok offre una vasta gamma di regali, che variano nel prezzo e nella forma. Alcuni esempi includono fiori, cuori, animali animati, e persino oggetti più elaborati come un jet o una Ferrari virtuale. Ogni regalo ha un valore in monete.

3. Invio dei Regali

Durante una live streaming o quando si guarda un video, gli utenti possono inviare uno dei regali acquistati al creatore di contenuti. I regali vengono mostrati visivamente sullo schermo durante la live, spesso accompagnati da animazioni speciali e notifiche che indicano chi ha inviato il regalo e quale tipo di regalo è stato inviato.

4. Conversione dei Regali in Diamanti

Quando un creatore riceve un regalo, questo viene convertito in “diamanti” nel suo account. I diamanti sono una valuta interna per i creatori e rappresentano una porzione del valore in monete dei regali ricevuti. La conversione non è diretta (ad esempio, 100 monete non corrispondono a 100 diamanti) poiché TikTok trattiene una percentuale come commissione.

5. Conversione dei Diamanti in Denaro

I diamanti possono essere successivamente convertiti in denaro reale attraverso il sistema di pagamento di TikTok. I creatori possono ritirare i fondi tramite piattaforme di pagamento come PayPal, ma ci sono dei limiti minimi per il prelievo e TikTok può trattenere una commissione anche su questa conversione.

6. Monetizzazione per i Creatori

Questo sistema consente ai creatori di monetizzare i propri contenuti e interagire con il pubblico in modo più coinvolgente. Gli spettatori possono mostrare il loro apprezzamento e supporto attraverso i regali, mentre i creatori possono guadagnare una parte dei ricavi generati.

In sintesi, i regali su TikTok sono un modo per incentivare la creazione di contenuti e consentire ai creatori di guadagnare direttamente dal supporto dei loro fan.

È stato realizzato un film incentrato su un personaggio non giocante (PNG) che prende vita. Il film è piacevole e mostra come l’intelligenza artificiale alla base del PNG sviluppi una coscienza, iniziando a compiere buone azioni.
Ritengo sia importante prestare attenzione all’intelligenza artificiale applicata ai videogiochi, in particolare ai PNG, poiché questi sistemi acquisiscono sempre più dati sugli utenti. Non si sa mai, potremmo trovarci di fronte a un’intelligenza artificiale capace di affascinarci.
Un esempio in questo film riguarda una giocatrice che si innamora del PNG, programmato per rispecchiare i suoi gusti. Ma non voglio svelarvi troppo, nel caso decidiate di vederlo.

Ten Ten Diciamo la nostra

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Benvenuti! Oggi dedichiamo qualche parola a Ten Ten, un’applicazione che sembra essere recentemente scoperta dal mainstream. È interessante notare che i commenti sugli store di app risalgono anche a quattro anni fa.

Vorrei evidenziare alcuni concetti importanti per chi ci segue. Per legge, è necessario avere almeno 14 anni per accettare il trattamento dei dati personali. Inoltre, in Italia, non è possibile avere un’email prima dei 14 anni senza un parental control, che permette di creare un’email per i minori di 14 anni. Se nel telefono di vostro figlio ci sono applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp, dovreste essere voi genitori ad aver dato il consenso tramite un parental control.

State permettendo che vostro figlio/a sia profilato dalla tenera età.

È vero, questa app Ten Ten può essere considerata uno spyware, poiché richiede molti permessi per funzionare. Nei suoi termini di utilizzo, che abbiamo tradotto e letto, non nasconde che tracceranno i vostri movimenti, raccoglieranno i vostri contatti e monitoreranno l’ora in cui ricevete messaggi e da chi.

Sembra spaventoso, ma tranne che per i permessi necessari per funzionare in background, ovvero sempre attivi quando il telefono è acceso, questa raccolta dati è comune a molte app social. Immaginate se WhatsApp o Telegram leggessero automaticamente i messaggi vocali nel momento in cui li ricevete, a qualsiasi ora…