Si legge da molte parti: “ Il fenomeno della TRAP “ ma che cosa è la trap?

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Nello slang americano il termine “trap” indica il luogo in cui avviene lo spaccio di droga. L’impressione, ascoltando una base trap, è quella di un ritmo più dilatato e privo del tradizionale andamento incalzante del rap. Si fa presto ad associare questa caratteristica a un immaginario sensoriale alterato dalle sostanze stupefacenti.

https://tg24.sky.it/intrattenimento/2018/01/17/musica-trap.html

Potete fare questo esperimento: se avete un figlio tra gli 8 e i 16 anni chiedetegli se conosce uno tra questi artisti: Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang, Ghali, Tedua.

Per una breve descrizione su questi artisti.


La riflessione che vogliamo fare è sui testi di queste canzoni, che, se ascoltati da orecchie adolescenti, inesperte e incapaci di effettuare confronti, possono essere veramente nocivi.
Un genitore può usare questi testi come spunto per creare un confronto o un momento di spiegazione su tematiche delicate, se l’età e la maturità del ragazzo lo permette, dato che è sempre difficile parlare di droga, sesso, violenza, guerra.


Trascriviamo un testo a caso tra tanti:

“ Nella tomba mi voglio portare soldi ed erba
ma prima di andarci voglio uscire dalla merda
Spiegarti com’è che vivo non credo che serva
Hai presente un grammo? Pensa ad una serra

Panico si afferra al serra-manico rapido
Sali sulla sella e scappiamo nel traffico
più in fretta della gazzella, poi abbandoniamo il mezzo al primo angolo”…..


A metà degli anni 80’ se qualche ragazzino voleva venire a contatto con delle immagini violente poteva guardare Arancia meccanica o I guerrieri della notte, film che poi sono rimasti nella storia del Cinema. Ed erano comunque film.
Adesso la violenza è servita in tutti i momenti, ad esempio attraverso videogiochi vietati ai minori, ma i genitori ignorano il PEGI del gioco, che è l’età alla quale è vietata la vendita. Giochi come GTA (pegi +18) o Call of Duty (pegi +16 o +18 dipende dalla versione), Fortnite (+12) sono ricchi di violenza, uccisioni e pertanto consigliamo veramente di vagliare l’eventualità di non far giocare i vostri bambini a giochi fuori dal Pegi di pertinenza.

Purtroppo, come abbiamo denunciato al Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, sulla piattaforma Apple store nei giochi pegi +4  è vengono pubblicizzati giochi + 12.

Leggi l’articolo che abbiamo pubblicato a riguardo.

Consigliamo inoltre di non far giocare bambini 0/12 con i cellulari se non in modalità aereo, perchè le microonde dei cellulari sono dannose per i cervelli protetti da ossa della testa non sviluppate dei piccoli.

Ritornando alla TRAP,  ci sono artisti che girano video con auto della Polizia italiana mentre fumano spinelli seduti sul tetto dell’auto, istigando l’adolescente al disprezzo delle Forze dell’ordine.

Ragazzi che nei loro video  inseriscono immagini con portabagagli delle auto pieni di contanti,  rolex da 30.000€, droga, festini in posti fatiscenti o extralusso, dove il messaggio principale è: soldi facili e droga.

Negli ultimi mesi le cronache danno continuamente notizia di comportamenti violenti nelle scuole da parte degli studenti: professori contusi, denunce,  sospensioni.

Siamo certi che l’aggressività, il non essere in grado di valutare i gesti di offesa o difesa, o l’incapacità di sopportare una frustrazione non siano anche il risultato del mix di tutti questi stimoli negativi che gli adolescenti subiscono? 
A tal proposito vi proponiamo una riflessione sulla scuola, sui giovani e sulla società del  filosofo Umberto Galimberti.

WhatsApp vietato agli under 16

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WhatsApp sarà vietato ai minori di 16 anni in Europa. Almeno in teoria. Il colosso della messaggistica si allinea alle normative Ue in materia di trattamento dei dati, alzando l’età minima degli utenti da 13 a 16 anni.

La normativa che entra in vigore il 25 maggio, come riferisce l’agenzia Dpa, non prevede però l’esibizione di un documento da parte dell’utente e non impone alla società un rigido controllo. Agli utenti, vecchi e nuovi, l’App che fa parte della galassia Facebook sostanzialmente chiederebbe di dichiarare se la propria età è superiore ai 16 anni.

NDR lo stato italiano ha deciso di abbassare l’età a 14 anni
( Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione dell’art. 13 della legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163), introduce disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento europeo relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati.
A far data dal 25 maggio 2018, data in cui le disposizioni di diritto europeo acquisteranno efficacia, il vigente Codice in materia di protezione dei dai personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sarà abrogato e la nuova disciplina in materia sarà rappresentata principalmente dalle disposizioni del suddetto Regolamento immediatamente applicabili e da quelle recate dallo schema di decreto volte ad armonizzare l’ordinamento interno al nuovo quadro normativo dell’Unione Europea in tema di tutela della privacy.
il parere del Garante per la protezione dei dati personali, adottato nell’adunanza del 22 maggio 2018;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’8 agosto 2018; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri per gli affari europei e della giustizia, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico.)

Per processare i dati degli utenti europei, “WhatsApp -si legge sul blog della compagnia in un post – ha istituito una società all’interno dell’Unione europea per fornire là i tuoi servizi e per rispettare nuovi standard di trasparenza elevati relativi a come proteggiamo la privacy dei nostri utenti”.

“Attualmente, non condividiamo le informazioni dell’account per migliorare il tuo prodotto e la tua esperienza relativa alle inserzioni su Facebook -prosegue il messaggio-. Come abbiamo dichiarato in passato, in futuro vogliamo collaborare in maniera più stretta con le altre aziende di Facebook e continueremo ad aggiornarti a mano a mano che sviluppiamo i nostri progetti”.

La società definisce ”molto importanti” i temi relativi a privacy e sicurezza: “Tutti i messaggi e le chiamate sono protetti dalla crittografia end-to-end così che nessuno, nemmeno WhatsApp, possa leggerli o ascoltarle”. Nelle prossime settimane, sarà possibile “scaricare e vedere il numero limitato di dati che raccogliamo. Questa funzione sarà disponibile per tutti gli utenti nel mondo nella versione più recente dell’App”.

L’inspiegabile fenomeno degli hikikomori in Italia

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Libri per approfondire l’argomento: “Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione” –

https://www.amazon.it/gp/product/8846499999/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=8846499999&linkCode=as2&tag=linspblog00-21

“Hikikomori e adolescenza. Fenomenologia dell’autoreclusione” –

https://www.amazon.it/gp/product/8857505170/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=8857505170&linkCode=as2&tag=linspblog00-21

Il fenomeno degli hikikomori ha preso piede anche in Italia negli ultimi anni.

Grazie alle informazioni fornite da Marco, fondatore della community Hikikomori Italia, oggi vi parlerò di questo fenomeno e di come si presenta nel nostro Paese.

Se conosci qualcuno che potrebbe essere vittima del fenomeno, fagli arrivare questo video…condividilo…solo in questo modo potremo sensibilizzare la società anche qui in Italia in merito a questo problema.

Chat Hikikomori Italia: http://www.hikikomoriitalia.it/p/chat…

Forum Hikikomori Italia: http://www.hikikomoriitalia.it/p/foru…

Pagina web della community Hikikomori Italia: http://www.hikikomoriitalia.it/

Faq Bullismo

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  • Quando si può parlare di Cyberbullismo?

Per Cyberbullismo si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, attacco dannoso, o loro messa in ridicolo.

 

  • Quali sono i comportamenti che in linea di massima identificano il Cyberbullismo?

I comportamenti più sintomatici dei cyberbulli sono:

– messaggi, violenti, volgari e diffamatori volti a suscitare rabbia ed odio nella vittima;

– messaggi  di morte e minacciosi, quindi molestie;

– messaggi volti a danneggiare l’opinione del soggetto pubblicamente, come sui social;

– furto di identità, quando la vittima viene derubata dell’identità su di un social, per poter inviare a suo nome messaggi dal contenuto offensivo.

– raggiro/inganno finalizzato ad ottenere informazioni personali per poi pubblicarle e condividerle all’insaputa della vittima.

– diffusione di materiale pornografico (immagini e video) o di dati sensibili.

La diffusione di immagini o video di  un minore nudo o che viene ritratto durante atti sessuali costituisce un reato penale molto grave.

 

  • Come ci dobbiamo comportare se veniamo a sapere che a nostro figlio è stata rubata l’identità su un social ?

Come prima cosa dobbiamo contattare il titolare o gestore del sito internet o social media ed inoltrare un’istanza per l’oscuramento, rimozione o blocco di qualsiasi altro dato personale del minore. Se il gestore o titolare non dà atto di aver preso incarico di blocco dei dati personali ed entro quarantotto ore non vi abbia provveduto, dobbiamo rivolgerci subito alle autorità competenti come la Polizia postale la quale collabora nel progetto di prevenzione al Cyberbullismo.

Indichiamo di seguito i link dei principali social dove è possibile fare la suddetta istanza per l’oscuramento, rimozione o blocco:

 

  • Come è possibile aiutare un minore che ha subìto questo genere di attacco?

Vi sono i servizi territoriali che con l’ausilio delle associazioni e degli altri enti, promuovono, nell’abito delle risorse disponibili, specifici progetti personalizzati volti a sostenere i minori vittime di Cyberbullismo.

 

  • Come posso rieducare il minorenne al fine di non perseguire più la strada del Cyberbullismo?

Sempre attraverso i servizi territoriali con l’ausilio delle associazioni e degli altri enti. I progetti personalizzati infatti sono volti anche alla rieducazione, attraverso altresì attività riparatorie o di utilità sociale.

 

  • Cosa fanno lo Stato, le amministrazioni e/o gli enti per prevenire gli atteggiamenti dei ragazzi che commettono queste azioni?

Gli uffici scolastici regionali promuovono la pubblicazioni di bandi per il finanziamento di progetti di particolare interesse, studiati da reti di scuole in collaborazione con enti, servizi minorili dell’Amministrazione della giustizia e Prefetture. Ogni istituto scolastico individua tra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del Cyberbullismo. Lo stesso,nel caso venga a conoscenza di attacchi di Cyberbullismonei confronti di minorenni, dovrà tempestivamente informare i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale sui minori coinvolti ed attivare azioni di carattere educativo.

 

  • Esiste una legge a salvaguardia delle vittime di attacchi di Cyberbullismo?

Si, esiste ed è recentissima, è la Legge del 29 maggio 2017 n. 71 in vigore dal 18.06.2017. (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/43814_testi.htm)

 

  • Questa legge è applicabile solo nel caso che la vittima sia un minore?

Si, la legge è proprio intitolata: “ Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del Cyberbullismo.”

 

 

Avv. Guelfo Salani

In vigore la legge contro il Cyberbullismo: ecco cosa prevede

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18 giugno 2017Più controlli sul web e il coinvolgimento delle scuole nel contrasto di quelle molestie online che in troppi casi hanno portato chi ne é stato vittima a togliersi la vita. Sono i cardini della legge sul
cyberbullismo che entra oggi in vigore. Ecco in dettaglio cosa prevede

OSCURAMENTO DEL WEB
Il minore sopra i 14 anni vittima di cyberbullismo (o anche il genitore) può chiedere al gestore del sito internet o del social media o al titolare del trattamento di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. Dalla definizione di gestore, che è il fornitore di contenuti su internet, sono comunque esclusi gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.

DOCENTE ANTI-BULLI IN OGNI SCUOLA
In ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico e attivare adeguate azioni educative. L’obbligo di informazione è circoscritto ai casi che non costituiscono reato. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali.

AMMONIMENTO DA PARTE DEL QUESTORE
In caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, fino a quando non vi sia una querela o denuncia il cyberbullo, sulla falsariga di quanto già è previsto per lo stalking, potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. Insieme al minore sarà convocato anche un genitore. Gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

PIANO D’AZIONE E MONITORAGGIO
Presso la presidenza del consiglio verrà istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il cyberbullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.

Parental control su dispositivi per minori?

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Un modo per tutelare la salute dei minori è sicuramente quello di ritardare il più possibile il loro rapporto/contatto con il cellulare o tablet.

Se ciò ci appare impossibile, abbiamo cura quanto meno di farlo utilizzare ai minori solo per il tempo necessario e preferibilmente scollegato da wi-fi e privo di sim card.

Janell Burley Hofmann, autrice del libro “I Rules – Come educare figli iperconnessi – Il decalogo che ha ispirato migliaia di genitori” (Giunti Editore) mostra ai genitori come gestire il rapporto tra minori e dispositivi elettronici, suggerendo per esempio, che il cellulare per quanto bello e costoso possa essere, non andrebbe mai regalato ma solamente dato in prestito in modo da poterlo togliere in caso di  punizione; oppure che si dovrebbero dare al minore degli orari di utilizzo, e così via altri utili consigli ad esclusiva tutela del minore stesso.

Al giorno d’oggi dinanzi ad un tecnologia così invasiva risulta impossibile ed anacronistico per un genitore pensare di poter avere sotto controllo qualsiasi attività del proprio figlio laddove a ciò non si accompagni una attenzione non solo personale ma anche a sua volta tecnologica. Il rischio che il minore possa agire di nascosto comprandosi un cellulare o una sim card sono infatti molto alti e purtroppo la normativa al riguardo non tutela il minorenne e quindi non aiuta i genitori nel proprio ruolo di controllo e aiuto.

Si guardi ad esempio la sim card e la possibilità di suo acquisto per un minore. Ognuno di noi a logica è portato a pensare che la sim non possa essere acquistata da un minore poiché da un punto di vista legale tale acquisto comporta un contratto e il minore non è capace (capacità in senso tecnico) di stipulare alcun contratto non avendo ancora raggiunto i 18 anni di età. A tale impossibilità dovrebbe seguire certamente il divieto da parte dei rivenditori di cederla se l’acquirente è appunto un minore.

Tralasciando il discorso relativo al fatto che spesso i minori riescono comunque ad ottenere una sim, magari perché in casa ve ne è una che si pensa inutilizzata o perché qualche fratello maggiorenne di qualche amico ha provveduto in tal senso, si riporta qui di seguito un estratto dalle FAQ del sito di TELECOM ITALIA S.p.A (http://www.tim.it/tariffe/ricaricabile/tim-young-nuovi-clienti):

“È possibile attivare la TIM YOUNG per i minori di 18 anni?

Sì, perché è possibile avere una SIM intestata a proprio nome se hai compiuto almeno 12 anni, recandoti presso un Negozio TIM con un valido documento di identità. Se hai meno di 15 anni, devi essere accompagnato da un genitore o tutore.”

Da una prima lettura si ricava che compiuti i 15 anni, il minore può acquistare e intestarsi una sim card unicamente munito di valido documento di identità e ciò appunto anche ad insaputa dei genitori.

Essendo questo un fenomeno storicamente nuovo, non sempre per un genitore è facile comprendere cosa voglia dire avere un figlio minorenne con una sim card che usa “di nascosto”, senza alcun limite.

Con tale semplice acquisto il minore ha infatti la possibilità di connettersi a qualsiasi sito o social come esempio a siti pornografici che potrebbero deviarne lo sviluppo psicosessuale, o a siti dove con una webcam è possibile spogliarsi e/o fare quello che l’interlocutore, spesso adulto, chiede in cambio di soldi virtuali, di ricariche telefoniche o per semplice divertimento. Oppure, come spesso succede, il minore si crea un profilo sui social e sotto falso o inventato nome compie atti di cyberbullismo a danno di altri o altre azioni pensando di non avere conseguenze. Lo stesso sito Youtube per esempio, non dispone di filtri sulla pubblicità e quindi, mentre il minore sta guardano un cartone animato ben può passare un banner di un videogioco di guerra dove si spara ai nemici e si uccide. Si pensi altresì che proprio in siti come Youtube sono presenti video non censurati con decapitazioni, torture ecc.

Come ben si può vedere da questo ridottissimo elenco effettuato solo a titolo di esempio, i rischi sono enormi, spesso devastanti proprio per lo sviluppo psicofisico del minore e quindi con effetti prolungati nel tempo ed anche, come si legge purtroppo sempre più spesso sul giornale, tragici in cui l’unica vera vittima inconsapevole è il minore stesso, l’adulto di domani.

Sempre da un punto di vista legale si tenga altresì presente che l’attività di guida e controllo da parte di un genitore costituisce un dovere per quest’ultimo e che comportamenti omissivi dell’adulto in tal senso sono sanzionati dalla legge.

Si osservi a titolo di esempio l’art. 147 del codice civile intitolato “Doveri verso i figli” il quale dice che “Il matrimonio (dovere estensibile a qualsiasi genitore anche non sposato) impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli….”, nonché l’art 2048 il quale specifica che “Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori […] o delle persone soggette alla tutela”. 

Ciò detto, un metodo che può sicuramente se non evitare comunque arginare tutti questi rischi è quello di installare sul dispositivo elettronico uno dei cosiddetti software di parental control che impediscono l’accesso a determinati siti o social.

Qui di seguito alcuni software tra i più conosciuti e utilizzati: NETNANNY, WITIGO.

Altri software chiamati “di sorveglianza”, riescono a raggiungere lo stesso obiettivo poiché riescono a captare tutto ciò che il dispositivo, cellulare, tablet, pc, ecc, scrive ed in tal modo può essere preso in remoto il pieno controllo del dispositivo oggetto di sorveglianza, compresa la posizione gps, i testi delle chat, le rubriche, ecc.

Tra questi quelli più conosciuti che segnaliamo sono: SPYMASTERPRO, MSPYITALY.

Avv. Guelfo Salani

 

 

Genitori attenti, troppi bambini in auto senza seggiolino

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Sei bambini su dieci, coinvolti in un incidente stradale a bordo di un’auto, muoiono o restano feriti gravemente. Il vero dramma «è che molte di queste tragedie sarebbero evitabili, se i bambini indossassero le cinture di sicurezza o fossero seduti sul seggiolino, come prevede il codice della strada».

 Il giorno dopo il ferimento delle peruviana di 6 anni colpita dalla violenza dell’airbag mentre era tenuta in braccio dal padre sul sedile del passeggero di un’auto che ha tamponato un’altra vettura, i medici dell’ospedale Regina Margherita lanciano un allarme: «Troppi genitori cedono di fronte ai capricci dei figli senza rendersi conto del pericolo che corrono».

Numeri aggiornati non ce ne sono, ma al pronto soccorso dell’Infantile «ci si trova troppo spesso a soccorrere bimbi vittime innanzitutto dell’imprudenza degli adulti». Papà e mamme «continuano a non capire quanto sia pericoloso far viaggiare i bambini sul sedile anteriore o su quello posteriore senza cinture di sicurezza o sulle ginocchia di un adulto».

In città e in autostrada  

Sfatiamo subito una convinzione: «Il maggior numero di incidenti automobilistici si verifica in città, circa l’80 per cento – sottolinea il dottor Antonio Urbino, primario del pronto soccorso dell’ospedale Infantile -: ed proprio in città che invece i genitori o i nonni abbassano la guardia, convinti che un tragitto breve sia un rischio minore, o perché credono che il pericolo sia soltanto in autostrada dove la velocità è superiore».

La realtà dimostra il contrario. Dice che, in Italia, dei 51 bambini tra gli 0 e i 14 anni morti in un incidente nel 2012, ben 32 erano passeggeri di un’auto. Gli altri sono vittime di un investimento o erano in sella a una bicicletta o al motorino. Anche Torino ha dato purtroppo il proprio tributo di vittime.

Bambini-airbag  

La bimba di 6 anni coinvolta nell’incidente di ieri è in rianimazione. «La cosa più pericolosa che si possa fare è tenere un bimbo in braccio sul sedile del passeggero – spiega sempre il dottor Urbino -: se l’airbag è attivato ed esplode il risultato sarà certamente un gravissimo trauma al volto o al torace. Se è disattivato, in caso di incidente il bimbo tenuto in braccio farà lui stesso da “palloncino”, rimanendo schiacciato tra il cruscotto e l’adulto che lo tiene in braccio».

L’altra immagine fin troppo comune, circolando nel traffico, è quella dei bambini nella parte posteriore dell’abitacolo, ma in piedi tra i sedili anteriori, distratti nel guardare la strada: «A 6-7 anni il peso di un bimbo è in grado di sfondare un parabrezza, in caso di frenata brusca».

E’ dimostrato che il rischio di morte, per i bambini che hanno un incidente mentre viaggiano in auto senza cinture di sicurezza, è 5 volte maggiore rispetto a quelli che usano gli appositi dispositivi. Non solo: una statistica del pronto soccorso dell’Infantile dice che su 100 incidenti che coinvolgono i bambini 40 sono domestici, o avvelenamenti, o di gioco, mentre sei su 10 sono stradali. «Airbag e bambini non vanno d’accordo. Quando a bordo di una vettura c’è un bimbo, anche se con le cinture di sicurezza indossate o seduto sul seggiolino, gli airbag vanno disattivati», ripetono in ospedale.

Come proiettili  

Non indossare la cintura di sicurezza è un pericolo anche quando si è seduti sui sedili posteriori . «In caso d’incidente – raccontano i registri del pronto soccorso dell’Infantile – un bambino diventa un proiettile esploso verso il parabrezza anteriore, ma anche lateralmente, oltre ai finestrini». Con conseguenze devastanti, «perché un bambino ha minore resistenza di un adulto: organi interni più delicati, tono muscolare più debole». Il che significa sempre lesioni molto più gravi, spesso mortali.

FONTE

POLIZIA DI STATO:

Con l’entrata in vigore, dal 14 aprile 2006, del Decreto Legislativo 13 marzo 2006 n. 150, è stato modificato l’art. 172 del Codice della Strada: “Uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini”.

In generale è possibile riassumere i cambiamenti introdotti dalla nuova norma applicando questa semplice regola: ogni volta che si occupa un posto a sedere su un veicolo dotato di cinture di sicurezza, è obbligatorio per tutti, conducente e passeggeri, utilizzarle e nel caso di trasporto di bambini di adottare i sistemi di ritenuta idonei (seggiolini o adattatori).

La nuova stesura dell’articolo ha introdotto importanti novità riguardanti l’utilizzo di questi sistemi di ritenzione sia per il conducente che per i passeggeri.

I dispositivi utilizzabili sono di due tipi: seggiolini e adattatori.

Dovrebbero essere usati fin dai primi giorni di vita, seguendo attentamente le istruzioni riportate nel manuale e la scelta deve essere fatta in base al peso del bimbo.

Il trasporto dei bambini sui veicoli è regolato dall’articolo 172 del codice della strada, (modificato dal decreto legislativo n.150 del 13 aprile 2006), dalla normativa europea e con una circolare attuativa (pdf 527 kb) del ministero dell’interno. I dispositivi di ritenuta sono obbligatori dalla nascita fino al raggiungimento di 36 chili di peso: fino a 18 kg si possono usare solo i seggiolini, oltre questo peso si possono utilizzare anche gli adattatori.

Quest’ultimi sono dei piccoli sedili che, sollevando il bambino, permettono di usare le cinture di sicurezza dell’auto che però vanno passate sotto le alette poste ai lati, in senso longitudinale al torace.

Vi ricordiamo inoltre che:

  • I sistemi di sicurezza presenti negli autoveicoli non sono adatti a persone inferiori a 1.50 metri di altezza.
  • Fino a 9 chili di peso il bimbo deve essere trasportato in senso contrario alla marcia dell’auto. Attenzione mai mettere il bambino sul sedile anteriore se la macchina è provvista di airbag, a meno che non possa essere disattivato. Il posto più adatto è il sedile posteriore, al centro, che protegge anche da eventuali urti laterali.
  • Dopo 10 chili si può cominciare a sistemare il seggiolino in senso di marcia.
  • Lo schienale del seggiolino deve essere ben appoggiato al sedile della macchina e le cinture presenti sul dispositivo devono sempre essere allacciate, anche per brevi tragitti.