Faq Bullismo

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  • Quando si può parlare di Cyberbullismo?

Per Cyberbullismo si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, attacco dannoso, o loro messa in ridicolo.

 

  • Quali sono i comportamenti che in linea di massima identificano il Cyberbullismo?

I comportamenti più sintomatici dei cyberbulli sono:

– messaggi, violenti, volgari e diffamatori volti a suscitare rabbia ed odio nella vittima;

– messaggi  di morte e minacciosi, quindi molestie;

– messaggi volti a danneggiare l’opinione del soggetto pubblicamente, come sui social;

– furto di identità, quando la vittima viene derubata dell’identità su di un social, per poter inviare a suo nome messaggi dal contenuto offensivo.

– raggiro/inganno finalizzato ad ottenere informazioni personali per poi pubblicarle e condividerle all’insaputa della vittima.

– diffusione di materiale pornografico (immagini e video) o di dati sensibili.

La diffusione di immagini o video di  un minore nudo o che viene ritratto durante atti sessuali costituisce un reato penale molto grave.

 

  • Come ci dobbiamo comportare se veniamo a sapere che a nostro figlio è stata rubata l’identità su un social ?

Come prima cosa dobbiamo contattare il titolare o gestore del sito internet o social media ed inoltrare un’istanza per l’oscuramento, rimozione o blocco di qualsiasi altro dato personale del minore. Se il gestore o titolare non dà atto di aver preso incarico di blocco dei dati personali ed entro quarantotto ore non vi abbia provveduto, dobbiamo rivolgerci subito alle autorità competenti come la Polizia postale la quale collabora nel progetto di prevenzione al Cyberbullismo.

Indichiamo di seguito i link dei principali social dove è possibile fare la suddetta istanza per l’oscuramento, rimozione o blocco:

 

  • Come è possibile aiutare un minore che ha subìto questo genere di attacco?

Vi sono i servizi territoriali che con l’ausilio delle associazioni e degli altri enti, promuovono, nell’abito delle risorse disponibili, specifici progetti personalizzati volti a sostenere i minori vittime di Cyberbullismo.

 

  • Come posso rieducare il minorenne al fine di non perseguire più la strada del Cyberbullismo?

Sempre attraverso i servizi territoriali con l’ausilio delle associazioni e degli altri enti. I progetti personalizzati infatti sono volti anche alla rieducazione, attraverso altresì attività riparatorie o di utilità sociale.

 

  • Cosa fanno lo Stato, le amministrazioni e/o gli enti per prevenire gli atteggiamenti dei ragazzi che commettono queste azioni?

Gli uffici scolastici regionali promuovono la pubblicazioni di bandi per il finanziamento di progetti di particolare interesse, studiati da reti di scuole in collaborazione con enti, servizi minorili dell’Amministrazione della giustizia e Prefetture. Ogni istituto scolastico individua tra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del Cyberbullismo. Lo stesso,nel caso venga a conoscenza di attacchi di Cyberbullismonei confronti di minorenni, dovrà tempestivamente informare i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale sui minori coinvolti ed attivare azioni di carattere educativo.

 

  • Esiste una legge a salvaguardia delle vittime di attacchi di Cyberbullismo?

Si, esiste ed è recentissima, è la Legge del 29 maggio 2017 n. 71 in vigore dal 18.06.2017. (http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/43814_testi.htm)

 

  • Questa legge è applicabile solo nel caso che la vittima sia un minore?

Si, la legge è proprio intitolata: “ Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del Cyberbullismo.”

 

 

Avv. Guelfo Salani

In vigore la legge contro il Cyberbullismo: ecco cosa prevede

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18 giugno 2017Più controlli sul web e il coinvolgimento delle scuole nel contrasto di quelle molestie online che in troppi casi hanno portato chi ne é stato vittima a togliersi la vita. Sono i cardini della legge sul
cyberbullismo che entra oggi in vigore. Ecco in dettaglio cosa prevede

OSCURAMENTO DEL WEB
Il minore sopra i 14 anni vittima di cyberbullismo (o anche il genitore) può chiedere al gestore del sito internet o del social media o al titolare del trattamento di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore. Dalla definizione di gestore, che è il fornitore di contenuti su internet, sono comunque esclusi gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.

DOCENTE ANTI-BULLI IN OGNI SCUOLA
In ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico e attivare adeguate azioni educative. L’obbligo di informazione è circoscritto ai casi che non costituiscono reato. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali.

AMMONIMENTO DA PARTE DEL QUESTORE
In caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, fino a quando non vi sia una querela o denuncia il cyberbullo, sulla falsariga di quanto già è previsto per lo stalking, potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. Insieme al minore sarà convocato anche un genitore. Gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

PIANO D’AZIONE E MONITORAGGIO
Presso la presidenza del consiglio verrà istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il cyberbullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.

Parental control su dispositivi per minori?

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Un modo per tutelare la salute dei minori è sicuramente quello di ritardare il più possibile il loro rapporto/contatto con il cellulare o tablet.

Se ciò ci appare impossibile, abbiamo cura quanto meno di farlo utilizzare ai minori solo per il tempo necessario e preferibilmente scollegato da wi-fi e privo di sim card.

Janell Burley Hofmann, autrice del libro “I Rules – Come educare figli iperconnessi – Il decalogo che ha ispirato migliaia di genitori” (Giunti Editore) mostra ai genitori come gestire il rapporto tra minori e dispositivi elettronici, suggerendo per esempio, che il cellulare per quanto bello e costoso possa essere, non andrebbe mai regalato ma solamente dato in prestito in modo da poterlo togliere in caso di  punizione; oppure che si dovrebbero dare al minore degli orari di utilizzo, e così via altri utili consigli ad esclusiva tutela del minore stesso.

Al giorno d’oggi dinanzi ad un tecnologia così invasiva risulta impossibile ed anacronistico per un genitore pensare di poter avere sotto controllo qualsiasi attività del proprio figlio laddove a ciò non si accompagni una attenzione non solo personale ma anche a sua volta tecnologica. Il rischio che il minore possa agire di nascosto comprandosi un cellulare o una sim card sono infatti molto alti e purtroppo la normativa al riguardo non tutela il minorenne e quindi non aiuta i genitori nel proprio ruolo di controllo e aiuto.

Si guardi ad esempio la sim card e la possibilità di suo acquisto per un minore. Ognuno di noi a logica è portato a pensare che la sim non possa essere acquistata da un minore poiché da un punto di vista legale tale acquisto comporta un contratto e il minore non è capace (capacità in senso tecnico) di stipulare alcun contratto non avendo ancora raggiunto i 18 anni di età. A tale impossibilità dovrebbe seguire certamente il divieto da parte dei rivenditori di cederla se l’acquirente è appunto un minore.

Tralasciando il discorso relativo al fatto che spesso i minori riescono comunque ad ottenere una sim, magari perché in casa ve ne è una che si pensa inutilizzata o perché qualche fratello maggiorenne di qualche amico ha provveduto in tal senso, si riporta qui di seguito un estratto dalle FAQ del sito di TELECOM ITALIA S.p.A (http://www.tim.it/tariffe/ricaricabile/tim-young-nuovi-clienti):

“È possibile attivare la TIM YOUNG per i minori di 18 anni?

Sì, perché è possibile avere una SIM intestata a proprio nome se hai compiuto almeno 12 anni, recandoti presso un Negozio TIM con un valido documento di identità. Se hai meno di 15 anni, devi essere accompagnato da un genitore o tutore.”

Da una prima lettura si ricava che compiuti i 15 anni, il minore può acquistare e intestarsi una sim card unicamente munito di valido documento di identità e ciò appunto anche ad insaputa dei genitori.

Essendo questo un fenomeno storicamente nuovo, non sempre per un genitore è facile comprendere cosa voglia dire avere un figlio minorenne con una sim card che usa “di nascosto”, senza alcun limite.

Con tale semplice acquisto il minore ha infatti la possibilità di connettersi a qualsiasi sito o social come esempio a siti pornografici che potrebbero deviarne lo sviluppo psicosessuale, o a siti dove con una webcam è possibile spogliarsi e/o fare quello che l’interlocutore, spesso adulto, chiede in cambio di soldi virtuali, di ricariche telefoniche o per semplice divertimento. Oppure, come spesso succede, il minore si crea un profilo sui social e sotto falso o inventato nome compie atti di cyberbullismo a danno di altri o altre azioni pensando di non avere conseguenze. Lo stesso sito Youtube per esempio, non dispone di filtri sulla pubblicità e quindi, mentre il minore sta guardano un cartone animato ben può passare un banner di un videogioco di guerra dove si spara ai nemici e si uccide. Si pensi altresì che proprio in siti come Youtube sono presenti video non censurati con decapitazioni, torture ecc.

Come ben si può vedere da questo ridottissimo elenco effettuato solo a titolo di esempio, i rischi sono enormi, spesso devastanti proprio per lo sviluppo psicofisico del minore e quindi con effetti prolungati nel tempo ed anche, come si legge purtroppo sempre più spesso sul giornale, tragici in cui l’unica vera vittima inconsapevole è il minore stesso, l’adulto di domani.

Sempre da un punto di vista legale si tenga altresì presente che l’attività di guida e controllo da parte di un genitore costituisce un dovere per quest’ultimo e che comportamenti omissivi dell’adulto in tal senso sono sanzionati dalla legge.

Si osservi a titolo di esempio l’art. 147 del codice civile intitolato “Doveri verso i figli” il quale dice che Il matrimonio (dovere estensibile a qualsiasi genitore anche non sposato) impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli….”, nonché l’art 2048 il quale specifica che “Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori […] o delle persone soggette alla tutela”. 

Ciò detto, un metodo che può sicuramente se non evitare comunque arginare tutti questi rischi è quello di installare sul dispositivo elettronico uno dei cosiddetti software di parental control che impediscono l’accesso a determinati siti o social.

Qui di seguito alcuni software tra i più conosciuti e utilizzati: NETNANNY, WITIGO.

Altri software chiamati “di sorveglianza”, riescono a raggiungere lo stesso obiettivo poiché riescono a captare tutto ciò che il dispositivo, cellulare, tablet, pc, ecc, scrive ed in tal modo può essere preso in remoto il pieno controllo del dispositivo oggetto di sorveglianza, compresa la posizione gps, i testi delle chat, le rubriche, ecc.

Tra questi quelli più conosciuti che segnaliamo sono: SPYMASTERPRO, MSPYITALY.

Avv. Guelfo Salani

 

 

Genitori attenti, troppi bambini in auto senza seggiolino

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Sei bambini su dieci, coinvolti in un incidente stradale a bordo di un’auto, muoiono o restano feriti gravemente. Il vero dramma «è che molte di queste tragedie sarebbero evitabili, se i bambini indossassero le cinture di sicurezza o fossero seduti sul seggiolino, come prevede il codice della strada».

 Il giorno dopo il ferimento delle peruviana di 6 anni colpita dalla violenza dell’airbag mentre era tenuta in braccio dal padre sul sedile del passeggero di un’auto che ha tamponato un’altra vettura, i medici dell’ospedale Regina Margherita lanciano un allarme: «Troppi genitori cedono di fronte ai capricci dei figli senza rendersi conto del pericolo che corrono».

Numeri aggiornati non ce ne sono, ma al pronto soccorso dell’Infantile «ci si trova troppo spesso a soccorrere bimbi vittime innanzitutto dell’imprudenza degli adulti». Papà e mamme «continuano a non capire quanto sia pericoloso far viaggiare i bambini sul sedile anteriore o su quello posteriore senza cinture di sicurezza o sulle ginocchia di un adulto».

In città e in autostrada  

Sfatiamo subito una convinzione: «Il maggior numero di incidenti automobilistici si verifica in città, circa l’80 per cento – sottolinea il dottor Antonio Urbino, primario del pronto soccorso dell’ospedale Infantile -: ed proprio in città che invece i genitori o i nonni abbassano la guardia, convinti che un tragitto breve sia un rischio minore, o perché credono che il pericolo sia soltanto in autostrada dove la velocità è superiore».

La realtà dimostra il contrario. Dice che, in Italia, dei 51 bambini tra gli 0 e i 14 anni morti in un incidente nel 2012, ben 32 erano passeggeri di un’auto. Gli altri sono vittime di un investimento o erano in sella a una bicicletta o al motorino. Anche Torino ha dato purtroppo il proprio tributo di vittime.

Bambini-airbag  

La bimba di 6 anni coinvolta nell’incidente di ieri è in rianimazione. «La cosa più pericolosa che si possa fare è tenere un bimbo in braccio sul sedile del passeggero – spiega sempre il dottor Urbino -: se l’airbag è attivato ed esplode il risultato sarà certamente un gravissimo trauma al volto o al torace. Se è disattivato, in caso di incidente il bimbo tenuto in braccio farà lui stesso da “palloncino”, rimanendo schiacciato tra il cruscotto e l’adulto che lo tiene in braccio».

L’altra immagine fin troppo comune, circolando nel traffico, è quella dei bambini nella parte posteriore dell’abitacolo, ma in piedi tra i sedili anteriori, distratti nel guardare la strada: «A 6-7 anni il peso di un bimbo è in grado di sfondare un parabrezza, in caso di frenata brusca».

E’ dimostrato che il rischio di morte, per i bambini che hanno un incidente mentre viaggiano in auto senza cinture di sicurezza, è 5 volte maggiore rispetto a quelli che usano gli appositi dispositivi. Non solo: una statistica del pronto soccorso dell’Infantile dice che su 100 incidenti che coinvolgono i bambini 40 sono domestici, o avvelenamenti, o di gioco, mentre sei su 10 sono stradali. «Airbag e bambini non vanno d’accordo. Quando a bordo di una vettura c’è un bimbo, anche se con le cinture di sicurezza indossate o seduto sul seggiolino, gli airbag vanno disattivati», ripetono in ospedale.

Come proiettili  

Non indossare la cintura di sicurezza è un pericolo anche quando si è seduti sui sedili posteriori . «In caso d’incidente – raccontano i registri del pronto soccorso dell’Infantile – un bambino diventa un proiettile esploso verso il parabrezza anteriore, ma anche lateralmente, oltre ai finestrini». Con conseguenze devastanti, «perché un bambino ha minore resistenza di un adulto: organi interni più delicati, tono muscolare più debole». Il che significa sempre lesioni molto più gravi, spesso mortali.

FONTE

POLIZIA DI STATO:

Con l’entrata in vigore, dal 14 aprile 2006, del Decreto Legislativo 13 marzo 2006 n. 150, è stato modificato l’art. 172 del Codice della Strada: “Uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini”.

In generale è possibile riassumere i cambiamenti introdotti dalla nuova norma applicando questa semplice regola: ogni volta che si occupa un posto a sedere su un veicolo dotato di cinture di sicurezza, è obbligatorio per tutti, conducente e passeggeri, utilizzarle e nel caso di trasporto di bambini di adottare i sistemi di ritenuta idonei (seggiolini o adattatori).

La nuova stesura dell’articolo ha introdotto importanti novità riguardanti l’utilizzo di questi sistemi di ritenzione sia per il conducente che per i passeggeri.

I dispositivi utilizzabili sono di due tipi: seggiolini e adattatori.

Dovrebbero essere usati fin dai primi giorni di vita, seguendo attentamente le istruzioni riportate nel manuale e la scelta deve essere fatta in base al peso del bimbo.

Il trasporto dei bambini sui veicoli è regolato dall’articolo 172 del codice della strada, (modificato dal decreto legislativo n.150 del 13 aprile 2006), dalla normativa europea e con una circolare attuativa (pdf 527 kb) del ministero dell’interno. I dispositivi di ritenuta sono obbligatori dalla nascita fino al raggiungimento di 36 chili di peso: fino a 18 kg si possono usare solo i seggiolini, oltre questo peso si possono utilizzare anche gli adattatori.

Quest’ultimi sono dei piccoli sedili che, sollevando il bambino, permettono di usare le cinture di sicurezza dell’auto che però vanno passate sotto le alette poste ai lati, in senso longitudinale al torace.

Vi ricordiamo inoltre che:

  • I sistemi di sicurezza presenti negli autoveicoli non sono adatti a persone inferiori a 1.50 metri di altezza.
  • Fino a 9 chili di peso il bimbo deve essere trasportato in senso contrario alla marcia dell’auto. Attenzione mai mettere il bambino sul sedile anteriore se la macchina è provvista di airbag, a meno che non possa essere disattivato. Il posto più adatto è il sedile posteriore, al centro, che protegge anche da eventuali urti laterali.
  • Dopo 10 chili si può cominciare a sistemare il seggiolino in senso di marcia.
  • Lo schienale del seggiolino deve essere ben appoggiato al sedile della macchina e le cinture presenti sul dispositivo devono sempre essere allacciate, anche per brevi tragitti.

Studio Ue: i cellulari fanno male ai bambini

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Secondo una ricerca finanziata dall’Unione europea i telefonini potrebbero provocare tumori nei più piccoli
BRUXELLES (BELGIO) – Il cellulare può fare male ai bambini in quanto potrebbe provocare loro un raro tipo di tumore. A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato dalla direzione per la ricerca del Parlamento europeo, che invita a scoraggiare in maniera decisa l’uso del cellulare da parte dei più giovani dato che il telefonino tra l’altro potrebbe danneggiare lo sviluppo neurologico e i risultati scolastici dei bambini e dei ragazzi in fase pre-adolescenziale.

IL DOCUMENTO – Lo studio, curato dal professor Gerard Hyland dell’università di Warwick e dall’Istituto di biofisica tedesco, evidenzia un «preoccupante rapporto tra campi elettromagnetici coerenti di origine tecnologica e effetti negativi per la salute registrati su esseri umani esposti a tali campi», soffermandosi soprattutto sui rischi derivanti dall’uso dei telefonini.

Secondo gli scienziati «un’ampia serie di studi ha provato che le radiazioni dei Gsm hanno effetti negativi sugli animali, che vanno dall’aumento di attività epilettiche, a quello della mortalità embrionale, fino allo sviluppo di linfomi».

Pur accettando un principio generale di cautela sui pericoli per l’uomo, lo studio sottolinea che anche sul cervello umano tali radiazioni hanno effetti negativi: tra questi, «la riduzione del sonno nella fase Rem con possibili effetti sull’apprendimento, la diminuzione di funzioni chimiche di alcune aree del cervello, e la riduzione dei compiti di memoria».

PIU’ PERICOLI PER I BAMBINI – La conformazione fisica dei bambini li rende particolarmente sensibili alle radiazioni «a causa del maggiore assorbimento dovuto alla dimensione del loro cranio e per il minore spessore delle ossa della testa che aumenta la penetrazione».
Lo studio chiede dunque di scoraggiare l’uso dei telefonini, invitando l’Ue ad impedire la fabbricazione di quelli «che possono suscitare l’interesse dei più piccoli con figure o cartoni animati, o facendo leva sull’immaginario dei ragazzi». «Bisogna smetterla – sostiene Gerard Hyland – di considerare irrilevante, perchè non scientificamente provato, il nesso tra radiazioni di Gsm e problemi di salute quali mal di testa, turbe del sonno, riduzione della memoria, emorraggie nasali, e aumento del numero degli attacchi di epilessia nei bambini».Nel mirino c’è anche la tendenza a non tener conto dei rischi: «Si è parlato solo del fatto che gli studi non hanno registrato aumenti dei casi di tumore al cervello tra gli utilizzatori di Gsm – afferma Hyland – mentre è passato sotto silenzio un risultato inquietante emerso dalle ricerche: la più elevata incidenza tra chi ne fa uso del «neuroma epiteliale», un tumore raro dell’area periferica laterale del cervello, quella in cui si registra la maggiore penetrazione di radiazioni».A sostegno della sua tesi, Hyland chiama anche la storia svelando un inquietante passaggio di un documento della Defence Intelligence Agency (Dia) datato marzo 1976 che investiga le possibilità di usare onde elettromagnetiche e frequenze come vere e proprie armi. «Tra qualche anno – recita il passo riportato – si potranno produrre sull’uomo effetti neurologici e disordini metabolici combinando frequenze e altri segnali caratteristici, dal momento che gli studi effettuati su animali evidenziano la possibilità di usare segnali a microonde a bassa frequenza (come quelli dei cellulari) per causare morti per arresto cardiaco e patologie neurologiche risultanti dalle interferenze sulla barriera sangue-cervello».CAUSE NEGLI USA – E intanto, quasi a confermare la validità dello studio della Ue, dagli Usa arriva la notizia che un celebre avvocato Peter Angelos, il legale che ha strappato 4 miliardi di dollari all’industria del tabacco con una storica causa a difesa della salute dei fumatori, è sceso sul piede di guerra contro le industrie dei cellulari, accusate di vendere oggetti «nocivi» alla salute.

Nelle denunce, presentate a nome di poprietari di telefonini, si fanno i nomi di 25 società, inclusi i giganti del settore – Motorola, Nokia e Ericcson – e si sostiene che l’uso dei telefonini espone l’utente a radiazioni che possono nuocere alla funzioni cerebrali, provocare anomalie genetiche e rendere più vulnerabili alle tossine e alle infezioni.

Identità digitale e privacy: la scuola miglior laboratorio di conoscenza e consapevolezza

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Per tutti, ma soprattutto per i giovanissimi, la capacità di tuitelare la propria e altrui privacy è una competenza essenziale per affrontare il XXI secolo.Esistono, e sono numerosi, i riferimenti utili a progettare e realizzare percorsi utili a consolidare le competenze digitali. Purtroppo sono poco noti.La scuola ha un ruolo chiave, come sempre. È il luogo in cui si incontrano, si confrontano e, talvolta, si scontrano le esigenze di soggetti diversi

Che anno è stato il 2016? Oltre al “tradizionale” bilancio personale, immancabile e privato, siamo raggiunti da sintesi multimediali preconfezionate dai social network che raccontano il nostro anno da abitanti della rete. Foto, post, interazioni che, in alcuni casi possiamo aver anche dimenticato di aver condiviso, ci vengono restituite come racconto e traccia della nostra presenza online

Un esercizio che sarebbe interessante compiere (e consigliare) è guardare con occhio competente questo collage di impronte per avere un piccolo saggio dell’identità digitale che abbiamo costruito, della nostra e-reputazione e della capacità di tutelare la nostra ed altrui privacy. Guidare a questa analisi, in particolare i giovanissimi, è certamente un dono utile ed originale a cui pensare in questo periodo. Quale miglior dono di una competenza per un cittadino del XXI secolo?

Molto più di quanto si possa immaginare, ciò che manca non è la competenza digitale intesa come utilizzo di strumenti/ambienti digitali ma competenze per un’interazione critica e consapevole . È evidente la progressiva semplificazione degli strumenti e delle piattaforme. Non tutto è semplice naturalmente, ma è innegabile che aziende ed amministrazioni si pongano con maggiore determinazione l’obiettivo di rendere “facile” l’accesso e l’interazione per target eterogenei. Ottimo risultato, ma…

Questo “accesso facile” non è il traguardo sperato se non è accompagnato dalla capacità dei soggetti di agire in modo competente. Il mezzo è potentissimo, le opportunità sono numerosissime così come i rischi. Terribili episodi di cronaca ci hanno fatto toccare con mano l’importanza per tutti i cittadini, grandi e piccoli, di saper proteggere e tutelare l’identità digitale e la privacy. Ricostruire una reputazione attaccata attraverso la rete è evidentemente un’impresa molto impegnativa (a volte disperata). Il diritto ad essere dimenticati non basta. È necessario prevenire con la competenza. È necessario non trascurare l’importanza di richiamare con determinazione ed instancabilmente la necessità di rispettare i principi di civiltà, dignità e riservatezza. L’ambiente digitale non si costituisce solo di bit, non deve risultare solo efficiente e performante. Per essere sostenibile ed inclusivo deve fondarsi suvalori condivisi.

 

La scuola

La scuola ha un ruolo chiave, come sempre. È il luogo in cui si incontrano, si confrontano e, talvolta, si scontrano le esigenze di soggetti diversi (alunni, genitori, docenti, rappresentanti delle istituzioni). “La scuola a prova di privacy” [1] è il titolo della recente guida del Garante per la protezione dei dati personali ideata per insegnare la privacy e rispettarla a scuola. Il vademecum offre indicazioni su: come trattare correttamente i dati personali degli studenti, quali regole seguire per pubblicare dati sul sito della scuola o per comunicarli alle famiglie, come usare correttamente tablet smartphone nelle aule scolastiche. Particolare attenzione è destinata al corretto uso delle nuove tecnologie al fine di prevenire atti di cyberbullismo o altre situazioni di disagio e/o pericolo.

La scuola è il miglior laboratorio in cui dare inizio a questo processo di conoscenza e consapevolezza. Puntare alla piena integrazione tra competenze digitali e competenze chiave[2] nella progettazione delle esperienze di apprendimento è la via da percorrere per allargare, in modo competente, la cittadinanza al digitale. A scuola si formano i cittadini di domani e si “contagia” la rete di relazioni in cui sono inseriti.

Di cosa abbiamo bisogno?

Guardando alle competenze i cittadini digitali devono saper comunicare e saper agire in sicurezza nell’ambiente digitale . Devono. Possono. Esistono, e sono numerosi, i riferimenti utili a progettare e realizzare percorsi utili a consolidare le competenze digitali. Purtroppo sono poco noti. Quanti cittadini descrivono la propria competenza digitale nel curriculum? Quanti cittadini sono informati del fatto che nel formato europeo del cv [3] è presente una sezione specifica dedicata a questo? Quanti cittadini sono a conoscenza che, attraverso il curriculum, potranno essere valutati/selezionati anche in base al livello di competenza in tema di comunicazione e sicurezza [4]? Quanti sanno dell’esistenza di competenze specifiche come “Gestire l’identità digitale”, “Proteggere i dati personali e la privacy” e “Tutelare la salute e il benessere” (framework DigComp 2.0) [5]?

Il modello DigComp, giunto alla I Fase della versione 2.0, inserisce nell’area di competenza 2. Comunicazione e collaborazione la competenza specifica 2.6 Gestire l’identità digitale (Creare e gestire una o più identità digitali, essere in grado di proteggere la propria reputazione, occuparsi dei dati prodotti mediante l’uso di diversi strumenti digitali, ambienti e servizi) .

Nell’area di competenza 4. Sicurezza sono descritte le competenze 4.2 Proteggere i dati personali e la privacy (Proteggere i dati personali e la privacy in ambienti digitali. Sapere in che modo utilizzare e condividere dati personali proteggendo se stessi e gli altri da eventuali danni. Essere a conoscenza che i servizi digitali utilizzano una “Privacy policy” per informare su come i dati personali sono utilizzati)4.3 Tutelare la salute e il benessere (Saper evitare rischi e minacce al benessere fisico e psicologico durante l’utilizzo di tecnologie digitali. Essere in grado di proteggere se stessi e altri da possibili pericoli in ambienti digitali – ad esempio cyber bullismo Essere a conoscenza delle tecnologie digitali per il benessere e l’inclusione sociale ).

 

Mettiamoci in gioco

In questo periodo dell’anno riusciamo a ritagliare qualche occasione in più per stare insieme e ricaricarci di energia anche attraverso il gioco. Oltre la rassicurante tombola potremmo sperimentare un nuovo gioco da tavolo “Happy onLife” [6] realizzato per avvicinare e promuovere la condivisione dell’esperienza digitale tra adulti e bambini. Happy Onlife game è una delle attività inserite nella raccolta prodotta dal Centro Comune di Ricerca della Commissione europea – Istituto per la protezione e la sicurezza dei cittadini (JRC Ispra) contenente una selezione di progetti, proposte e strategie utili a contribuire alla formazione in tema di sicurezza digitale. È un gioco a quiz, disponibile sia in format cartaceo che digitale, con una struttura simile a quella del “gioco dell’oca” finalizzato a promuovere la condivisione dell’esperienza digitale, a stimolare il confronto su situazioni che potrebbero generare pericolo e che comunemente possono verificarsi frequentando l’infosfera.

Mettiamoci in gioco, per primi, sempre, per migliorare noi stessi e la comunità analogico-digitale di cui accettiamo senza paura tutte le sfide. Auguri!

 

[1] http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb…

[2] http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri…

[3] https://europass.cedefop.europa.eu

[4] https://europass.cedefop.europa.eu/it/resources/di…

[5] https://ec.europa.eu/jrc/en/digcomp/digital-compet…

[6] https://ec.europa.eu/jrc/en/scientific-tool/happy-…

Allarme Blue Whale, Proteggiamo i nostri ragazzi.

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BLUE WHALE – CONSIGLI – DA POLIZIA POSTALE

Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni sta coordinando gli interventi attivati a seguito delle numerose segnalazioni pervenute ed in trattazione degli Uffici territoriali della Polizia Postale al fine di individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano ad indurre minorenni ad atti di autolesionismo ed al suicidio attraverso l’uso di canali social e app ovvero di intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in Rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvida fragilità magari condivisa con un gruppo di coetanei.

Stiamo parlando del blue whale challenge, una discussa pratica che sembrerebbe provenire dalla Russia che viene proposta come una sfida in cui un così detto “curatore” manipola la volontà e suggestiona i ragazzi sino ad indurli, attraverso una serie di 50 azioni, al suicidio.

CONSIGLI PRATICI PER I GENITORI:

• Il Blue Whale è una pratica che può suggestionare i ragazzi ed indurli progressivamente a compiere atti di autolesionismo, azioni pericolose (sporgersi da palazzi, cornicioni, finestre etc) sino ad arrivare al suicidio. Questa suggestione può essere operata dalla volontà di un adulto che aggancia via web e induce la vittima alla progressione nelle 50 tappe della pratica oppure da gruppi whatsapp o sui social nei quali i ragazzi si confrontano sulle varie tappe, si fomentano reciprocamente, si incitano a progredire nelle azioni pericolose previste dalla pratica, mantenendo gli adulti significativi ostinatamente all’oscuro;
• Aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in rete: parlate con i ragazzi di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno;
• Prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4,20 del mattino per vedere video horror, ascoltare musica triste.
• Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla Balena Blu-Blue Whale parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra “roba da ragazzi” per i ragazzi sia determinante;
• Se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida Balena Blue-Blue-Whale, non esitate a comunicarlo ai genitori del ragazzo se avete un rapporto confidenziale, o alla scuola se non conoscete la famiglia; se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo/a in pericolo recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti a www.commissariatodips.it;

AI RAGAZZI:

• Nessuna sfida con uno sconosciuto può mettere in discussione il valore della tua vita: segnala chi cerca di indurti a farti del male, a compiere autolesionismo, ad uccidere animali, a rinunciare alla vita su www.commissariatodips.it;

• Ricorda che anche se ti sei lasciato convincere a compiere alcuni passi della pratica Blue Whale non sei obbligato a proseguire: parlane con qualcuno, chiedi aiuto, chi ti chiede ulteriori prove cerca solo di dimostrare che ha potere su di te;
• Se conosci un coetaneo che dice di essere una balena Blu-blue whale parlane con un adulto: potrebbe essere vittima di una manipolazione psicologica e il tuo aiuto potrebbe farlo uscire dalla solitudine e dalla sofferenza;
• Se qualcuno ti ha detto di essere un “curatore” per la sfida Blue Whales-Balena Blu sappi che potrebbe averlo proposto ad altri bambini e ragazzi: parlane con qualcuno di cui ti fidi e segnala subito chi cerca di manipolare e indurre dolore e sofferenza ai più piccoli a www.commissariatodips.it;
• Se sei stato aggiunto a gruppi whatsapp, Facebook, Istagram, Twitter o altri social che parlano delle azioni della Balena Blu-Blue Whale parlane con i tuoi genitori o segnalalo subito su www.commissariatodips.it;

 

 

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