Tik Tok e se il problema fossero gli adulti?

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Tik Tok e se il problema fossero gli adulti?

 

Rieccoci a parlare della piattaforma social TikTok.
Questa volta non per la sicurezza informatica, per i termini di utilizzo o per dove vengono archiviati i file.
Scriviamo questo articolo per innescare di nuovo una riflessione riguardo a L’ESEMPIO DELL’ADULTO E’ IL MIGLIORE INSEGNAMENTO.

 

Abbiamo già parlato del concetto di CONFIGURAZIONE , tutti i social hanno dei livelli di configurazione: chi puo’ vedere cosa ecc….

La maggior parte lasciano i profili dei propri social come li hanno fatti… senza personalizzare queste impostazioni, che di norma, essendo social, sono aperte e tutti possono vedere quello che posti, i video che carichi, una foto o un commento o un mi piace e via e via….

Quando un video è su un profilo pubblico puo’ essere condiviso da tutti verso tutti…. posso prendere un video di Tik Tok e inviarlo tramite link a un utente di whatsapp.

Ci hanno inviato questo video:

@gloriasanna2Che bello andare al supermercato…😂♬ suono originale – gloriasanna2

 

 

Abbiamo capito che è la zia piu’ giovane che filma. Ma siamo andati a vedere cosa viene pubblicato:

@gloriasanna2Mia sorella è una mamma single cheeeeeeeck #check #perte 😂♬ suono originale – gloriasanna2

 

 

@gloriasanna2😂❤️ mi ama comunque♬ suono originale – gloriasanna2

 

Allora siamo andati a leggere i commenti del popolo di Tik Tok per vedere se qualcuno avesse detto qualcosa, almeno del video della banana al supermercato….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN APPLAUSO AL NOSTRO NICKC1125 l’unico che abbia messo in discussione quato visto nel video.
E lo sapete ?! Non è passato inosservato il commento….. infatti c’è stato un video rettifica:

 

 

@gloriasanna2L’innocenza dei bambini.. la risposta alla vostra stupidità nel pensare che dopo quel video mia nipote si stata deviata 😊😜♬ suono originale – gloriasanna2


Come ci hanno fatto intuire la bambina era ignara  della battuta che veniva a formarsi. Comunque rimane il tema del buon esempio.
E finchè ci saranno esempi come nickc1125 magari le coscenze verranno scosse.
Ma nick cosa pubblica??????

@nickc1125Quando esci in comitica ed hai paura di nn mangiare nnt 😂♬ Turkish March: Turkish March – Vardan Markos

La conferma che la fine è vicina

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La conferma che la fine è vicina

 

Siamo coscienti che schierarsi o dichiarare senza veli i propri gusti e criticare quelli degli altri non porta mai popolarità anzi…
Però vogliamo scaricare in questo post un po’ di frustrazione accumulata.

Ebbene sì parliamo dei Me contro Te, del canale YouTube da 4,5 milioni di iscritti e del botto fatto al botteghino con il film che non citeremo.
Abbiamo letto dei post esilaranti di genitori che per esorcizzare il ricordo (forse perenne) di aver portato i figli al cinema a vedere questo film, si sono sbizzarriti in frasi molto buffe…

Vi condividiamo il video fatto all’anteprima a Milano del film.
Lasciateci un commento sulla nostra chat Telegram o sulla pagina Facebook, perché ci interessa moltissimo il vostro punto di vista, che sarà spesso diverso dal nostro. Confrontiamoci…

 

Anche per voi sono aliene queste persone del pubblico o soltanto fans?

Ci siamo confrontati con un genitore, che aveva l’atteggiamento di ‘ quello sfinito ‘, ci raccontava come i 2 suoi figli stessero molto tempo a vedere questi video e che lui non sapesse come fare per riprendere la situazione in mano.

Volevamo suggerire 2 possibili sentieri da percorrere:

1)- Prendere il dispositivo del bambino e spengerlo.

2)- Vi offriamo uno spunto di riflessione:

Un bambino non puo’ registrare una mail prima di 14 anni.
Un bambino non puo’ accettare la normativa sulla privacy perciò non può’ installare applicazioni sul telefono che non puo’ avere prima di 14 anni.
I Me contro Te sono presenti anche su Youtube kids, che però è un’applicazione e perciò va installata su un dispositivo mobile che non puo’ essere del bambino perchè non ha 14 anni.
Da prendere in considerazione le microonde che si becca il bambino con i dispositivi mobili….
A questo punto l’unica maniera legale che un genitore ha per far vedere i SUPER COMICI E INTRATTENITORI COLOSSALI al figlio è questa:

Si prende il telefono del genitore, si installa il parental control googleFamily link, registriamo una mail under 14 tramite l’account del genitore, prendiamo il dispositivo del minore installiamo GoogleFamily link per bambini, associamo i 2 telefoni.
A quel punto il telefono del minore è monitorato, e chiederà di installare youtube o youtube kids, dove ci sono LE STARS DEL WEB, il telefono del genitore riceverà una notifica con la richiesta di installazione dell’applicazione. ADESSO STA AL GENITORE PRENDERSI LA RESONSABILITA’ DI ACCETTARE L’INSTALLAZIONE. (YouTube, Facebook, whatsup, Instagram, Telegram ecc ecc TUTTI DA 14 ANNI poi sarà il genitore a acconsentire alla privacy per il figlio, accetterà che l’account del figlio sia targettizzato da questi colossi.)

Finita la riflessione facciamo una domanda:

Come mai tutti questi bambini piccoli e piccolissimi conoscono i me contro te?
Secondo la legge, ci sarebbero soltanto 2 risposte:

1)- Il mio bambino ha un parental control, ho acconsentito io all’installazione dell’applicazione e da quel momento ho avuto la piena responsabilità della navigazione di mio figlio. E tramite il parental control ho impostato un limite di tempo per ogni ambito: Non più’ di XX minuti di video o di XX di videogiochi. Cerco di ridurre al massimo l’uso in quanto l’emissioni di microonde possono essere cancerogene.

2)- Do il mio cellulare a mio figlio, ignoro l’emissioni di microonde che un telefono emette, l’account nel cellulare è il mio, quello di un maggiorenne e perciò i servizi credono che a navigare sia un maggiorenne e non filtreranno nessun tipo di contenuto audio/video/pubblicitario. Inoltre la cronologia di navigazione e video sarà quella del mio dispositivo sia esso o un’altro.

Per la nostra esperienza pochissime persone si identificheranno nella numero 1. Anche se speriamo che i nostri lettori e iscritti facciano parte di queste.

Rilevazione Elettrosmog a Firenze e Provincia

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Rilevazione Elettrosmog a Firenze e Provincia

 

L’Associazione Culturale Idealixer, ideatrice del portale sicurezzaminori.org da molti anni cerca di sensibilizzare la popolazione sull’importanza di tenere sotto controllo i livelli di elettrosmog a cui è sottoposta nei posti di lavoro e nelle proprie abitazioni, soprattutto in camera da letto dei più piccoli.
Idealixer vi metterà in contatto con un tecnico esperto in rilevamento di elettrosmog che potrà condurre un’indagine.

La tecnologia ed il progresso che ci stanno tanto a cuore, spesso purtroppo rischiano di mettere in pericolo la nostra salute.
Ogni apparecchio elettronico produce un valore di irradiazione magnetica che di regola viene misurato in volt per metro (V/m).
Le leggi, che variano da paese a paese, non sempre riescono di fatto a tutelare i luoghi privati e quelli di lavoro dall’esposizione a valori di elettromagnetismo cosiddetti “alti” e quindi dannosi per la salute e la vita umana.
Basti pensare che in Italia il valore massimo di esposizione a un campo elettromagnetico in appartamento o luogo di lavoro è di 6 V/m per un massimo di 4 ore e che viceversa, ad esempio, un semplice telefono cordless produce un’esposizione fino a 12 V/m costanti.
Per questi motivi l’Associazione culturale Idealixer promuove la consapevolezza e il monitoraggio elettromagnetico dei luoghi dove ogni essere umano vive affinché tutti abbiano la possibilità di avere una migliore qualità di vita.

Il servizio che proponiamo consiste nell’effettuazione di misurazioni non certificate.
Per non certificate intendiamo che la nostra strumentazione non ha fatto un percorso di certificazione, ma sono eseguite con rilevatori professionali e molto precisi.
Il range di frequenza che riusciamo a verificare è tra 50Hz e 8GHz.

Il servizio è rivolto principalmente a privati che vogliono conoscere l’entità dell’inquinamento elettromagnetico negli ambienti abitativi e non.
Offriamo delle misurazioni che siano alternative o preliminari a successivi accertamenti che verranno effettuati presso enti certificati, il cui intervento è rivolto principalmente alle aziende ed è relativamente costoso.

Il range di frequenza tra 50Hz e 8GHz copre tutte le principali fonti di inquinamento elettromagnetico presenti negli ambienti domestici, da quelle alla tensione di rete (cabine trasformatori o tralicci dell’alta tensione) ai ripetitori per le frequenze di telefonia e televisione alle antenne delle reti informatiche senza fili (WiFi).

Il servizio consiste anche in una semplice, ma completa informazione riguardo alle normative, ai limiti e agli obiettivi di qualità che queste indicano riguardo ai livelli di inquinamento elettromagnetico ed ai concetti tecnici e scientifici che permettono di comprendere le cause di questa forma di inquinamento, i suoi aspetti critici e gli accorgimenti che possono ridurne l’entità.

Idealixer si avvale della preziosa collaborazione del Professor Alessio Gnerucci, dottore di ricerca in Fisica, collabora da 8 anni coi dipartimenti di Fisica e Astronomia e Scienze Biomediche dell’Università di Firenze e sta seguendo la scuola di specializzazione in Fisica Medica.

SCRIVICI SU INFO@IDEALIXER.ORG

 

 

E IL 5G ???????????

 

Abbiamo incontrato Daniele Mugnaini – Responsabile del Servizio di Neuropsicologia per il Benessere dello Studente – RetePAS

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Abbiamo incontrato Daniele Mugnaini – Responsabile del Servizio di Neuropsicologia per il Benessere dello Studente – RetePAS

 

Il 5 Novembre 2019 abbiamo partecipato all’incontro presso la biblioteca di Scandicci dove si è tenuto l’incontro ‘ Bambini e mondo digitale ‘.
L’incontro era tenuto dal dottor Daniele Mugnaini.
Essendo noi tecnici informatici che collaborano constantemente con studi legali, siamo stati veramente contenti di incontrare un professionista di questo calibro attivo, sensibile e competente del lato più delicato della problematica che puo’ nascere con l’abbandono del minore in rete.
Anche in questo incontro siamo venuti a contatto di un buon numero di genitori interessati alla protezione dei dispositivi dei propri figli.
Questo ci da speranza, perchè là fuori ci sono centinaia se non migliaia di bambini senza tutela abbandonati con dispositivi senza alcun controllo e questo puo’ essere veramente pericoloso.
Ricordiamo che google mette a disposizione una app gratuita per monitorare e regolamentare l’uso del dispositivo del minore, ne abbiamo parlato in questo articolo.
Come ricorda lo studio legale dell’avvocato Guelfo Salani, che ci affianca da quando abbiamo iniziato questo lavoro di informazione, la legge sta andando verso l’equiparazione del bullismo allo stalking e dobbiamo stare tutti vigili su abitudini che i ragazzi potrebbero fraintendere come scherzi.

 

 

Abbiamo posto 5 domande al professore:

-Parlando con i genitori notiamo che nonostante ci siano delle regole familiari sull’uso dei dispositivi (cell, tablet, televisione), queste regole non sono fatte rispettare nella stessa misura dai nonni che spesso hanno in custodia i nipoti per molte ore al giorno.

 

D1: Come possiamo aiutare i genitori a far percepire l’importanza dalle regole ai nonni?

R1: E’ difficile. I nonni, che hanno difficoltà a collaborare con le regole che i loro figli danno ai nipoti, arrivano a fare le cose di nascosto coi nipoti (“…ma non lo dire al papà e alla mamma”): terribile! Penso che, in quei casi, dobbiamo chiedere ai genitori di organizzarsi in modo tale da comprendere bene quali sono i criteri a cui i nonni non intendono rinunciare. Potrebbero essere: 1) “il bambino deve intrattenersi da solo (infatti non ho le energie per occuparlo in modo divertente)”, 2) “il bambino ha il diritto di fare quello che fanno i suoi amici”, “i nonni non possono essere pesanti e odiosi”. Una volta compresi i punti fermi dei nonni, i genitori dovranno organizzarsi di conseguenza, ad esempio 1) trovare passatempi-solitari alternativi ai nuovi media, o 2) promuovere forme di socializzazione con bambini che sanno giocare ad altro (anche quando ci sono i nonni a supervisionare).

 

-Durante l’incontro “Bambini e mondo digitale” avvenuto il 5 novembre 2019 presso la Biblioteca di Scandicci, è stato toccato l’argomento ‘ tik tok ‘, il social cinese che ha spopolato nel mondo.(configurazione di sicurezza tik tok)
Molti dei video realizzati dai ragazzi hanno di base la “volontà esibizionistica” o “l’attrazione sessuale” che portano alla facile condivisione (video virali di cui si perde ben presto il controllo) e al collezionare LIKE che sono il mezzo moderno di accrescimento di un’autostima virtuale che poco ha a che fare con quella reale ma che incide in maniera forte sulle vite dei giovani.
Da tenere sotto controllo anche il “lavoro” di camgirl che guadagna gettoni spogliandosi che poi vengono convertiti in soldi

 

D2: Potrebbe un social come TIK TOK far abbassare il livello di percezione di pericolosità dell’esposizione di sé al mondo?

R2: Assolutamente sì. In psicologia, il meccanismo è noto come “tecnica del piede nella porta” (foot-in-the-door technique) e consiste nell’aumentare la possibilità che qualcuno faccia una certa cosa (percepita come rischiosa) facendogli prima una richiesta più piccola. In questo caso la richiesta minore è “esibisciti tramite webcam come una ballerina della tv (…e non ti succederà niente)”; poi verrà la richiesta impudica.

D2_1: L’assuefazione dal continuo bisogno di compiacimento potrebbe favorire la sostituzione dei LIKE con i GETTONI, creando una nuova dipendenza (autostima/guadagno)?

R2_1: Mi pare un’ottima intuizione. E’ un’escalation conosciuta per tutte le altre “modalità di consumo” che creano dipendenza. Si pensi solo al passaggio dalla sigaretta alla canna e alla pasticca, da un bicchiere di alcol allo sballo.

 

– In Sicurezzaminori ci siamo accorti che passare informazioni non basta ma c’è bisogno di alzare la percezione di “rischio” che è molto bassa perché parliamo di ambienti virtuali.

 

D3: Pensi che sia giusto questo approccio? Se sì come lavorare sugli utenti per non fare terrorismo psicologico ma informare/formare e invogliare a partecipare?

R3: Che dire delle immagini scabrose sui pacchetti di sigarette e tabacco: terrorismo psicologico? No, il concetto è che il pericolo si misura “gravità X probabilità di occorrenza”: è necessario conoscere la gravità di certe conseguenze! Inoltre oggi il problema sta nell’introduzione di nuovi strumenti e mezzi di cui non abbiamo esperienza per cui non ne conosciamo i rischi (né la gravità né la probabilità). E’ perciò necessario conoscere la gravità di alcune conseguenze indesiderate.

 

– Google fissa con lo stato italiano l’età di 14 anni per avere una mail personale:

https://support.google.com/accounts/answer/1350409?hl=it

Il gdpr italiano dal 2018 fa scendere a 14 anni dai 16 che la comunità europea fissa per l’accettazione al consenso della privacy.

 

D4: Pensi che un 14enne sia in grado di decidere se cedere i suoi dati ed essere profilato come un adulto per il resto della sua vita?

R4: La letteratura scientifica è chiara: di fronte al “brivido emotivo” delle possibilità che vanno aprendosi con determinati mezzi, il cervello dell’adolescente perde di lucidità. Se poi entrano in gioco pressioni sociali (ad es. con l’idea che “tutti lo fanno”) le scelte sono ulteriormente impulsive e azzardate.

 

– Durante gli incontri con i genitori ci siamo resi conto che è più semplice informare e formare i genitori i cui bambini non usano ancora i dispositivi nel quotidiano (bambini alle scuole primarie) invece che istruire genitori con figli più grandi. I genitori di figli preadolescenti o adolescenti che già usano i dispositivi non riescono a metter in atto le buone pratiche in quanto dovrebbero convincere i propri figli a rinunciare a privilegi (di tempo, modalità e qualità di accesso alla rete) accordati precedentemente quando non erano sufficientemente informati. Inoltre, preadolescenti e adolescenti non rinunciano facilmente a privilegi e/o comportamenti che ritrovano come normali fra i loro coetanei.

 

D5: Se da un punto di vista tecnico possiamo offrire consulenza cosa può ai genitori di adolescenti già connessi?

R5: Ci vuole tempo e motivazione alla riflessione. Forse sarebbero utili percorsi di tre incontri con genitori e adolescenti assieme, e professionisti psicologi che tematizzino argomenti come quelli trattati nell’incontro a Scandicci. Sono percorsi che richiedono tempo. Anche le scuole dovrebbero pensare a dei percorsi di formazione (di formazione docenti prima, e didattici dopo).

 

 

Daniele Mugnaini

Psicologo

Responsabile del Servizio di Neuropsicologia per il Benessere dello Studente – RetePAS

Coordinatore delle attività abilitative del Centro per i Disturbi di Spettro Autistico PAMAPI – Firenze

https://www.retepas.com/ambulatori/doclist/docdetail-2/?id=278

https://www.ibs.it/erosi-dai-media-trappole-dell-libro-vari/e/9788821570384?lgw_code=1122-B9788821570384

https://www.macrolibrarsi.it/autori/_daniele_mugnaini.php


Bullismo punito come lo stalking

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Bullismo punito come lo stalking

 

di Lucia Izzo – Una legge volta a contrastare il bullismo, in tutte le sue forme e nei confronti di tutti i soggetti, non solo adolescenti, prevedendo una serie di misure ad hoc tra cui un rafforzamento della tutela penale, nonché la previsione di un numero verde e di un’applicazione per fornire assistenza psicologica e giuridica alle vittime di bullismo e cyberbullismo.

È quello che mira a ottenere la proposta di legge n. 1524 presentata lo scorso 23 febbraio, primo firmatario Dori (M5S), ora assegnata all’esame della II Commissione Giustizia in sede referente alla Camera, che andrebbe a modificare il codice penale, la L. n. 71/2017 e il R.D. n. 1934/1404 per rafforzare la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo e dettare misure rieducative dei minori.
Il ddl (sotto allegato) è stato adottato come testo base per il prosieguo dell’esame a seguito del rilievo dell’assegnazione in Commissione della proposta di legge C. 1834 (Meloni) vertente su identica materia.

Contrastare e prevenire bullismo e cyberbullismo

Come si legge nella relazione introduttiva, la proposta “ha l’obiettivo di favorire la precoce emersione del disagio giovanile, nonché di introdurre misure che possano adeguatamente prevenire e contrastare episodi riconducibili, in particolare, al fenomeno del bullismo in tutte le forme in cui esso si estrinseca, compreso il cosiddetto bullismo informatico o cyberbullismo”.
Poiché i dati raccolti dimostrano come il fenomeno del bullismo e della violenza in genere, soprattutto tra gli adolescenti, sia diffuso e in preoccupante crescita, si rende necessaria e urgente una particolare attenzione da parte delle famiglie, delle istituzioni, soprattutto quelle scolastiche, e di tutti gli altri attori sociali tramite la messa in opera di nuovi strumenti sul piano sia della prevenzione sia della repressione.
Secondo quanto appare dagli ultimi recenti fatti di cronaca, il fenomeno assume anche nuove forme: interessa diversi ambienti sociali anche extrascolastici e sono numerosi, ormai, gli episodi dei quali rimangono vittime anche persone adulte, tra cui gli stessi docenti. Un’altra realtà preoccupante è rappresentata dalla diffusione di comunità virtuali create tra genitori, spesso con lo scopo di scaricare sulla scuola la responsabilità degli esiti negativi dei comportamenti dei propri figli.
Si auspica che la proposta di legge possa essere d’impulso all’avvio di un percorso fattivo di crescita e di cambiamento culturale che riporti al centro il rispetto per la persona e il disprezzo per ogni forma di violenza.Bullismo e cyberbullismo tra gli atti persecutori

Bullismo e cyberbullismo tra gli atti persecutori

In primis, la proposta andrebbe a modificare l’art. 612-bis del codice penale, relativo al delitto di atti persecutori (la norma che consente di punire lo “stalking”): il ritocco inciderebbe sull’elemento oggettivo del fatto di reato estendendo l’area della punibilità anche alle condotte di aggressione attuate mediante percosse, ingiuria, diffamazione, umiliazione ed emarginazione.
Tramite la nuova formulazione della norma si andrebbero a perseguire le specifiche condotte vessatorie di bullismo per la tutela dei beni giuridici dell’incolumità fisica, psichica, dell’onore e della reputazione della vittima, oltre che della sua libertà morale.
Così facendo si fornirebbe copertura penalistica anche alle condotte riconducibili al cyberbullismoalla luce dell’aggravante prevista nel secondo comma del medesimo articolo che scatta qualora il fatto sia commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

Modificate anche le circostanze con l’introduzione di due nuove aggravanti (quando i fatti sono commessi da tre o più persone e/o con finalità discriminatorie) e di un’attenuante per i minorenni che si siano adoperati spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze della propria condotta illecita attraverso un fattivo impegno volto, ad esempio, a far emergere l’illecito all’interno del proprio contesto di riferimento quale la scuola, l’oratorio, la palestra o altri luoghi.Contrasto alla dispersione scolastica

Contrasto alla dispersione scolastica

Picture showing children violence at school

La proposta, ritenendo che il contrasto alla dispersione scolastica consentirebbe di intercettare anche mediante la scuola il disagio giovanile che successivamente rischia di sfociare in atteggiamenti antisociali, prevede di modificare l’art. 731 c.p., norma che attualmente punisce l’inosservanza dell’obbligo di istruzione elementare per i minori.

Nella nuova formulazione, invece, si prevede l’obbligo dei genitori o degli esercenti la responsabilità genitoriale di impartire o far impartire ai figli l’istruzione obbligatoria. In tal modo, si estenderebbe l’ambito di applicabilità della fattispecie contravvenzionale comprendendo l’intero periodo di istruzione obbligatoria, aumentando anche la pena.
Innovando in diversi punti la legge sul cyberbullismo (n. 71/2017), si prevede che il dirigente scolastico, venuto a conoscenza in qualsiasi modo di atti di bullismo e di cyberbullismo commessi da studenti iscritti al proprio istituto scolastico, debba informare tempestivamente i genitori dei minori coinvolti o i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale e attivare adeguate azioni di carattere educativo.
Lo stesso dirigente scolastico sarebbe altresì obbligato a trasmettere tempestivamente una segnalazione alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni. Invece, visto lo scarso utilizzo, si punta ad abrogare la norma che prevede l’ammonimento del questore.Tribunale per i minorenni e progetto di intervento educativo

Tribunale per i minorenni e progetto di intervento educativo

Modificando il R.D. n. 1404/1934, recante disposizioni sull’istituzione e sul funzionamento del tribunale per i minorenni, si vuole completamente riformulare l’articolo 25 (Misure rieducative), che attiene alle competenze amministrative del tribunale per i minorenni.
Considerato il costante abbassamento dell’età alla quale si manifestano atteggiamenti potenzialmente pericolosi per sé e per gli altri, si ritiene che la suddetta norma (applicabile anche ai minori di quattordici anni, soggetti quindi non imputabili) possa diventare uno strumento efficace per far emergere, ai primi sintomi, un disagio personale che necessita di un supporto educativo.
Il tribunale per i minorenni appare l’organo ideale per valutare queste situazioni, considerata la presenza di specialisti con competenze anche nell’ambito socio-educativo. Pertanto, in caso di segnalazione di condotte aggressive tenute da minorenni verso persone, animali o cose o lesive della dignità altrui, il Procuratore della Repubblica potrà riferire i fatti al Tribunale per i minorenni
Quest’ultimo potrà disporre, con decreto motivato, lo svolgimento di un progetto di intervento educativo con finalità rieducativa e riparativa, che favorisca percorsi di mediazione, sotto la direzione e il controllo dei servizi sociali minorili.

Rafforzare il Patto educativo di corresponsabilità

La proposta prevede modificazioni al d.P.R. n. 249/1998 recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, al fine di introdurre espliciti riferimenti al fenomeno del bullismo nell’ambito scolastico.
Si prevedono, in particolare, uno specifico impegno della scuola per far emergere gli episodi di bullismo e cyberbullismo e strumenti per sollecitare il coinvolgimento delle famiglie in attività di formazione organizzate dagli istituti scolastici. A tale fine si punta a potenziare e valorizzare il Patto educativo di corresponsabilità, spesso percepito dalle famiglie come mero atto formale e burocratico.

Numero verde vittime bullismo e cyberbullismo

Infine la proposta di legge mira a introdurre un numero telefonico gratuito (numero verde) attivo nell’intero arco delle ventiquattr’ore, per fornire un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica alle vittime di bullismo e cyberbullismo.
Il numero verde dovrebbe rappresentare lo strumento adeguato per consentire un intervento immediato volto a prevenire le conseguenze più gravi di tali condotte, a fornire alla vittima il supporto psicologico e un orientamento rispetto agli strumenti normativi attivabili.
L’assistenza dovrà essere fornita da personale appositamente formato. Inoltre, affinché il servizio sia pienamente accessibile in ogni circostanza, si previsto di sviluppare un’applicazione informatica, installabile gratuitamente nei dispositivi mobili (come smartphone e tablet), anche con possibilità di geolocalizzazione.

Il cellulare fa male? La risposta del Ramazzini di Bologna: Si!!!

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Il cellulare fa male? La risposta del Ramazzini di Bologna: Si!!!

 

Nel 2013 Le Iene, programma televisivo di ‘ inchiesta ‘ ha intervistato il direttore dell’ istituto Ramazzini di Bologna.
L’inviato fece un’importante intervista al Dott. Morando Soffritti, direttore scientifico della Fondazione B. Ramazzini.
Guardate il servizio:

VIDEO IENE

 

Se avete visto il video, oltre alle dovute preoccupazioni per voi e sopratutto per i vostri bimbi, potete leggere le conclusioni dello studio che nel frattempo è finito.

LE CONCLUSIONE DEL RAMAZZINI

Credete che qualcuno abbia detto qualcosa? Hanno detto che le centinaia di ricercatori che hanno sottoscritto la pericolosità del 5G non sono da prendere in considerazione.

BOCCIATA!!!  La mozione: “Causa impotenza e tumore al cervello”

5G e salute, Guindani: “Mozione Camera chiarisce quadro “

I minori possono fumare!!!

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I minori possono fumare!!!

 

Cosa rischia il minorenne che fuma? Possono esser vendute sigarette ad un minorenne? Come funzionano i distributori automatici?

Avete mai visto un minore di diciotto anni fumare? Certo che sì. Per strada, davanti ai locali pubblici, nei bagni delle scuole: c’è sempre un posto dove poter fumare, se mai di nascosto dagli adulti. Bene: i minorenni possono fumare. Ma è legale? Il ragazzino che compra le sigarette commette reato? E chi gliele vende? Vediamo cosa dice la legge.

Sigarette: si possono vendere ai minori?

I minorenni possono fumare? Vediamo cosa dice il nostro ordinamento. La nuova legge italiana sul tabacco [1] proibisce di vendere prodotti contenenti nicotina, tabacco o suoi derivati, nonché sigarette elettroniche nelle quali sono presenti le stesse sostanze, a chi non abbia compiuto i diciotto anni. Nello specifico, il venditore è tenuto a chiedere all’acquirente di mostrare un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età sia evidente.

La legge punisce severamente i trasgressori: chiunque vende o somministra ai minorenni i prodotti sopra indicati viene punito con una sanzione pecuniaria che va da cinquecento a tremila euro, oltre alla sospensione per quindici giorni della licenza all’esercizio dell’attività. In caso di recidiva (cioè, di ripetizione dell’illecito), la sanzione va dai mille agli ottomila euro, alla quale si aggiunge la revoca della licenza all’esercizio dell’attività.

Il divieto di vendere sigarette ai minorenni si estende, ovviamente, anche ai distributori automatici. Questi, se vendono al pubblico sigarette, sigari, sigarette elettroniche, contenitori di liquido di ricarica contenenti nicotina oppure altri prodotti ove sia presente tabacco o nicotina, devono essere muniti di un sistema automatico di rilevamento dell’età. Normalmente, questo obbligo viene assolto mediante l’acquisizione dei dati contenuti dalla tessera del codice fiscale (= tessera sanitaria).

Sempre secondo la legge, i distributori devono essere sottoposti regolarmente a verifica da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

L’attuale normativa, quindi, vieta la vendita ai minori dei prodotti a base di nicotina o tabacco. Solo per una curiosità giuridica, si pensi che il testo di legge in vigore fino al 2012 limitava il divieto solamente ai minori di sedici anni.

Sigarette: i minori possono fumarle?

Da quanto detto nel paragrafo che precede si evince facilmente che in Italia non c’è un divieto di fumare per i minori di diciotto anni. Dunque, i minorenni possono fumare. Il problema è dei rivenditori, i quali non possono vendere sigaretti o prodotti contenente tabacco o nicotina ai minori. In buona sostanza, vige lo stesso divieto che c’è anche nel campo degli alcolici.

Il codice penale punisce con l’arresto fino a un anno l’esercente un esercizio commerciale (bar, pub, pizzeria, ristorante, ecc.) che somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici. La stessa pena si applica a chi vende alcolici attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell’utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti, a meno che non sia presente sul posto personale incaricato di effettuare il controllo dei suddetti dati [2].

Per la fascia non ricompresa nella norma sopra esposta (cioè tra i sedici e i diciotto anni) la legge italiana ha previsto una mera sanzione amministrativa, consistente nel pagamento di una pena pecuniaria da duecento a mille euro [3].

Cosa rischia il minorenne che fuma?

Se il venditore di sigarette o di prodotti contenenti nicotina o tabacco che esercita la sua attività anche nei riguardi dei minori di diciotto anni incorre in una sanzione amministrativa e nella sospensione (o addirittura revoca) della licenza, il minorenne che acquista questi prodotti non rischia nulla.

Quindi, possiamo dire che i minorenni possono fumare senza alcun rischio, se non quello di rovinarsi la salute, considerati gli effetti cancerogeni delle sigarette. Dal punto di vista legale, però, il minore di diciotto anni che fuma una sigaretta non può essere sanzionato, a meno che non fumi in luoghi protetti dalla legge.

In Italia, infatti, è vietato per chiunque (maggiorenne o minorenne) fumare in alcuni posti, tra i quali rientrano: i pressi di università ospedaliere o presidi ospedalieri, di istituti di ricerca scientifica di cura pediatrica; le pertinenze esterne (terrazze o balconi) dei reparti di ginecologia e ostetricia, nonché di neonatologia e pedriatria delle università ospedaliere, dei presidi ospedalieri e degli istituti di ricerca e cura a carattere scientifico.

note

[1] D. lgs. 6/2016 del 12.01.2016.

[2] Art. 689 cod. pen.

[3] Art. 7, D.L. 158/2012.

fonte

Google ricerca con blocco sicurezza

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Google ricerca con blocco sicurezza – il primo passo –

 

Forse non tutti sanno che esiste un filtro di sicurezza minore su google e un area dedicata a questo.
Google ha rilasciato 10 consigli per la navigazione familiare.

1. Parla con la tua famiglia della sicurezza online. Definisci in modo chiaro le regole e le aspettative della tua famiglia per quanto riguarda la tecnologia, nonché le conseguenze in caso di utilizzo improprio. E, cosa più importante, assicurati che i tuoi familiari si sentano abbastanza a proprio agio da chiedere consiglio quando devono prendere decisioni difficili. Questo può aiutarli a sentirsi sicuri mentre esplorano Internet in modo autonomo e a sapere di potersi rivolgere a te per qualsiasi domanda.
2. Utilizzate insieme la tecnologia. È un buon modo di educare alla sicurezza online e crea opportunità per affrontare gli argomenti legati alla sicurezza con la tua famiglia man mano che se ne presenta l’occasione.
3. Discuti dei siti e dei servizi online. Parla con i tuoi familiari dei tipi di siti che preferiscono visitare e di ciò che è appropriato per ciascun membro della famiglia.
4. Proteggi le password. Aiuta la tua famiglia a capire come impostare password sicure online. Ricorda ai tuoi familiari di non divulgare le password, tranne magari a un adulto fidato, ad esempio un genitore. Assicurati che si ricordino sempre di uscire dai propri account online quando utilizzano computer pubblici a scuola, in un Internet café o in biblioteca.
5. Utilizza le impostazioni di privacy e i controlli di condivisione. Esistono molti siti per condividere opinioni, foto, video, aggiornamenti di stato e non solo. Molti di questi servizi offrono controlli e impostazioni di privacy che ti aiutano a decidere chi può vedere i tuoi contenuti prima di pubblicarli. Parla con i tuoi familiari di ciò che è opportuno o meno condividere pubblicamente. Aiutali a rispettare la privacy degli altri non divulgando i dati personali di familiari e amici e non identificando gli utenti per nome nei contenuti condivisi pubblicamente.
6. Controlla i limiti di età. Molti servizi online, tra cui Google, prevedono limiti di età che definiscono chi può usufruire dei relativi servizi. Ad esempio, devi rispettare requisiti d’età per disporre di un account Google, mentre l’utilizzo di alcuni prodotti Google è limitato agli utenti dai 18 anni in su. Controlla sempre i termini e le condizioni di utilizzo di un sito web prima di consentire ai tuoi figli di creare un nuovo account e chiarisci con loro le eventuali regole della tua famiglia per quanto riguarda i siti e i servizi che possono utilizzare.
7. Educa la tua famiglia a comunicare in modo responsabile. Ecco una buona regola pratica: se una cosa ti sembra inappropriata da dire di persona, non inviarla tramite SMS, email, messaggio immediato e non pubblicarla come commento sulla pagina di un utente. Discuti di come ciò che dici online potrebbe fare sentire gli altri e individua linee guida per la tua famiglia su quale tipo di comunicazione è appropriato.
8. Confrontati con altri adulti. Estendi la conversazione ad amici, insegnanti, consulenti, educatori e alla tua famiglia allargata. Gli altri genitori e professionisti che lavorano a contatto con i ragazzi possono essere un’utile risorsa per aiutarti a decidere ciò che è giusto per la tua famiglia, soprattutto se hai a che fare con un’area tecnologica con cui hai poca dimestichezza.
9. Proteggi il tuo computer e la tua identità. Utilizza software antivirus e aggiornalo regolarmente, a meno che utilizzi un Chromebook, che non ha bisogno di software antivirus. Discuti con la tua famiglia dei tipi di informazioni personali (come il codice fiscale, il numero di telefono o l’indirizzo di casa) che non è opportuno pubblicare online. Insegna ai tuoi familiari a non accettare file o aprire allegati email provenienti da sconosciuti.
10. Sii costante. La sicurezza non è statica: la tecnologia è in costante evoluzione, così come le esigenze della tua famiglia. Assicurati di instaurare un dialogo costante. Ridefinisci le regole di base della tua famiglia, controlla i progressi di ciascuno e pianifica del tempo da dedicare al confronto a intervalli regolari.

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Si legge da molte parti: “ Il fenomeno della TRAP “ ma che cosa è la trap?

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Si legge da molte parti: “ Il fenomeno della TRAP “ ma che cosa è la trap?

 

Nello slang americano il termine “trap” indica il luogo in cui avviene lo spaccio di droga. L’impressione, ascoltando una base trap, è quella di un ritmo più dilatato e privo del tradizionale andamento incalzante del rap. Si fa presto ad associare questa caratteristica a un immaginario sensoriale alterato dalle sostanze stupefacenti.

https://tg24.sky.it/intrattenimento/2018/01/17/musica-trap.html

Potete fare questo esperimento: se avete un figlio tra gli 8 e i 16 anni chiedetegli se conosce uno tra questi artisti: Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang, Ghali, Tedua.

Per una breve descrizione su questi artisti.


La riflessione che vogliamo fare è sui testi di queste canzoni, che, se ascoltati da orecchie adolescenti, inesperte e incapaci di effettuare confronti, possono essere veramente nocivi.
Un genitore può usare questi testi come spunto per creare un confronto o un momento di spiegazione su tematiche delicate, se l’età e la maturità del ragazzo lo permette, dato che è sempre difficile parlare di droga, sesso, violenza, guerra.


Trascriviamo un testo a caso tra tanti:

“ Nella tomba mi voglio portare soldi ed erba
ma prima di andarci voglio uscire dalla merda
Spiegarti com’è che vivo non credo che serva
Hai presente un grammo? Pensa ad una serra

Panico si afferra al serra-manico rapido
Sali sulla sella e scappiamo nel traffico
più in fretta della gazzella, poi abbandoniamo il mezzo al primo angolo”…..


A metà degli anni 80’ se qualche ragazzino voleva venire a contatto con delle immagini violente poteva guardare Arancia meccanica o I guerrieri della notte, film che poi sono rimasti nella storia del Cinema. Ed erano comunque film.
Adesso la violenza è servita in tutti i momenti, ad esempio attraverso videogiochi vietati ai minori, ma i genitori ignorano il PEGI del gioco, che è l’età alla quale è vietata la vendita. Giochi come GTA (pegi +18) o Call of Duty (pegi +16 o +18 dipende dalla versione), Fortnite (+12) sono ricchi di violenza, uccisioni e pertanto consigliamo veramente di vagliare l’eventualità di non far giocare i vostri bambini a giochi fuori dal Pegi di pertinenza.

Purtroppo, come abbiamo denunciato al Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, sulla piattaforma Apple store nei giochi pegi +4  è vengono pubblicizzati giochi + 12.

Leggi l’articolo che abbiamo pubblicato a riguardo.

Consigliamo inoltre di non far giocare bambini 0/12 con i cellulari se non in modalità aereo, perchè le microonde dei cellulari sono dannose per i cervelli protetti da ossa della testa non sviluppate dei piccoli.

Ritornando alla TRAP,  ci sono artisti che girano video con auto della Polizia italiana mentre fumano spinelli seduti sul tetto dell’auto, istigando l’adolescente al disprezzo delle Forze dell’ordine.

Ragazzi che nei loro video  inseriscono immagini con portabagagli delle auto pieni di contanti,  rolex da 30.000€, droga, festini in posti fatiscenti o extralusso, dove il messaggio principale è: soldi facili e droga.

Negli ultimi mesi le cronache danno continuamente notizia di comportamenti violenti nelle scuole da parte degli studenti: professori contusi, denunce,  sospensioni.

Siamo certi che l’aggressività, il non essere in grado di valutare i gesti di offesa o difesa, o l’incapacità di sopportare una frustrazione non siano anche il risultato del mix di tutti questi stimoli negativi che gli adolescenti subiscono? 
A tal proposito vi proponiamo una riflessione sulla scuola, sui giovani e sulla società del  filosofo Umberto Galimberti.

WhatsApp vietato agli under 16

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WhatsApp vietato agli under 16

WhatsApp sarà vietato ai minori di 16 anni in Europa. Almeno in teoria. Il colosso della messaggistica si allinea alle normative Ue in materia di trattamento dei dati, alzando l’età minima degli utenti da 13 a 16 anni.

La normativa che entra in vigore il 25 maggio, come riferisce l’agenzia Dpa, non prevede però l’esibizione di un documento da parte dell’utente e non impone alla società un rigido controllo. Agli utenti, vecchi e nuovi, l’App che fa parte della galassia Facebook sostanzialmente chiederebbe di dichiarare se la propria età è superiore ai 16 anni.

NDR lo stato italiano ha deciso di abbassare l’età a 14 anni
( Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione dell’art. 13 della legge di delegazione europea 2016-2017 (legge 25 ottobre 2017, n. 163), introduce disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento europeo relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati.
A far data dal 25 maggio 2018, data in cui le disposizioni di diritto europeo acquisteranno efficacia, il vigente Codice in materia di protezione dei dai personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sarà abrogato e la nuova disciplina in materia sarà rappresentata principalmente dalle disposizioni del suddetto Regolamento immediatamente applicabili e da quelle recate dallo schema di decreto volte ad armonizzare l’ordinamento interno al nuovo quadro normativo dell’Unione Europea in tema di tutela della privacy.
il parere del Garante per la protezione dei dati personali, adottato nell’adunanza del 22 maggio 2018;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’8 agosto 2018; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri per gli affari europei e della giustizia, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico.)

Per processare i dati degli utenti europei, “WhatsApp -si legge sul blog della compagnia in un post – ha istituito una società all’interno dell’Unione europea per fornire là i tuoi servizi e per rispettare nuovi standard di trasparenza elevati relativi a come proteggiamo la privacy dei nostri utenti”.

“Attualmente, non condividiamo le informazioni dell’account per migliorare il tuo prodotto e la tua esperienza relativa alle inserzioni su Facebook -prosegue il messaggio-. Come abbiamo dichiarato in passato, in futuro vogliamo collaborare in maniera più stretta con le altre aziende di Facebook e continueremo ad aggiornarti a mano a mano che sviluppiamo i nostri progetti”.

La società definisce ”molto importanti” i temi relativi a privacy e sicurezza: “Tutti i messaggi e le chiamate sono protetti dalla crittografia end-to-end così che nessuno, nemmeno WhatsApp, possa leggerli o ascoltarle”. Nelle prossime settimane, sarà possibile “scaricare e vedere il numero limitato di dati che raccogliamo. Questa funzione sarà disponibile per tutti gli utenti nel mondo nella versione più recente dell’App”.